Luppolo In Rock – DAY 1 @ Cremona, 17 luglio 2026
Il 23/07/2026, di Filippo Corso.
Crescere è difficile. Farlo senza perdere la propria identità lo è ancora di più. Il Luppolo in Rock, invece, continua a riuscirci con una naturalezza sorprendente. Nato dalla passione di chi il metal lo vive prima ancora che come semplice genere musicale, il festival è diventato negli anni un punto di riferimento capace di richiamare appassionati da tutta Italia, senza mai rinunciare a quell’atmosfera autentica e familiare che lo contraddistingue fin dalla prima edizione. Qui non esistono distanze tra artisti e pubblico, ma una comunità che si ritrova ogni estate per condividere la stessa passione, rinsaldare amicizie nate sotto il palco e accoglierne di nuove, dimostrando come il Luppolo in Rock sia molto più di una semplice manifestazione.
L’edizione 2026 possiede però un significato ancora più speciale. L’intera prima giornata sembra infatti accompagnare il pubblico verso un appuntamento atteso da tempo: il ritorno dei Death SS, pronti ad aprire il percorso che li condurrà verso il traguardo dei cinquant’anni di storia. Una formazione che ha definito i canoni dell’horror metal, diventando un punto di riferimento ben oltre i confini nazionali e conquistando uno status di culto riconosciuto a livello internazionale. L’attesa è resa ancora più intensa dal desiderio di rivedere Steve Sylvester e compagni on stage dopo un periodo di assenza e, soprattutto, dalla curiosità di assistere finalmente all’esordio dal vivo dei brani di ‘The Entity’, un album che fino a quel momento non era mai stato portato sul palco.
Ad aprire il festival sono i Jolly Rox, chiamati al compito sempre delicato di rompere il ghiaccio davanti a una venue ancora in fase di riempimento. Il loro hard rock dalle marcate influenze glam svolge perfettamente questa funzione, mettendo in evidenza una presenza scenica convincente e la volontà di coinvolgere fin da subito i presenti, creando il clima ideale per una lunga giornata di musica.
Il cambio di scenario è netto con i My Darkest Red. Nonostante il sole domini ancora il cielo, la formazione riesce a trasportare sul palco un immaginario dark e gothic che si fonde con sonorità metal senza perdere efficacia. È la dimostrazione che certe atmosfere non hanno bisogno del buio per manifestarsi e che l’oscurità evocata dalla band riesce comunque a imporsi con naturalezza.
A imprimere una decisa accelerazione ci pensano i Dosgamos. Il loro thrash/death metal dalle sfumature moderne, sostenuto da un groove costante e incisivo, aumenta sensibilmente il coinvolgimento del pubblico, alzando la temperatura in note di un pomeriggio che continua a crescere d’intensità concerto dopo concerto. Da questo momento il Luppolo in Rock non rallenta più.
Gli Evilizers impattano con il loro heavy metal immediato travolgendo i presenti fin dalle prime note grazie a una prova compatta in cui ogni musicista contribuisce alla riuscita dello spettacolo. Voce, chitarre, sezione ritmica trovano un equilibrio convincente e rendono l’intero set uno dei primi grandi picchi emotivi ed artistici della giornata.
I Sick N’ Beautiful mettono in mostra tutta la loro verve, trasformano il palco in uno spettacolo dove alternative metal, scenografia e impatto visivo convivono con assoluta naturalezza. Il verde domina la scena contribuendo a creare un’identità immediatamente riconoscibile, ma è soprattutto Herma Sick a catturare ogni sguardo. Carismatica e padrona dello show, la frontgirl conduce l’audience dall’inizio alla fine con una personalità travolgente, sostenuta da una band compatta e perfettamente affiatata che offre una delle prove più convincenti dell’intero bill.
Con il tramonto è il momento dei Deathless Legacy, una realtà che negli anni ha saputo costruire un linguaggio artistico unico all’interno della scena italiana. Ogni loro apparizione va ben oltre la semplice esecuzione dei brani, trasformandosi in una liturgia nella quale musica, teatro e suggestioni esoteriche convivono con soluzione di continuità. Steva guida la formazione con il consueto carisma, mentre Frater Orion e Alex Van Eden completano quell’anima occulta che accompagna simbolicamente gli accoliti lungo ogni passaggio della rappresentazione.
Tra gli episodi più significativi spicca ‘Rituals of Black Magic’, ormai autentico manifesto della band, seguita da ‘Ora Pro Nobis’, ulteriore conferma della forza evocativa che i Deathless Legacy riescono a trasferire dal disco al palco. Prima di congedarsi, Steva ricorda come passato, presente e futuro della formazione siano indissolubilmente legati ai Death SS. Un’affermazione che, pronunciata pochi istanti prima dell’esibizione degli headliner, assume un valore ancora più profondo.
L’ingresso dei The 69 Eyes afferma come il buio sembra appartenere in modo naturale ed innato alla storica formazione finlandese, che trova nell’atmosfera della serata il contesto ideale per esaltare il proprio gothic rock. Richiamati anche dalla presenza di una band che ha attraversato decenni di carriera senza mai smarrire la propria identità, i presenti vengono accompagnati attraverso una scaletta che alterna grandi classici come ‘Brandon Lee’, ‘The Chair’ e ‘Lost Boys’ a immancabili inni quali ‘Dance D’Amour’. Jyrki 69 guida il gruppo con il fascino e la sicurezza di chi non ha più nulla da dimostrare, regalando un’esibizione elegante, intensa e priva di sbavature, nella quale melodia e atmosfera crepuscolare convivono con assoluta naturalezza. È il modo migliore per accompagnare il festival verso il suo ultimo, importantissimo capitolo.
A questo punto l’attesa accumulata fin dall’apertura dei cancelli raggiunge il proprio apice. Ogni concerto ha rappresentato un tassello di un lungo percorso, ogni applauso ha contribuito ad alimentare l’aspettativa. Adesso tutte le attenzioni convergono verso un solo nome. È il momento dei Death SS.
L’apertura affidata a ‘Ave Adonai’ non potrebbe essere più significativa. Primo brano di ‘The Entity’, rappresenta l’evocazione dell’entità che da sempre ispira l’immaginario di Steve Sylvester e introduce il pubblico all’interno di quell’universo esoterico, elemento imprescindibile dell’identità dei Death SS, dove il pensiero di Aleister Crowley continua a occupare un ruolo centrale, come dimostrano i richiami presenti tanto nella scenografia quanto nel mantello rituale indossato dallo stesso Steve. ‘Justified Sinner’ prosegue lungo la stessa direttrice, mentre ‘Out To Get Me’, ‘Love Until Death’ e ‘Dr. Jekyll & Sister Hyde’ evidenziano come il più recente album trovi una collocazione perfettamente naturale accanto ai classici della band. Non c’è la sensazione di assistere all’esecuzione di materiale da poco pubblicato, ma a composizioni che sembrano appartenere da sempre al patrimonio dei Death SS.
Il presente dialoga costantemente con il passato del repertorio. La riproposizione di ‘Lilith’, assente dalla scaletta da circa vent’anni, costituisce uno dei momenti più emozionanti della serata. A renderlo ancora più intenso contribuisce la danza oscura e sensuale di Dhalila, perfettamente intrecciata con la figura del Vampiro interpretata, naturalmente, da Steve Sylvester. Allo stesso modo, ‘Scarlet Woman’, ‘Baron Samedi’ e ‘Let The Sabbath Begin’ riportano sul palco due album imprescindibili come ‘Panic’ e ‘Do What Thou Wilt’, mentre ‘Hi-Tech Jesus’, riproposta dopo qualche anno d’assenza, viene cantata praticamente all’unisono da una platea che dimostra quanto quel brano continui a occupare un posto speciale nel cuore dei fan.
A guidare tutto rimane Steve Sylvester. Da quasi cinquant’anni continua ad alimentare una visione artistica rimasta unica nel panorama metal, dimostrando come i Death SS siano molto più di una semplice band. Gesti, parole e perfino la costruzione della scaletta rispondono a un disegno preciso, nel quale musica, horror, esoterismo e teatralità convivono in perfetto equilibrio, dando forma a quell’entità oscura, da sempre assetata d’arte, che alimenta l’universo creativo dei Death SS.
Proprio la componente teatrale costituisce uno degli elementi che rendono ogni concerto dei Death SS un’esperienza irripetibile. Dhalila, Jessica e Alfredo non accompagnano semplicemente le canzoni: le trasformano in immagini. La crocifissione che accompagna ‘Inquisitor’ dove è presente anche un misterioso sacerdote, la possessione demoniaca derivante dal morso vampiresco di ‘Vampire’, la stessa danza di Dhalila durante ‘Lilith’ e l’imponente presenza scenica di tutti e tre in ‘Zora’ confermano come ogni dettaglio sia essenziale nella costruzione del racconto ideato da Steve Sylvester. Nei Death SS nulla appare accessorio: ciascun personaggio contribuisce infatti a dare forma a un immaginario che prende vita davanti agli occhi del pubblico.
La formazione si presenta inoltre in uno stato di forma eccellente. Il rientro di Aldo Lonobile impreziosisce il concerto con una prova tecnica di altissimo livello, fatta di assoli sempre ispirati e di un’intesa evidente con il resto del gruppo. Accanto a lui, Andy Panigada, figura iconica del metal italiano, torna a vestire i panni della Morte, personaggio che per anni è mancato sul palco dei Death SS. La presenza di Andy restituisce le due chitarre alla formazione e assume un significato particolare, perché rappresenta la naturale prosecuzione di un legame consolidato negli anni attraverso il contributo compositivo offerto alla band e le apparizioni dal vivo nei due concerti dedicati a ‘In Death of Steve Sylvester’, andati in scena a Trezzo e Firenze lo scorso anno. Il ritorno della Morte come figura dona invece allo spettacolo uno dei suoi elementi più importanti, completando una rappresentazione che trova nella continuità con il proprio passato uno dei suoi maggiori punti di forza, proprio mentre si avvicina il cinquantesimo anniversario della band.
Determinante anche il contributo della sezione ritmica. Demeter si conferma un autentico punto di riferimento al basso, garantendo profondità e solidità a ogni composizione, mentre Unam Talbot sostiene con precisione e potenza l’intero impianto dello spettacolo, permettendo alla componente musicale e a quella teatrale di procedere sempre in perfetta sintonia. Freddy Delirio completa il respiro dei Death SS con una prestazione alle tastiere semplicemente straordinaria. Le sue trame conferiscono al suono della band una pienezza e una profondità che attraversano l’intero live, valorizzando ogni composizione senza mai alterarne l’equilibrio.
La conclusione affidata a ‘Kings of Evil’ e ‘Heavy Demons’ va ben oltre il significato di due grandi classici. È il momento in cui si completa quel rito che ha accompagnato l’intera esibizione. L’energia che parte dal palco raggiunge i fan e ritorna ai musicisti in un continuo scambio emotivo che soltanto i Death SS sembrano riuscire a costruire con questa intensità. È un legame alimentato da quasi cinquant’anni di storia, nel quale ogni concerto rinnova un patto silenzioso tra Steve Sylvester, la sua creatura e una comunità che continua a riconoscersi in quel mondo fatto di horror, musica e immaginazione. Più che assistere a uno spettacolo, si è avuta la coscienza di aver preso parte a un rituale che si è rinnovato ancora una volta, sempre unico, sempre diverso da ogni suo precedente e sempre maledettamente indimenticabile.
Setlist Death SS
01. Ave Adonai
02. Justified Sinner
03. Horrible Eyes
04. Where Have You Gone
05. Lilith
06. Baphomet
07. Baron Samedi
08. Dr. Jekyll & Sister Hyde
09. Out To Get Me
10. Let The Sabbath Begin
11. Hi-Tech Jesus
12. Zora
13. Love Until Death
14. Scarlet Woman
15. Inquisitor
16. Vampire
17. Kings of Evil
18. Heavy Demons
Galleria fotografica a cura di Yamilé Barceló