Homicyde – Oscurità, Groove e Sopravvivenza
Il 24/07/2026, di Carlo Monforte.
Con ‘Immortal’, gli Homicyde tornano a colpire con un mix devastante di melodic death metal, groove brutali e intensità emotiva. La band di Charleston, South Carolina, attiva dal 2010, continua infatti a portare avanti una visione sonora feroce e senza compromessi, capace di unire tecnica, aggressività e passaggi melodici oscuri in un sound influenzato da nomi come The Black Dahlia Murder, Cattle Decapitation, Gojira e Orbit Culture.
Nati dall’unione dei fratelli Carl Parrott II (batteria), Jacob Parrott (voce) e Shane Parrott (basso), gli Homicyde hanno consolidato la propria identità con l’ingresso dei chitarristi Wayne Palmer e Thomas Weidick, costruendo nel tempo una delle realtà underground più solide e autentiche della scena death metal americana. Completamente indipendenti e legati a un approccio DIY, gli Homicyde continuano a gestire in autonomia tour, promozione e produzione musicale, mantenendo un rapporto diretto con i propri fan e con la scena underground.
Registrato e masterizzato agli Exodian Studios, ‘Immortal’ rappresenta un capitolo estremamente personale per la band: un album nato dal dolore, dalla perdita e dalla volontà di trasformare esperienze traumatiche in musica intensa e viscerale. In questa intervista hanno risposto tutti i membri del gruppo raccontandoci il significato del disco, il percorso umano dietro i brani e l’evoluzione degli Homicyde dentro e fuori dal palco.
‘Immortal’ suona più pesante, oscuro e focalizzato rispetto al vostro materiale precedente. Qual era la visione principale dietro l’album?
“(JP) Personalmente avevamo attraversato molte perdite prima di scrivere questi brani. Le canzoni sono il prodotto delle emozioni che abbiamo provato a causa di quelle perdite e delle situazioni che ne sono derivate.”
Il disco combina brutalità e forti elementi melodici. Come bilanciate aggressività e atmosfera nella vostra scrittura?
“(TW) Ogni canzone di solito nasce da un riff molto pesante e massiccio. A seconda della direzione che prende, a volte aggiungiamo armonie o melodie. Ogni brano è diverso, quindi non seguiamo una formula precisa. A volte conosciamo già il tema lirico in anticipo e questo rende le cose ‘più o meno’ più facili. I pezzi più lunghi sono il risultato di jam session su varie parti, per poi tornarci sopra più tardi aggiungendo crescendo e intensità. Non so se ‘equilibrio’ sia la parola giusta, ma facciamo ciò che ci sembra naturale in quel momento.”
Il vostro sound è stato paragonato a band come The Black Dahlia Murder, Cattle Decapitation e Gojira. Da dove pensate derivi la vera identità degli Homicyde?
“(JP) Questi sono sicuramente alcuni dei nostri artisti preferiti, quindi essere paragonati a loro è un enorme complimento. L’identità degli Homicyde nasce da cinque persone con la stessa mentalità che suonano il genere che amano. Ciò che ci ispira cambia nel tempo, quindi chissà dove saremo con le prossime uscite.”
Il titolo ‘Immortal’ richiama temi di sopravvivenza e resistenza. Cosa significa personalmente per voi il titolo dell’album?
“(JP) Volevamo che questo album fosse un tributo ad alcune persone importanti che abbiamo perso prima di scrivere questi brani. Era il nostro modo di tenerle sempre con noi. In particolare ‘Immortal’ e ‘All the Worst Stars’. Gli altri pezzi parlano del dolore provocato dalla loro perdita. In un certo senso anche il nostro dolore sarà immortale.”
Dal punto di vista lirico, l’album esplora mortalità e resilienza. Ci sono state esperienze o emozioni specifiche che hanno influenzato il processo di scrittura?
“(CP) Ho scritto la maggior parte dei testi di ‘Immortal’. Mio figlio CJ è morto nella primavera del 2021 e questo ha cambiato per sempre la mia vita. Durante quel periodo estremamente difficile ho vissuto molte esperienze che sono poi diventate le canzoni di ‘Immortal’. ‘All The Worst Stars’ parla in modo specifico del legame che avevo con mio figlio. ‘Absolutely Nothing’ racconta di come, anche quando sei nel punto più basso della tua vita, ci saranno sempre persone pronte a portarti via tutto ciò che possono. ‘Until I Cease To Be’ parla della realtà della depressione profonda. ‘Immortal’ è stata scritta quando il mondo ha perso Trevor Strnad. Senza i The Black Dahlia Murder noi non saremmo una band, vista la loro costante influenza su di noi. Questo era il nostro modo di rendere omaggio a uno dei nostri eroi. ‘Medusa’ è stata scritta da Jacob e racconta le sue esperienze con la madre dei suoi figli. Tutto in questo album è stato personale per noi, e si percepisce in ogni aspetto.”
Gli Homicyde sono nati come progetto tra fratelli. In che modo questo legame familiare ha influenzato la chimica e la direzione della band negli anni?
“(SP) Come ogni famiglia, abbiamo un legame molto forte tra di noi. Siamo sempre stati e saremo sempre molto uniti. Thomas e Wayne sono semplicemente un valore aggiunto. Siamo abbastanza vicini da conoscere sia i lati belli che quelli peggiori l’uno dell’altro, ma anche da comprenderli e accettarli.”
Charleston, South Carolina, non è il primo posto che viene in mente quando si pensa al melodic death metal. In che modo la scena locale ha influenzato il vostro sound?
“(CP) A livello locale siamo stati influenzati inizialmente da band come Mare Of Steel e Your Chance To Die. Erano praticamente il meglio della scena qui. Ci hanno mostrato fin da subito che anche una band locale della South Carolina poteva spaccare davvero. Ovviamente ci sono stati anche gruppi più grandi provenienti da qui, come Nile, The Classic Struggle e Through The Eyes Of The Dead, che hanno avuto una grande influenza su di noi agli inizi e continuano ad averla ancora oggi.”
L’album è stato registrato e masterizzato agli Exodian Studios. Com’è stato il processo di registrazione? Avete sperimentato qualcosa di nuovo questa volta?
“(TW) A parte la batteria, registrata in studio, tutto il resto è stato inciso nelle nostre case. Dal punto di vista delle sperimentazioni, questa è la prima uscita in cui compaiono clean vocals, eseguite dal nostro batterista Carl in ‘All the Worst Stars’. Ci sono anche elementi atmosferici e progressivi in ‘Until I Cease to Be’ e ‘All the Worst Stars’, oltre a un lavoro di chitarra più intricato, che va dalle stratificazioni agli shred armonizzati. Crediamo che ogni canzone riesca a reggersi perfettamente sulle proprie gambe.”
I brani di ‘Immortal’ colpiscono sia per precisione tecnica sia per groove grezzo. Qual è l’aspetto più importante del vostro sound?
“(TW) La regola non scritta quando componiamo negli Homicyde è che tutto debba avere groove ed essere melodico. Ci piace creare melodie che restino in testa. Poi batteria, urla, slide di basso, shred e tutto il resto si incastrano naturalmente. Credo che ognuno di noi darebbe una risposta diversa su quale sia l’aspetto più importante del nostro sound, ma penso che tutti concordiamo sul fatto che stiamo scrivendo ed eseguendo la musica che noi stessi vorremmo ascoltare.”
Siete rimasti completamente indipendenti e DIY durante tutta la vostra carriera. Quali sono le maggiori sfide — e le maggiori soddisfazioni — nel lavorare senza un’etichetta?
“(SP) La sfida più grande è non avere la forza promozionale di una label, che potrebbe aiutare con distribuzione e inserimenti nelle playlist delle piattaforme streaming. Anche avere finanziamenti iniziali per registrazioni e tour su scala più ampia sarebbe un grande vantaggio. La soddisfazione più grande, invece, è avere il pieno controllo del nostro lavoro e la libertà creativa di fare ciò che vogliamo, come vogliamo. Decidiamo noi le date di uscita e possiamo entrare in contatto diretto con i nostri fan. Quando qualcuno vede un post sui nostri social, arriva direttamente da uno di noi.”
Dopo il tour di ‘All The Worst Stars’, come pensate si siano evoluti gli Homicyde come live band?
“(WP) Credo che il nostro sound dal vivo, la presenza scenica, la scelta del merchandise e anche i tempi di montaggio e smontaggio siano migliorati enormemente grazie all’esperienza accumulata durante il tour di ‘All The Worst Stars’.”
La vostra musica ha una qualità molto visiva e quasi cinematografica. Horror, natura o cultura swamp del Sud influenzano l’atmosfera della band?
“(CP) Credo che vogliamo evocare riflessione, emozione e resilienza attraverso la nostra musica. La vita stessa è sempre stata la nostra principale fonte di ispirazione e, se siamo riusciti a superare certe cose nelle nostre vite, forse possiamo influenzare altre persone e aiutarle a crescere insieme a noi. Speriamo di lasciare un piccolo ma sincero contributo che rimanga per sempre con i nostri fan.”
La scena metal underground sembra più competitiva che mai. Cosa mantiene motivati gli Homicyde dopo più di dieci anni insieme?
“(WP) Credo che il rapporto di fratellanza con i nostri fan, le band locali e gli artisti nazionali sia ciò che ci spinge avanti. Far parte di una comunità così autentica, composta da persone incredibili provenienti da ogni tipo di esperienza. Vogliamo rendere orgogliosi amici e familiari della nostra musica. Vogliamo lasciare una grande eredità e ispirare altri a uscire e suonare la propria musica.”
State già lavorando a nuovo materiale. I fan possono aspettarsi un prossimo capitolo degli Homicyde ancora più brutale o sperimentale?
“(SP) Cerchiamo sempre di superare i nostri limiti musicali a ogni uscita, o quantomeno di maturare sotto qualche aspetto. Posso dire con certezza che non ci allontaneremo troppo dal lato più brutale della nostra musica, e se siete già fan degli Homicyde, quello che ascolterete in futuro soddisferà sicuramente quella voglia.”