Trent’anni dopo, Evil Empire dei Rage Against the Machine sa ancora dove andare
Il 16/04/2026, di Anna Maria Parente.
In: The Birthday Party.
Rabbia contro la macchina, rabbia contro il sistema. Quel meccanismo che governa i popoli nell’era del capitalismo ma che, in forme diverse, è universale e concreto. Per i Rage Against The Machine il bersaglio è preciso e si riconosce nel potere politico, nella macchina militare e nelle disuguaglianze strutturali. Pubblicato nell’aprile del 1996, ‘Evil Empire’ è il secondo capitolo di una discografia essenziale composta da soli quattro lavori in studio. Oggi festeggia trent’anni conservando intatta la carica d’urto del suo debutto.
Per decifrare il disco è necessario partire dal titolo. Nel 1983 Ronald Reagan definì l’Unione Sovietica un “evil empire”, un impero del male, alimentando la psicosi del nemico russo e giustificando la corsa agli armamenti. Un immaginario così radicato da persistere ancora oggi nella cultura popolare, come dimostra la sua presenza nella terza stagione di ‘Stranger Things’.
I RATM si sono appropriati di questa definizione per ribaltarla. Se Reagan indicava il male oltre i confini, Zack de la Rocha lo individuava all’interno. Come dichiarato all’epoca a MTV News, l’etichetta di “evil empire” era applicabile a qualsiasi potenza responsabile di violenze nella seconda metà del Novecento. Una critica che nel 1996 appariva radicale e che oggi suona profetica, in linea con il pensiero di Noam Chomsky per cui il vero terrorismo di Stato raramente viene chiamato col proprio nome da chi ha il potere di definire il nemico.
L’uscita di EE fu un’esplosione, quasi a richiamare quella di ‘Bombtrack’ nell’omonimo del 1992. Registrato a fine 1995 con il produttore Brendan O’Brien, l’album debuttò al primo posto della Billboard 200 con 249.000 copie nella prima settimana. Il successo fu suggellato dal Grammy per ‘Tire Me’ e dalle nomination per ‘Bulls on Parade’ e ‘People of the Sun’, fino alla certificazione di triplo platino nel 2000. Musicalmente ‘Evil Empire’ è più focalizzato e calcolato rispetto al primo.
Tom Morello affina le sue iconiche manipolazioni sonore mentre la sezione ritmica di Commerford e Wilk diventa una morsa implacabile. Su tutto de la Rocha declama e sputa versi nati direttamente durante le sessioni in studio. Se il primo disco era una molotov lanciata nel buio, questo è rabbia che sa esattamente dove colpire. Ogni traccia ha un obiettivo storico e il booklet del CD, con la sua pila di libri di autori come Howard Zinn, Marx e Baldwin, funge da bibliografia intellettuale della band. ‘People of the Sun’ nasce dall’esperienza di de la Rocha in Chiapas con gli zapatisti e intreccia la resistenza azteca alle Zoot Suit Riots del 1943. ‘Bulls on Parade’ è un atto d’accusa contro l’industria bellica privilegiata rispetto ai bisogni sociali, mentre ‘Down Rodeo’ viaggia nelle contraddizioni di Los Angeles, tra enclave di lusso e quartieri feriti dai riots del ’92. ‘Year of tha Boomerang’ chiude infine il cerchio elevando la lotta di classe a tensione filosofica.
L’impegno dei RATM non si è mai fermato al supporto magnetico. Emblematico l’episodio al Saturday Night Live del 13 aprile 1996, quando la band rispose alla presenza del miliardario Steve Forbes appendendo bandiere americane capovolte agli amplificatori e venendo espulsa prima della seconda esibizione. Era la prova che per loro musica e attivismo fossero inscindibili. Dalla rimasterizzazione nel 2018 all’ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2023, la longevità di questo disco risiede nella sua persistente attualità. Il militarismo e il razzismo di cui parlavano i RATM sono le crisi del nostro presente. L’evil empire esiste ovunque un sistema schiacci i deboli per proteggere i privilegiati.
Il tempo, com’è naturale, ha portato alcuni su strade nuove. Tom Morello, ad esempio, ha esplorato territori musicali più distanti dall’urgenza politica che caratterizzava i Rage, avvicinandosi a sonorità e collaborazioni che non tutti i fan hanno accolto allo stesso modo. È il destino di chi ha incarnato un ideale con tale intensità, ogni scelta successiva viene misurata su quel metro. Eppure, quando nel settembre 2024 Elon Musk ha scritto su X «Perché così tanta gente si incazza A FAVORE della macchina?», Morello ha risposto postando la copertina di ‘Evil Empire’ e aggiungendo una sola frase: «Strano, perché era Elon il ragazzo sulla copertina». Una battuta, certo, ma anche la dimostrazione che certi riflessi non si perdono.
La grandezza di un disco risiede in ciò che ha saputo dire e in quanto continua a dirlo. ‘Evil Empire’ ha la qualità rara di parlare ancora, da solo, senza bisogno di essere difeso o spiegato. Trent’anni fa quattro ragazzi di Los Angeles costruirono un disco che era insieme un’accusa, un grido e una ‘biblioteca’. Lo fecero con la consapevolezza che la musica può essere uno strumento di trasformazione. In ‘Evil Empire’, con la lancia più affilata di tutta la loro produzione, i Rage Against The Machine ribadirono da che parte stavano… e quella lancia impugnata ancora taglia.
Hammer Fact:
– La copertina dell’album è una versione alterata di un dipinto del supereroe a fumetti anni Quaranta Crimebuster, realizzato da Mel Ramos. Il bambino raffigurato è Ari Meisel, autore e imprenditore, all’epoca undicenne.
– ‘Year of tha Boomerang’ era già comparsa nella colonna sonora del film ‘Higher Learning’ del 1995, con il titolo scritto con ‘the’ per esteso invece di ‘tha’.
– Le artwork aggiuntive dell’album furono realizzate da Barbara Kruger, artista concettuale nota per le sue opere di critica al potere, alcune delle quali appaiono nel video di ‘Bulls on Parade’.
Line-Up:
Zack de la Rocha – voce
Tom Morello – chitarra
Tim Commerford – basso
Brad Wilk – batteria

Tracklist:
People of the Sun
Bulls On Parade
Vietnow
Revolver
Snakecharmer
Tire Me
Down Rodeo
Without a Face
Wind Below
Roll Right
Year of tha Boomerang
Ascolta il disco su Spotify