Sinister Ghost – Nel segno del Reo Tempo
Il 30/06/2026, di Filippo Corso.
Nel panorama del metal estremo italiano esistono realtà che, pur muovendosi lontano dai grandi circuiti, riescono a distinguersi grazie a una forte identità artistica e a una continua ricerca espressiva. Tra queste troviamo i Sinister Ghost, formazione che negli anni ha costruito un percorso personale fatto di atmosfere oscure, orchestrazioni evocative e tematiche profonde che spaziano dalla critica sociale al paranormale. A pochi mesi dall’uscita di ‘Reo Tempo’, EP intenso e ricco di significato che raccoglie e sviluppa ulteriormente la visione della band, abbiamo avuto il piacere di scambiare qualche parola con i musicisti per approfondire la loro storia, il processo creativo, le influenze che hanno contribuito a plasmare il loro sound e i progetti futuri. Ne è nata una conversazione sincera che ci ha permesso di entrare nel mondo dei Sinister Ghost e di scoprire cosa si cela dietro una delle realtà più interessanti della nuova scena estrema italiana.
Da qualche mese è uscito ‘Reo Tempo’, un EP di grande intensità e impatto. Partiamo però dalle origini dei Sinister Ghost: come nasce la band, come si evolve e quali sono state le vostre principali influenze?
“La band nasce nel 2017 ufficialmente, grazie all’ incontro dei due fondatori Asmort e Synugoth con un’idea al tempo, ancora embrionale in testa di creare musica propria. Il primo album ‘The Dark Abyss Of Omerty’ è stato interamente composto dagli stessi due fondatori. In ‘What’s Left Of Human?’ vi è su tutto il disco la collaborazione col violinista e orchestratore Oscar Marino. Nell’EP ‘Reo Tempo’ la formazione è la stessa del precedente lavoro con l’aggiunta del giovane chitarrista Aelodh e del session drummer Astaroth di soli 17 anni. I nostri gusti sono molto variegati sia per quanto riguarda il black metal che non, ricerchiamo costantemente ispirazioni nuove per noi e la nostra musica, ma vi sono alcuni artisti che sicuramente hanno avuto un impatto maggiore, per citarne alcuni: Carach Angren, Behemoth, Cradle Of Filth e Mayhem.”
Alla base della vostra musica esiste un concept o una visione precisa?
“Cerchiamo di non ripeterci troppo in tutto. Non abbiamo un concept che vale per tutti i dischi ma sicuramente alcune tematiche ricorrenti come: la malattia mentale, il paranormale, la critica sociale.”
‘Reo Tempo’ mi è sembrato, pur nella sua durata contenuta, un lavoro diverso rispetto al vostro precedente e importante album ‘What’s Left of Human?’: forse più maturo e consapevole. Vi ritrovate in questa lettura?
“Sicuramente ‘Reo Tempo’ è più maturo, inutile dire che cerchiamo e cercheremo sempre di migliorare di volta in volta.”
Il titolo della vostra ultima opera richiama il “Reo Tempo” foscoliano, evocando un’epoca decadente e segnata dal senso di colpa: cosa c’è alla base di questa scelta?
“Abbiamo utilizzato proprio questa espressione come titolo del nostro EP perché le canzoni al suo interno rappresentano vari aspetti decadenti del mondo di oggi, in quanto affrontano tematiche come guerra, consumismo ecc. Di conseguenza, dato che personalmente consideriamo questi concetti come colpevoli o comunque simbolo di decadenza e declino, la scelta del titolo è ricaduta proprio sul Reo Tempo foscoliano, come miglior rappresentante della narrativa dell’EP.”
Come nasce un vostro brano? In particolare, che ruolo hanno le componenti melodiche all’interno del processo compositivo?
“Non c’è mai stato un sistema preciso e definitivo per scrivere i nostri brani, le componenti melodiche e ritmiche hanno la stessa importanza per noi. In questo caso su’Reo Tempo’ abbiamo lasciato che la parte principale melodica fosse ad opera di Oscar.”
Ho un debole per ‘Oscar, That Was My Name’: potete raccontarci qualcosa in più rispetto alla sua genesi?
“Certamente, il brano in questione svela le origini del fantasma del violinista ‘’Oscar’’ non a caso come il nostro collaboratore, Asmort ha preso in parte spunto da lui per la creazione del personaggio. Non è la sua prima apparizione all’interno della nostra discografia in quanto si era già palesato in passato sul brano ‘The House of Violin’.
Qui in ‘Oscar, That Was My Name’ l’ascoltatore può immergersi nei giorni antecedenti al suo ritiro nella ‘Casa del Violino’ e scoprire fino a che punto si fosse spinto (in vita) per elevare la musica perfino sopra se stesso. Vi è anche una celata critica sociale all’industria musicale odierna, dove l’estetica dell’artista molto spesso conta quasi più che il contenuto della propria arte. Aggiungiamo un estratto del testo ‘’ They were deaf to the majesty of the music. I realized that they did not deserve it. An audience focused on appearance and not content. Does not deserve my art’’.”
Con gli occhi di una band giovane e promettente, come viene vista la scena metal estrema italiana?
“È molto complesso dare una visione d’insieme sulla scena metal estrema in italia, che è molto frammentata. Negli ultimi anni soprattutto nelle grandi città abbiamo notato un incremento di persone coinvolte nella scena, mentre in zone molto turistiche come la nostra, è pressoché inesistente.”
C’è un elemento della vostra musica che ritenete ancora inesplorato e che vorreste sviluppare in futuro?
“Sicuramente diverse tecniche di registrazione, tra cui la binaurale. Oltre a questo, non ci siamo mai posti limiti dettati da un genere musicale sulla nostra creatività.”
Quanto è importante per voi la dimensione live nel trasmettere appieno l’intensità della vostra musica?
“Per noi la dimensione live è di estrema importanza, in quanto anche l’arte visiva e la nostra esibizione devono portare spettacolo, intrattenere il pubblico e farlo diventare un tutt’uno con noi stessi.”
Se doveste definire la vostra musica con un aggettivo o un’idea, quale scegliereste e perché?
“Un solo aggettivo forse è riduttivo, Cinematografica e Provocatoria.”
Guardando indietro ai vostri primi anni, c’è un momento o un episodio che considerate decisivo nel vostro percorso?
“Il nostro incontro con Oscar Marino e Aelodh.”
Sempre nel vostro percorso, qual è stata la sfida più grande che avete dovuto affrontare come band?
“Probabilmente quella di trovare un buon agente di Booking. La stiamo affrontando tuttora. Le esperienze avute fino ad oggi sono pressoché deludenti.”
Quali i vostri progetti futuri? È nei programmi la pubblicazione di un nuovo album?
“Ovviamente sì, stiamo lavorando a nuova musica, come sempre. Mai ci siamo fermati nel corso degli anni. MAI. Inoltre stiamo lavorando a diverso materiale video e fotografico che vedrete nei prossimi mesi.”
Ringraziandovi, lascio a voi le ultime parole di questa chiacchierata.
“Ricordiamo che potete ascoltarci sulla vostra piattaforma preferita e acquistare il merch ai concerti o sul nostro Bandcamp. Ci teniamo a ringraziare te Filippo per questa piacevole intervista, Metal Hammer Italia e tutti i lettori.”