Haken + Benthos + Ihlo @ Largo Venue, Roma, 4 ottobre 2026
Il 13/10/2026, di Anna Maria Parente.
Largo Venue accoglie gli Haken per una delle tappe italiane del loro tour europeo, in una serata che registra il tutto esaurito. La formazione londinese, nata nel 2007, arriva nella Capitale dopo mesi particolarmente movimentati, segnati dall’uscita di Charlie Griffiths e Conner Green e dalla pubblicazione dell’EP ‘In A Fever Dream’. Un periodo di cambiamenti che trova una prima espressione concreta nella scelta dei brani da portare dal vivo.
Ad aprire la serata sono i Benthos e gli Ihlo, due realtà che testimoniano quanto il progressive contemporaneo abbia ormai sviluppato linguaggi differenti. La loro presenza prepara l’ingresso degli Haken, il cui repertorio ha contribuito a ridefinire alcuni degli equilibri del genere negli ultimi quindici anni.
L’inizio è affidato a ‘In A Fever Dream’, composizione che dà il titolo al recente EP, pubblicato digitalmente a luglio e arrivato nei negozi a settembre. La scelta chiarisce subito il peso assegnato alla produzione del 2026. Le chitarre acquistano maggiore centralità e il versante heavy assume una posizione dominante, con un’aggressività vocale che accentua il carattere del nuovo materiale.
Il passaggio a ‘Initiate’, tratta da ‘Affinity’ del 2016, riporta gli ascoltatori a una fase nella quale gli Haken avevano già iniziato a sperimentare con sonorità più elettroniche. La successiva ‘Delirium’ riapre invece il capitolo recente. È una successione che rende evidente il rapporto tra le diverse stagioni della band, senza affidarsi a una ricostruzione cronologica della discografia.
Con ‘Sempiternal Beings’, proveniente da ‘Fauna’, emerge quella scrittura articolata che ha reso riconoscibile il gruppo britannico. Le variazioni ritmiche convivono con una struttura melodica ben definita, mentre ‘Bleeding Sky’ riporta il concerto verso le sonorità più aspre dell’ultimo EP. L’alternanza mette in luce una caratteristica della scaletta romana, costruita attorno a composizioni nelle quali la componente metal ha un ruolo particolarmente marcato.
‘A Cell Divides’, da ‘Vector’, recupera un’altra fase importante del percorso degli Haken. La tensione delle sezioni strumentali e la continua trasformazione delle strutture musicali anticipano ‘The Endless Knot’, brano di ‘Affinity’ nel quale la band aveva già trovato un equilibrio efficace tra complessità e immediatezza. A distanza di dieci anni dalla pubblicazione, quella scrittura conserva un carattere riconoscibile.
Il concerto prosegue con ‘Eclipsed By You’, quarto estratto dal nuovo lavoro presentato durante la serata, prima di tornare a ‘Virus’ attraverso ‘Invasion’. La scelta di quest’ultima accentua ulteriormente la componente più cupa del repertorio. Il successivo strumentale ‘Nil By Mouth’, tratto da ‘Vector’, concentra l’attenzione sulla costruzione ritmica e sul dialogo tra chitarre e tastiere. È uno dei brani che meglio illustrano la precisione richiesta dalla musica degli Haken, dove ogni variazione deve trovare posto all’interno di una struttura estremamente elaborata.
Colpisce soprattutto ciò che manca dalla selezione. Le lunghe suite che hanno contribuito alla reputazione del gruppo londinese lasciano spazio a una scaletta orientata verso composizioni più concentrate. Anche la componente ironica, spesso presente nel loro modo di interpretare il progressive, occupa una posizione meno evidente. Il risultato è un live che insiste sul lato più aggressivo della discografia e suggerisce una direzione stilistica precisa.
Prima della conclusione arriva ‘Lotus’, quinto brano di ‘In A Fever Dream’ eseguito durante la serata. L’intero EP trova dunque posto nella scaletta, distribuito tra composizioni appartenenti a periodi differenti. Questa scelta rivela quanto gli Haken intendano dare risalto alla propria produzione recente. Il materiale del 2026 occupa una parte consistente dello spettacolo e determina buona parte della sua identità musicale.
L’encore è affidato a ‘Prosthetic’, apertura di ‘Virus’ e uno degli episodi più duri della discografia britannica. La sua collocazione finale conferma l’impostazione dell’intera serata. Gli Haken scelgono di congedarsi attraverso una composizione dalla forte impronta metal, rinunciando alla tradizionale chiusura affidata a una lunga suite progressiva.
Il concerto romano arriva in un momento delicato per una formazione che, dai primi lavori fino a ‘Fauna’, ha attraversato numerose trasformazioni. La nuova direzione appare più concentrata sulla pesantezza delle chitarre e su una scrittura che privilegia la tensione. Una scelta destinata probabilmente a dividere chi segue gli Haken da molti anni, soprattutto tra quanti hanno sempre apprezzato le loro parentesi più eccentriche.
Resta il dato musicale di una band che continua a rielaborare il proprio repertorio attraverso il presente. Al Largo Venue, il 4 ottobre, gli Haken hanno dedicato buona parte della scaletta a questa fase della loro carriera. Il peso assegnato a ‘In A Fever Dream’ e la decisione di chiudere con ‘Prosthetic’ raccontano con chiarezza quale direzione abbiano scelto di esplorare.
Le foto sono di Tommaso Notarangelo.