Ulver – Neverland

Il 15/12/2025, di .

Gruppo: Ulver

Titolo Album: Neverland

Genere:

Durata: 42 min.

Etichetta: House of Mythology

83

Il viaggio musicale degli Ulver ha superato oramai i 30 anni ed è stato uno dei percorsi più eclettici degli ultimi tempi, dai dischi black metal degli esordi al synth pop delle ultime tre produzioni il collettivo guidato da Garm ha cambiato spesso genere e/o approccio alla musica, pur tenendo sempre altissimo il livello qualitativo.
Dopo il terzo disco della loro trilogia synth pop, ovvero il tutto sommato buono ‘Liminal Animals’, il cambiamento era ovvio, soprattutto per chi è decenni che segue le vicende musicali del gruppo norvegese. Stavolta però è mutata radicalmente anche un’altra cosa: la distribuzione del disco. Probabilmente sono rimasti scottati dall’aver rilasciato track by track il sopracitato ‘Liminal Animals’ e per tutta risposta stavolta si sono presentati dal nulla il 20 novembre con un “singolo” e con la data e il titolo di questo ‘Neverland’ che vedrà la luce il 31 dicembre in edizione digitale, mentre dovremo aspettare febbraio per la versione fisica.
Ho dovuto mettere le virgolette intorno alla parola singolo perché stavolta siamo di fronte ad un’operazione che sembra un grande dito medio al modo tradizionale dell’uso del singolo: normalmente qualsiasi gruppo esce con un pezzo che è la canzone più rappresentativa o quella che prevedono possa avere più successo, stavolta niente di tutto ciò è successo.
Ci siamo trovati davanti a un pezzo che ha fatto alzare più di un sopracciglio: ‘Weeping Stone’ è sembrato subito una traccia di raccordo in cui l’ambient e i suoni rarefatti la fanno da padroni nei confronti di piccoli accenni melodici e ad un campionamento vocale altamente evocativo. Tutto questo grosso preambolo per farvi capire come mi sono approcciato a “Neverland”: con una sola domanda in testa, “cosa avranno inventato stavolta?”. La risposta non è delle più semplici: l’ultima fatica dei norvegesi è un mix, a dir la verità riuscito non fino in fondo, di due anime abbastanza diverse, da una parte pezzi più riconducibili alla forma canzone – basati su un’ottima miscela di musica elettronica, figlia evidentemente dell’EBM di fine anni 90, e di un certo post rock – e dall’altra pezzi molto più dilatati e che, purtroppo, si perdono in certi frangenti e vanno a far perdere mordente a un disco che avrebbe avuto altrimenti una valutazione molto più alta.
Non fraintendetemi, ‘Neverland’ è un prodotto di ottima qualità portato a casa da un gruppo che evidentemente ha ancora voglia di sperimentare e portare avanti un processo di evoluzione continua. Stavolta, almeno nei tre quarti riusciti del disco, siamo di fronte ad un mix interessante dei primissimi lavori elettronici del gruppo; come non citare il loro disco forse più rappresentativo ovvero ‘Perdition City’, influenza EBM e post rock, con un non so che del Burial claustrofobico di ‘Untrue’ nei momenti più cupi.
Le chitarre di Stian Westerus, già presente in diversi dischi dei “lupi” norvegesi, si incastrano in maniera perfetta nei tappeti di synth e danno un tocco in più alle composizioni. Anche da un punto di vista del mood il disco alterna pezzi più calmi e atmosferici a ritmi incalzanti e ci ritroviamo anche dinanzi a episodi in cui il ritmo in levare spiazza un po’, ma funziona tutto alla grande. Senza dubbio si sentono anche gli echi della loro da poco passata era synth pop che dà a tutto il disco un afflato melodico che la prima produzione elettronica non aveva. Altra cosa da segnalare è la completa assenza di una delle cose che ha accomunato la maggior parte delle produzioni degli Ulver, la voce del suo frontman e unico membro fisso; infatti per questo disco Garm non fa sfoggio della sua voce.
Se ‘Perdition City’ era l’immagine in musica dello Sprawl descritto da William Gibson, qui siamo sì su una spiaggia simile a quella della copertina ma con forti echi industriali e tecnologici che contribuiscono, anche se sottotraccia, al mood generale.
Per chiudere, non si può che citare quello che è oramai il loro motto da molti anni: “Wolves evolve”; e anche stavolta, se seguirete le tracce dei lupi non rimarrete delusi.

Tracklist

1. Fear in a Handful of Dust
2. Elephant Trunk
3. Weeping Stone
4. People of the Hills
5. They’re Coming! The Birds!
6. Hark! Hark! The Dogs Do Bark
7. Horses of the Plough
8. Pandora’s Box
9. Quivers in the Marrow
10. Welcome to the Jungle
11. Fire in the End

Lineup

Kristoffer Rygg: batteria, percussioni, elettronica, sintetizzatori voce
Ole Alexander Halstensgård: programming, elettronica, sintetizzatori
Anders Møller: percussioni, batteria
Jørn H. Sværen: sinterizzatori
Stian Westerhus: chitarra, basso

Guest musician
Sara Khorami: voce