Sepultura – Avventura nella giungla. I trent’anni di ‘Roots’

Il 20/02/2026, di .

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Sepultura – Avventura nella giungla. I trent’anni di ‘Roots’

“C’è un prima e un dopo ‘Roots’” affermò Max Cavalera durante un’intervista dei primi anni duemila. Come dargli torto? ‘Roots’ ha rivoluzionato completamente il mondo del Metal di fine anni novanta grazie alle influenze tribali mescolate a un Thrash old school che nella potenza del Death dei primi dischi del gruppo brasiliano aveva posato le proprie radici. Nasce da questa commistioni di stili un album che ha cambiato completamente le regole del gioco, raggiungendo l’apice creativo di un combo fino a quel momento infallibile, al contempo prosciugando ogni risorsa creativa e umana a disposizione, al punto da demolire rapporti familiari fino ad allora apparentemente indissolubili. Ma facciamo un passo indietro.

Incuriosito dalle culture delle numerose tribù che vivono all’interno della foresta pluviale, Max Cavalera, al tempo della pubblicazione di ‘Chaos A.D.’ (1993), decise di sperimentare nel brano ‘Kaiowas’ un suono definibile come proto tribale, ispirato a quelle tribù. Una vera innovazione nelle sonorità della band, che in qualche modo instillò in Max il desiderio di avventurarsi ancora più a fondo dentro quelle culture componendo nuovi suoni che superassero le barriere del Metal classico, pur nelle varianti Thrash e Death degli anni precedenti, esplorando con intensità un mondo apparentemente sconosciuto eppure così vicino ai luoghi di nascita del musicista. Ma tranne l’esperimento di ‘Kaiowas’ non accadde nulla di concreto fino a quando un paio di anni dopo l’uscita di ‘Chaos A.D.’ Max vide il film ‘Giocando Nei Campi Del Signore’ (‘Brincando nos campos do Senhor’ in portoghese), con Tom Berenger, Kathy Bates, John Lightow e Tom Waits. Il film narra la storia di due mercenari americani che si recano in Brasile per riportare gli indios all’interno della foresta e impedire loro di occupare le terre. I mercenari restano bloccati nella foresta e Tom Berenger, lanciatosi dall’aereo e caduto nella foresta, viene accolto dai nativi e scambiato per una divinità scesa dal cielo. Cavalera rimase estremamente colpito dalla scena in cui Berenger si paracaduta nella foresta e in quell’istante ebbe l’ispirazione per ‘Roots’, l’album che il 20 febbraio del 1996 cambiò la sua vita e quella della band.

Entusiasta per l’idea scaturita dalla visione del film, ne parla a Gloria, sua moglie e manager del gruppo. Vuole andare a registrare il nuovo disco con gli indios brasiliani, ma lei inizialmente si oppone immaginando costi altissimi e difficoltà enormi per un’impresa titanica; tuttavia Gloria, pressata dal marito, inizia a muoversi e a cercare contatti e trova l’aggancio, una figura portante per iniziare il lavoro. Si tratta di Angela Pappiani, il cui lavoro consiste nell’accompagnare nella giungla i bianchi per lavorare con le tribù indios. Le piace l’idea e accetta e inizia così un lavoro di ricerca per riuscire a capire con quale tribù lavorare. Viene scelta la tribù Xavantes, alcuni campioni della loro musica tribale vengono inviati a Max e i giochi sono fatti. La band ha già alcuni brani abbozzati, ‘Straighthate’ e ‘Roots’, quando si reca all’Indigo Ranch a Malibu, studio di proprietà di Richard Kaplan, che in quel luogo aveva registrato album di Korn e Megadeth. Per le prime registrazioni in studio viene reclutato il percussionista Carlinhos Brown, che aveva suonato nel gruppo di Caetano Veloso. Quando i Sepultura partono per la giungla l’accordo con la tribù Xavantes è stato siglato. Montano un accampamento con l’attrezzatura del gruppo e il giorno successivo si riuniscono con la tribù. Cipasse, il capo degli Xavantes, vuole ascoltare la musica dei Sepultura. La band si prepara e in acustica improvvisa ‘Kaiowas’. Cipasse e la sua tribù restano folgorati dalle atmosfere del brano e scatta la scintilla: il disco si farà. Due sole condizioni: la prima che in qualunque momento qualcosa non dovesse andare a genio a Cipasse la collaborazione sarebbe stata immediatamente interrotta. La seconda che i membri dei Sepultura avrebbero dovuto tingersi il viso e il corpo con i colori della tribù, il rosso e il nero.

Arriva quindi il fatidico momento di iniziare le registrazioni con un otto piste alimentato da un generatore e un tempo limitato per registrare prima che il generatore terminasse il carburante. Il primo brano provato dal gruppo è ‘Itsàri’, che nella lingua Xavantes significa radici. Il lavoro consisteva nell’unire le parti registrate dai Sepultura a quelle degli Xavantes, cercando la giusta amalgama tra le parti. Le parti vocali dei membri della tribù risultavano diverse ad ogni take e così, dopo vari tentativi non andati a buon fine, Max decide di registrare in presa diretta e carpire la naturalezza dell’improvvisazione. Le registrazioni sono continuate per tre giorni nei quali sono state gettate le basi per le successive in studio. A detta di Max Cavalera “gli altri pezzi di ‘Roots’ sono stati uno spasso da registrare”. ‘Jasco’, ‘Itsàari’ e ‘Ratamahatta’ sono i brani maggiormente tribali dei sedici contenuti nel disco, ma tutto l’album è profondamente influenzato dalla tribù Xavantes e dall’esperienza nella giungla. Rientrati in studio prendono forma le altre composizioni, alcune estremamente violente in puro stile Sepultura (‘Cut Throat’, la già citata ‘Ratamahatta’, ‘Breed Apart’, ‘Lookaway’, ‘Dusted’, ‘Roots Bloody Roots’, ‘Attitude’) e in breve tempo il nuovo album è pronto. In studio Carlinhos Brown decise di portare quante più percussioni possibili; improvvisava sui brani della band senza soluzione di continuità e quasi tutte le sue parti sono state utilizzate sul disco.

‘Roots’ ha avuto una genesi apparentemente complicata; tuttavia, se si escludono le prime difficoltà nel trovare un contatto per raggiungere la giungla e la tribù Xavantes, il lavoro è stato meno difficile del previsto. Merito va ai membri della band e agli accompagnatori, pochi, tra i quali Gloria, che hanno saputo instaurare un rapporto di fiducia con Cipasse e la sua tribù. Per questo motivo si sente dalle registrazioni dei brani quanto ‘Roots’ sia una album spontaneo e genuino, se pure estremamente viscerale e carnale. Si tratta di un’opera atavica, un perno nella discografia dei Sepultura, un tassello che lega un gruppo e una famiglia alle proprie origini, ma che al contempo ne ha segnato indelebilmente la fine. ‘Roots’ ha chiuso un’epoca, ha posto il sigillo su un passato ingombrante e tracciato i primi segni su un nuovo futuro, portando con sé gioie e altrettanti dolori. Per questo motivo “C’è un prima e un dopo ‘Roots’ “, e possiamo definirlo l’album della maturità ma sarebbe riduttivo. È il disco che scava nel lato umano più nascosto e riporta in superficie le radici come una sorta di psicoterapia. Probabilmente per Max Cavalera più che per i compagni di viaggio questa immersione negli anfratti delle proprie radici ha innescato un processo di cambiamento risultato poi irreversibile.

Riascoltare ‘Roots’ e riscoprirne le radici, alla luce del percorso intrapreso da Max Cavalera fino ad oggi, può aiutare a comprendere il motivo dell’allontanamento dal fratello e il riavvicinamento più di dieci anni dopo, così come il successo dei Soulfly, nati dalle ceneri tribali di ‘Roots’. In questo senso si noti come nei dischi dei Soulfly sarà sempre presente il brano ‘Soulfly’, ad ogni album numerato in ordine crescente, e su moltissimi altri della discografia del gruppo, in cui le sonorità tribali rimandano direttamente al lavoro svolto su ‘Roots’.

Questo album iconico non è soltanto un collage di brani, ma un intimo ritorno alle radici dell’essere umano.

 

Hammer Fact:

– Durante una pausa dalle registrazioni con gli Xavantes il capo della tribù Cipasse ha dichiarato a Max Cavalera di trovare affinità con il gruppo perché erano come loro: degli emarginati dalla società brasiliana.
– In una jam in studio a Los Angeles Carlinhos Brown ha iniziato a urlare ‘Ratamahatta-mahatta-mahatta’, parole che hanno dato il titolo al brano, continuando poi con “Hello uptown, hello midtown, hello downtown”. Pare che queste parole facessero riferimento all’esperienza di Carlinhos come tassista a Manhattan e la parte principale del testo (uptown, midtown, downtown) fa probabilmente riferimento alla vita trascorsa come un topo di città.
– Da quando è uscito ‘Roots’ Max Cavalera si tinge i capelli di rosso e nero e successivamente all’esperienza con gli Xavantes ha deciso di portare i dreadlock, segno di un cambiamento anche esteriore oltre che interiore.
– Durante le registrazioni di ‘Itsàri’ insieme alla tribù Xavantes, Ross Robinson (che ha suonato le percussioni su ‘Ratamahatta’), dopo avere azionato il tasto record sull’otto piste portato dalla band, ha iniziato a correre attorno al cerchio composto dagli Xavantes mentre cantavano sul brano per scatenare più entusiasmo. Preso dall’euforia Robinson rovina a terra e gli indios scoppiano a ridere copiosamente. Questo momento è stato immortalato nella registrazione che si presenta tale sul brano al minuto 2:50 circa.
– Il testo del brano ‘Attitude’ è scritto a quattro mani da Max Cavalera e Dana Wells, suo figliastro. Dana morirà all’età di ventuno anni nel dicembre del 1996 a causa di un incidente stradale.
– Nell’album è presente una ghost track dal titolo ‘Canyon Jam’, brano nato da una jam con la tribù Xavantes.

Line-Up:

Max Cavalera: Vocals, Guitar, Percussions, Berimbau
Igor Cavalera: Drums, Percussions
Andreas Kisser: Guitar, Percussions
Paulo Jr.: Bass, Percussions

Tracklist:

01. Roots Bloody Roots
02. Attitude
03. Cut-Throat
04. Ratamahatta
05. Breed Apart
06. Straighthate
07. Spit
08. Lookaway
09. Dusted
10. Born Stubborn
11. Jasco
12. Itsári
13. Ambush
14. Endangered Species
15. Dictatorshit
13. Canyon Jam (Ghost track)

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