Igorrr + Enslaved+ Entombed @Frantic Fest – Francavilla Al Mare (CH), 16/18 agosto 2018

Il 27/08/2018, di .

Igorrr + Enslaved+ Entombed @Frantic Fest – Francavilla Al Mare (CH), 16/18 agosto 2018

E anche per quest’anno è andata, e molto bene. Tra il 16 e il 18 agosto, nella ridente località di Francavilla al Mare (CH), si è svolta l’annuale edizione del Frantic Fest, che, anche questa volta, ha radunato migliaia di spettatori dei più diversi gusti musicali. Certo, già a vedere il bill c’eravamo leccati i baffi, con l’avvento di gruppi come Igorrr, Enslaved ed Exploited, e anche la defezione all’ultimo dei punk rocker britannici per problemi di salute del cantante Wattie Buchan, non ha di certo scoraggiato né noi, né tantomeno le centinaia di spettatori accorsi da ogni parte d’Italia.

DAY 1

Il primo giorno vede avvicendarsi sul palco band di diversa estrazione musicale, a partire dagli psichedelici Ananda Mida, fautori di una buona prova, che inaugura, di fatto, il Frantic 2018 a colpi di note lisergiche e accordi allucinogeni. A seguire sono i Ruby The Hatchet a calcare le scene, mantenendo pressoché inalterata l’atmosfera costruita dai trascinanti pezzi degli Ananda Mida. La band di Philadelphia, capitanata da Jillian Taylor, riesce a scaldare ancor di più l’ambiente, in attesa dei parmensi Caronte e del loro doom acido. Gli sciamanici doomster, sotto contratto con la Ván Records e autori del recente ‘YONI’, evocano lo spettro di Aleister Crowley con bordate esoteriche e occultiste. Buona, inoltre, la presenza scenica del vocalist Dorian Bones. Iniziamo dunque ad addentrarci nell’oscurità, partendo dalla psichedelia, passando per il doom/stoner dei Caronte e arrivando all’intruglio degli Yawning Man, band storica – fondata nel 1986 nell’assolata California – ci catapultano nell’arido deserto del Golden State, con il loro misto psico-stoner cui aggiungono cucchiaiate di jazz, hard rock e world music. Di sicuro trascinanti.
È poi l’ora dei Rome di JeRome Reuter (occhio al gioco di parole, eh), un folk post-punk americano che però arriva dal Lussemburgo e ci lascia tanto frastornati quanto esagitati, forse è ancora l’effetto degli Yawning Man a parlare. Ma è il momento di dare un po’ di sprint alla serata con il noise rock degli Unsane, newyorkesi della Southern Lord, anche loro con un illustre passato, data la fondazione targata 1988. Un bel set noise post-hardcore che ci prepara allo show di quelli che sono, in fin fine, i co-headliner di questa prima giornata: i GBH. Prova esplosiva, con un Colin Abrahall scalmanato. Bello trovarsi di fronte a questi giganti del punk rock britannici, tanto da dire che la serata potrebbe persino finire qui; ma c’è ancora l’oggetto misterioso – almeno dal punto di vista live – da vedere. Igorrr è un UPO, un Unidentified Playing Object, capace di unire con il calderone di suoni – quasi sorprendentemente – l’intero pubblico. I francesi (o il francese, ma sul palco sono più di uno, quindi usiamo il plurale) presentano il loro barrroquecore (rigorosamente con tre r) attraverso uno spettacolo godibile, anche se il sound ai più può suonare strano. Black metal, elettronica, trip hop, breakcore? Nessuno di questi o forse tutti; sta il fatto che la serata è oramai conclusa e affiliamo i timpani per il giorno successivo.

DAY 2

Il 17 arriviamo al Tikitaka village quando sul palco stanno per dare fuoco alle polveri i mitici Hirax, che infiammano il pubblico in un clima veramente straumido. Tutti guardiamo, ammiriamo il funambolico Katon DePena, che pare aver inghiottito un mazzo di peperoncini calabresi da tutta l’energia che si ritrova in corpo e che riversa sulla gente. Niente, tutti in visibilio, la giornata promette molto bene.
È poi il death metal tecnico dei romano-norvegesi Hideous Divinity a farci capire che questa è il giorno giusto per noi, sensazione confermata poi dalla violenta prestazione dei Sadistic Intent, combo losangelino un po’ blasfemo, un po’ caprino, che dà senza dubbio un po’ di pepe all’imbrunire. Possiamo dire ormai di essere caldi, mentre aspettiamo la venuta degli dei nordici per quando sarà oramai notte. Prima però dobbiamo assistere allo show dei Bölzer, duo svizzero composto da KzR e HzR (ho pensato più di una volta a come pronunciare quei nomi durante un’ipotetica intervista senza parere uno degli alieni di Mars Attacks!), che cospargono il palco della loro miscela black/death. Un sound di sicuro bombastico per i palati più duri.
È quasi mezzanotte, ed è il tempo degli Enslaved. Descrivere la trasformazione della band norvegese è arduo, forse impossibile. Da dischi black magnifici come ‘Vikingligr Veldi’ o ‘Frost’ (1994), il gruppo ha attraversato una mutazione genetica pressoché totale, pur non rinnegando mai le origini e arrivando a creare una sorta di progressive black molto particolare, capace di radunare attorno a sé anche ascoltatori che non avevano mai ascoltato un disco di genere demonico fino a un determinato momento.
Abbiamo la possibilità – e di questo ringraziamo l’organizzazione del Frantic e il management della band – di incontrare il gruppo nel backstage, assieme ad alcuni nostri lettori vincitori del meet&greet, poco prima dell’inizio dello show. L’incontro conviviale ci fa ritrovare i solidi Enslaved, gioviali, disponibili, nonostante debbano ripartire la notte stessa per la lontana Las Vegas, dove parteciperanno a un festival entro poche ore.
Per lo show da headliner, il gruppo ha scelto di presentare una scaletta a parer nostro molto bella e variegata, fondendo il presente con il passato e alternando i momenti più riflessivi del progressive con l’irruenza del black dei primi anni. Si susseguono così ‘Roots Of The Mountain’ e la recente ‘Storm Son’, ‘Isøders Dronning’ e ‘Sacred Horse’, fino al trittico mortale ‘Gylfaginning’, ‘Wotan’ e ‘Allfǫðr Oðinn’, che istigano la platea a tal punto che non manca una zuffa sotto palco. Se ne accorge anche la band e Grutle Kjellson arriva a calmare gli animi con un “take it easy” perché ci stiamo tutti divertendo e voi avete rotto i coglioni. Così, tra antiche bordate e citazioni a grandi band nostrane (Grutle è un fan della PFM e del Banco) termina anche questa seconda giornata.

DAY 3

Eccoci dunque giunti all’ultimo giorno di festival, che vede come grandi protagonisti gli Entombed, sostituti dell’ultima ora degli Exploited. Aprono le danze i torinesi Noise Trail Immersion con un sound fra il post black/death metal e il mathcore, sicuramente qualcosa di molto pesante a dare il via al carosello odierno. Seguono i Lento, i quali rimangono in ambiente post, proponendo il loro misto di metal, ambient e classica, tutto condito in salsa strumentale. È poi il momento dei triestini The Secret, balzati alla ribalta grazie al contratto sottoscritto con Southern Lord, e anche in questo caso ci troviamo di fronte a una mistura di generi convincente, a partire da una derivazione crust fino a un black-doom, i The Secret fanno vedere di saper muoversi sul palco e di trasmettere l’energia giusta per la situazione.
Quatti quatti ci prepariamo per assistere a un altro show atteso di questo Frantic 2018: si tratta degli Zu e del loro jazzcore di classe, una delle più interessanti proposte del cartellone del festival. Per l’occasione il gruppo sale sul palco con la line-up originale, che vede il ritorno di Jacopo Battaglia dietro le pelli, con Luca Mai al sax e Massimo Pupillo al basso. La prestazione offerta dalla band è impeccabile – e data la classe dei musicisti non ci si poteva attendere altrimenti. Magari non per tutti (tipo censura film anni Novanta), ma gli eletti ne hanno goduto appieno.
Saltiamo quindi agli headliner della serata, gli Entombed. Abbiamo già detto della loro aggiunta a sorpresa, ma i death metaller svedesi non si fanno trovare impreparati, sfoderando l’arsenale e mettendo a ferro e fuoco il palco del Frantic. Chi ha già visto gli Entombed dal vivo sa già cosa aspettarsi. Gli dei della morte di Stoccolma sono fra i migliori rappresentanti del genere, ineccepibili e puntuali, chiudono questa edizione del festival con una setlist che accontenta un po’ tutti e mentre raccogliamo le nostre cianfrusaglie per tornarcene a casa ci sentiamo senza dubbio soddisfatti.
È finita, dunque. Il Frantic viene promosso a pieni voti un’altra volta e dimostra che organizzare una manifestazione come si deve non è poi così impossibile (soprattutto agli occhi di chi guarda), se chi la organizza è uno staff di persone serie e competenti. Allo stesso modo, il festival riesce a radunare generi distanti e ascoltatori di differenti gusti musicali, cosa mai facile e scontata. Ci si vede l’anno prossimo!

FOTO DI SIMONE RE

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