Iron Maiden: i trent’anni del fattore X

Il 02/10/2025, di .

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Iron Maiden: i trent’anni del fattore X

Eravamo rimasti al 1992, quando a conclusione dell’articolo per i trent’anni di ‘Fear Of The Dark’ (che trovate QUI), scrissi che “per Harris le preoccupazioni sarebbero arrivate molto presto”. Non a caso, oltre al lungo divorzio dalla moglie Lorraine (si parla all’incirca di un paio d’anni di separazione), il padre passa a miglior vita; non è quindi solo la dipartita di Bruce Dickinson nel 1993 a far traballare il leader della Vergine di Ferro e la band stessa, ma una serie di episodi talmente negativi che farebbero crollare anche il più forte degli esseri umani. Bisogna tuttavia andare avanti, sfogare tutto ciò in musica e trovare un degno sostituto di quel Dickinson che, forte della sua fama, decide di intraprendere una carriera solista che, fino al suo ritorno in pianta stabile nei Maiden nel 1999, vedrà luci ed ombre. Per quel che concerne i suoi ex compagni, senza fantasticare su come sarebbe andata se Harris avesse scelto un altro nome (tra i vari Michael Kiske, André Matos, ricordiamo che Steve Grimmet mandò su richiesta un demo al manager Smallwood, mentre solo lo scozzese Doogie White fece due provini con la band (oltre a Bayley, chiaramente)), ma raccontando quanto accaduto, l’idea di Blaze Bayley occupava la testa del bassista già da tempo, precisamente quando, tra settembre ed ottobre del 1990 con i Wolfsbane egli aprì tutte le date in Regno Unito del “No Prayer On The Road Tour”. E’ però un iniziale “no” quello che Harris riceve dal frontman, a quanto pare troppo legato alla sua band, ma che deve rivedere la sua risposta dopo aver constatato le cattive acque in cui navigano i Wolfsbane (e pure il valore gargantuesco della proposta). Dopo un anno abbondante di registrazioni, il due ottobre 1995 ‘The X Factor’, decimo album in studio del gruppo, vede la luce, e già dal canto del The Xpresion Choir ad introdurre l’opener ‘Sign Of The Cross’ si comprende come questo sia un lavoro più oscuro, introspettivo, che riflette chiaramente lo stato d’animo del leader dei Maiden. Nonostante l’azzardo di aprire le danze con un pezzo di più di undici minuti di durata, e con evidenti richiami a ‘Il Nome Della Rosa’ di Umberto Eco, ‘Sign Of The Cross’ si annovera fin da subito tra i classici del gruppo: sarà infatti il brano più proposto live da quest’album dopo i rientri di Dickinson e Smith. La tracklist procede gradevolmente con il trascinante Hard Rock di ‘Lord Of The Flies’, tratta dal romanzo di William Colding (ripescata dal vivo nel tour a supporto di ‘Dance Of Death’, nel 2003/2004) e soprattutto con ‘Man On The Edge’ (dal film ‘Falling Down’ di Joel Schumacher [1993]), classica sfuriata di poco più di quattro minuti in tipico “Maiden style”, nonchè una delle prestazioni più convincenti di Bayley. Sembrerebbe andare tutto a gonfie vele, ed invece arrivati ai ridondanti sette minuti della quarta ‘Fortunes Of War’, ecco che il disco entra in una fase dove, a parte qualche buono spunto o canzone, il resto passa in una generale mediocrità. L’andamento risolutivo che, da qui in avanti, definisce l’album potrà piacere o meno, ma è fuori dubbio che le idee, in quel crescendo che fa partire un pezzo quasi in sordina per poi cercare di farlo esplodere con cori coinvolgenti (tanto quanto quelli di ‘The Wicker Man’?) di ‘Look For The Truth’, o in strutture che si trascinano come un assetato striscerebbe il proprio corpo nel deserto alla ricerca d’acqua (‘The Aftermath’), sono poche, alle volte confuse, altre volte bruttine anche nel canto (‘Judgement Of Heaven’), fotocopie non sbiadite, bensì mal riuscite di un passato troppo glorioso. Qualcosa come già scritto si salva, e potrebbe rispondere alla tragicità di ‘Blood On The World’s Hands’, o alla convincente ed energica ‘The Edge Of Darkness’. ‘2 A.M.’ sarebbe anche carina, ma arrivati alla penultima traccia è chiaro che tutto sembra ripetersi, stancando; non a caso arpeggio iniziale di chitarra e il finale di ogni ritornello sembrano fratelli di ‘The Aftermath’, mentre fortunatamente a chiudere il disco troviamo ‘The Unbeliever’, riuscita nei suoi intrecci simil Progressive, e che come affermato lo scorso febbraio da Bayley ai nostri microfoni (CLICCA QUI per leggere l’intervista), comincia a segnare la via che la band intraprenderà da ‘Brave New World’ in avanti.
Analizzato trent’anni dopo, salvo qualche brano, degli ottimi temi letterari, contro la guerra (con un gran senso di umanità più che di politica), nonchè una cupezza che lo rende positivamente una mosca bianca all’interno della discografia del gruppo, ‘The X Factor’, così come il suo predecessore, ha troppi pezzi mediocri e qualche riempitivo, oltre ad un frontman la cui voce baritonale si trova generalmente a proprio agio, ma non rispecchia comunque lo stile di cui avevano bisogno gli Iron Maiden (e questo lo si noterà dal vivo). Se da un lato si può apprezzare il tentativo di aver osato qualcosa di differente all’interno del classico sound della band, dall’altro Harris & Co. non potevano certo pretendere di fare subito centro. Poi c’è chi lo considera sottovalutato (domanda: direste la stessa cosa se presentasse il logo di un’altra band in copertina?), chi addirittura lo annovera tra i classici; ognuno è libero di pensarla come vuole, ma personalmente trovo incredibile che si spari a zero sui Metallica, che di lì a circa un anno si riaffacceranno sul mercato con il controverso ‘Load’, e si perdoni tutto alla Vergine di Ferro, quando è chiaro che negli anni Novanta non abbia consegnato alcun disco degno di chiamarsi capolavoro, e che proprio da qui al successivo ‘Virtual XI’ (1998) vivrà il suo periodo più buio.

Hammer Fact:
– Non sappiamo e se è tutt’ora così o quanto quel numero di telefono sia stato attivo, ma proprio durante il “periodo Bayley”, neanche a farlo apposta, se si voleva contattare Steve Harris si doveva comporre, tra le altre cifre, per ben tre volte il numero sei. Come riportato nello speciale sulla band di Metal Hammer (febbraio 2001), Bayley ammise che “il numero di telefono di Steve contiene il 666 e, quando l’ho saputo, non nascondo di avere provato una certa inquietudine.”
– Chiaramente il provino di Bayley con i Maiden fu top secret: a parte lui, band e manager, a quanto pare solo la fidanzata del cantante ne era al corrente.
– Poco dopo l’ufficialità di Bayley come cantante dei Maiden, un incidente motociclistico gli procurò un gesso alla gamba destra da tenere per otto settimane, annullando di conseguenza le prime quattro date dal vivo, quelle “battesimali”. Quando, uscito dall’ospedale, il frontman ebbe occasione di rivedere la sua moto, notò un fatto curioso: il contachilometri era fermo sui numeri 66,6.
– Ad oggi non ci è dato sapere quale tra ‘Lord Of The Flies’ e ‘I Live My Way’ (b-side presente nel singolo ‘Man On The Edge’) sia stato il primo pezzo eseguito dalla nuova formazione: in due interviste distinte, Harris diede appunto questi due titoli.
– Iniziato il 28 settembre 1995 (con termine il 7 settembre dell’anno successivo), il “The X-Factour” portò la band in Italia per ben undici date: Torino (26/11/95), Modena (27/11/95), Roma (28/11/95), Milano (30/11/95), Firenze (01/12/95), Pordenone (02/12/95), Bolzano (03/12/95), Acireale (16/01/96), Napoli (17/01/96), Perugia (18/01/96) e Montichiari (19/01/96).

Line-up:
Blaze Bayley: vocals
Steve Harris: bass
Dave Murray: guitars
Janick Gers: guitars
Nicko McBrain: drums


Tracklist:
01. Sign Of The Cross
02. Lord Of The Flies
03. Man On The Edge
04. Fortunes Of War
05. Look For The Truth
06. The Aftermath
07. Judgement Of Heaven
08. Blood On The World’s Hands
09. The Edge Of Darkness
10. 2 A.M.
11. The Unbeliever

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