Led Zeppelin – Presenze sulla strada – I cinquant’anni di ‘Presence’

Il 31/03/2026, di .

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Led Zeppelin – Presenze sulla strada  – I cinquant’anni di ‘Presence’

Numerose band hanno tracciato i solchi nella storia della musica Rock ed Heavy, noi di Metal Hammer lo sappiamo bene, eppure alcune hanno lasciato un segno indelebile e a distanza di decenni vengono riscoperte dalle nuove generazioni. Tra le tante ci sono i Led Zeppelin, uno tra i più importanti gruppi della storia insieme a Black Sabbath e Deep Purple; con questo articolo vogliamo celebrare la band e in particolare il loro settimo album ‘Presence’ che oggi compie cinquant’anni. Nonostante gli anni sulle spalle l’album si presenta ancora fresco ed estremamente godibile, se pure, in tutta onestà, minore al predecessore ‘Physical Graffiti’ e ai primi quattro capitoli della discografia del gruppo, gli strabilianti ‘I’, ‘II’, ‘III’, ‘IV’. Facciamo un breve passo indietro, esattamente al febbraio 1975, all’alba dell’uscita di ‘Physical Graffiti’. La band si imbarca in un estenuante tour europeo al termine del quale si rende necessaria una pausa per riposare mente e corpo, mentre c’è già l’idea di imbarcarsi in un nuovo tour negli Stati Uniti nella seconda metà dell’anno. Nell’agosto dello stesso anno Robert Plant ha un incidente stradale in Grecia a causa del quale il gruppo si vede necessariamente obbligato ad annullare il tour programmato. I quattro Led Zeppelin, al quel tempo sufficientemente ricchi da poter decidere di spostare la propria residenza fiscale in qualche paradiso che permettese loro di ridurre al minimo le tassazioni sui propri guadagni, consentono a Plant di approfittare dell’incidente occorsogli e così decide di rifugiarsi in California. Viene presto raggiunto da Jimmy Page e vista l’impossibilità di suonare live iniziano a pensare a un nuovo album. In quel periodo storico le band sfornano dischi uno dietro l’altro, sul finire dei sixties addirittura due all’anno, quindi l’idea di lavorare a un nuovo disco viene naturale. In breve tempo i due hanno a disposizione sufficiente materiale da presentare agli altri membri della band che una volta raggiunti i compagni decidono di recarsi ad Hollywood, allo SIR Studio, per iniziare a registrare. Plant non è convinto dello studio e propone di spostarsi a Monaco di Baviera, in Germania, ai Musicaland Studios. In venti giorni, gli ultimi due dei quali ceduti dai Rolling Stones che nello stesso studio si preparavano a registrare il loro ‘Black And Blue’, i Led Zeppelin completano il settimo album di inediti, composto di sette brani. Per loro il tempo più breve impiegato fino a quel momento per registrare nuove tracce.

 

Come ho detto alcune righe sopra, ‘Presence’ è un album minore rispetto ai suoi predecessori, eppure contiene almeno due tracce che rientrano tra le migliori registrazioni della band. Si tratta di ‘Achilles Last Sand’ e ‘Nobody’s Fault But Mine’, che mettono in ombra gli altri brani del lotto, se pure vi siano alcune chicche assolutamente di pregio. ‘Achilles Last Stand’ è un brano di oltre dieci minuti, una cavalcata epica che rimanda a certe ritmiche dei Deep Purple; su questo brano le pennate di chitarra di Jimmy Page sono pennellate di arte, la batteria nervosa di Bonzo dritta come un fuso e soprattutto il Basso di John Paul Jones una mitraglia che non lascia scampo (e che chi scrive ritiene sia stato una scuola di formazione per Steve Harris, bassista dei Maiden). Di sicuro ‘Achilles Last Sand’ è il brano precursore di tutta l’ondata Heavy Metal nascente in quel periodo (Judas Priest, Iron Maiden, ma anche dei Rush, con il loro Prog/Rock funambolico). Su questa intelaiatura sonora si staglia la voce di Plant, una tra le migliori in circolazione in quegli anni d’oro per il Rock, su una melodia ripetuta ma assolutamente efficace. C’è poi ‘Nobody’s Fault But Mine’, un brano sicuramente più ragionato, probabilmente più di cuore che di pancia, divenuto nel tempo uno dei maggiori successi degli Zep, grazie agli stop&go, ai giochi d’alternanza e concordanza tra le linee di chitarra di Page e la voce di Plant, i cui vocalizzi, spesso improvvisati in studio, sono divenuti un marchio di fabbrica del cantante e segno distintivo di una band straordinaria. In ‘Nobody’s Fault But Mine’ l’armonica è molto presente, di fatto si tratta di un brano Blues poggiato su una base Rock. Ed ecco che il Blues torna in ‘Tea For One’, la traccia conclusiva del disco, in cui le ritmiche rallentano drasticamente in favore di uno Slow-Tempo, diremmo oggi, ma all’epoca si sarebbe chiamata Ballad, dai contorni sinuosi e ammalianti; è un brano fascinoso anche grazie ai quasi dieci minuti di durata. ‘For Your Life’ sembra uscita direttamente da ‘Physical Graffiti’, così come ‘Royal Orleans’ che contiene sfumature di Led Zeppelin ‘I’ e ‘II’. Dico questo non tanto per il gusto di fare paragoni con i precedenti album, ma soltanto per collocare i brani di ‘Presence’ all’interno di un collage sonoro che negli anni di attività del gruppo, troppo pochi a onor del vero a causa della morte prematura di Bonham, si è visto ripetersi pur ogni volta rinnovandosi. Si prenda ad esempio ‘Candy Store Rock’, figlia legittima del Rock’n Roll anni Cinquanta, con venature Rockabilly, Bluegrass e Boogie Woogie. ‘Hots On For Nowhere’ è probabilmente li brano meno convincente del disco, se pure di grande valore – Signori, siamo pur sempre alla corte di una canzone dei Led Zeppelin! –  che ha il pregio di posizionarsi in scaletta subito dopo la ventata di freschezza del Rock’n Roll di ‘Candy Store Rock’, facendo da trait d’union tra l’anima più Rock del gruppo e quella più Blues della conclusiva ‘Tea For One’. Se vogliamo, con questo trittico di brani, i Led Zeppelin hanno posto un sigillo sugli elementi portanti del proprio stile. In questo senso ‘Presence’ pare un album a sé stante nella discografia del gruppo e di fatto l’ultimo vero disco in studio del gruppo scritto da tutti i membri della band, in quanto il successivo ‘In Through The Out Door’ soffre dell’assenza in fase di scrittura di Jimmy Page a causa degli abusi di stupefacenti e di John Bonham, nei guai con l’alcolismo che lo porterà alla morte nel 1980, mentre ‘Coda’, uscito peraltro postumo allo scioglimento del gruppo, viene pubblicato per meri obblighi contrattuali nei confronti della Atlantic Records. Ecco perché ‘Presence’, anche a detta dei membri ancora in vita della band, è l’ultimo vero album di una carriera troppo breve.

Nota a margine per la copertina, aspetto del quale gli Zep hanno avuto sempre molta cura. Il lavoro viene affidato allo studio Hipgnosis di proprietà di Thorgerson, Powell e Christopherson. Sarà Storm Thorgerson ad occuparsene, trovando un elemento che rappresentasse il concept dell’album, basato sulla “presenza” dei membri della band in un progetto non soltanto musicale, ma sinonimo di una famiglia unita. Thorgerson si inventa quello che sarà denominato “The Object”, un oggetto nero a forma di obelisco, dall’aspetto fallico, con il quale alcune persone interagiscono con un’aria felice e spensierata. Metaforicamente parlando – e se vogliamo cavalcando i tempi dell’era post-modernista della letteratura americana (Thomas Pinchon in primis e successivamente David Foster Wallace) – “The Object” si pone come l’immagine di un Santo Graal della felicità, venerato da varie persone raffigurate nelle immagini. Una famiglia composta da genitori e figli, una donna in un campo di fiori, una coppia in piscina, un fotografo ripreso ad immortalare l’oggetto su uno sfondo di montagne innevate, un  pediatra insieme a un bambino, tra le tante immagini.

 

“The Object”, il Santo Graal in questione, sembra voler rappresentare l’elemento capace di donare allegria e spensieratezza alle persone raffigurate, ma anche solennità e sicurezza, come mostra la foto in cui si possono vedere due tecnici, probabilmente, ingegneri, all’interno di una fabbrica; non soltanto, “The Object”, sopra un carrello, si appresta ad essere depositato all’interno di un caveau si presume di una banca.

In questo senso “The Object” diviene una divinità, non soltanto un semplice oggetto ma un simbolo di culto che nasconde ancora oggi un’aura speciale di curiosità e mistero. ‘Presence’ è quindi un album spartiacque: un prima in cui la band ha fatto la storia del Rock e un dopo, quando la stessa band diventa Storia della musica. Pensare che siano già passati cinquant’anni dall’uscita di questo disco sembra davvero strano, eppure gli anni scorrono veloci sotto i nostri occhi e i nostri articoli servono per ricordare, per celebrare, per non arrendersi a quel tempo che neppure “The Object” è riuscito a fermare.

Hammer Fact:

– ‘Presence’ vince il disco d’oro il primo aprile, il giorno successivo alla pubblicazione, negli Stati Uniti, mentre in Inghilterra il giorno dell’uscita. Inoltre, in Inghilterra e negli Stati Uniti raggiunge subito il primo posto in classifica e vi resterà per due settimane.

– Nonostante i primi entusiasmanti risultati, ‘Presence’ è il disco con le minori vendite nella storia del gruppo, probabilmente perché uscito poco dopo la pubblicazione del film documentario ‘The Song Remains The Same’ e della relativa colonna sonora.

Line-Up:

Robert Plant: Vocals
Jimmy Page: Guitar
John Paul Jones: Bass
John ‘Bonzo’ Bonham: Drums

 

Tracklist:

01. Achilles Last Stand
02. For Your Life
03. Royal Orleans
04 Nobody’s Fault But Mine
05. Candy Store Rock
06. Hots On For Nowhere
07. Tea For One