Dimmu Borgir – Tra sacro e profano

Il 08/12/2023, di .

Dimmu Borgir – Tra sacro e profano

Trent’anni sono passati da quando Shagrath e Silenoz davano vita, in quel di Oslo, ai Dimmu Borgir, entità capace di assurgere nel giro di tre decadi a icone del metal estremo, grazie ad un sapiente mix di black metal e musica sinfonica divenuto non solo tratto distintivo della band ma riferimento per un intero movimento. Trent’anni che vengono oggi celebrati con la pubblicazione di ‘Inspiratio Profanus’, una raccolta di cover sparpagliate negli anni nei più svariati dischi del gruppo norvegese e per la prima volta racchiuse in un unico lavoro, antipasto per il prossimo studio album previsto per il 2025. A presentarci il nuovo disco tocca a un disponibile Silenoz con il quale stiliamo anche un primo, lucido bilancio di questi 30 anni…
Nel 2023 avete celebrato i trent’anni di carriera e avete deciso di farlo pubblicando ‘Inspiratio Profanus’, una raccolta di cover. Una scelta abbastanza inusuale, visto che di solito si opta per una raccolta o un live…
“E’ una buona domanda e una domanda giusta. Ovviamente i trent’anni andavano celebrati e dovevamo avere qualcosa da pubblicare per questo festeggiamento, ma dato che  il nostro nuovo album non è ancora pronto, è venuta fuori la proposta di un disco di cover. A dire il vero questa è un’idea che era uscita più o meno nel 2015 ma all’epoca eravamo presi dalla lavorazione di ‘Eonian’ e quindi l’avevamo lasciata un po’ da parte. Almeno sino ad oggi quando l’abbiamo reputata una buona soluzione per il nostro trentennale e per avere un ponte tra il vecchio e il nuovo album”.
Molte cover di questo album erano già state pubblicate sui vostri vecchi lavori. Per questo disco le avete ri-registrate o vi siete limitati a prendere le tracce originarie?
“No, abbiamo mantenuto tutte le versioni originali che abbiamo fatto, anche se abbiamo dovuto andare in studio per masterizzare o fare un master per la pubblicazione, ovviamente. Abbiamo quindi regolato alcune frequenze qua e là, e poi abbiamo uniformato il volume e tutte le cose che si devono fare per rendere il suono un po’ più attuale. Non abbiamo ri-registrato nulla. Come hai detto tu, tutte queste canzoni sono uscite da un bel po’ e ovviamente molti dei nostri fan hanno avuto modo di ascoltarle negli anni passati, però l’effetto sorpresa non è del tutto svanito. Ad esempio, ho trovato commenti online di persone che non sapevano che avevamo fatto una cover dei Deep Purple, e lo stesso vale per altre cover…hanno reagito come se fosse una canzone nuova, come se non l’avessero mai sentita prima d’ora…è strano, direi.  Penso quindi che sia una possibilità che le persone hanno di scegliere se comprarlo o rimanere alla versione dei vecchi dischi. Ovviamente c’è stato qualcuno che ha frainteso, reputandola un’iniziativa unicamente commerciale per spillare soldi ai fan, ma ti assicuro che la realtà è all’opposto. Se guardi alle diverse line-up presenti su questo disco e tutte le persone che devono dividersi le royalties rimane poco, poi su questo poco ci devi pagare le tasse, mentre i diritti d’autore spettano ai gruppi che hanno composto quelle canzoni, quindi cosa ci rimane in mano è quasi nulla. Diciamo che, se doveva essere una trovata commerciale per fare soldi, abbiamo scelto proprio la formula sbagliata! (Ride Nda)”.
Ci sono quindi solo pezzi vecchi in questo disco? Di nuovo non avete voluto inserire nulla?
“Beh, si, abbiamo scelto tutte le cover che abbiamo fatto nel corso degli anni. E non abbiamo aggiunto nulla perchè non avevamo altre cover complete nel nostro catalogo e che avremmo potuto aggiungere… Cioè, abbiamo delle prove di altre canzoni, alcune risalenti addirittura ai nostri primissimi demo, pezzi lasciati a metà, nulla di completo, quindi abbiamo deciso di lasciarlo perdere e inserire solo le sette canzoni che si possono sentire sul disco”.
Al fianco di gruppi estremi più affini a voi, avete deciso di coverizzare gruppi distanti anni luce come Twisted Sister o Deep Purple. E’ stato difficile far vestire a queste band un abito puramente black metal?
“A dire la verità non è stato così difficile come si potrebbe pensare. Ovviamente è sempre impegnativo cercare di rileggere o fare la propria interpretazione di una canzone classica, perchè quando ti ci metti vuoi farlo nel modo giusto, vuoi rendere omaggio alla canzone originale così com’è ma allo s tesso tempo devi stare attento a metterci il tuo tocco e a renderla personale. Questa è una cosa che abbiamo fatto su tutte le canzoni, ma forse l’impegno maggiore lo ha richiesto ‘Dead Men Don’t Rape’  dei G.G.F.H. perchè è un brano industrial, quindi abbiamo dovuto aggiungerci la batteria da zero, adattarci le chitarre e cose del genere. Quindi probabilmente è la canzone che spicca di più quando si è trattato di reinterpretarla”
Ma c’è una canzone che ti ha sorpreso particolarmente una volta visto il risultato finale?
“Probabilmente ‘Metal Heart’ degli Accept, perché è stata la seconda cover che abbiamo registrato. Ed è stata davvero speciale, anche perchè sono convinto che gli Accept non ricevano abbastanza credito per quello che hanno fatto per la musica estrema. Se vai ad ascoltarti i loro primi lavori, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, potevi già trovarci la doppia cassa nella batteria, riff aggressivi, voce aggressiva…tutti elementi che sono stati precursori del movimento thrash. Forse avremmo potuto prendere una canzone più pesante da coverizzare, qualcosa di più estremo, però ci piaceva l’idea di fare nostra una canzone dal cuore metal con un tocco classico, anche melodico”.
Poi avete deciso di inserire due versioni di ‘Nocturnal Fear’ dei Celtic Frost, questo perchè questa band ha un ruolo particolarmente importante per voi?
“Assolutamente si! A dire il vero non conosco nemmeno una persona nella mia vita a cui non piacciano i Celtic Frost, quindi sono un po’ il comune denominatore delle nostre vite. Avevamo due versioni differenti di questo brano entrambe inserite nel nostro EP del 1996 ‘Devil’s Path’ e ci è sembrato giusto metterle entrambe, quasi a voler chiudere idealmente l’intera saga delle cover”.

Perchè ‘Inspiratio Profanus’? Cosa c’è di profano in questi brani?
“Trovo sia un’ottima descrizione delle canzoni che ci hanno ispirato, un po’ come se fosse il punto da cui tutto è partito, le canzoni che ci hanno fatto suonare, ci hanno dato la scossa, ci hanno benedetto e ci hanno fatto prendere gli strumenti in mano. C’è un che di drammatico in questo concetto, non credi? Poi dal momento che i nostri album in studio hanno di solito titoli di una o tre parole, abbiamo pensato che fosse giusto, per un disco di cover, inserire un titolo composto da due parole quindi è come se fosse l’ispirazione che ci ha fatto suonare, benedire, suonare, fare musica. E non è niente di più drammatico, ma abbiamo anche pensato che, dato che di solito per i nostri album normali abbiamo un titolo di una parola o di tre parole, per l’album di cover ha senso avere un titolo di due parole”.
Molti anni fa, ho avuto modo di essere vostro ospite in un castello in Germania per la presentazione di ‘Death Cult Armageddon’ e dell’after party ricordo il vostro amore per l’hard rock classico, con un Mustis preso molto bene da Kiss, Motley Crue, Bon Jovi…
“Dokken…”
Esatto! Non avete mai pensato di incidere un disco di cover hard rock? Voglio dire, i Twisted Sister sono venuti decisamente bene…
Wow, ricordo quella festa! Voglio essere sincero, con questo disco abbiamo chiuso il cerchio con il capitolo cover. Abbiamo pensato a pezzi da coverizzare per i nostri album ma sentiamo che dobbiamo lasciarci alle spalle queste cose. E’ un mai dire mai, perchè per il futuro non si sa mai, ma al momento vogliamo mettere un po’ da parte questo tipo di attività e concentrarci sul materiale inedito”

Che è anche giusto, visto che il vostro ultimo album ‘Eonian’ è uscito ormai cinque anni fa…
“Infatti stiamo lavorando a fasi alterne al nuovo materiale, a dire il vero abbiamo iniziato a lavorarci già prima del 2020, poi con la storia del Covid, le chiusure, i lunghi periodi in cui non potevamo incontrarci… tutto è andato a rilento. Però abbiamo lavorato individualmente nei nostri studi personali, abbiamo accumulato molto materiale, idee, temi, riff… si tratta solo di fare un po’ di ordine, però posso dire che siamo già a buon punto con il nuovo lavoro”
Come abbiamo detto prima, con ‘Inspiratio Profanus’ festeggiate i 30 anni di carriera. Onestamente, nel 1993 avresti mai pensato di arrivare un giorno a spegnere le 30 candeline sulla torta? Voglio dire, non è semplice sopravvivere tutti questi anni in una scena non facile come quella del metal estremo…
“No e non è nemmeno facile sopravvivere con tutte le sfide ci siamo trovati a dover affrontare nel corso degli anni. Ma credo che davanti alle avversità siamo stati bravi a tramutare la difficoltà in stimolo, in una spinta per andare avanti. Non so se è testardaggine, e neppure la ricerca del successo, della fama, del denaro e di tutte queste stronzate. E’ piuttosto la volontà ferrea di migliorarsi come compositori, artisti e persone, tutte cose che vanno di pari passo. Non mi pendo di nulla di quanto fatto con la band, perchè guardo sempre a tutto come a una lezione, e quindi per alcuni versi non sono sorpreso che siamo ancora qui. So che può sembrare presuntuoso, ma c’è una ragione per cui siamo sopravvissuti tutti questi anni, ed è perchè non abbiamo mai avuto un Piano B. Abbiamo sempre sacrificato tutto in nome della band. La salute, la nostra vita personale, abbiamo sacrificato momenti con la famiglia…ma non ci siamo mai arresi. Negli ultimi anni ci sono nati dei figli, per questo abbiamo dilatato il tempo tra un album e l’altro, perchè abbiamo altre cose di cui occuparci, ma questo non ci ha fermato. Certo, se guardi alla nostra storia quando non avevamo altre responsabilità pubblicavamo album con maggiore frequenza, ma questo non vuol dire che la musica avesse un peso maggiore sulle nostre vite rispetto ad oggi.”

In sostanza i Dimmu Borgir sono completamente la vostra vita, ma è difficile trovare musicisti che vedano e vivano la band con la vostra stessa intensità…
“Esattamente ed alla lunga è difficile fidarsi delle persone quando ci si è trovati a dover affrontare così tanti cambi di formazione. Sia chiaro, abbiamo avuto la fortuna di collaborare con grandi musicisti, sono passati nei Dimmu Borgir ottimi artisti, però non sempre c’era la stessa motivazione e la stessa concentrazione sull’arte che abbiamo noi, e neppure il legame alla band che abbiamo io e Shagrath, quindi è inevitabile che alla lunga qualcosa si inceppi. Comunque sono convinto che i cambi di line up siano stati per lo più positivi, perchè ci hanno reso più concentrati su quello che dovevamo fare e non hanno fatto altro che gettare benzina sul fuoco…con il risultato che, alla lunga, ci hanno reso una band migliore”
Come hai detto tu, della formazione originale siete rimasti solo tu e Shagrath. Quale è il segreto di questa particolare chimica tra di voi?
“Credo che il segreto sia che siamo entrambi molto testardi, siamo molto motivati e condividiamo la stessa passione per la musica. E siamo sempre stati noi, fin dall’inizio, a prendere la maggior parte delle decisioni che, come nel corso di una carriera così lunga, si devono prendere. Le decisioni facili però le può prendere chiunque, ma le decisioni scomode sono le più difficili da prendere e di solito, in questi casi, le persone volano via o si nascondono, mentre io e Shagrath siamo quelli che rimangono in piedi e prendono anche la decisione più complessa. Abbiamo molte cose in comune noi due, e lavoriamo in modo creativo in sinergia, questo è il segreto di tutto”
Guardando a questi 30 anni di carriera, quale è il momento in cui vi siete guardati e avete capito di avercela davvero fatta?
“Oh, fortunatamente ci sono tanti momento in cui ci siamo sentiti davvero al top. Bene o male quando vedi che organizzi tanti grandi concerti in giro per il mondo e inizi a viaggiare con costanza, significa che ce l’hai fatta. Però posso dire che nel 2004 quando  abbiamo suonato sul palco principale dell’OzzFest con i Superjoint Ritual, Black Label Society, Slayer, Judas Priest e Black Sabbath, è stato come se fossimo stati inseriti davvero nell’Olimpo del metal. Anche quando la musica è diventata la nostra fonte di sostentamento ci siamo sentiti realizzati, e siamo grati di poter vivere di musica, anche se questo comporta un duro lavoro, sacrifici e disciplina ferrea”.
Mentre rimpianti non ne hai…
“No, perché se avessi dei rimpianti sarei un ipocrita e non darei valore al fatto che ora sono qui a parlare con te. Se rimpiango qualcosa non promuovo la mia musica, non parlo della mia arte, invece dal momento che continuo a suonare, a fare dischi e a promuovere la mia musica, è perchè non rimpiango nulla del passato. Questo almeno è il mio modo di vedere le cose”.
Ormai i Dimmu Borgir sono considerati una sorta di icona del metal estremo mondiale. Ma tu ti reputi tale?
“Non lo so. Naturalmente sono orgoglioso dei nostri risultati, nel senso che non siamo mai scesi a compromessi ed è una bella sensazione sapere che hai fatto tutto da solo, soprattutto dal punto di vista creativo e senza compromessi nella tua arte, questa è la regola numero uno. Poi ovviamente è importante avere una buona etichetta che crede in te e che consente alla tua musica di arrivare a più persone possibile la fuori. Pensa a quante ottime band underground ci sono che non riescono a sfondare perchè non hanno la nostra stessa rete di supporto. Ma io non credo nelle circostanze, credo nell’intenzione e nell’azione. Non si tratta di essere nel posto giusto al momento giusto, ma di essere sempre nel posto giusto al momento giusto”.
Per il futuro, a parte il nuovo album, avete live in programma?
“Sì, abbiamo in programma alcuni spettacoli e festival la prossima estate. Credo che saranno gli unici concerti che faremo perché ci concentreremo sull’inizio della registrazione dell’album. E lo faremo per sezioni, per cercare di avere il nuovo album entro il 2025. È molto importante per noi, quindi vogliamo concentrarci al meglio sul prossimo disco”.
Buon lavoro, allora, grazie per la disponibilità, e…30 di questi anni!
“Grazie a te! Lo apprezzo molto. Sarà fantastico. E dovremmo parlare di nuovo quando l’album sarà uscito. Grazie a te per averci dedicato il tuo tempo e un ringraziamento particolare ei nostri fan italiani!”

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