Queens Of The Stone Age @Unipol Arena – Bologna (BO), 4 novembre 2017

Il 08/11/2017, di .

Queens Of The Stone Age @Unipol Arena – Bologna (BO), 4 novembre 2017

Josh Homme è uno che ama pensare in grande, e il colpo d’occhio che stasera l’Unipol Arena presenta è quello delle occasioni d’eccezione, bello gremito in ogni ordine di posto da migliaia e migliaia di vecchi e nuovi fanatici, non può che solleticar dunque le ambizioni del rosso frontman, veterano con un passato illustre nei pionieristici Kyuss e oggi saldo come non mai sul ponte di comando dei suoi Queens Of The Stone Age. I quali proprio stasera, in terra d’Emilia, aprono la porzione europea del loro Villains Tour, comprensivo di sedici date fitte fitte e che taglieranno il traguardo finale in quel di Dublino, il 24 novembre. Ragion per cui l’appuntamento di stasera è ancor più ghiotto, per poter tastare il polso alla band, verificando così lo stato di forma di una tra le migliori espressioni del rock americano contemporaneo, che ha conquistato definitivamente la grande massa grazie all’onda d’urto generata con il nuovo full length ‘Villains’, un’uscita discografica che ha alzato, e pure di molto, la fatidica asticella. Un gruppo che pare atteso in maniera quasi spasmodica, questo solo per dire che i Broncho (formazione originaria di Norman, Oklahoma, chiamata all’appello in qualità di gruppo-spalla) sudano le proverbiali sette camicie per lasciare invano traccia di sé, ma l’impresa resta ardua, piuttosto ardua, e il boato assordante che accoglie sul palco i cinque californiani lo suggella definitivamente, emblema di una sentenza sfacciata, ruvida come carta vetrata. ‘If I Had A Tail’, l’opener, seguita a ruota dalla sprezzante ‘Monster In The Parasol’, suonata quasi a rotta di collo in onore dei fumiganti esordi e di un album quale ‘Rated R’, fiammate iniziali di un concerto che si manterrà sempre di grande intensità, con legna in cascina portata in abbondanza da un Josh Homme ispirato e bello tirato a lucido, ma anche caciarone e “cazzaro” il giusto. L’interazione tra il frontman originario di Joshua Tree e il suo adorante pubblico registra picchi notevoli, alcuni piuttosto esilaranti tipo quando Josh ha un “simpatico” battibecco con un fan al quale piace mostrare il dito medio, forse fin troppo insistentemente. Inconvenienti del mestiere, vien da dire, che però il cantante supera di slancio mettendo brillantemente a tacere il suo antagonista. Altri punti guadagnati, per il lungagnone Josh che prosegue arroventando lo show sia con pezzi nuovissimi – ‘Feet Don’t Fail Me’, ma soprattutto ‘The Way You Used To Do’ acquista una notevole marcia in più, in chiave live – che con classici dello stampo di ‘You Think I Ain’t Worth A Dollar, ‘But I Feel Like A Millionaire’ e di una ‘No One Knows’ che spacca letteralmente in due per ardore e veemenza! Una band di categoria superiore, i QOTSA che hanno abbracciato in toto una progressione musicale che ha certamente spostato gli equilibri, in parte mutando le sonorità di partenza, più coriacee e ostili, ora messe al servizio di una follia stilistica ponderata e lucida, ma costantemente pericolosa. Suona solenne anche ‘The Evil Has Landed’, mentre trovo poco convincenti sia ‘Smooth Sailing’ che ‘I Appear Missing’, ma questo perché ‘Like Clockwork’ è l’album che meno mi piace, quindi forse faccio poco testo e i Nostri trovano subito modo per farsi perdonare, specie con’Little Sister’ e ‘Sick Sick Sick’(‘Era Vulgaris’, fa sempre e comunque la differenza…). Siamo in dirittura d’arrivo, la folla sembra non esser mai sazia, al cospetto di un gruppo capace di tale, indomabile fervore già nella data inaugurale del tour, una data che non poteva non esser sigillata da ‘A Song For The Dead’, non il semplice atto finale, bensì il manifesto dirompente e chiassoso di un complesso che, di metter la testa a posto, non ci pensa davvero. E meno male.

FOTO DI ROBERTO VILLANI

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