First World Appetite – Ansia moderna e aggressione sonora

Il 08/07/2026, di .

First World Appetite – Ansia moderna e aggressione sonora

Con il nuovo singolo ‘Eternal War’ i First World Appetite tornano a spingere ancora più a fondo nella loro visione sonora fatta di tensione, caos e inquietudine contemporanea. Il progetto industrial alt-metal olandese guidato da Ronald de Groot continua infatti a costruire il percorso verso il nuovo album ‘Angel Shades Demise’ attraverso un sound abrasivo e senza compromessi che fonde aggressività industriale, groove metallici e un forte impatto emotivo. Tra influenze che spaziano da Ministry e Marilyn Manson fino a Slipknot e Korn, i First World Appetite trasformano ansia, conflitto interiore e pressione sociale in qualcosa di fisico, rumoroso e visceralmente umano. ‘Eternal War’ non è semplice musica di sottofondo: è uno scontro continuo tra rabbia, nichilismo e sopravvivenza. Abbiamo parlato con Ronald de Groot del significato dietro il nuovo singolo, delle tematiche personali che attraversano ‘Angel Shades Demise’, del rapporto con la scena industrial e dell’approccio totalmente libero e senza filtri che definisce l’identità dei First World Appetite.
‘Eternal War’ sembra più un campo di battaglia psicologico che una canzone tradizionale. Quale stato emotivo ha ispirato il brano?
“Il pezzo è stato scritto originariamente nel 2018 e i testi erano ispirati al romanzo Paradise Lost, quindi roba tipo diavolo contro Dio. Tuttavia, dopo tutti questi anni ha assunto una forma completamente nuova, mentre assorbivo molta energia negativa dal clima politico e dai conflitti in Medio Oriente, dove piccoli bambini innocenti perdono la vita ogni giorno per colpa di uomini in giacca e cravatta e dei loro ego fuori controllo. Così ho liberato il mio nichilista interiore per questa canzone e ci sono andato giù in pieno stile Antico Testamento.”
In che modo ‘Eternal War’ porta avanti il percorso dei First World Appetite rispetto alle vostre uscite precedenti?
“Non credo che lo porti davvero avanti, ma piuttosto aggiunge altra violenza a quella che avevo già espresso in ‘LXIV’. Penso che sia molto simile all’approccio che avevo nel disco precedente: senza filtri e con un rilascio emotivo continuo verso il mondo. Curiosamente, è l’unica canzone dell’album che potrebbe tranquillamente stare nel mio disco precedente.”
‘Angel Shades Demise’ sembra profondamente radicato in temi di conflitto interiore. Quanto è centrale questa idea nell’intero album?
“Riflette molto il modo in cui vedo me stesso, questo mondo e il mio posto nello stato attuale delle cose. Alcune parti sono brutte, tristi, aggressive, malinconiche, ma soprattutto si tratta di abbracciare la follia e andare avanti nonostante tutto con una chitarra sulle spalle haha. C’è anche della bellezza lì dentro, per esempio nella ballata dedicata a mia figlia, Faye.”
I fan possono sentire influenze che vanno dai Ministry e Marilyn Manson fino agli Slipknot e Korn. Da dove pensi derivi la vera identità dei First World Appetite?
“Sai, ho riflettuto parecchio su questa cosa mentre registravo il mio disco precedente, ‘LXIV’. Credo che il concetto di identità sia molto soffocante quando si tratta di creare musica o arte in generale. L’identità è qualcosa che cambia continuamente negli esseri umani e non voglio aggrapparmi a limiti definitivi nel mio sound. I FWA sono tutto ciò che voglio che siano, e dipende davvero da come mi sento quando scrivo musica. Il prossimo album potrebbe anche essere un disco country, chi lo sa (ride Nda).”

Il vostro sound è stato descritto come “macchinari che stridono contro la memoria”. Quanto è importante l’atmosfera nel tuo processo di scrittura?
“L’atmosfera, o la ‘vibe’ come mi piace chiamarla, per me è tutto quando scrivo o creo musica. Una canzone deve farmi provare qualcosa, altrimenti non riuscirò mai a finirla e pubblicarla.”
Hai fondato i First World Appetite nel 2017. Cosa ti ha spinto inizialmente a creare un progetto così conflittuale e senza compromessi?
“È iniziato come un modo per dimostrare alle persone che avevo intorno di cosa fossi capace musicalmente. Col tempo è diventato un mezzo per esprimermi su determinati temi in qualsiasi modo desiderassi. Ho anche scoperto che è un ottimo modo per entrare in contatto con il mio lato ombra subconscio. Inoltre pensavo che l’industria musicale fosse diventata troppo morbida e avesse bisogno di più energia grezza e onesta.”
La vostra musica esplora lotte legate alla salute mentale, crisi d’identità e pressione sociale. Quanto sono personali questi temi per te?
“Ho lottato con la dipendenza dall’alcol per gran parte della mia giovinezza, cercando di mascherare problemi mentali irrisolti, e ancora oggi sto combattendo con un sacco di demoni. Registrare musica mi ha davvero dato uno sfogo, ma anche un modo per osservare i miei pensieri più oscuri da prospettive diverse. Quindi, per rispondere alla domanda: moltissimo.”
Il titolo ‘Angel Shades Demise’ suona oscuro e cinematografico. Cosa rappresenta?
“Un mio amico si è tolto la vita nel 2023. Poco dopo è nata mia figlia, che abbiamo quasi perso durante il parto, e tre mesi più tardi è morta mia nonna. Più avanti, quell’inverno, c’era questo piccolo bruco esausto (una falena angel shades) nascosto sotto la porta d’ingresso: l’ho preso con me, l’ho messo in un terrario e sono diventato ossessionato dal tenerlo in vita. Dopo circa due settimane è morto durante la metamorfosi e la cosa mi ha spezzato. Ho capito di aver proiettato il mio bisogno di controllo sulla vita, dopo tutti quegli eventi dolorosi, su quella piccola creatura. Per me rappresenta il fatto di non avere alcun controllo su ciò che accade nella vita e di accettarlo.”
Il video di ‘Eternal War’ aggiunge un ulteriore livello di tensione e aggressività al brano. Quanto è importante l’aspetto visivo del progetto?
“Da fan di band come Marilyn Manson e Slipknot, semplicemente mi piace avere un pacchetto completo quando si parla di musica e immagini. Aggiunge un ulteriore livello divertente all’intera esperienza.”
La vostra reinterpretazione di ‘Goin’ Out West’ di Tom Waits ha sorpreso molti ascoltatori. Cosa ti attrae del mondo e dello storytelling di Tom Waits?
“Il suo approccio grezzo e senza filtri alla musica è semplicemente di un altro livello e non esiste nessuno come lui nella musica. Adoro questa cosa.”

La scena industrial e alt-metal è cambiata molto nel corso degli anni. Come vedi evolversi il genere nel 2026?
“Non ne sono davvero sicuro, ma vedo sempre più band diventare pulite nel sound oggigiorno e la cosa non mi piace molto. Abbiamo bisogno di più persone arrabbiate e folli nella musica, come negli anni ’90: il mondo ne ha bisogno.”
I First World Appetite non sembrano musica di sottofondo: sembrano qualcosa di fisico e conflittuale. Che tipo di reazione speri di provocare negli ascoltatori?
“Può essere qualsiasi cosa stiano cercando: dalla musica ad alta energia per allenarsi fino a vere e proprie colonne sonore da protesta mentre si rovescia il sistema. Basta che scateni qualcosa, qualsiasi cosa!”
C’è un messaggio specifico o una sensazione che speri le persone portino con sé dopo aver ascoltato ‘Angel Shades Demise’?
“Continuate a combattere e ad andare avanti in questi tempi difficili. Mettete sempre in discussione tutto ciò che vi viene detto e ciò che il sistema cerca di vendervi come verità. I tempi moderni sono duri per la mente e per l’anima, e dovete proteggervi dalla sporcizia e dalla corruzione.”
Qual è stata la sfida più grande durante la creazione di questo nuovo album?
“Senza dubbio il processo di mixaggio. L’album è passato attraverso diversi tecnici del mix prima che fossi soddisfatto del suono. Sembrava sempre mancare quel pugno grezzo che stavo cercando, ma alla fine Joel Wanasek ha centrato il mix… gioco di parole voluto.”
Se dovessi descrivere i First World Appetite in sole tre parole ai lettori di Metal Hammer, quali sarebbero?
“NESSUN FOTTUTO COMPROMESSO.”

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