Daidalos – Un Viaggio Sonoro nell’Inferno di Dante
Il 16/07/2026, di Carlo Monforte.
Con ‘Dante’, i Daidalos elevano la loro musica a nuove vette, presentando una reinterpretazione audace e profonda della ‘Divina Commedia’ di Dante Alighieri. Il secondo album del compositore e polistrumentista tedesco Tobias Püschner si immerge completamente nell’universo oscuro e drammatico dell’opera, con un approccio che fonde in modo potente il symphonic black metal con una narrazione epica e malinconica. Ogni traccia di ‘Dante’ diventa una tappa di questo viaggio infernale, un’odissea sonora che alterna furia e riflessione, caos e rivelazione. Grazie a riff incessanti, orchestrazioni sontuose e arrangiamenti corali evocativi, Püschner riesce a catturare l’essenza del dramma dantesco, trasportando l’ascoltatore attraverso le gelide profondità dell’Inferno, fino ai cerchi più oscuri della dannazione. Se il debutto ‘The Expedition’ aveva già mostrato il talento di Daidalos, con ‘Dante’ la questa one man band raggiunge una maturità artistica, proponendo un album che non è solo un tributo alla grande letteratura, ma una vera e propria esperienza musicale che esplora l’aggressività, la malinconia e la grandiosità cinematografica del symphonic black metal.
‘Dante’ mette in musica la ‘Divina Commedia’. Cosa ti ha ispirato a reinterpretare un’opera così iconica e qual è il tuo legame personale con essa?
“La scintilla iniziale è arrivata durante una mia visita a Firenze. Essere circondato dalla sua storia e dalla sua architettura mi ha naturalmente condotto a Dante, e infine alla lettura stessa della ‘Divina Commedia’. Ciò che mi ha affascinato di più non era solo l’immaginario, ma la sensazione che Dante scrivesse costantemente tra le righe. Dal mio punto di vista, stava cercando di esprimere pensieri che non potevano essere pronunciati apertamente all’epoca — idee che sarebbero potute sembrare eretiche o pericolose se dichiarate direttamente. Leggendo l’opera in questo modo, il viaggio è diventato gradualmente più personale. Non stavo solo seguendo Dante attraverso l’Inferno, ma riflettendo sui miei dubbi, le mie paure e i miei conflitti interiori lungo il percorso. Non ho quindi affrontato la ‘Divina Commedia’ come una storia da raccontare, ma come uno specchio. ‘Dante’ è diventata la mia discesa personale, plasmata dal presente — dalle tensioni, dalle incertezze e dalle pressioni silenziose del mondo in cui viviamo oggi.”
Come differisce questa reinterpretazione da un racconto tradizionale della ‘Divina Commedia’? Quali elementi hai trattato con maggiore libertà creativa?
“Mi sono mosso attraverso quelli che percepisco come i “peccati” del nostro tempo — non come trasgressioni letterali, ma come stati emotivi e psicologici profondamente familiari oggi. Per questo motivo, molti elementi del mondo di Dante sono stati tradotti in un’atmosfera contemporanea piuttosto che citati direttamente. La maggiore libertà creativa riguarda il tono e l’atmosfera. Mi sono concentrato meno sul riprodurre fedelmente immagini storiche e più sull’esprimere come quelle idee risuonano quando vissute attraverso una lente moderna — tensione, inquietudine e peso emotivo. In questo senso, l’album non aggiorna la storia di Dante, ma lascia che la sua essenza risuoni diversamente nel mondo di oggi.”
I temi del dubbio, della disperazione e della rivelazione sono centrali nell’album. Come ti hanno colpito personalmente mentre componevi la musica?
“Guardando il mondo di oggi — crisi costanti, situazione climatica, incertezze su tanti livelli — è facile sentirsi sopraffatti, quasi alla disperazione. Queste sensazioni si sono naturalmente riflesse nella musica. Dubbio e paura fanno parte della nostra realtà quotidiana, che lo vogliamo riconoscere o no. Allo stesso tempo, la vita va avanti. Ho attraversato fasi personali difficili mentre lavoravo a questo album, eppure ho continuato. La tensione tra affrontare l’oscurità e rifiutare di arrendersi è diventata fondamentale nel processo compositivo. La speranza in ‘Dante’ non è mai forte o eroica — è una scintilla fragile. Portare quella scintilla attraverso l’incertezza e proteggerla anche nei momenti più bui è al cuore emotivo dell’album.”
Con ‘Dis’ hai catturato un momento in cui la meraviglia si trasforma in terrore. Come hai affrontato questo cambio di tono musicalmente e liricamente?
“L’atmosfera dell’album diventa gradualmente più pesante e oscura. Questo riflette la discesa di Dante — più scende nell’Inferno, più i peccati diventano severi, crudeli e profondi, e la musica segue questo peso emotivo. ‘Dis’ rappresenta un punto di svolta decisivo in quel viaggio. Prima di arrivarci, Dante attraversa il fiume Stige, e con gli interludi distribuiti nell’album volevo sottolineare quella transizione non solo a livello narrativo, ma anche musicale e dinamico. All’inizio, la Città di Dis appare vasta e quasi imponente — monumentale, antica, architettonicamente travolgente. Ma quel senso di meraviglia crolla rapidamente in terrore una volta che la sua vera natura si rivela. L’atto della scoperta si trasforma in una cruda consapevolezza: da questo punto in poi non c’è ritorno. Questo momento definisce ‘Dis’ — e dopo di esso, l’album non scende più dolcemente, ma precipita.”
Il suono di ‘Dis’ è descritto come oscuro, ritualistico e oppressivo. Come hai bilanciato queste intense emozioni con gli elementi orchestrali per creare quest’atmosfera?
“Per ‘Dis’, l’aspetto più importante era trasmettere il peso della città — la sua presenza opprimente e quasi autoritaria. Volevo che questa sensazione di autorità fosse inevitabile, come se la città stessa impartisse un ordine. Allo stesso tempo, cresce l’urgenza quando Dante tenta di attraversarla — una sorta di panico irrequieto quando comprende cosa ha affrontato. Musicalmente, ho separato questi stati in modo molto deliberato. I passaggi più oscuri e oppressivi sono sostenuti da organo da chiesa, ottoni bassi e coro sacro, enfatizzando rituale, messa e dominazione. I momenti più veloci e frenetici sono guidati dagli archi acuti, in particolare dai violini, che sottolineano l’energia nervosa e la sensazione di essere spinti avanti senza controllo. Insieme, questi strati creano la tensione tra immobilità imposta e movimento frenetico che definisce ‘Dis’.”
‘Dis’ tratta della Città di Dis, simbolo potente di dominio attraverso la paura. Come vedi il ruolo della paura nei temi più ampi di Dante?
“Vedo la paura come una delle emozioni centrali dell’album — e cresce costantemente lungo il viaggio. Viviamo in un’epoca in cui la paura è ovunque: paura di non avere abbastanza, paura dell’instabilità, paura della guerra, paura del cambiamento climatico, paura di perdere terreno sociale, paura della morte, paura di non essere sufficienti. Consciamente o no, molti aspetti della vita moderna sono modellati da essa. Per me, la Città di Dis diventa la città della paura stessa. La sua vastità, la sua scala irraggiungibile e la sua presenza schiacciante creano un senso opprimente di pressione e dominio. A quel punto dell’album, Dante ha già visto innumerevoli orrori. Eppure deve andare ancora più in profondità. ‘Dis’ cattura quel momento in cui la paura non deriva più solo da ciò che è stato visto, ma dalla domanda insopportabile su ciò che potrebbe ancora attendere.”
La tua musica fonde black metal sinfonico con sfumature malinconiche. Come aiuta questa fusione a esprimere il peso emotivo del viaggio di Dante?
“Per me, la malinconia emerge quando la paura è accompagnata dalla disperazione. All’inizio dell’album, soprattutto in ‘Inferno’, c’è ancora una spinta alla scoperta. Dante non sa ancora cosa lo attende. C’è movimento, energia e un senso di entrare nell’ignoto. Ma man mano che il viaggio procede, quell’impulso svanisce lentamente. La sensazione di non poter tornare indietro cresce, e tutto diventa più oscuro, pesante e irreversibile. In questo spazio, tristezza, perdita e isolamento cominciano a dominare. Dante attraversa l’Inferno da solo, proprio come molti affrontano i propri inferni personali. Nelle tredici tracce, questa malinconia si intensifica fino a riversarsi completamente nella musica. Mi è sembrato naturale, perché Dante inizia il viaggio già smarrito — e da lì le cose non migliorano, peggiorano. Questo crollo graduale dà all’album la sua corrente malinconica e la sua gravità emotiva.”
In ‘Dis’ c’è una linea: ‘Enter my fear’. Come si collega al più ampio racconto dell’album?
“‘Enter my fear’ è una frase molto deliberata. In ‘Dis’, la paura non è più solo un’emozione interna — diventa un sistema. La città rappresenta strutture costruite su intimidazione, controllo e dominio, dove la paura è uno strumento per modellare comportamenti e obbedienza. La frase è pronunciata dalla prospettiva di un individuo che incarna quel sistema. Quando dice ‘enter my fear’, non è un avvertimento — è un invito. Un invito a entrare in una narrazione costruita di minaccia, pericolo e protezione. Questo è come la paura opera a livello collettivo: le persone vi vengono attratte, spesso credendo di ricevere sicurezza o chiarezza, mentre in realtà cedono autonomia. All’interno dell’album, questo momento segna il punto in cui la paura non è più osservata da Dante, ma affrontata direttamente, sapendo che una volta entrati non si può semplicemente lasciarla alle spalle.”
Come hanno influenzato le chitarre di Nahuel Lozano il suono dell’album, soprattutto nella precisione con cui si inseriscono negli strati orchestrali?
“Sono sempre stato impressionato dalle chitarre di Nahuel per la sua band Mental Cruelty. Lavorare con lui su ‘Dante’ è stata un’esperienza incredibile e un vero piacere dall’inizio alla fine. Quando si è unito al progetto, l’album era già completamente composto — inclusi batteria e orchestrazione completa. Per dare alle chitarre una direzione chiara senza limitare la creatività, ho scritto strati di tremolo e violino che definivano lo spazio armonico e i confini melodici di ogni pezzo. Quegli strati non erano istruzioni rigide, ma un territorio musicale in cui poteva muoversi. Ispirato dall’orchestrazione, dalla base ritmica e dallo spazio armonico, Nahuel ha sviluppato le sue parti di chitarra sopra di esso. Abbiamo discusso ogni dettaglio, e dato che il ruolo della chitarra era già considerato durante la composizione, le sue parti si sono integrate perfettamente con il tutto. Non sembrava aggiungere le chitarre in seguito, ma completare qualcosa già connesso organicamente.”
Sei l’unico compositore e interprete di ‘Dante’. In che modo questo approccio solista ti ha permesso di approfondire gli elementi personali ed emotivi della musica?
“Non ho scritto le canzoni dopo aver terminato l’intero libro. Ogni pezzo è stato composto quando un capitolo o un passaggio mi colpiva profondamente — e solo allora continuavo a leggere. Questo ha permesso alla musica di evolversi insieme al testo, passo dopo passo, invece di essere pianificata a distanza. Uno dei vantaggi di lavorare in questo modo — e da solo — è che rispecchia il viaggio di Dante stesso. Lui attraversa l’Inferno in gran parte da solo, guidato solo da Virgilio, e in modo simile io ho attraversato questo processo in solitudine. Ero solo con il libro, solo con la mia interpretazione, i miei testi, l’atmosfera e la musica. Questa solitudine ha creato la densità e la concentrazione necessarie all’album. Credo che questo tipo di sviluppo organico, guidato dall’emozione, funzioni meglio senza interruzioni esterne, permettendo all’album di restare strettamente allineato alla discesa di Dante.”
C’è stato un momento o un passo specifico dell’opera di Dante Alighieri che ha ispirato il primo singolo, ‘Inferno’, e il suo drammatico ingresso nell’Inferno?
“Penso che in ‘Inferno’ si percepisca ancora il senso di fascinazione e slancio. In quel periodo ero profondamente catturato da Dante e dal libro stesso. Dopo aver letto i primi canti, ho subito capito che questo viaggio era enorme — non solo una discesa nell’Inferno, ma un percorso di grande peso emotivo e simbolico. Questa consapevolezza iniziale ha plasmato il brano. ‘Inferno’ trasmette una certa energia e impulso perché riflette il momento della scoperta — l’emozione di entrare in qualcosa di vasto e sconosciuto. È il punto in cui il viaggio inizia davvero, prima che la sua oscurità si riveli completamente.”
Considerata la grandiosità dell’orchestrazione in ‘Dante’, hai incontrato difficoltà a fondere gli elementi sinfonici con la natura aggressiva del black metal?
“Sì, è stata una grande sfida per me. Guardando al mio album precedente, ‘The Expedition’, gli elementi orchestrali erano molto in primo piano. Quel metodo aveva senso per il suo concept cinematografico e atmosferico, dove le chitarre giocavano spesso un ruolo di supporto. Con ‘Dante’, volevo riflettere la crudezza dell’Inferno molto più direttamente nelle chitarre. Fin dall’inizio del songwriting, ho deciso di dare più spazio e presenza alle chitarre. In molti casi, ho scritto gli strati di tremolo e violino — che poi sarebbero diventati la base per le chitarre — prima di costruire l’orchestrazione attorno a essi. Questa volta, l’orchestra funge più da rinforzo e atmosfera, piuttosto che da forza principale. Questo capovolgimento è stato difficile, ma necessario. Ha permesso all’aggressività del black metal di restare centrale, mentre gli elementi sinfonici approfondiscono il peso emotivo e narrativo senza sovrastarlo.”
‘Dante’ è un album molto teatrale. Quanto è importante per te la narrazione visiva e come si intreccia con la musica nel tuo lavoro?
“Spero che gli ascoltatori si concedano il tempo di vivere l’album nella sua interezza. In un’epoca in cui tutto è modellato dagli algoritmi e dal consumo immediato, può sembrare insolito — ma ‘Dante’ va vissuto come un viaggio continuo. Nelle sue tredici tracce, la storia si sviluppa per circa trentasette minuti, e credo che il significato completo emerga solo ascoltando dall’inizio alla fine. Approcciando l’album in questo modo, la dimensione visiva emerge naturalmente. Le immagini non devono essere imposte — si formano da sole nella mente dell’ascoltatore. Per me, questa connessione tra suono, narrazione e immaginario interiore è il vero aspetto teatrale dell’album.”
L’album sembra esplorare tensioni sia politiche sia spirituali. Come influenzano la rappresentazione dell’Inferno e della discesa nell’album?
“‘Dante’ non propone argomentazioni politiche — osserva le strutture del potere. L’Inferno, in questo contesto, non è solo un luogo metafisico, ma il riflesso di sistemi costruiti su controllo, paura, ideologia e autorità morale. Le tensioni religiose e politiche si fondono laddove la credenza viene utilizzata per dominare, e l’obbedienza sostituisce la riflessione. Questo incrocio — in cui il potere si presenta come verità — trasforma l’Inferno in qualcosa di inquietantemente familiare.”
Come hai impostato la struttura drammatica dell’album? C’era un arco particolare o una progressione emotiva che volevi far vivere all’ascoltatore?
“L’album è stato scritto come una storia continua, e la struttura drammatica si basa interamente sulla progressione emotiva. La musica deve trascinare l’ascoltatore sempre più in profondità negli eventi — nella narrazione stessa, nell’Inferno — invece di osservare tutto a distanza. Ascoltato dall’inizio alla fine, l’atmosfera si stringe e si fa più pesante. Ciò che inizia con movimento e scoperta in ‘Inferno’ si trasforma lentamente in qualcosa di più oscuro, malinconico e oppressivo. Quando l’album raggiunge i momenti finali in ‘Ultimatum’, il peso emotivo è pienamente consolidato. Il viaggio si muove dall’energia e curiosità verso profondità, dolore e rassegnazione — non improvvisamente, ma inevitabilmente.”
Il concetto di “verità nascoste” gioca un ruolo chiave nell’album. Cosa rappresentano secondo te queste verità nel contesto di ‘Dante’ e della tua interpretazione?
“Per me, l’idea di ‘verità nascoste’ è radicata in ciò che esiste tra le righe. Non riguarda le parole letterali sulla pagina, ma ciò che è implicito, celato o lasciato non detto — specialmente in un’epoca in cui certi pensieri non potevano essere espressi apertamente. Dante si affidava al lettore attento per seguire l’opera e comprendere ciò che veniva comunicato sotto la superficie. Io approccio la mia musica allo stesso modo. Il significato non risiede solo nei testi o nelle note, ma nell’atmosfera, nella tensione e in ciò che si rivela lentamente nel tempo. ‘Dante’ invita l’ascoltatore ad ascoltare attentamente — non solo a sentire, ma a interpretare.”
Il black metal sinfonico può risultare molto denso. Come fai a garantire che il filo emotivo non si perda tra l’orchestrazione complessa e le voci aggressive?
“Per me, ogni canzone ha il proprio DNA. Può essere una melodia principale, un tema vocale o un centro tonale specifico — ma ogni traccia è costruita attorno a un’idea musicale centrale che ne definisce l’identità emotiva. Quando lavoro con orchestrazioni dense e elementi aggressivi, mi assicuro che questo nucleo rimanga sempre percepibile. Tutto il resto è scritto per supportare quell’idea centrale, non per oscurarla. Questa chiarezza è stata ulteriormente rafforzata dal lavoro di Nahuel Lozano su mix e mastering. Il suo approccio ha garantito che, anche nella densità dell’album, ogni strato fosse udibile e funzionale. Il mio obiettivo era tradurre l’atmosfera emotiva di ogni capitolo in musica senza sovrastarla. Se l’emozione può ancora essere percepita sotto la complessità, allora composizione e produzione hanno raggiunto il loro scopo.”
‘Dis’ rappresenta un punto di svolta nella narrazione dell’album. Come vedi il passaggio dai momenti più misteriosi e meravigliosi di ‘Inferno’ alla cupa oppressione di ‘Dis’?
“‘Inferno’ appare molto presto nell’album, subito dopo l’intro, mentre ‘Dis’ arriva solo alla traccia nove. Questa distanza è importante. Quando l’ascoltatore arriva a ‘Dis’, molto è già accaduto: il viaggio è progredito, le esperienze si sono accumulate e la paura ha preso forma. Questo contrasto è intenzionale. ‘Inferno’ porta ancora movimento e slancio — la sensazione di entrare nell’ignoto. ‘Dis’, invece, segna un punto in cui la paura non è più astratta. È tangibile, oppressiva e inevitabile. Si percepisce che la storia è avanzata e che la discesa è cambiata profondamente. La differenza tra i due brani esiste perché esiste il viaggio tra di essi — e quella progressione è essenziale per la narrativa dell’album.”
Gli elementi visivi, come il lyric video di ‘Dis’, giocano un ruolo importante nell’immergere l’ascoltatore nella storia. Come collabori con gli artisti visivi per tradurre la tua visione musicale in qualcosa di più viscerale?
“Il lato visivo di ‘Dante’ era molto importante per me, soprattutto la copertina realizzata da Bérénice//Noirs Dessins. Il suo approccio a
puntini mi è sembrato concettualmente perfetto. Ogni singolo punto può essere visto come un’anima perduta — isolata, intrappolata — e insieme, quei punti infiniti formano l’immagine dell’Inferno stesso. Questo riflette come Dante percepisce l’Inferno nel libro: non come uno spazio astratto, ma come una raccolta di destini individuali che contribuiscono al tutto. Questa idea di frammentazione e unità allo stesso tempo risuonava profondamente con la narrativa dell’album. Oltre alla copertina principale, il materiale visivo pubblicato insieme all’album supporta l’atmosfera e la narrazione senza dominarla. Il fine è sempre estendere il mondo emotivo della musica, non distrarre da esso. Per me, i visual funzionano meglio quando servono la storia — suggerendo, accennando e approfondendo l’esperienza, invece di spiegare tutto in modo esplicito.”
Con l’uscita di ‘Dante’, cosa speri che gli ascoltatori portino via dall’esperienza? C’è una sensazione o una rivelazione particolare che vuoi lasciare dopo l’ascolto completo dell’album?
“Spero che gli ascoltatori diventino consapevoli di come l’atmosfera cambi nel corso dell’album, e che comprendano questa trasformazione come parte essenziale del viaggio. ‘Dante’ non va vissuto come una raccolta di canzoni, ma come un passaggio — dove umore, peso ed emozione cambiano e si approfondiscono continuamente. Allo stesso tempo, c’è una scintilla fragile che Dante porta dall’inizio alla fine. Un piccolo e silenzioso senso di speranza che sopravvive anche quando tutto si fa più oscuro — e che alla fine conduce a una forma di liberazione. Se gli ascoltatori possono portare con sé un frammento di questo nelle loro vite — l’idea di preservare un bagliore interiore di libertà e speranza nei momenti bui — allora l’album ha raggiunto il suo scopo. Sii la luce nel buio.”