Reverber – Sect Of Faceless

Il 06/07/2020, di .

Gruppo: Reverber

Titolo Album: Sect Of Faceless

Genere:

Etichetta: Punishment 18

70

La copertina non è solo complemento d’arredo di un album, ma diviene vera e propria dichiarazione d’intenti, elemento di continuità tra la forma e la sostanza. Ed è in tal senso che la copertina di ‘Sect Of Faceless’ ha da subito una sua riconoscibilità, un suo linguaggio in grado di rimandarci per scelte cromatiche e di tratto ai primordi del thrash. Se i caratteri scelti per il nome della band giocano invece con il death/black, quel rosso infernale ha una lunga tradizione che passa per gli epigoni del genere, gli Slayer e si dirama in linea di successione a band come i Kreator o i Sodom. Ed è certamente ben realizzata la copertina, dimostrando una certa cura e attenzione al dettaglio cosa che, come vedremo, riscontreremo anche nella musica del terzo album dei romani Reveber.
Sono trascorsi sei anni da quando i Reverber registravano il loro album d’esordio intitolato ‘Serial Metal Killer’. Dal 2014 oggi la band romana ha perseguito e inseguito con pervicace determinazione un’idea di musica precisa che si sostanzia in un thrash metal senza troppo fronzoli reso persino più duro nei suoni dallo scorrere del tempo. Se infatti il buon disco d’esordio dava vita a un thrash metal leggermente più incentrato sulle dinamiche dei riff, ai nostri giorni, le chitarre e la sezione ritmica diventano una cosa sola: con ritmi serrati a sostenere una voce che si muove in sincrono denotando una certa aggressività. Però quando parte ‘Gods Of Illusion’ l’effetto è straniante: il brano sia per vocalità che per arrangiamenti ricorda da vicino i Kreator, quelli buoni di un ‘Hordes of Chaos’. Però il tutto è comunque suonato maledettamente bene, partendo dalla produzione che rende affilati i suoni, calibra in modo equilibrato i bilanciamenti tra le parti, così come gli arrangiamenti del gruppo si differenziano per ritmiche violente che rimandano ad una certa attitudine prossima al death. Si può dire che dalla title track, passando per ‘My Name Is Destruction’ e per ‘Black Plague’, lo schema si ripete senza particolari sorprese. Diversamente i Reverber deviano dal sentiero già battuto in un trio di brani che risultano anche la parte migliore dell’album: da i ritmi martellanti di ‘Nightmareland’, alle melodie struggenti (!) e possenti di ‘Wood Of Suicides’, per chiudere quindi con il singolo ‘Channel 666’ che riesce a farsi piacere grazie ad un bridge dove le parole suonano possenti. In ultimo difficile non citare l’ottima cover omonima degli ‘Angel Witch’, un tributo non scontato ad un passato che è nel cuore di ogni defender e di chiunque ami il metal di stampo classico.
Posate le cuffie rifletto sul fatto che i Reveber avrebbero tutte le possibilità per giocarsela con le migliori band thrash metal dei nostri giorni, ma allo stato attuale delle cose, rimangono troppo legati alle muse che li hanno ispirati (i Kreator su tutto!) e non è necessariamente un male, se vi piace uno dei gruppi fondativi del thrash per come lo conosciamo oggi, ma di certo è un limite nel caso cerchiate musica dai tratti distintivi ben definiti.
In ogni caso ‘Sect Of Faceless’ riesce ad essere comunque un buon album con il pregio di una produzione feroce e di un esecuzione chirurgica che non è poca cosa.

Tracklist

01. Gods of Illusion
02. Sect of Faceless
03. My Name is Destruction (Alboin the Conqueror)
04. Channel 666
05. Nightmareland
06. Wood of Suicides
07. Black Plague
08. Arachnophobia
09. Vlad
10. Angel Witch

Lineup

Alessio Stazi: drums
Marco Mitraja: guitars, vocals
Alessio Alessandretti: guitars
Emanuele Evangelista: bass