Quando si parla di Anthrax si parla di una band che ha partecipato da protagonista alla storia non soltanto del thrash metal, di cui rappresenta uno dei quattro grandi alfieri, ma della musica dura in generale. Un percorso che nel corso degli anni ha incontrato varianti, contaminazioni e divagazioni, senza che queste ne snaturassero mai realmente l’identità, perché proprio quella capacità di guardare oltre i propri confini ha sempre fatto parte del loro modo di essere.
Gli Anthrax non sono quindi una band qualsiasi: sono un progetto da amare, da studiare e da comprendere nelle sue molteplici sfaccettature. Si possono naturalmente preferire altre realtà, altri approcci o altre interpretazioni del genere, ma è proprio nella loro apertura e nella capacità di percorrere strade differenti che risiede una parte fondamentale del loro fascino.
Con questa premessa, l’ascolto del nuovissimo ‘Cursum Perficio’, dodicesimo album in studio e lavoro che rappresenta, come da stesso titolo, il completamento di un ciclo nel lungo cammino della band americana, diventa non solo motivo di grande interesse, ma soprattutto occasione per rendere omaggio a quanto costruito dagli Anthrax e provare una certa gratitudine per la musica prodotta in oltre quarant’anni di carriera. Una passione verso determinate sonorità che loro stessi hanno dimostrato ancora una volta appena un anno fa al ‘Back to the Beginning’, attraverso un emozionante omaggio a chi le fondamenta di quella musica le ha create.
Ed è forse proprio il concetto di percorso a rappresentare una delle possibili chiavi di lettura di ‘Cursum Perficio’. Non un concept album nel senso stretto del termine, quanto piuttosto un lavoro nel quale passato e presente finiscono continuamente per incontrarsi, attraversando memoria, perdita, amore, rabbia e consapevolezza come temi più profondi dell’opera.
La breve e suggestiva ‘Persistence Of Memory’ apre le porte al disco e, già dal titolo, una domanda sorge quasi spontanea: semplice coincidenza o richiamo alla sua illustre predecessora ‘Persistence Of Time’? Il tempo di interrogarsi che ‘The Long Goodbye’ entra nel vivo con un passo corposo e prevalentemente cadenzato, alternando pesantezza e aperture melodiche che in alcuni tratti potrebbero ricordare anche il moderno metalcore, mentre sullo sfondo prende forma uno dei racconti più personali del disco, quello del lungo addio di Scott Ian al padre e degli anni segnati dalla sua malattia.
Con ‘It’s For The Kids’ gli Anthrax iniziano invece a spingere sull’acceleratore: riff serrati, velocità e un ritornello immediato riportano in superficie il loro thrash più diretto, dietro al quale si nasconde però, nelle liriche, una riflessione decisamente amara sulla violenza e su una realtà nella quale persino i bambini finiscono per esserne vittime. ‘Everybody’s Got A Plan’ si poggia maggiormente sul groove e su un riff le cui origini risalgono addirittura al periodo precedente a ‘For All Kings’, accompagnando un testo costruito intorno a quanto velocemente i nostri piani possano crollare davanti all’impatto con la realtà.
In ‘The Edge Of Perfection’ qualcosa di importante muta. Quasi sette minuti che partono da atmosfere più sospese per crescere progressivamente fino a raggiungere territori decisamente aggressivi, tra accelerazioni, blast beat e continui cambi di intensità: in certi momenti sembra persino essere un pezzo Black. Scott Ian si è spinto fino a indicarla come la migliore canzone mai scritta dagli Anthrax, affermazione importante dopo oltre quarant’anni di carriera e che trova parte delle proprie ragioni anche nella natura profondamente personale del testo. Al centro c’è l’amore per la propria famiglia, ma soprattutto quella perfezione che forse non può essere mai realmente raggiunta. Sicuramente una traccia particolare, ma anche perfettamente riconducibile a quel bellissimo “diverso” che da sempre appartiene agli Anthrax.
‘Infectious’ raccoglie il testimone tornando su coordinate più pesanti e ritmate, facendo ancora del groove uno dei propri punti di forza, prima che ‘NYC 93’ cambi nuovamente scenario. Attitudine Punk certamente, ma anche tanto tiro, continui cambi di mood e un assolo semplicemente pazzesco che finisce per prendersi la scena. Qui Ian torna con la memoria alla New York dei primi anni Novanta, alle persone, ai locali e al caos di quel periodo della propria vita, trasformando il ricordo in energia pura, capace di catapultarti in un’altra epoca.
Superata metà percorso, la title track ‘Cursum Perficio’ mostra un’anima decisamente rock, contaminata anche da brevissimi frangenti doom e, in alcuni passaggi, da una marcata attitudine stradaiola. Il cantato, accompagnato da una chitarra tagliente, si alterna a un mid-tempo particolarmente accattivante, all’interno di un brano che cambia pelle durante il proprio sviluppo e che porta inevitabilmente con sé il significato del titolo, quel “completare il proprio viaggio” che sembra racchiudere proprio l’idea di un ciclo arrivato al proprio compimento, senza necessariamente trasformarsi in un addio.
Un’attitudine stradaiola che prosegue anche in ‘T.O.M.B.’, dove però sono la possanza e il Thrash a prendere decisamente il sopravvento. Il riff è pesante, il ritmo tremendamente accattivante e il pezzo possiede una capacità quasi immediata di trascinare l’ascolto: uno di quei brani che personalmente rapiscono e intrigano dall’inizio alla fine. Un pezzo, per quanto mi riguarda, semplicemente clamoroso.
Con ‘Watch It Go’ la via sembra ormai segnata sul binario della forza e della profondità, alle quali si aggiunge una velocità che entra ed esce continuamente dal brano, modificandone il passo e aumentandone l’impatto. Il risultato è un pezzo fisico e adrenalinico che, in alcuni frangenti, sembra costruito appositamente per scatenare il mosh pit. E proprio qui affiora quell’impronta di Dimebag Darrell dichiarata dallo stesso Charlie Benante, che ha definito il brano caratterizzato da un vero e proprio “Dimebag feel”: non a caso ‘Watch It Go’ riprende un’espressione che l’indimenticato chitarrista dei Pantera era solito utilizzare.
A ‘My Victory’ spetta infine il compito di chiudere il viaggio, e lo fa attraverso uno spirito speed rock energico e coinvolgente che mantiene intatta la tensione costruita fino a quel momento. Un ultimo affondo che non abbassa minimamente l’asticella e permette agli Anthrax di mantenere il livello altissimo fino all’ultima nota. E proprio i riff conclusivi sembrano assumere il valore di una firma, quasi volesse lasciare un ultimo messaggio prima che tutto finisca: “ecco chi siamo, ecco chi sono gli Anthrax”.
A questo punto, per comprendere fino in fondo l’importanza di ‘Cursum Perficio’, possiamo farci una domanda: se questo disco rappresenta davvero il completamento di un ciclo così importante nel percorso degli Anthrax, come possiamo considerare il risultato? Deludente, buono, ottimo, indimenticabile? Credo che la risposta stia soprattutto nell’emozione, perché alla fine è attraverso quella che un disco riesce a lasciare il proprio segno nell’animo dei fan. E io, ascoltando queste undici tracce, di emozione ne ho provata davvero tanta.
Tracklist
01. Persistence Of Memory
02. The Long Goodbye
03. It’s For The Kids
04. Everybody’s Got A Plan
05. The Edge Of Perfection
06. Infectious
07. NYC 93
08. Cursum Perficio
09. T.O.M.B.
10. Watch It Go
11. My Victory