Leonora Carrington, la sacerdotessa che ha riscritto la realtà
Il 05/11/2025, di Annalisa Malavolta.
In: Arte.
La scrittrice americana Sylvia Plath una volta scrisse che il peggior nemico della creatività è l’insicurezza. Questa verità risuona potentemente nel percorso di alcune donne pioniere che hanno fatto del coraggio la prova che solo una mente affrancata dalla paura e dal conformismo può esprimersi pienamente. Una di queste grandi donne è sicuramente Leonora Carrington (1917-2011), una ragazza inglese, ribelle e aristocratica, che fuggì dalla rigidità vittoriana per abbracciare i demoni, le fate e le creature ibride dell’inconscio.

L. Carrington, The Eléments, Rudman Trust Collection, © Estate of Leonora Carrington, by SIAE 2025
Pittrice, alchimista, scrittrice e drammaturga, Carrington è stata una pioniera che ha trasformato il Surrealismo in una chiave per svelare i misteri della psiche e della natura, anticipando il fermento dell’ecofemminismo e lasciando un’eredità indelebile in Messico, la sua vera patria spirituale. Nata nel Lancashire (Inghilterra) da un ricco industriale e una nobildonna irlandese, Leonora fu fin da subito un’anima indomabile. Espulsa da diversi istituti per il suo spirito anticonformista, trovò presto rifugio nell’arte e nella letteratura, nutrendosi di folklore celtico e fiabe. La sua vita artistica decollò negli anni ’30 a Parigi, quando conobbe e si innamorò del pittore surrealista Max Ernst. Questo incontro la catapultò nel circolo elitario di André Breton e Salvador Dalí non come mera musa ma come forza creativa a sé stante, producendo opere che mescolavano la sua immaginazione gotica con l’estetica onirica del movimento. Il dramma della Seconda Guerra Mondiale scosse profondamente la sua vita. L’arresto di Ernst da parte dei nazisti la portò a un crollo psicologico e a un traumatico ricovero in un ospedale psichiatrico in Spagna, un’esperienza che descrisse con straziante lucidità nel suo racconto Down Below (1944). Riuscita a fuggire e a raggiungere New York, e successivamente il Messico nel 1942, Carrington trovò finalmente il suo santuario. Città del Messico divenne il suo laboratorio per quasi settant’anni, divenne una figura di spicco del Surrealismo latino-americano e attivista per i diritti delle donne, co-fondatrice del movimento di liberazione femminile in Messico negli anni ’70 e precoce voce proto-femminista nell’arte moderna.

Collection Peréz Simón, © Estate of Leonora Carrington, by SIAE 2025
Per la prima volta in Italia, a Palazzo Reale a Milano, sarà possibile ammirare un excursus delle opere di Leonora Carrington, la cui arte è immediatamente riconoscibile per l’uso di un simbolismo denso e personale. I suoi dipinti, infatti, pullulano di ibridi zoomorfi, creature a metà tra l’uomo e l’animale, che simboleggiano la fusione tra corpo e spirito. Spazi familiari come cucine e salotti si trasformano in laboratori alchemici dove donne-streghe celebrano rituali misteriosi, sovvertendo la tradizionale sottomissione femminile. Le sue tele offrono uno scorcio su una cosmogonia privata e complessa e la sua tecnica eccelle nel rendere i simboli ricorrenti del suo immaginario: cavalli, uova, sedie, figure femminili metamorfiche e simboli alchemici ed esoterici. Questi elementi non sono mai abbozzati, ma resi con la massima cura, invitando l’osservatore a decifrare il linguaggio nascosto del dipinto. Questo contrasto tra l’estrema precisione tecnica e l’assoluta fantasia dei soggetti diventerà il cuore della sua arte.
La tecnica artistica di Leonora Carrington è un aspetto cruciale del suo Surrealismo, unendo un meticoloso processo artigianale a una forte componente visionaria. Sebbene usasse diverse tecniche, si concentrò su olio e tempera, raggiungendo risultati che evocavano i Maestri Fiamminghi e del Rinascimento. La sua tecnica può definirsi “iperrealismo onirico”: figure fantastiche e surreali sono rese con precisione quasi ossessiva. Lavorando con strati sottili e levigati, Carrington eliminava i segni del pennello, conferendo alle superfici un aspetto smaltato o di “vetro”, che accresce il mistero e l’atemporalità delle sue scene, richiamando maestri come Hieronymus Bosch o Pieter Bruegel.

Private Collection PH: courtesy Gallery Wendi Norris, San Francisco, © Estate of Leonora Carrington, by SIAE 2025
Prima di dipingere, si dedicava a un disegno sottostante estremamente preciso. Questa impostazione del lavoro permetteva alle sue visioni più bizzarre e fantastiche di apparire tangibili e credibili all’interno della composizione. Le sue opere sono spesso immerse in un’atmosfera magica e lunare, ottenuta attraverso un uso specifico della luce e del colore. La luce nelle sue tele non è naturale, ma teatrale o ultraterrena. Spesso è diffusa, fioca o proviene da fonti interne e non visibili, illuminando le scene in modo uniforme o con effetti drammatici che enfatizzano il mistero della narrazione. I colori sono ricchi ma spesso smorzati, con prevalenza di verdi profondi, tonalità terrose, ocra e blu notturni. Questa palette contribuisce a creare un’atmosfera da sogno o da leggenda antica. Ogni dipinto è un complesso “racconto visivo” in cui molteplici azioni e personaggi sono disposti su piani diversi. Le figure, ibridi umani-animali o creature mitologiche, sono integrate in ambienti architettonici o paesaggi che sfidano la logica spaziale. In sintesi, la tecnica di Leonora Carrington non è definita da uno stile pittorico “veloce” o gestuale, ma da una paziente e minuziosa esecuzione, che le consentiva di dare forma concreta e credibile alle sue visioni più audaci e irrazionali. Oltre alla pittura, Carrington si dedicò alla scultura e alla grafica, applicando la sua estetica surrealista a materiali tridimensionali. Negli anni della maturità, realizzò sculture in bronzo con i suoi ibridi e figure zoomorfe, mantenendo il senso di racconto mitologico presente nei suoi quadri. Si interessò anche alla realizzazione di arazzi e scenografie, dimostrando una notevole versatilità tecnica.

Madrid, Collection Peréz Simón © Estate of Leonora Carrington, by SIAE 2025
Ma la sua vera eredità va oltre la tecnica: Leonora Carrington non volle mai essere una musa, bensì una maga, e trasformò ogni forma d’arte in un atto alchemico di profonda e misteriosa trasformazione. Questa poliedricità e la coerenza del suo immaginario esoterico la consacrano come la più completa e singolare voce del Surrealismo internazionale, la donna che, come scrisse il poeta Octavio Paz, era “una poesia che cammina, che a un tratto sorride e si trasforma in un uccello e poi in un pesce, e scompare”.
In copertina: Leonora Carrington, Orplied, 1955, COLECCIÓN BANCO NACIONAL DE MÉXICO © Estate of Leonora Carrington, by SIAE 2025
EVENTO: Leonora Carrington
QUANDO: 20 settembre 2025 – 11 gennaio 2026
ORARI: Da martedì a domenica ore 10-19:30. Lunedi chiuso
DOVE: Milano, Palazzo Reale
INFO: www.leonoracarrington.it