Vision Divine: i vent’anni della macchina perfetta
Il 08/11/2025, di Gianfranco Monese.
In: The Birthday Party.
Bisogna ammettere che quest’anno i Vision Divine un po’ di eccitazione (o “hype”, se preferite) l’hanno creata dopo aver annunciato i rientri in formazione di Michele Luppi il 24 marzo, ed Oleg Smirnoff l’undici luglio, ristabilendo, batterista a parte, la stessa formazione del biennio 2004/2005. È un risvolto, quello di questa recente reunion, che con i ricordi ha naturalmente portato a quei due dischi (per Luppi tre) che all’epoca hanno sicuramente donato maturità e, allo stesso tempo, freschezza di songwriting all’interno della band, che forse mai come allora ha lavorato a più non posso, donando e gestendo in poco tempo qualità e quantità nel miglior modo possibile. Già, perchè se appena nell’aprile di un anno prima si è data una svolta al Metal tricolore con quel capolavoro che risponde al nome di ‘Stream Of Consciousness’ (sul quale QUI trovate il mio articolo per il ventennale), l’otto novembre 2005 ‘The Perfect Machine’, quarto lavoro in studio, vede la luce. E scriviamolo subito: qui ci si dirige ancora più dritti al punto, a partire da una tracklist più ridotta, ma anche grazie ad un voler essere ammiccanti senza perdere un’oncia di peculiarità; non a caso, la caratteristica di questo album può essere una rappresentanza di vari generi, o sfumature, ad impreziosire il trademark del gruppo. Partendo da un concept che racconta di come, nel 2043, il biologo Arnaldo Mattei scoprirà l’immortalità tramite un rigeneramento di cellule in grado anche di curarsi, il disco parte con la titletrack, che seppur sfiori gli otto minuti di durata coinvolge sempre, con riff di chitarra a sfiorare il thrash, tastiere futuristiche ed un Luppi sicuramente a proprio agio, sia nelle parti più spinte che in quelle più melodiche. Grazie soprattutto al lavoro di Smirnoff, ‘1 St Day Of a Never-ending Day’ manifesta sentori AOR/Hard Rock sulla scia di ‘The Fallen Feather’ e, come nel brano presente in ‘Stream Of Consciousness’, trova un Luppi nella sua comfort zone, sia questa rappresentata dalle strofe o dal ponte post secondo ritornello. ‘The Ancestors’ Blood’ è un brano a due facce: nella prima parte abbina velocità a soluzioni catchy; quando, passati i tre minuti, subentra un riff di chitarra, è su quello che le tastiere in crescendo di Smirnoff ed una gran prova (quasi solista) di Morini alla batteria si basano, portando ai conseguenti assoli. E se l’Hard Rock di ‘Land Of Fear’, pezzo più breve del lotto, vi resterà subito in mente, si preme sull’acceleratore con ‘God Is Dead’, sul quale vi consiglio di ascoltare il lavoro meticoloso e pieno di sfumature di Smirnoff. Il mid tempo di ‘Rising Sun’ attenua giustamente la tracklist: motivo per Luppi di risaltare, grazie nuovamente ad una strizzata d’occhio ai generi a lui più congeniali già citati in precedenza, ma è con la semi ballad ‘Here In 6048’ che band e frontman si superano, consegnando una canzone dolce ed al tempo stesso struggente per musiche e testo. Ci avviamo verso la conclusione con ‘The River’, dalla durata simile a ‘Land Of Fear’ ma meno coinvolgente, nonostante una velocità più sostenuta, ed il crescendo progressive della sublime ‘Now That You’ve Gone’, riassunto della maestria di una band (Luppi nei primi ottanta secondi è stratosferico) e di un disco che sa essere piacione ma, come per il resto della discografia dei Vision Divine, per nulla banale, e che come il suo predecessore sa ben bilanciare armonia, rabbia, velocità e lentezza. Vent’anni dopo non si può certo dire se sia un disco invecchiato bene o male: come per ‘Stream Of Consciousness’ resta semplicemente una delle migliori prove di una band Metal italiana la quale (non mi stancherò mai di scriverlo) avrebbe sicuramente meritato di più, e che due anni dopo, con ‘The 25th Hour’, saprà confermare tutta la sua classe.
Hammer Fact:
– Per il mercato giapponese, ‘The Perfect Machine’ uscì con, in aggiunta, la cover dei Queensryche ‘The Needle Lies’. Un anno più tardi, Scarlet Records pubblicò un’edizione in digipack per il mercato europeo con ben quattro bonus tracks: oltre alla cover già citata, le “2005 Version” di ‘New Eden’, ‘Send Me An Angel’ e ‘Pain’, chiaramente cantate da Luppi. Per i die hard fan, questi tre pezzi sono presenti in versione live nel DVD ‘Stage Of Consciousness’.
– ‘The Perfect Machine’ vede dei significativi cambi di line-up all’interno della band, prima e dopo la sua pubblicazione: è il primo disco che vede l’inserimento in pianta stabile di Federico Puleri alla chitarra (prima era turnista per le date dal vivo), l’ultimo che vede Oleg Smirnoff alle tastiere e Andrea “Tower” Torricini al basso, prima dei loro rispettivi rientri (2025 e 2011). Inoltre, è l’unico album suonato dall’ex Mr. Pig Danil Morini alla batteria, il quale si pensa abbia rifiutato l’invito da parte di Olaf Thorsen di unirsi alla band, da cui deriverebbe l'”are you crazy?” che si può leggere nei ringraziamenti di Luppi all’interno del libretto del CD.
– Intervistato dal nostro Fabio Magliano, ecco come Olaf Thorsen ha annunciato ‘The Perfect Machine’ nell’intervista presente nel DVD ‘Stage Of Consciousness’, oltre ad un’anonima conferma su Timo Tolkki alla produzione: “… ci sarà, in teoria, una grossa collaborazione a livello di produzione. Il prossimo album, ‘The Perfect Machine’, è già deciso. Inizieremo a giugno, chiaramente per noi è un album importante perchè dopo ‘Stream…’ sarà anche dura, nel senso, ripetere l’effetto sorpresa, no?! Quindi ci stiamo dando da fare per fare il meglio possibile, io sono convinto che sia un album ancora migliore di quello prima; difficilmente mi allargo nelle sentenze, però quello che sta venendo fuori è molto interessante effettivamente.”
Line-up:
Michele Luppi: vocals
Olaf Thorsen: guitars
Federico Puleri: guitars
Oleg Smirnoff: keyboards and piano
Andrea “Tower” Torricini: bass

Tracklist:
01. The Perfect Machine
02. 1 St Day Of a Never-ending Day
03. The Ancestors’ Blood
04. Land Of Fear
05. God Is Dead
06. Rising Sun
07. Here In 6048
08. The River
09. Now That You’ve Gone