Borchie, Dogmi e Doppia Morale: Il Tribunale del Metallo vs. Vasco
Il 19/06/2025, di Fabio Magliano.
In: Metal Truth.
Ci sono poche certezze nel mondo: la morte, le tasse, e il fatto che per il metallaro medio Vasco Rossi non è metal. Puoi fargli ascoltare un riff di Stef Burns incrociato con un blast beat improvviso, puoi svelargli che il produttore dell’ultimo tour è lo stesso di una band death svedese del ‘97 che registrava nei boschi con le capre: niente da fare. Vasco non è, non è stato e mai sarà metal.
La miccia, stavolta, è stata accesa da un evento davvero raccapricciante, roba da spaventare anche un black metaller norvegese: un video di Vasco Rossi pubblicato su Metal Hammer. Sì, proprio lui, il Blasco nazionale, il rocker di Zocca, inquinava con la sua presenza impura l’ambiente incontaminato della sacra rivista. Apriti cielo. Le tastiere hanno cominciato a fumare, i commenti indignati a proliferare: “Che c’entra con il metal?”, “Ma è uno scherzo?”, “State svendendo l’anima!”. Manca solo qualcuno che chieda l’esorcismo.
Però attenzione: Michael Kiske, che in una fase della sua carriera ha guardato il metal con lo stesso entusiasmo con cui un vegano guarda una salsiccia, lui sì che resta “uno di noi”. Anche quando registrava album pop che sembravano scarti dei Roxette in acido. Anche quando dichiarava apertamente che il metal gli faceva venire l’orticaria. Ma si sa, se hai cantato ‘Eagle Fly Free’, puoi anche produrre reggaeton che il tuo metallo resta intatto. È una specie di indulgenza plenaria sonora: una volta metal, per sempre metal. Amen.
Ozzy Osbourne? Quello che a un certo punto sembrava più un personaggio di MTV che il Principe delle Tenebre? Nessuno fiata. Lo abbiamo visto barcollare nel suo reality show, con la figlia che faceva pop commerciale e il cagnolino con il collarino leopardato. Ma Ozzy è Ozzy. Può anche incidere un duetto con Ariana Grande che il metallaro medio scuote la testa e dice: “È arte, fratello”.
Ma Vasco… Vasco no.
Eppure Vasco ha suonato – eccome se ha suonato – con musicisti di estrazione ultra-metal: da Deen Castronovo (Journey) a Kenny Aronoff (Lynyrd Skynyrd), Will Hunt (Evanescence), Glen Sobel (Alice Cooper, Hollywood Vampires), fino a Matt Laug, che oggi è dietro le pelli degli AC/DC. E gli arrangiamenti? Oggi portano la firma di quel genio che risponde al nome di Vince Pastano, un chitarrista e produttore cresciuto a pane e metal, che ha dato nuova linfa al sound di Vasco, senza svenderlo né snaturarlo, dopo aver raccolto l’eredità di Guido Elmi, uno che passava le notti ad ascoltare dalle radio russe le ultime novità in campo black metal.
Ma niente, per il metallaro medio è irrilevante. Vasco resta l’untore del metal, il Giuda del riff, l’impostore.
Nel frattempo, i Metallica fanno un disco intero con Lou Reed, intitolato ‘Lulu’, e nessuno mette in discussione la loro metallicità. E allora scusate: un metallaro che incide un disco pop non perde la sua natura di metal. Ma un artista pop che incide un disco metal, per il tribunale dei puristi, non sarà mai un vero metallaro? Dove sta la logica, se mai ce ne fosse una?
E intanto Vasco, alla soglia dei 75 anni, riesce ancora a far togliere il reggiseno a ragazze di vent’anni durante ‘Rewind’. Altro che energia, altro che spirito rock. Ma no, lui non può essere metal, perché… perché non porta borchie, forse.
E qui bisogna fermarsi un attimo a riflettere, magari sorseggiando una birra artigianale da 9 gradi (che, attenzione, è metal), e chiedersi: ma perché?
Perché il metallaro medio è così inflessibile con certi artisti e così indulgente con altri? È solo questione di giacchette di pelle o c’entra qualcosa il “sentire comune” della tribù? È come se esistesse una lista invisibile (ma rigorosa) dei veri metallari, un pantheon inaccessibile dove solo alcuni possono entrare. Vasco non ci entra, perché—orrore!—è amato anche dalle ragazze normali, dai padri di famiglia, dalle persone che non collezionano vinili giapponesi degli Annihilator.
E allora niente: puoi anche fargli fare un featuring con Max Cavalera, che il metallaro puro ti dirà: “Eh, ma è Vasco, dai. Fa musica per camionisti con la pancia.”
D’altro canto, se domani Tobias Sammet incidesse una cover di ‘Albachiara’, probabilmente ci sarebbe una recensione su Metal Hammer che recita: “Splendida reinterpretazione prog di un classico cantautorale italiano. Finalmente il metal che nobilita la melodia mainstream.”
La verità, forse, è che il metallaro medio è innamorato dell’immagine del metal più che della musica stessa. È una questione di tribù, di estetica, di gesti codificati. Il metal non si ascolta: si appartiene. Ed è questo il motivo per cui puoi incidere un album techno se ti chiami Rob Halford (che lo ha fatto!), ma non puoi suonare ‘Siamo Solo Noi’ con un chitarrista thrash senza essere accusato di blasfemia.
Siamo nell’ambito della mistica del metallo, dove il giudizio non si basa su ciò che si ascolta, ma su chi lo ascolta. È una religione. Vasco, poveretto, è il demonio che bussa alla porta del Tempio con la sua camicia stropicciata e il cappellino da camionista. E i custodi del sacro fuoco rispondono con un growl: NON PASSA LO STRANIERO!
Eppure, a pensarci bene, Vasco ha sempre fatto quello che il metal insegna: ha sputato in faccia al sistema, ha fatto di testa sua, ha scritto testi che parlano di emarginazione, alienazione, droga, ribellione, solitudine. Ha cantato “Siamo solo noi, che non abbiamo vita regolare” e oggi, mentre tutti sparano su di lui, sembra quasi di sentirlo sussurrare: “E se si girano gli eserciti e spariscono gli eroi, Se la guerra poi adesso cominciamo a farla noi, Non sorridete, gli spari sopra sono per voi”.
Alla fine, il problema è che Vasco fa paura. Fa paura perché dimostra che il metal può vivere anche fuori dal recinto. Che l’attitudine non ha bisogno di borchie, ma di sostanza. E questo, al metallaro medio, non piace. Gli scombina i conti, gli sposta le etichette. E lui, povero caro, senza etichette non sa dove mettere le sue sicurezze.
In conclusione, ci vorrebbe un po’ di ironia, un po’ di leggerezza, magari un po’ di Vasco in cuffia, mentre si riflette sul fatto che il metal non è solo un suono, ma un’attitudine. E che forse il vero spirito metal è fare quel che ti pare fregandotene dei giudizi. Ma questa, caro metallaro medio, è un’eresia troppo grande da sopportare.
E quindi sì, tranquillo: Vasco non è metal.
Ma tu, sei sicuro di esserlo?