Moonspell – Irreligious: Trent’anni di decadenza gotica

Il 29/07/2026, di .

In: .

Moonspell – Irreligious: Trent’anni di decadenza gotica

Quando i Moonspell esordirono nel lontano 1995 con lo splendido ‘Wolfheart’ mi appassionai subito a quelle sonorità di matrice Black Metal infarcite di elementi sinfonici e soprattutto Folk tipici della cultura lusitana e di alcuni vagiti gotici, io che tanto apprezzavo la Wave Dark/Gothic degli anni ottanta. Poi, con il tempo, all’incirca nei primi anni duemila – epoca di ‘Darkness And Hope e ”The Antidote’ – smisi del tutto di seguirli, salvo alcuni ascolti occasionali delle nuove uscite, non tanto per l’evoluzione stilistica della band che comunque non disdegnavo, ma per una mia e tutta personale deriva verso altri lidi sonori molto più duri, in linea con il Black vecchia scuola che tanto amavo e che ancora amo. Poi, come spesso accade, si torna nel luogo del crimine e nel 2021, all’uscita di ‘Hermitage’, sono ripiombato nel mondo dei Moonspell, per farmi riconquistare e nuovamente ammaliare, fino alla pubblicazione del recentissimo ‘Far From God’ (del quale trovate QUI la mia recensione). Come tutte le band con una trentennale carriera alle spalle i Moonspell hanno cambiato coordinate, trascinandosi dietro schiere di nuovi fan sfegatati e perdendone molti altri legati indissolubilmente ai primi album, più urgenti, forse meno ragionati, più d’impatto. Tra questi c’è sicuramente il secondo capitolo dei portoghesi, ‘Irreligious’, che oggi compie i suoi primi trent’anni di vita.

Anzitutto va detto che la seconda metà degli anni novanta è un momento di svolta per numerose band: i Paradise Lost, dopo ‘Draconian Times’, si apprestano ad esplorare nuovi suoni infarciti di Synth, gli Anathema iniziano una lenta quanto inesorabile svolta Post Metal/Rock che ne cambierà per sempre le sorti, i Katatonia abbandonano il vecchio Death/Doom per assestarsi lungo territori sonori più malinconici e introspettivi e di conseguenza nasce un nuovo filone che da questi grandi nomi prende spunto. I Moonspell, ancora estremamente carichi di urgenza e violenza giovanile, sfornano un album che contiene alcune canzoni divenute iconiche come ‘Opium’, ‘Ruin & Misery’, ‘Awake!’, ‘Full Moon Madness’. L’album apre con una la intro ‘Perverse… Almost Religious’ e dopo circa un minuto giunge subito l’esplosiva quanto intensa ‘Opium’, un anthem straordinario che di fatto inaugura il disco. Fin dalle prime note di ‘Opium’ si evince la decadenza poetica, intrisa di dolore e malinconia, che pervade l’intera opera. Le atmosfere plumbee del brano sono evidenti, e c’è da dire che la combinazione di suoni derivati dal Black e le ambientazioni gotiche provenienti dagli anni ottanta non sarebbero state possibili negli anni precedenti; i Moonspell riescono a mescolare i due mondi e a crearne uno nuovo, in cui la caratteristica della violenza dei brani contenuto nel disco abbraccia il Black mentre le caratteristiche malinconiche e struggenti prendono la densità dal Doom e lo plasmano sulla base di una texture tipicamente Dark/Gothic. Oggi probabilmente, abituati a questo tipo di sonorità, ci sembra normale ascoltarle e riascoltarle nelle molteplici band del panorama odierno, ma non dobbiamo dimenticare che i Moonspell sono tra i capostipiti, prima di loro senza dubbio i Type O Negative, di un filone ancora oggi florido.

‘Irreligious’ è un cerimoniale nel quale il flusso decadente delle liriche trova compimento nella fusione tra i vari brani, spesso sfumati uno nell’altro in una sorta di continuum sonoro; il flusso ha un che di cinematico, come una pellicola che lentamente si svolge al fruitore, un viaggio sonoro – la soundtrack –  e uno visivo – la parte lirica -.

Tra gli elementi caratterizzanti dell’album va menzionato l’ottimo lavoro di chitarra svolto dal nuovo entrato Ricardo Amorim, che grazie a riff taglienti e soprattutto mai invadenti, sempre funzionali alla forma canzone, appesantisce suoni elaborati da una sezione ritmica esaltante e furiosa, il tutto sorretto dal growl acido di Ribeiro che non soltanto canta, ma è capace di interpretare i brani vestendoli su di sé in maniera teatrale. In ‘Awake!’ Ribeiro utilizza un growl arcigno e oscuro nel refrain, mentre la strofa si avvicina molto alla ritmica del Tango. Più violenta, sorretta dalla doppia cassa, ‘For a Taste of Eternity’, più introspettiva ma non meno intrigante. I punti di forza di ‘Irreligious’ sono molti, a partire dal clima lugubre che si può respirare per tutta la sua durata. ‘Ruin And Misery’, tra campane e vocalizzi orrorifici di Ribeiro; ‘A Poison Gift’, nel suo incedere decadente e funereo che esplode in un urlo sinfonico e cupo; ‘Subversion’, da considerarsi un intermezzo più che un brano vero e proprio, apre a ‘Raven Claws’, la rappresentazione perfetta della mescolanza tra la Gothic Wave degli eightes e il nuovo corso Metal: qui, fin dalle prime note, si avvertono ben più che evidenti echi dei Sisters Of Mercy, gruppo iconico di quegli anni. In ‘Raven Claws’ è più marcata la componente melodica e la voce di Brigit Zacher è un plus non indifferente alla riuscita del brano. ‘Mephisto’ è un esercizio di stile e di letteratura gotica tanto amata di Ribeiro, il Mefistofele principale antagonista nel Faust di Goethe. La stravagante ‘Herr Spiegelmann’ si apre con il suono della giostra di un luna park che va lentamente spegnendosi, successivamente alternando sezioni più Gothic oriented in cui si innestano la voce cavernosa di Ribeiro a tastiere che ricordano nuovamente gli organetti dei luna park ma in una chiave tipicamente Horror – alla Goblin di Claudio Simonetti per intenderci – ed un riff di chitarra che sembra fendere un brano dai connotati estremamente vari, stratificati, complessi. Inoltre, nel bridge del brano,il cantato di Ribeiro ricorda quello più oscuro e decadente di Dave Gahan dei Depeche Mode, altro grande vocalist che in fatto di oscurità non lascia nulla al caso.

La degna conclusione di questo disco grandioso è affidata alla lunga e articolata ‘Full Moon Madness’, un grido di dolore alla luna nella ricerca della luce per la rinascita personale dell’individuo.

Alla fine dei conti ‘Irreligious’ è ancora un album di riferimento per il panorama Metal legato a climi oscuri e cupi e di certo lo è per gli stessi Moonspell che di fatto da qui iniziano il percorso Gothic che non abbandoneranno più, con divagazioni varie negli anni a venire. Album denso e ipnotico ancora oggi a trent’anni dalla sua pubblicazione che denota una grande maturità da parte dei singoli elementi della band, ognuno perfettamente funzionale alla riuscita del prodotto finale.

Hammer Fact:
-Il brano ‘Full Moon Madness’ è divenuto un simbolo nelle esibizioni dal vivo del gruppo, in quanto molto spesso eseguito in chiusura dei live shows.
-Nel brano ‘Awake’ è presente la voce di Aleister Crowley (poeta, romanziere, pittore, occultista appassionato di esoterismo) nella registrazione della lettura della sua poesia ‘The Poet’.
-‘Irreligious’ è il primo album studio dei Moonspell con Ricardo Amorim alla chitarra. Amorim è diventato il principale compositore della band.
-da Irreligious fu tratto il solo singolo ‘Opium’ con relativo videoclip.

Tracklist:

01. Perverse… Almost Religious
02. Opium
03. Awake!
04. For a Taste of Eternity
05. Ruin & Misery
06. A Poisoned Gift
07. Subversion
08. Raven Claws
09. Mephisto
10. Herr Spiegelmann
11. Full Moon Madness

 

Line Up:

Fernando Ribeiro: Vocals
Ricardo Amorim: Guitar
Pedro Paixao: Keyboards
Joao Pedro Escoval: Bass
MIguel Gaspar: Drums

Guest Musicians:
Brigit Zacher: Vocals on ‘Raven Claws’
Markus Freiwald: Percussions on ‘For a Taste of Eternity’

Leggi di più su: Moonspell.