Abominium: storia del death metal italiano libro primo (1986-1993)

Il 07/07/2026, di .

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Abominium: storia del death metal italiano libro primo (1986-1993)

Il concetto di “libro enciclopedico” è diventato sempre più in voga in ambito HM, complice Martin Popoff e le tante pubblicazioni a suo nome o nel suo stile proliferate in ambito angloamericano e tradotte in varie lingue. Gradualmente si è spostata l’attenzione dai “soliti noti” a fenomeni sempre più di nicchia, con uno sguardo alle “scuole nazionali” dei singoli generi. Certo, una volta gli esponenti delle suddette scuole erano Dvorak e Grieg, ora sono Talamanca e Andersson ma la sostanza non cambia, dal pioneristico ‘Swedish Death Metal’ di Daniel Ekeroth al nostrano ‘Sub Terra’, passando per l’omnicomprensivo ‘Icons of Death’ di Giuseppe Felice Cassatella, che però per sua natura guardava ai primi vagiti a stelle e strisce del genere per poi offrire uno spaccato delle scene dei singoli Paesi. Giungiamo così al dittico cronologico ‘Abominium: storia del death metal italiano’, di cui il presente libro rappresenta la prima parte: dirò subito che il valore di quella che è a tutti gli effetti la “cronaca degli albori” non si smentisce e si mostra particolarmente interessante per capire come lo Stivale abbia visto la genesi dei primissimi gruppi devoti al Metallo di Morte.
Chiaro, in Italia si era di per sé alla periferia dei centri “che contavano” all’epoca come ora, e a questo dato va aggiunto il fatto che spesso realtà interessanti e particolarmente originali sono nate a loro volta lontano dalle grandi città italiane, in piccoli centri dove magari coloro i quali potevano comprendere anche alla lontana determinate scelte si contavano sulle dita di una mano. L’isolamento, l’affascinante lentezza del tape trading, l’inesistenza di studi di registrazione adeguati al nuovo sound proposto costituivano una miscela che da un lato alzava ostacoli e barriere, mentre dall’altro faceva venir fuori personalità caparbie e con obiettivi chiari.
Di sicuro tra le pagine emerge tutta la frustrazione per gli avvicendamenti continui, per i cambi di formazione dovuti alla perdita di interesse, all’incombente servizio militare o magari all’emigrazione interna: eppure, quello che resta sono i demotape, le fanzine, le foto magari sbiadite ma che tradiscono un’unità di intenti che va oltre le difficoltà contingenti.
Dinanzi a simili pubblicazioni capita spesso di cercare conferma di quanto si sa già, soffermandosi a leggere soprattutto le sezioni dedicate a quello che ci è congeniale. Mentirei se vi dicessi che non mi sono inizialmente soffermato su Excidium, Glacial Fear ed Electrocution, solo per citarne alcuni, ma è il format dell’opera a essere legittimamente orientato a una lettura ipertestuale nel senso originario del termine.
Poi, pian piano non si può fare a meno di immergersi nelle storie di cui ‘Abominium’ è disseminato, dall’epopea che va dai Catacomb ai Novembre e contestualmente da Catania a Roma, passando per i colossi Sadist inizialmente chiamati Necrosadist a sottolineare l’opera fondante di Peso, fino a leggere dei visionari Cruentus e dei redivivi Aydra, entrambi autori di un debutto col botto all’epoca e di un ritorno con i fiocchi con i recenti rispettivi dischi, ‘Fake’ e ‘Leave to Nowhere’.
Per non parlare dei Detestor – riportati ultimamente in auge dall’opera di digitalizzazione di Rigel – che avrebbero decisamente meritato maggior fortuna, così come gruppi semisconosciuti come gli Hybris che attirarono la mia attenzione sulle pagine specializzate dell’epoca. Già: la lettura si interseca con i ricordi, siano essi un concerto dei Natron o le tante volte in cui ho visto i Glacial Fear dal vivo dopo averne ascoltato l’incredibile 7″ su Planet Rock, finché in occasione di un concerto dei Cornflakes Freaks il batterista Enzo Rotondaro (comune a entrambe le band) mi passò un mini-CD che era sostanzialmente l’embrione del futuro capolavoro ‘Fetish Parade’, o ancora la scoperta della pubblicazione della doppia retrospettiva antologica degli Excidium ‘Infecting the Graves’, davvero imperdibile per rispolverare quel sound grezzo e affascinante nella sua continua evoluzione.
Non tutti rimasero nel’underground più recondito: nomi come Undertakers, Sadist, Natron e Novembre sono ben noti anche a livello internazionale, e con l’approdo di alcuni di essi a realtà attente come Mamma Nuke poterono chiedere e ottenere di registrare con nomi del calibro di Swano e Tägtgren, con risultati di un certo spessore. Eppure… credo sia una sensazione abbastanza nota a molti di noi (specie quelli in fissa con il DIY e con la passione per il glorioso HC/punk d’annata) quel fascino che deriva dall’ascolto di una cassetta doppiata in casa, con grafica fatta a mano e flyer realizzati appositamente per garantire la diffusione capillare del nome attraverso la loro distribuzione.
Tuttavia, al di là dei gosti personali e della continuità o meno dei nomi qui citati, un’opera come quella di Fontaine ha un significato sia per l’attenzione a una realtà di nicchia ma importantissima, che per i risultati di una ricerca minuziosa attraverso ‘zine cartacee, archivi e contatti diretti con le band, molte delle quali inattive da decenni. In questo, è l’autore a non smentirsi: seguo Fontaine da tempo, e dopo essermi occupato della minuziosa analisi dell’universo Aborym da lui portata avanti posso dire che il giornalismo di retrospettiva ha un sicuro bastione in Italia nella sua persona. Vale anche per la sezione “due chiacchiere prima della sepoltura”, che detta così fa un po’ Zio Tibia e un po’ la serie televisiva Alfred Hitchcock presenta, ma risulta particolarmente efficace nel dare voce ai protagonisti indiscussi di quell’epoca, da Mick Montaguti a Trevor e Gianluca Molè, da Max Marzocca a Carmelo Orlando, per capire “come eravamo e dove stiamo andando” ma anche per approfondire magari le motivazioni di determinate scelte stilistiche, che hanno magari portato gli autori di ‘Inside the Unreal’ a realizzare due ottimi 7″ sperimentali per la Molten Metal Productions, o gli storici veterani del brutal death barese – altrimenti noti come Grindermeister, dal titolo di un loro album – a comprendere di aver dato tutto ciò che c’era da dare, per voltare pagina e dare il via con lo stesso entusiasmo a una nuova avventura su lidi completamente diversi. E la storia continua… con il secondo volume!

DESCRIZIONE DEL LIBRO
In uno scenario privo di adeguate infrastrutture, una nuova generazione di musicisti risponde alla chiamata brutale del death metal, ispirata dalle scene di Tampa e del Nord Europa. Nonostante l’approccio spesso pionieristico, la loro urgenza creativa forgia un genere estremo oltre ogni limite. L’opera si articola in un dittico cronologico, di cui il presente Libro Primo analizza la genesi del death metal in Italia, dal 1986 al 1993.

DETTAGLI DEL VOLUME:
Titolo: Abominium: storia del death metal italiano libro primo (1986-1993)
Autore: Mariano Fontaine
Anno: 2026
Editore: Crash Edizioni
Pagine: 324
ISBN: 979-12-986151-0-6
Prezzo: Euro 25,00
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