Aborym: Cultura del Chaos – viaggio al centro della Terra Oscura

Il 22/11/2025, di .

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Aborym: Cultura del Chaos – viaggio al centro della Terra Oscura

Non escludo mai che certe cose non capitino per caso. Avevo ripreso da poco il testo ‘Aborym: Cultura del Chaos’ per ultimare il presente articolo, e mi sono trovato davanti alla “velina” di agenzia che annunciava il ritorno della band di Giannese, per di più con la stessa formazione di Malfeitor e con uno sbandierato ritorno alle sonorità più feroci che avevano permesso loro di tracciare un solco indelebile nel panorama extreme metal internazionale. Perché – vedete – io degli Aborym avevo sentito parlare a profusione all’epoca del debut ‘Kali Yuga Bizarre’, non tanto dalle riviste specializzate quanto dalla frangia estrema dei blacksters del mio paese, assolutamente in visibilio per la presenza di un peso massimo come Attila Csihar nella formazione. Che poi la voce principale del disco fosse quella del compianto Yorga, beh… era un dettaglio su cui i Nostri sorvolavano, presissimi dalla presenza di un ex Tormentor, Mayhem e Plasma Pool in line-up.
Con uno di loro ebbi poi a commentare il notevole e recente ‘Hostile’, comeback della formazione su coordinate totalmente diverse, e sotto il sorriso sornione la risposta fu “guarda, i Depeche Mode sono più estremi”. L’antifona era chiara, così come il fatto che dal suo punto di vista gli Aborym mi interessavano chiaramente per il motivo sbagliato, al di là del fatto che fosse stata la Nee Cee di Pamela Scavran a consigliarmeli caldamente, e io non sono nessuno dinanzi al consiglio di una stimata e fidatissima operatrice del settore.

In tutto ciò, devo dire che la lettura del libro ‘Aborym: Cultura del Chaos’ ha sortito l’effetto immaginato: aprirmi uno sguardo verso quel “lato oscuro” che non è unicamente appannaggio dell’universo black metal ma che trova i suoi comprimari nell’industrial, nelle commistioni con il clubbing e nelle dramatis personae in stile fluo/UV che costituiscono uno di quei punti di rottura da parte della compagine con l’immagine imperante in certi ambienti. Gran parte del merito è del lavoro certosino e approfondito dell’autore Mariano Fontaine, il cui ‘Ultimo live a Bowling Green’ ne aveva già ampiamente dimostrato l’attitudine a scavare nei meandri delle personalità più controverse: quella volta come artifizio letterario, questa volta come intento biografico che non tralascia neanche i minimi particolari per offrirci un quadro completo della formazione artistica di Fabrizio Giannese in arte Fabban, l’unico e solo mastermind dietro Aborym.
Già, “dietro Aborym” e non “dietro gli Aborym” come avrebbero invece detto i blacksters di cui sopra: anche questo si impara nelle pagine di quello che (fortunatamente!) non è il nostro ‘Lords of Chaos’ ma si avvicina come intenti a quelle moderne saghe scandinave, accomunando gli intenti letterari alla reale e documentata collaborazione tra le scene estreme al di qua e al di là del Bassopiano Germanico.
Certo, gli esordi nella Taranto dell’Ilva e dei Funeral Oration di Nick Curri (autore dell’interessante ‘zine Metal Destruction negli anni ’80) vedono nel mio personalissimo quadro l’assenza totale della controcultura punk/HC da sempre fiorente nella zona, ma capisco che i due filoni di intenti fossero (e siano?) agli antipodi.
Eppure, un punto di contatto c’è eccome, dato che Marc Urselli, il cui operato spesso incrocia le strade di Aborym, è stato a sua volta il mastermind dei General Store, band sperimentale nell’orbita del circuito di cui sopra. Tra l’altro, nei General Store aveva mosso i primi passi persino Vince Pastano (noto ai più come chitarrista e arrangiatore di Vasco Rossi) e siamo dunque dinanzi a un altro caso di destini incrociati in quanto sarà Guido Elmi ad assumere le vesti di produttore di Aborym all’epoca di ‘SHIFTING.negative’. Una collaborazione apparentemente inusuale ma che dimostra ancora una volta la capacità che il compianto Elmi aveva di andare oltre le categorie predefinite, nonché l’importanza di Aborym in un panorama musicale che – stringi e stringi – non può mettere da parte i capisaldi in un’ideale linea sincronica di evoluzione.

Se poi a volte le vicende musicali si mescolano con il personale romanzo di formazione che vede Fabban come protagonista e Fontaine come cronista attento e imparziale, ciò è al servizio di uno spaccato in cui le vicende di Aborym si mescolano con la sempre maggiore importanza rivestita dall’informatica e dal programming nelle produzioni musicali (non a caso a un certo punto nella storia compare Victor Love, anche lui di origine tarantina e futuro mastermind degli innovativi Master Boot Record!), con il mondo delle criptovalute e infine con il principio – vecchio come il rock’n’roll, come il jazz e anche come parte della musica colta – per cui genio e sregolatezza vanno spesso a braccetto. A tratti sembra infatti di leggere Carlotto, Carofiglio o De Cataldo dalla parte dei “cattivi” e in effetti è difficile empatizzare con le vicende di Csihar o di Bård Faust narrate o sottointese nel corso della narrazione, per non parlare dei tanti rapporti umani spezzati nel corso della storia della band.
Altro punto di forza del testo è l’accento posto sull’importanza della collaborazione giornalistica di Fabban con Metal Shock negli anni d’oro della stampa specializzata metal in Italia, un incarico che fungerà da apripista per mansioni professionali simili in futuro; in merito a questo, ricordo perfettamente come da lettore avessi il quadro vivido di una redazione con personalità chiare e distinte, in un’epoca in cui il giornalismo musicale era un imprescindibile tramite tra il lettore e le produzioni racchiuse in formati fisici la cui accessibilità non era neanche paragonabile a quella odierna. La passione di Fabban per le forme più estreme di metal lo aveva visto prendere il posto (di responsabile editoriale delle sonorità più estreme) che era stato di Borchi all’epoca della conduzione di Fuzz Fuzz, nel corso di una fase che vede intrecciare i destini del Nostro proprio con quelli dell’allora caporedattore Cristiano Borchi e con i suoi Stormlord (con cui suonerà il basso per un breve periodo), in un rapporto segnato da luci e ombre.

Il quadro generale è quello di una personalità volitiva e per sua natura multiforme, in grado di concepire l’attuale ultimo album ‘Hostile’ come punto di arrivo anche programmatico, liberandosi da ben note controversie anche a colpi di ristampe e “tagli” (nella ristampa dell’album di debutto), per poi annunciare di recente il ritorno alle origini da parte di Aborym, come accennato in apertura. Eppure, al di là dei gusti personali, la storia di Aborym è decisamente piantata nell’assalto frontale che dalle bordate affilate di ‘Kali Yuga Bizarre’ passa ai rantoli di oltretomba di ‘Fire Walk With Us’ per poi approdare all’epica grandeur e apocalittica di ‘Generator’, senza dimenticare le origini con ‘Worshipping Damned Souls’. Un percorso all’insegna della sperimentazione senza preconcetti artistici, che ha fatto della professionalità la propria cifra stilistica, attirando se non altro le ire dei “puristi” di qualsivoglia fazione. Tanto che, per dirla con un opportuno commento dell’epoca di ‘SHIFTING.negative’, “al demone oscuro non interessa affatto soddisfare l’ascoltatore, costi quel che costi”.

DESCRIZIONE DEL LIBRO
Odiato quanto osannato, Aborym è ancora oggi alla continua ricerca dell’innovazione artistica, della ricerca, della sperimentazione e della provocazione, mettendo gli ascoltatori di fronte a qualcosa di terribile, scandaloso e accusatorio. Questa è la vostra occasione di capire perché.

DETTAGLI DEL VOLUME:
Titolo: Aborym: Cultura del Chaos
Autore: Mariano Fontaine
Anno: 2024
Editore: Tsunami Edizioni
Pagine: 325
ISBN: 978-88-94859-82-9
Prezzo: Euro 24,00
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