Temperance – Arcani
Il 17/10/2026, di Fabio Magliano.
Gruppo: Temperance
Titolo Album: Arcani
Genere: Melodic Heavy Metal, Power Metal, Symphonic Metal
Durata: 55 min.
Etichetta: Napalm Record
Esiste una soglia invisibile nel symphonic power metal oltre la quale la tecnica smette di essere semplice esibizione muscolare e si trasforma in alchimia emozionale. È il momento in cui le note smettono di appartenere soltanto alla musica e diventano simboli, immagini, frammenti di un viaggio interiore. L’Italia, terra fertile per un genere che ha saputo trasformare melodia e potenza in una forma d’arte riconoscibile nel mondo, accoglie l’ottavo capitolo discografico dei Temperance: ‘Arcani’. E già il titolo racchiude una suggestione che va ben oltre il concept. La Temperanza è uno degli Arcani Maggiori, una carta che parla di equilibrio, trasformazione, armonia tra opposti. Ritrovarla, quasi per un gioco del destino, nel nome di una band che da anni porta questa identità con onore, per poi vederla riaffiorare in un disco interamente ispirato proprio agli Arcani, ha qualcosa di profondamente simbolico. Una coincidenza? Forse. O forse, nella musica, certe combinazioni sono semplicemente destinate a trovare il proprio significato.
Dopo il terremoto di line-up del 2023, i Temperance sembrano aver ritrovato il proprio centro. L’ingresso di Marco Sacchetto alla batteria e il consolidamento del tridente vocale non sono più elementi da presentare, ma parti integranti di un’identità che oggi appare solida e consapevole. È soprattutto nell’intreccio delle voci che ‘Arcani’ rivela la propria anima: la classe cristallina di Michele Guaitoli, il carisma compositivo di Marco Pastorino e la potenza monumentale di Kristin Starkey costruiscono un dialogo che alterna carezze, tensione e autentiche esplosioni teatrali. La Starkey, in particolare, conferma un eclettismo impressionante, passando da graffi hard rock a slanci lirici di rara intensità, con una versatilità che evoca, per ampiezza espressiva, quella di Floor Jansen.
Rispetto alla pomposità orchestrale di alcune prove recenti, ‘Arcani’ recupera una maggiore immediatezza, guardando idealmente alla freschezza di ‘Viridian’. La scrittura rimane ambiziosa, ma il suono cerca più spesso il contatto diretto, l’istinto, la melodia capace di colpire al primo ascolto. Le tredici stazioni del viaggio, da ‘The Fool’ a ‘The World’, diventano così tappe di un percorso che parla di noi, delle nostre cadute e della necessità di attraversarle per poter cambiare.
‘The Fool’ spalanca le porte con una cavalcata power metal di matrice Gamma Ray-iana, impetuosa e luminosa, incarnando l’incoscienza di chi parte senza conoscere la strada. Di segno opposto ‘The Tower: Lean Into Fear’, dove riff granitici, ritmi cadenzati e ombre sabbathiane costruiscono un paesaggio di rovine. Qui Kristin mette a ferro e fuoco le linee vocali, dando voce a quella paura che non si può evitare, ma soltanto affrontare.
La curiosità dei Temperance emerge in ‘The Chariot: Alla Ricerca dell’America’, dove italiano, inglese e svedese convivono in una costruzione sinfonica dal respiro cinematografico. ‘Wheel of Fortune: Come and Call Me’ innesta invece l’elettronica su una sezione ritmica serrata, dimostrando come modernità e melodia possano convivere senza perdere identità. È però nella seconda metà che l’album trova la propria dimensione più profonda. ‘The Moon: The Man of Moonlight’ avvolge l’ascoltatore in un delirio teatrale di melodie persistenti, preparando il terreno per ‘The Hanged Man: Petrichor’, autentico vertice compositivo del disco. Quasi sette minuti in cui percussioni ipnotiche, suggestioni folk, aperture progressive e passaggi operistici si rincorrono senza smarrire il filo emotivo. Disperazione e rinascita non sono più due estremi, ma facce della stessa trasformazione.
Poi arriva ‘The World’. E tutto si ferma. Chitarra e voce, senza armature, senza la necessità di dimostrare altro. Kristin Starkey saluta con una delicatezza quasi sacrale, lasciando che sia l’essenzialità a parlare. Dopo il fragore, resta la consapevolezza. Dopo il viaggio, la possibilità di riconoscersi.
‘Arcani’ non rivoluziona le coordinate del genere e, in alcuni passaggi più affollati, la produzione sacrifica parte della presenza vocale di Kristin, che meriterebbe di emergere con maggiore nitidezza. Ma sarebbe ingeneroso fermarsi a questo. I Temperance hanno realizzato un lavoro maturo, capace di alternare impatto e introspezione, ambizione e vulnerabilità. Un disco che non pretende di possedere tutte le risposte, ma trova nella musica il coraggio di porre le domande giuste.
E allora quella Temperanza impressa nel nome della band assume un significato nuovo. Non più soltanto un’identità da difendere, ma una chiave per leggere il presente: la capacità di unire ciò che sembra inconciliabile, di trovare armonia nel conflitto, di trasformare l’esperienza in consapevolezza. Perché gli Arcani non promettono di indicarci una strada senza ostacoli. Ci ricordano, piuttosto, che ogni passaggio ha un prezzo e ogni fine custodisce un inizio. Con ‘Arcani’, i Temperance sembrano averlo compreso fino in fondo. E questa, al di là di ogni virtuosismo, è la loro vittoria più autentica.
Tracklist
- The Fool
- The Magician: Into the Fire
- Death: Right Before We Die
- The Tower: Lean Into Fear
- The Devil: Sin, Sin, Sin
- Temperance: Forgiveness
- The Chariot: Alla Ricerca dell’America
- Justice: Balance
- The Star: Surrender Control
- The Wheel of Fortune: Come and Call Me
- The Moon: The Man of Moonlight
- The Hanged Man: Petrichor
- The World
Lineup
Marco Pastorino – chitarra, voce
Luca Negro – basso
Michele Guaitoli – voce, key
Kristin Starkey – voce
Marco Sacchetto – batteria