Disumana Res – Disumana Res
Il 19/12/2025, di Francesco Faniello.
Gruppo: Disumana Res
Titolo Album: Disumana Res
Genere: Industrial Metal
Durata: 37:00 min.
Etichetta: Ostia Records
Se avete familiarità con il concetto di time capsule e siete usciti a stento vivi da “certi” anni ’90, allora non potete non conoscere i Disumana Res. Autori di ‘Worms’, demotape molto promettente uscito nel 1996, e di un promotape successivo, sono stati all’epoca protagonisti di un filone che vedeva nell’assalto sonoro accompagnato dal minimalismo una carta vincente, un po’ secondo le stesse scelte operate dai Godflesh alcuni anni prima.
Non a caso il duo di Justin Broadrick è tra i padri putativi del trio, ma la cosa non si applica a tutti gli aspetti della loro formula sonora: certo, le fredde bordate della drum machine e l’osservanza del verbo industrial sono un chiaro riferimento, laddove il filo conduttore più importante è la comune appartenenza a un passato HC/punk, il che ci riporta all’importanza del concetto di “core” applicato ai generi più disparati, tra cui il retro rock, e all’elevato livello artistico dei progetti che abbiano una simile militanza nel proprio DNA.
A conferire ai Nostri un’originalità di approccio è l’idea di attingere da melodie vocali che possono far pensare ai Fear Factory, con una carica anthemica mutuata dai Ministry, e che allargano il raggio di azione verso una tavolozza sonora che arricchisce le pur interessanti costruzioni ritmiche concepute in maniera compatta.
Per farla breve, i Disumana Res si erano sciolti nel 1999 per poi tornare sulle scene a metà anni ’10, con un disco già pronto e mai pubblicato che è il presente ‘Disumana Res’, registrato da David Bisetti e Alex Guadagnoli
al Cave Studio di Bologna e poi beneficiante del mastering di Nicola Manzan (Bologna Violenta) per la pubblicazione avvenuta nel 2014. Oggi la band torna dopo uno iato durato alcuni anni, e la prima mossa è la ristampa su vinile dell’album omonimo, in attesa di un auspicabile nuovo capitolo discografico.
Dunque, come suona un album che ha travalicato i decenni per giungere ora al formato più in voga tra gli audiofili? Esattamente come una personalissima mistura di industrial e modern metal che appariva futurista all’epoca e che anche adesso ha le sue carte da giocare, una formula declinata con l’ausilio di ritmiche di batteria elettronica lancinanti e ossessive su cui si stagliano le multiformi vocals di AB, sorrette dalla cronometrica geometria armonica delle chitarre di MC e del basso di RS. In sostanza, il punto di incontro della tradizione industrial metal di Fear Factory e Pitch Shifter con i pattern lancinanti dei Ministry, il tutto tagliato a dovere dall’aderenza ad una tradizione metal e hardcore che qui detta la linea, anche e soprattutto a livello attitudinale.
Se è vero che non tutti i pezzi sono invecchiati a puntino, possiamo riconoscere anche a posteriori l’influenza di certo post/thrash “illuminato” alla Coroner nel riff percussivo e stoppato di ‘War on Bodies’ e soprattutto nella successiva ‘Still’, probabilmente il punto più alto dell’album con la sua apertura melodica.
Per non parlare della presenza della formula cara all’epoca a D’Amour e Langevin su pezzi come ‘Frozen’ e ‘Worms’, in cui gli echi del periodo ‘Negatron’ / ‘Phobos’ dei Voivod riemergono reimpiegati in un contesto leggermente diverso.
Non si tratta solo di sciorinare passione per l’archeologia industriale, quanto di constatare come quelle formule siano ancora dannatamente valide, dato che (e questo possiamo affermarlo con il famoso senno del poi) hanno fornito un importante contributo a delineare molti dei sottogeneri di cui possiamo fruire oggi. Non ci resta che sperare, come già detto sopra, in un nuovo album a firma Disumana Res in continuità con quegli incubi meccanici e post-atomici che continuano a farci raggelare il sangue, oggi come trent’anni fa.
Tracklist
01. War on Bodies
02. Still
03. Frozen
04. Underkiller
05. Worms
06. Return to Nothingness
07. Beyond the Fall
Lineup
AB: vocals, programming
MC: guitars
RS: bass