Death SS: vent’anni dal VII Sigillo
Il 24/02/2026, di Filippo Corso.
In: The Birthday Party.
Nel mondo che circonda l’immaginario dei Death SS e di Steve Sylvester, il 2006 non è un anno qualunque. È l’anno di ‘The 7th Seal’, di quel settimo sigillo destinato a suggellare un patto nato trent’anni prima: un patto che ha dato tantissimo all’horror metal — genere di cui la storica band italiana è indiscutibilmente capostipite — e all’hard & heavy in generale.
L’ultimo dei sigilli che, uno dopo l’altro, sempre in modo diverso ma costantemente identitario, avevano dato volto all’entità che si manifestava in ogni nota e in ogni concerto, capace di canalizzare l’energia del pubblico in una sorta di sabba infernale.
Nei mesi precedenti all’uscita erano molti i pensieri e gli interrogativi che i fan si ponevano sul futuro della band. Ricordo la preoccupazione che potesse trattarsi dell’ultimo lavoro: come avrebbe suonato? Sarebbe stato una summa di tutto ciò che la band aveva realizzato nel corso della propria carriera oppure qualcosa di più moderno, in continuità con il precedente ‘Humanomalies’? Un lavoro controverso ma al passo con i tempi, amato da molti — come il sottoscritto — e snobbato da altrettanti, che forse non aveva però raccolto il successo che meritava.
Le aspettative erano altissime e la tensione quasi febbrile, tanto tra il pubblico quanto tra la stampa specializzata. Personalmente pensavo che il tour a supporto dell’uscita di ‘The Horned God of the Witches’, concluso pochi mesi prima — e che ebbi il privilegio di vedere a Scordia, in Sicilia — potesse in qualche modo incidere sul nuovo lavoro. Quella tournée, infatti, era fortemente legata alla riproposizione live dei primi vagiti della band di trent’anni prima, e immaginavo che quell’atmosfera potesse lasciare un segno. Un’idea che in parte si realizzò, soprattutto in relazione all’oscurità trasmessa dal nuovo album, pur declinata attraverso soluzioni stilistiche differenti.
Un’oscurità che traspare fin dal titolo, con l’esplicito riferimento all’omonimo lungometraggio di Ingmar Bergman del 1957 e al Libro dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo. Un immaginario rafforzato dalla copertina, raffigurante un angelo dal volto coperto, e dall’originale scelta di stringere un vero e proprio “patto infernale” attraverso l’apertura dell’edizione limitata del CD o dell’LP, avvolto per l’occasione in una pergamena piombata: romperne il sigillo e aprirla significava simbolicamente accettare il patto.
Le particolarità non mancavano. Tra queste, la partecipazione di Clive Jones dei Black Widow, al quale furono affidati gli assoli di flauto e sax nell’indimenticabile title track. Il disco segnava inoltre l’ultima performance in studio di Emil Bandera e Oleg Smirnoff, figure fondamentali nell’economia del sound di quegli anni oltre che grandissimi artisti. La formazione venne rinnovata anche alla batteria con l’ingresso di Dave Simeone e al basso con Glenn Strange, in sostituzione di Anton Chaney e Kaiser Sose presenti in ‘Humanomalies’: insomma, di novità e carne al fuoco ce n’era davvero molta.
Tutte le attese vengono pienamente rispettate all’ascolto del lavoro, pubblicato il 24 febbraio 2006, a partire dal primo singolo estratto, ‘Give ’Em Hell’: un inno dai tratti industrial e fortemente anthemico, come pochi altri brani dei Death SS. Il pezzo venne utilizzato anche dalla neonata lega di wrestling italiana e, a mio parere, avrebbe meritato un impiego ancora maggiore in sede live. Un brano forse più vicino, per attitudine e sonorità, al precedente ‘Humanomalies’.
Gli highlight si susseguono senza sosta: da ‘Venus Glyph’, in cui la voce carismatica di Sylvester cattura l’ascoltatore e lo accompagna in uno splendido refrain, fino all’intensa ‘Der Golem’, dove il classico si fonde con il nuovo attraverso violini e chitarre possenti, conducendo verso un ritornello litanico e solenne.
La più ritmata e, per certi versi, cyberpunk ‘Shock Treatment’ si contrappone ai momenti più catchy di ‘Absinthe’ ed a quelli molto più riflessivi contenuti nella splendida ‘Another Life’, brano che in quel periodo può far pensare a una sorta di testamento in musica e parole della band. In realtà tutto ha un fine, tutto è inserito in un percorso ben delineato che, attraverso emozioni oscure generate da tracce ipnotiche come ‘S.I.A.G.F.O.M.’ e più marcatamente rock come ‘Heck of A Day’ e ‘The Healer’, conduce verso un’autentica gemma nera della discografia dei nostri: la title track ‘The 7th Seal’.
Otto minuti di pura estasi in note: un brano oscuro, accattivante e ammaliante che lascia di stucco. Una performance della band — di Clive e soprattutto di Steve — che, agli occhi di chi scrive, non ha eguali all’interno dell’importantissima discografia dei Death SS. Un brano ricchissimo di sfaccettature, capace di rivelare nuovi dettagli a ogni ascolto.
L’album si chiude come meglio non potrebbe e suggella un ciclo della band. Quell’oscurità rimane fissata in quel momento storico, cristallizzata. L’entità tornerà in una lucente “resurrezione” qualche anno dopo, dando in pasto al proprio pubblico altri capitoli fondamentali e mostrando una rinnovata, mutata attitudine tutta da riscoprire, album dopo album.
In definitiva, ‘The 7th Seal’ non rappresenta soltanto un capitolo fondamentale nella discografia dei Death SS, ma un vero e proprio crocevia artistico e simbolico. È l’album in cui passato e presente si incontrano e si riconoscono, suggellando un percorso iniziato decenni prima e proiettandolo verso nuove forme espressive. Un’opera oscura, stratificata e profondamente identitaria, capace di parlare tanto all’ascoltatore storico quanto a chi si avvicinava per la prima volta all’universo della band. Se davvero quel settimo sigillo doveva chiudere un ciclo, lo ha fatto con una solennità rara, lasciando la sensazione di aver assistito non solo alla fine di un’epoca, ma alla sua definitiva consacrazione.
Hammer Fact:
– La preproduzione di ‘The 7th Seal’ si svolse tra l’Italia e gli Stati Uniti ad opera del professionista Fabrizio Grossi, già all’opera sul precedente ‘Humanomalies’. Le sessioni di registrazione si svolsero presso i suoi studi di Los Angeles e ciò diede una spinta fondamentale al sound dell’album, conferendogli una dimensione internazionale e decisamente al passo con i tempi.
– La stima reciproca tra Steve Sylvester e Clive Jones risale a diversi anni prima l’uscita di ‘The 7th Seal’ ed ebbe inizio con il tributo ai Black Widow pubblicato dall’omonima casa discografica genovese, in cui i Death SS registrarono ‘Come To The Sabbath’ e ‘In Ancient Days’. La bellezza delle performance invogliò il grandissimo artista inglese a conoscere il Vampiro Italiano. Nell’album ‘Panic’, inoltre, i Death SS inclusero la riuscitissima cover ‘Rabies Is A Killer’ degli Agony Bag, progetto in cui militò lo stesso Clive Jones dopo l’esperienza nei Black Widow.
– Per la versione in vinile di ‘The 7th Seal’, la Black Widow Records chiese l’inserimento di un brano aggiuntivo. La scelta cadde su ‘The Four Horsemen’ degli Aphrodite’s Child, tratto dal loro album ‘666’ del 1972. Per l’occasione venne utilizzato lo studio di Freddy Delirio a Lucca: fu proprio Delirio a suonare le tastiere nel brano, sostituendo l’uscente Oleg Smirnoff sia nella registrazione sia nella formazione impegnata nel tour di supporto al disco.
– Dopo la conclusione del tour di ‘The 7th Seal’, Steve Sylvester si concentrò sulla pubblicazione di due interessanti e riusciti progetti: W.O.G.U.E., incentrato su sonorità dark e darkwave, e Sancta Sanctorum, indirizzato invece verso un doom/stoner di forte impatto e includente anche componenti delle primissime formazioni dei Death SS, quali Thomas Hand Chaste alla batteria e Danny Hughes al basso. I Death SS torneranno, o meglio “risorgeranno”, con una formazione rinnovata nel 2013 attraverso l’album ‘Resurrection’, ma questa è l’inizio di una nuova ed oscura storia…
Line-Up:
Steve Sylvester: vocals
Emil Bandera: guitars
Oleg Smirnoff: keyboards
Glenn Strange: bass
Dave Simeone: drums
Dhalila: performer

Tracklist:
01. Give ‘em Hell
02. Venus’ Gliph
03. Der Golem
04. Shock Treatment
05. Absinthe
06. Another Life
07. Psychosect
08. Heck of a Day
09. S.I.A.G.F.O.M.
10. The Healer
11. Time to Kill
12. The 7th Seal
13. The Four Horsemen (cover degli Aphrodite’s Child)
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