Europe – Come This Madness

Il 01/10/2026, di .

Gruppo: Europe

Titolo Album: Come This Madness

Genere: , ,

Durata: 42 min.

Etichetta: Silver Lining Music

Distributore: Silver Lining Music

67

Ho sempre pensato che le recensioni debbano avere una parte oggettiva, dove il recensore descrive l’album per chi non conoscesse la band, e una parte soggettiva, dove lo stesso, sulla base della propria esperienza e dei propri ascolti, dà un giudizio sull’album in questione.

Chi mi conosce sa benissimo l’amore che ho per gli Europe, nato nel 1986 con ‘The Final Countdown’, cresciuto con ‘Out Of This World’ e definitivamente concretizzatosi con ‘Prisoners In Paradise’. Sempre chi mi conosce sa come ho vissuto la ‘tragedia musicale’ dello scioglimento/congelamento della band alla fine del 1992, conosce la mia gioia nel vedere gli Europe riuniti nella notte di Capodanno di fine millennio a Stoccolma, primo seme buttato lì che ha dato poi vita alla reunion, altra mia grande gioia personale.

Come racconto sempre, cercando di spiegare il mio punto di vista, gli Europe da ragazzi erano (e probabilmente sono ancora) fan di band come Deep Purple, Uriah Heep, Thin Lizzy & c., quindi quando uscì il primo album post-reunion mi trovai di fronte a un dilemma musicale. Ciò che ho amato visceralmente della band era sparito, lasciando spazio ad altre sonorità. Joey Tempest e soci hanno fatto semplicemente ciò che gli piaceva e quindi loro vanno difesi e tutelati nel loro lavoro e nella loro libertà di artisti. Il problema ero io, se così si può dire. Non trovavo tra i solchi dei nuovi album il divertimento che avevo amato tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.

Esattamente come quando ti innamori per la prima volta: vedi la persona che ti ha rubato il cuore praticamente perfetta. Però può succedere che le strade si dividano e che, quando ci si ritrova, non si riconosca più la persona amata. Io vorrò sempre bene agli Europe perché è grazie a loro che ho potuto scoprire un mondo fatto di un certo tipo di musica, ma non ho mai accettato totalmente la loro svolta musicale. Rispettata, ma mai apprezzata in pieno. Non a caso continuo a collezionare la loro discografia, saltuariamente ad andare ai loro concerti, ma difficilmente le loro canzoni trovano spazio nelle mie playlist quotidiane.

Fatta questa necessaria e dovuta premessa, mi viene proposto di recensire il nuovo album. Impresa complicata perché, non rispecchiando i miei gusti musicali, la paura di dover bocciare l’album è dietro l’angolo. E come si fa a bocciare un album di una band che amo e ho amato? Il primo pensiero è stato quello di farlo recensire ad altri, ma poi ho visto questa recensione come una prova e me la sono presa in carico.

Con questi sentimenti affronto questo nuovo album. I primi quattro singoli hanno avuto esiti differenti per i miei gusti, perché ‘One On One’ e ‘Scandinavian Eyes’ mi sono scivolate addosso mentre, a mia grande sorpresa, ‘The Cult Of Ignorance’ ha colpito nel segno. Questo brano è come se avesse riacceso una brace che era quasi spenta. Mi sono ritrovato a cantare e ballare la canzone come ai vecchi tempi. Le dichiarazioni della band sul fatto che il nuovo album avrebbe goduto di più melodie anni ’80 mi facevano ben sperare, senza illudermi troppo, avendole già sentite più volte ma senza trovare un vero riscontro nella realtà. L’ultimo singolo, l’omonimo ‘Come This Madness’, non ha fatto altro che confermare le sonorità che la band sta proponendo ormai da anni.

L’album inizia con una parte molto melodica, con archi e sonorità aperte, per poi chiudersi in un riff di basso che introduce ‘One On One’, primo singolo rilasciato a suo tempo e che non mi aveva particolarmente convinto, se non per la parte dell’assolo, decisamente melodico e piacevole. ‘The Cult Of Ignorance’, come vi ho già detto, mi mette subito di buon umore e quel desiderio, mai assopito, di rinnamorarmi della band sembra prendere il sopravvento. Peccato che arrivi subito l’omonima ‘Come This Madness’, un brano che trovo privo di mordente, con un chorus troppo ripetitivo. L’intro di ‘This Time Of Year’ è ottima e ci introduce alla prima ballad, ambito nel quale gli Europe eccellono da sempre.

Ascoltando l’inizio di ‘Scandinavian Eyes’, la melodia iniziale ricorda molto il ‘Canon In D Major’ di Pachelbel. Stiamo parlando di un disegno melodico molto piacevole all’orecchio, usato (non sappiamo quando volontariamente) da molte band, come per esempio in ‘Go West’ dei Pet Shop Boys. Il riff di chitarra è buono, ma tutti questi cambi di atmosfera non mi convincono del tutto. ‘Takin’ It Back’ ha un ritmo coinvolgente, ma manca di cori che la rendano più fresca ed è proprio grazie a questa canzone che capisco dove vanno a cadere i miei gusti musicali… sulla melodia dei cori, così poco presente all’interno di questo lavoro. La cosa si ripete anche per ‘Nothing Can Follow This’: è costruita su una buona melodia, ma il povero Joey è lasciato solo a fare i cori. ‘In the Absence of Grace’, a differenza di quanto si possa pensare vista la lunghezza del brano, ci porta di fronte a qualcosa di bello. Voce e piano per un brano tanto corto quanto piacevole.

La verità è che, insistendo con gli ascolti, qualcosa rimane in testa, ma per questo tipo di musica, dove la melodia deve farla da padrona, io mi aspetto sempre più immediatezza e non il dover insistere. Il problema è sempre il solito: se non fossero gli Europe e se non li amassi come li amo, probabilmente avrei salvato ‘The Cult Of Ignorance’ e avrei bypassato l’album senza troppi pensieri.

Forse, alla fine, questa recensione mi ha dato proprio la risposta che cercavo. Non posso dire che ‘Come This Madness’ sia riuscito a riaccendere completamente quella scintilla che gli Europe avevano acceso in me tanti anni fa, ma posso riconoscere che ‘The Cult Of Ignorance’ mi ha fatto provare qualcosa che da tempo non provavo ascoltando un loro nuovo lavoro. Non è poco. Probabilmente continuerò ad amare gli Europe per ciò che sono stati e per ciò che rappresentano nella mia storia musicale, anche quando le loro scelte artistiche non incontreranno i miei gusti. E forse è proprio questa la differenza tra amare una band e amare semplicemente la sua musica: nel primo caso, anche quando le strade prendono direzioni diverse, una parte di quella storia rimane sempre nostra. Nel secondo, se ciò che propone la band che un tempo era la tua preferita non rispecchia più i tuoi gusti, devi semplicemente andare ad ascoltare altro. Perché, se è vero che la musica è arte, è altrettanto vero che i musicisti devono avere la libertà di esprimersi come preferiscono e, proprio per questo, vanno sempre rispettati.

Scrivere una recensione non proprio positiva sulla band che ho amato e che, in qualche modo, continuo ad amare, fa più male a me che a chiunque leggerà queste righe. Ma se voglio essere onesto con chi è arrivato fin qui, devo farlo. Perché una recensione non può essere condizionata dall’amore che provi per una band, così come il rispetto per gli artisti non può cancellare i tuoi gusti personali. E allora sì, questa volta dico che gli Europe non sono riusciti a conquistarmi fino in fondo. Mi costa dirlo, ma sarebbe molto più grave nasconderlo.

Tracklist

One on One
The Cult of Ignorance
Come This Madness
This Time of Year
In a Different World
Scandinavian Eyes
Takin’ It Back
In the Absence of Grace
The Angels Must Have Flown
The Devil’s Back
Nothing Can Follow This

Lineup

Joey Tempest: Lead Vocals
John Norum: Guitars
John Levén: Bass
Mic Michaeli: Keyboards
Ian Haugland: Drums