L’estate prima dell’immortalità: il Magic Tour del 1986 in mostra a Bologna
Il 31/08/2026, di Anna.
In: Arte.
C’è un ricordo d’infanzia che continua a rimanermi appiccicato addosso quando penso ai Queen: ero decisamente troppo giovane per poter vivere l’esperienza elettrizzante di un loro concerto dal vivo, ma nella seconda metà degli anni Ottanta si respirava nell’aria una sensazione del tutto particolare. Era una strana mescolanza di senso di immortalità e di estrema, toccante fragilità che coglievo guardando i videoclip in televisione o ascoltando i discorsi degli adulti che parlavano con trasporto di Freddie Mercury e della sua parabola artistica e umana. Quel contrasto stridente e affascinante non era una semplice suggestione infantile, ma l’anima stessa del Magic Tour del 1986. Mentre le immagini di Wembley e Knebworth consegnavano ai posteri un Freddie Mercury al culmine del suo dominio scenico regale, imbattibile, immortale, dietro le quinte si consumava l’ultimo atto live di una band che stava per fare i conti con la propria umana vulnerabilità.
Quel tour appartiene a quella categoria di eventi capaci di definire un’intera epoca e al contempo far calare il sipario sulla storia con inconsapevole solennità, lasciando un’eco destinata a risuonare per decenni. Nel 1986 la band era al culmine della propria maturità compositiva ed esecutiva, sostenuta dall’inerzia trionfale della storica esibizione al Live Aid dell’anno precedente, evento che aveva riacceso la scintilla creativa del quartetto e spinto il gruppo a ritrovare una straordinaria coesione in studio per l’album A Kind of Magic. A quarant’anni esatti da quella cavalcata di ventisei date nei più grandi stadi europei, Bologna accoglie per la prima volta in Italia una mostra che ne riapre la capsula del tempo: QUEEN The Last Tour – Le foto di Torleif Svensson dal Magic Tour del 1986, ospitata dal 10 luglio all’11 ottobre 2026 negli spazi del Museo internazionale e biblioteca della musica.

Torleif Svensson, Princes of the Universe, Olympiahalle, Monaco di Baviera, 29 giugno 1986 Dalla serie Queen – The Last Tour, Magic Tour 1986 © Torleif Svensson
Curata da Pascal Casadei van Raamsdonk e realizzata in collaborazione con A Piece of His Own, l’esposizione poggia le sue fondamenta su trentasette stampe di medio e grande formato che raccontano un retroscena quasi incredibile. Svensson, infatti, aveva perso l’intero archivio del tour del 1984 a causa del furto dei rullini ancora da sviluppare avvenuto a Wembley, ma nel 1986 ricevette la chiamata del manager Jim Beach per seguire l’intera nuova tournée. Ciò che ne è scaturito, rimasto custodito nel suo archivio personale per oltre trent’anni, va ben oltre la classica sequenza di foto di scena. Attraverso la grana della pellicola analogica, lo sguardo del fotografo svedese cattura l’incredibile contrasto tra l’immensa teatralità di Freddie Mercury e la sua profonda umanità nel dietro le quinte, dai primi passi allo stadio Råsunda di Stoccolma fino all’apoteosi finale di Knebworth Park davanti a oltre centoventimila persone, raggiunte a bordo dell’ormai iconico elicottero dipinto con le grafiche dell’album.

Torleif Svensson, You Take My Breath Away Hallenstadion, Zurigo, 1 luglio 1986, Dalla serie Queen – The Last Tour, Magic Tour 1986 © Torleif Svensson
Dal punto di vista strettamente musicale e timbrico, il Magic Tour ha rappresentato lo stato dell’arte della tecnologia live degli anni Ottanta, fondendo la potenza del rock con le nascenti architetture sonore dei sintetizzatori, ma senza mai scalfire l’ossatura organica del sound dei Queen. Sul palco, la Red Special di Brian May (costruita artigianalmente a partire da un vecchio camino e caratterizzata da quel suono granulare ottenuto pizzicando le corde con una monetina da sei pence) creava un contrappunto unico con le solide linee di basso di John Deacon e con il drumming potente e orchestrale di Roger Taylor. La voce di Mercury, sorretta da un controllo armonico assoluto e da un’estensione straordinaria, riusciva a piegare l’acustica dei più enormi stadi europei in un continuo e magnetico scambio con le masse.
A rendere davvero originale il percorso bolognese è la scelta di far dialogare queste immagini e testimonianze sonore con la collezione permanente del museo, affrontando in modo diretto e affascinante il concetto di reliquia laica. Al piano nobile dell’edificio, l’universo rock dei Queen si intreccia con i tesori della storia musicale europea: i cataloghi d’asta e i volumi d’arte consultati da Mercury fino ai suoi ultimi giorni si affiancano così alla sterminata libreria settecentesca di Padre Martini, mentre le immagini della folla adorante del tour riflettono le cronache storiche sulle oceaniche accoglienze riservate al castrato Farinelli durante le sue tournée. Allo stesso modo, il disco d’oro Elektra di Brian May per il singolo We Are The Champions trova un ideale corrispettivo nel prestigioso Ordine dello Speron d’Oro conferito a un giovanissimo Mozart da Papa Clemente XIV nel 1770, così come il piatto del drumkit di Roger Taylor, la celebre Red Special autografata e la monetina da sei pence usata da May sfilano a poca distanza da rarissimi strumenti d’epoca.
Il racconto si arricchisce anche dei cimeli del backstage che esplorano la genesi di brani simbolo come One Vision, nata da una proficua sessione collettiva di scrittura nei Musicland Studios di Monaco di Baviera dove l’arrangiamento fu costruito partendo da un synth riff d’avanguardia per poi esplodere in una cavalcata hard rock. In mostra figurano t-shirt e canotte indossate da Mercury in studio o in viaggio (come la Rapax C.B. n. 4 proveniente dalla celebre asta Sotheby’s A World of His Own e la Champion giapponese). Un contributo fondamentale alla narrazione proviene anche dalla scena locale grazie al cantautore Cesare Cremonini, noto collezionista della band, che ha prestato per l’occasione la camicia originale indossata da Mercury per l’arrivo in elicottero a Knebworth e la leggendaria canotta gialla sfoggiata durante l’ultimo concerto dal vivo del gruppo.
Questo appuntamento si colloca sapientemente all’incrocio di tre importanti ricorrenze, intrecciando i quarant’anni dal tour con l’ottantesimo anniversario dalla nascita di Freddie Mercury e il ventennale del riconoscimento di Bologna come Città Creativa della Musica UNESCO. Ma al di là delle celebrazioni istituzionali, la mostra offre soprattutto una chiave di lettura intima e universale su come la memoria trasformi la musica in mito. Risentire oggi quelle note ed esplorare le vestigia di quell’estate del 1986 significa ritrovare intatta la medesima sensazione d’infanzia: una forza capace di travalicare il tempo e la fragilità umana. Perché se è vero che dietro le quinte si consumava l’ultimo atto dal vivo di quattro musicisti straordinari, sul palco si compiva un rito destinato a non spegnersi mai. Tra la consapevolezza struggente che lo show debba comunque proseguire e la certezza urlata al cielo di voler vivere per sempre, il Magic Tour non è stato semplicemente la fine di un’era, ma la consacrazione definitiva di una promessa: la dimostrazione che, finché la loro musica continuerà a risuonare negli stadi e nella memoria, Freddie Mercury e i Queen rimarranno per sempre immortali.
In copertina: Torleif Svensson, Was It All Worth It, Olympiahalle, Monaco di Baviera, 28 giugno 1986 Dalla serie Queen – The Last Tour, Magic Tour 1986 © Torleif Svensson
QUEEN – THE LAST TOUR
10 LUGLIO – 11 OTTOBRE 2026
Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore n. 34, Bologna
da martedì a giovedì ore 11.00 13.30 – 14.30 18.30
venerdì ore 10.00 13.30 – 14.30 19.00
sabato, domenica e festivi ore 10.00 19.00