Marilyn Manson – One Assassination Under God – Chapter 2

Il 15/08/2026, di .

Gruppo: Marilyn Manson

Titolo Album: One Assassination Under God - Chapter 2

Genere: ,

Durata: 43:05 min.

Etichetta: Nuclear Blast

75

Dopo un primo capitolo datato 2024 (recensione QUI) che, seppur con qualche ombra, ci aveva consegnato un Marilyn Manson al suo meglio dopo più ombre che luci apparse da ‘Eat Me, Drink Me’ del 2007, bisogna ammettere che a rubare la scena sono state le sue recenti prestazioni dal vivo viste nel Belpaese: in primis quella al milanese Alcatraz dell’undici febbraio 2025 (live report QUI), dopodiché quelle successive (di cui QUI potete leggere quella ferrarese, dello scorso undici luglio) sono state testimoni di un frontman letteralmente rinato, sia vocalmente che fisicamente, sicuramente ben supportato da una line up che, con qualche cambio al suo interno, da quest’anno ha addirittura visto il rientro dello svedese Tim Skold, già in forze dal 2003 al 2007. Si prosegue, quindi, con questo ‘One Assassination Under God – Chapter 2’, e bisogna dire che la strada intrapresa ben segue quella lasciata dal suo predecessore: l’opener ‘Unalive’ ci riporta, con malinconia ma soprattutto rabbia, agli albori, a quando Manson era un diamante grezzo volenteroso e desideroso di farsi notare. L’introspezione di ‘Don’t Answer The Door’ mescola industrial e new wave, e come nell’album precedente fa capire come l’odierno Manson necessiti di abbinare sfoghi di trent’anni fa, ad episodi più riflessivi. Infatti, sembra di tornare al 1994 col secondo singolo estratto ‘Front Toward Enemy’, che per quanto sia un brano che una quindicina di anni fa (più o meno) ci saremmo solo sognati, ricalca le orme lasciate da ‘Get Your Gunn’, facendoci pensare che quella rabbia era più genuina tempo addietro. Oggi, è forse in passaggi come nel primo singolo estratto ‘Exit Wound’ (così come in ‘Raise The Red Flag’ dal precedente capitolo), che si trova la proposta più sincera del Reverendo, ovvero in strofe introspettive e meste a richiamare i Depeche Mode di ‘Useless’, mescolate ad un’onesta scarica di adrenalina nei ritornelli funzionale sia per la proposta, che per un artista non più adolescente. Nel mezzo, ‘All The Vilest Things’ affascina grazie a quel cupo spirito da semi ballad unito da alcuni interventi di chitarra tanto devoti al periodo di ‘Mechanical Animals’ (1998), mentre supportata dal basso di Skold, ‘None Of The Suns’ si perde nella sua (lunga) staticità synth Pop: personalmente, assieme al languido spirito alternative Rock di ‘The Arsonist’, il tallone d’Achille di questo lavoro. La stessa preoccupazione sembrerebbe affacciarsi per il rock industriale di ‘Lucifer’s Teardrop’, ma fortunatamente un gran lavoro di tastiere e sintetizzatori, a richiamare i Paradise Lost, unito a dei ritornelli accattivanti, la candida ad uno degli episodi più convincenti, in primis per un sottofondo sonoro ricercato e mai banale. Fanalino di coda, ed episodio più lungo del lotto, ‘Enantiomorph’ ha, come ‘Coma White’, il classico sapore di outro, di raccontare il finale di un capitolo che chissà dove porterà il Reverendo, se ad un terzo episodio, o altro. Quello che però, ad oggi, va scritto, è che ‘One Assassination Under God – Chapter 2’, proprio per la capacità di sposare l’industrial con generi affini, e con una ricerca sonora personalmente più accurata rispetto al 2024, ci consegna un artista onesto in primis verso sé stesso. Nessuno, credo, pretende gli sfoghi di trent’anni fa, e molti avrebbero gridato allo scandalo se si fosse presentato con sperimentazioni fiacche, come già accaduto in passato, ecco il perché credo che gli ultimi due dischi rappresentino il bilanciato tramite tra tutto quello che è stato proposto finora ed il giusto universo nel quale, un uomo di quasi sessant’anni, sa di potersi muovere con disinvoltura.

Tracklist

01. Unalive
02. Don’t Answer The Door
03. Front Toward Enemy
04. All The Vilest Things
05. None Of The Suns
06. Lucifer’s Teardrop
07. The Arsonist
08. Exit Wound
09. Enantiomorph

Lineup

Marilyn Manson: vocals
Piggy D.: guitar
Nick Annis: guitar
Tim Skold: bass
Gil Sharone: drums