Mura che urlano. Architetti e demoni nella letteratura

Il 10/01/2026, di .

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Mura che urlano. Architetti e demoni nella letteratura

Cosa succede quando l’architettura, la disciplina deputata a creare rifugio e ordine, si scontra con il caos e l’inspiegabile? È questa la domanda centrale che anima “Geometrie del terrore. Lo spazio architettonico nella letteratura weird” (Anteferma Edizioni), un volume curato da Agostino De Rosa, Giulia Lazzaretto e Giulia Piccinin. L’opera emerge come un’indagine unica e affascinante concentrata sulla weird fiction (il fantastico perturbante), dimostrando come la “casa stregata” non sia mai un semplice setting, ma un vero e proprio dispositivo retorico attraverso cui trauma, angoscia e soprannaturale prendono forma. Quella che emerge non è una semplice raccolta di saggi, ma un’indagine critica di profonda originalità che riscrive il rapporto tra l’architettura, tradizionalmente pensata come riparo, e questo particolare genere letterario.

I curatori del volume provengono dal mondo accademico e della progettazione, aspetto che conferisce al saggio una rigorosa metodologia interdisciplinare che unisce il disegno tecnico all’analisi estetica e letteraria, rendendo possibile l’originale tesi del volume. La loro indagine si concentra su come “il dispositivo retorico di questo genere letterario si sia innervato storicamente (e ancora si innervi nella letteratura contemporanea) di metafore spaziali e prossemiche”.

La tesi centrale è chiara: il terrore non è una presenza esterna, ma una manifestazione geometrica che si annida nei recessi dell’abitato, negli angoli ciechi e nelle prospettive alterate che minano la logica euclidea del nostro spazio. L’architettura viene pertanto analizzata come un organismo pulsante, un traditore silente della promessa di sicurezza offerta dalle nostre pareti. Il volume spiega che, nel genere weird, la casa è un catalizzatore di verità nascoste, dove la letteratura “esibisce qui il suo potere di slatentizzare paure ancestrali” e di farci riflettere sul nostro incerto futuro, utilizzando il modello della casa, luogo degli affetti, come “focus in cui possano esporsi in evidenza processi antropologici già in atto nelle società”. In altre parole, la casa è lo specchio e il fantasma è solo il riflesso di ciò che abbiamo già costruito dentro di noi.

L’indagine spazia da casi studio classici a esempi contemporanei. La prima parte accoglie i saggi scientifici che forniscono le fondamenta teoriche, analizzando come la dimora si trasformi in una soglia dove l’ordine geometrico cede il passo all’invasione dell’ignoto. Tra gli autori passati al setaccio, Shirley Jackson (1916-1965), scrittrice americana nota per la sua acuta analisi della paranoia, emerge come maestra nel trasformare l’architettura in una proiezione fisica dell’angoscia psicologica. Nel suo capolavoro, L’incubo di Hill House (1959), la casa non è semplicemente infestata, ma attivamente malevola. Le sue geometrie non euclidee, i suoi angoli strani e le sue porte che non si chiudono correttamente non sono difetti costruttivi, ma manifestazioni tangibili del trauma irrisolto. L’intimità opprimente di Hill House e le sue continue espansioni amplificano la paranoia, dimostrando come la casa possa incarnare e amplificare le angosce dei suoi abitanti fino a distruggerne la sanità mentale. A questa analisi si aggiungono le perturbanti ambiguità spaziali di Robert Aickman (1914-1983), un autore inglese noto per le sue “storie strane” (strange stories), i cui racconti spesso presentano luoghi che si trasformano in minacce latenti, difficilmente definibili ma potentissime.

Il volume dedica una parte significativa e cruciale alla weird fiction di Howard Phillips Lovecraft (1890-1937), il gigante di Providence. Autore postumo e creatore dei Miti di Cthulhu, l’orrore nelle sue opere trascende completamente il fantasma per diventare un vero e proprio fallimento della fisica. Per lui, il vero terrore risiede nel crollo della razionalità umana di fronte a entità cosmiche che superano ogni comprensione. I suoi racconti non presentano semplici spettri, ma la manifestazione fisica dell’angoscia cosmica attraverso architetture aliene. Le celebri città non euclidee, come R’lyeh (menzionata in Il richiamo di Cthulhu, 1928), con i suoi angoli impossibili che la nostra mente non può accettare, rappresentano l’estrema espressione di questa geometria mostruosa. Lovecraft, con la sua maestria nel descrivere strutture dimensionalmente distorte, è l’esempio più estremo di come il terrore abbia una geometria precisa e mostruosa. L’architettura diventa così la prova tangibile e fisica dell’esistenza di forze e dimensioni che trascendono la comprensione umana: la casa (o la città) non è solo infestata, ma è la dimostrazione che i fondamenti stessi del nostro universo non sono sicuri.

L’indagine arriva fino al contemporaneo con l’analisi di Mark Z. Danielewski (1966-), autore americano la cui opera è caratterizzata da una complessa sperimentazione formale e tipografica. Il suo monumentale Casa di Foglie (2000) è un romanzo che sfugge a ogni classificazione, dove la casa è l’oggetto di un’implacabile e inspiegabile espansione dimensionale. Danielewski, con il suo uso radicale delle note a piè di pagina e delle diverse mise en page, rende la forma del libro stessa parte dell’orrore spaziale. La casa al 10460 di Ash Tree Lane è letteralmente più grande all’interno che all’esterno, generando corridoi che non dovrebbero esistere e bui che sfidano la luce. Il volume di De Rosa, Lazzaretto e Piccinin evidenzia come questa casa non sia solo una scenografia, ma un organismo pulsante le cui planimetrie contorte incarnano e amplificano la paranoia dei suoi occupanti e, in modo intertestuale, la paranoia del lettore stesso. L’architettura diventa in Danielewski un vero e proprio specchio dell’infinito interiore, un labirinto fisico e mentale in cui perdersi è inevitabile.

L’originalità del volume esplode nella sua seconda sezione, dedicata alla Percezione e Rappresentazione. È qui che la ricerca teorica si fa materia viva per tradurre in grafica le ambientazioni dei racconti. Questo approccio, che unisce il rigore del disegno tecnico alla libertà dell’interpretazione letteraria, è un esempio brillante di come l’analisi spaziale possa arricchire la critica. Attraverso proiezioni ortogonali, assonometriche e prospettiche, viene data forma visibile a ciò che è, per sua natura, indefinito e spettrale. Casi studio come Casa di Foglie o l’Overlook Hotel di The Shining (1977) vengono scomposti e ricostruiti, rivelando come lo spazio narrativo possa manipolare la percezione e l’emotività. L’Overlook, creazione del maestro dell’horror Stephen King (1947-), è l’archetipo dell’edificio che divora i suoi ospiti, un organismo che amplifica il male. L’atto di tracciare la pianta di Hill House o di dare una prospettiva alle manifestazioni spettrali nel Giro di vite (1898) dello scrittore statunitense Henry James (1843-1916), celebre per la sua raffinata indagine psicologica, non è solo un esercizio didattico, ma una prova sul campo che gli autori hanno portato all’estremo, spingendosi ad affrontare la domanda senza tempo: “cosa avviene dopo la morte?”, e soprattutto, in quali spazi architettonici e/o urbani? È così che sono arrivati a esplorare lo spazio liminale tra il fantastico e il quotidiano con profondità e intensità, “esplorando quanto sia misterioso, triste, strano e comico essere vivi o, ancora peggio, quando non lo siamo più.”

Non c’è più distinzione tra la forma e il fantasma. Non c’è più differenza tra un muro e un urlo.

“Geometrie del terrore” non è solo un saggio indispensabile, ma un manuale critico che svela i meccanismi con cui scrittori e artisti usano lo spazio come un’arma. Il vero orrore risiede nel modo in cui l’architettura ci tradisce, trasformando il rifugio in una prigione mentale e fisica.

Se pensavate che la vostra casa fosse un luogo sicuro, preparatevi a ricredervi. Questo volume vi costringerà a guardare la vostra pianta con un sospetto nuovo e fondato, suggerendo che il terrore non è da cercare nel buio, ma è già contenuto nelle precise, e potenzialmente mostruose, linee della vostra architettura. Un’opera essenziale per chiunque voglia comprendere come l’inquietudine possa essere disegnata, abitare un’ombra, e tradire il comfort promesso dal mattone.