Godflesh – Decay

Il 12/10/2026, di .

Gruppo: Godflesh

Titolo Album: Decay

Genere:

Durata: 41:49 min.

Etichetta: Relapse Records

70
Quello che sta accadendo in casa Godflesh rende inevitabilmente ‘Decay’ un disco particolare ancora prima di iniziare ad ascoltarlo. Justin Broadrick ha infatti deciso che il percorso della band è ormai vicino alla conclusione e, dopo quasi quarant’anni di attività, sapere di trovarsi davanti al penultimo capitolo, così come anticipato dalla band, fa sicuramente effetto e, in un certo senso, cambia inevitabilmente il modo di avvicinarsi a queste nuove composizioni. Non siamo ancora alla fine, perché ci sarà un’ultima uscita, ma è ormai chiaro che il momento dei saluti non è poi così lontano.
Il titolo potrebbe quasi suggerire l’immagine di una band avviata lentamente verso il proprio decadimento, ma ascoltando ‘Decay’ la sensazione è decisamente diversa. Il periodo attraversato da Broadrick non è stato certamente semplice: i problemi fisici che lo hanno portato a un importante intervento chirurgico hanno avuto conseguenze anche sul suo rapporto con i Godflesh e sulla possibilità di continuare a portarli sul palco. Dal punto di vista creativo, però, sembra che la band abbia ancora parecchio da dire.
Il legame con ‘Purge’, pubblicato nel 2023, è molto stretto. ‘Decay’ nasce infatti dalle stesse sessioni, durante le quali Broadrick aveva composto una quantità di materiale superiore a quella poi utilizzata per quel disco. Alcuni brani non si adattavano completamente alla direzione scelta allora e sono rimasti in attesa, con l’idea di utilizzarli successivamente. Broadrick è poi tornato su quelle composizioni, modificandole e lavorandoci ancora, fino ad arrivare ai sei pezzi che oggi formano ‘Decay’. E devo dire che non somigliano nemmeno lontanamente a degli scarti; al contrario, sembrano godere di vita e vitalità proprie.
Ad aprire il tutto è ‘Master and Slave’, quasi nove minuti che mettono subito in chiaro l’approccio di ‘Decay’: tempi dilatati, ripetizione, distorsioni e una fortissima presenza dell’elettronica, elemento che permea tutto l’album. Il brano procede senza fretta e lavora soprattutto sull’atmosfera, lasciando che siano la reiterazione e il peso del suono a creare nell’ascoltatore quella sensazione di angoscia che sembra essere esattamente ciò che la band vuole ottenere.
Più diretta è la parte centrale formata da ‘Living/Ending’, ‘Feral Colony’, ‘Fear Of Man’ e ‘Fodder’. Qui torna con maggiore evidenza quel groove industrial che rappresenta uno dei marchi di fabbrica dei Godflesh: ritmiche programmate, riff essenziali e ripetuti, basso molto presente e una voce abrasiva che riesce allo stesso tempo a distinguersi e confondersi all’interno di una massa sonora tanto uniforme quanto sfaccettata. Quattro brani compatti, nei quali la pesantezza non passa assolutamente dalla velocità, quanto dalla continua insistenza sul ritmo.
È una formula semplice solo in apparenza. I Godflesh lavorano con pochi elementi, li ripetono, li sovrappongono e soprattutto lasciano che sia il groove a sostenere le composizioni. ‘Decay’ riesce così a essere pesante senza bisogno di accelerare e aggressivo senza dover necessariamente aumentare la violenza. Allo stesso tempo, questa scelta rappresenta anche uno dei suoi limiti: quando la reiterazione perde efficacia, alcuni passaggi finiscono inevitabilmente per risultare più statici.
La lunga ‘Consume Me’ chiude l’opera tornando su una dimensione più lenta e minimale. Non è casuale che Broadrick consideri proprio questa traccia e ‘Master and Slave’ i due brani fondamentali del disco: apertura e chiusura occupano da sole circa metà della sua durata e racchiudono quattro episodi più brevi e maggiormente legati al ritmo. Una struttura semplice, ma efficace.
In definitiva, ‘Decay’ è un album sincero che certamente non rappresenta uno dei picchi della discografia dei Godflesh, ma che conserva intatte personalità e identità della band. Qualche passaggio eccessivamente statico, come scritto prima, gli impedisce di andare oltre, senza però compromettere un lavoro che sembra quasi accompagnarci verso quello che sarà il capitolo conclusivo della loro storia. E forse è proprio questa la sensazione più forte che rimane alla fine dell’ascolto: ‘Decay’ non suona come un addio, ma come il passo che ci conduce verso di esso, lasciando inevitabilmente crescere curiosità e attesa per capire in che modo Broadrick e Green decideranno di mettere la parola fine a una storia tra le più importanti dell’industrial metal.

Tracklist

01. Master and Slave
02. Living/Ending
03. Feral Colony
04. Fear of Man
05. Fodder
06. Consume Me

Lineup

Justin K. Broadrick: vocals, guitars, machines
Ben Green: bass