Sandness – Vertigo e rinascita: il rock dopo il salto nel vuoto

Il 18/05/2025, di .

Sandness – Vertigo e rinascita: il rock dopo il salto nel vuoto

Dopo un periodo di profonde trasformazioni personali e artistiche, i Sandness tornano con ‘Vertigo’, il loro quinto lavoro in studio, un album che mescola potenza, introspezione e una sorprendente evoluzione sonora. Un titolo che già di per sé racconta un viaggio, quello di chi guarda in basso prima di spiccare il volo, attraversando incertezze, slanci creativi e nuove sfide. Abbiamo incontrato Mark, Robby e Metyou per farci raccontare com’è nato questo disco, quali emozioni lo attraversano, le influenze che lo hanno plasmato e com’è cambiato il loro modo di scrivere e vivere la musica. Il risultato? Una chiacchierata intensa, sincera e piena di aneddoti, che conferma quanto i Sandness abbiano ancora voglia di mettersi in gioco, senza mai perdere il contatto con chi li ascolta.

‘Vertigo’. Come mai avete scelto proprio questo titolo? Che significato avete voluto attribuirgli e quali emozioni racchiude questo nuovo lavoro discografico?       
“(Mark) Quando è arrivato il momento di pensare al titolo del nuovo disco, volevamo qualcosa che colpisse, un nome in grado di evocare immediatamente sensazioni forti, profonde. Ci siamo chiesti: cosa abbiamo provato davvero negli ultimi due anni? E la risposta è stata un senso costante di instabilità, di smarrimento, come quando ti manca il terreno sotto i piedi. ‘Vertigo’ è sembrato perfetto, perché descrive in modo diretto quella sensazione di vertigine emotiva che ci ha accompagnati in questo periodo di transizione e incertezza. Un vero e proprio salto nel vuoto. Inoltre, c’è anche un gioco simbolico: ‘Vertigo’ inizia con la lettera V, che nel sistema numerico romano rappresenta il cinque, proprio come questo è il nostro quinto album in studio. È un cerchio che si chiude.”
Il brano d’apertura, ‘Per Aspera Ad Astra’, inizia con un parlato misterioso: si tratta di una lingua sconosciuta o di un effetto particolare? Potete svelarci il segreto?
“(Metyou) È una scelta stilistica ben precisa: si tratta di una frase estratta dallo stesso brano, ma fatta girare al contrario, in reverse. Una tecnica che in passato è stata molto usata, ma che abbiamo deciso di riprendere per creare un’atmosfera enigmatica fin dall’inizio dell’album. Ci piaceva l’idea di introdurre l’ascoltatore in un mondo nuovo, quasi onirico, e questo escamotage sonoro ci sembrava il modo perfetto per farlo.”
Nel disco si percepisce un’energia costante, un filo conduttore che lega quasi tutti i brani. Era una scelta voluta o qualcosa che è venuto in modo spontaneo?
“(Robby) È una bella osservazione e sono contento che l’hai notata. In realtà, quell’energia non è stata pianificata a tavolino. È qualcosa che è emerso in maniera naturale durante la scrittura e la registrazione. Come per ogni nostro progetto, l’intenzione era quella di trasmettere ciò che ci brucia dentro, quella passione che ci spinge a scrivere musica. Ma in questo album, a mio avviso, si è creata un’alchimia speciale. Ogni elemento sembrava incastrarsi al posto giusto, e forse è per questo che quella carica emotiva è così percepibile.”
In ‘Vertigo’ vi siete spinti su sonorità nuove, distanti dal vostro consueto stile. È stata una vostra decisione o il frutto della collaborazione con Alessandro Del Vecchio?
“(Robby) Sicuramente Alessandro ha avuto un ruolo fondamentale. Lavorare con lui è stato stimolante sotto molti aspetti. Ha saputo tirar fuori da noi tutte le sfumature del nostro background musicale, che spazia dagli anni ’70 fino al punk-pop moderno. Non ha imposto nulla, ma ci ha guidati con grande sensibilità e intuito, spingendoci a osare, a sperimentare. Il risultato, secondo me, è un mix che funziona molto bene e che rappresenta un’evoluzione naturale del nostro percorso.”

I brani erano già scritti o li avete costruiti insieme, passo dopo passo?
“(Mark): Una volta ricevuto il sì di Alessandro, abbiamo subito iniziato a lavorare al nuovo materiale. Ogni volta che avevamo due o tre idee pronte, gliele mandavamo per avere un confronto diretto. Ci interessava molto il suo punto di vista, quindi fin da subito gli ho detto: ‘Ale, sii sincero, anche brutale se serve. Se una cosa non funziona, ce lo devi dire.’ E così è stato. Ha seguito l’intero processo, dalla scrittura iniziale fino alla produzione in studio. È stato un vero lavoro di squadra.”

C’è stato un brano che ha dato più filo da torcere durante le registrazioni?
“(Metyou) Assolutamente sì! Il fill di batteria all’inizio di ‘Neverending Road’ mi ha messo davvero alla prova. È stata un’idea di Alessandro, che ha voluto sfidarmi un po’ (ride). Nonostante le mie limitate doti tecniche – come amo scherzare – ho accettato la sfida e dopo diversi tentativi il risultato è arrivato. È stato faticoso, ma ne è valsa la pena: quella parte ora mi sembra perfetta per aprire il pezzo.”
Quali sono i brani dell’album che sentite più vostri, più rappresentativi?
“(Robby) Tra tutti, ‘Draw the Line’ occupa un posto speciale per me. È un brano che parla di cambiamento, un tema molto personale e presente nella mia vita negli ultimi due anni. È nato in un momento di riflessione, ma anche di grande determinazione. Anche ‘Neverending Road’ è importante: ogni volta che la ascolto, riaffiorano ricordi degli inizi della band e delle prime esperienze all’estero. È un tuffo nel passato, ma con lo sguardo proiettato in avanti.”

Quali pezzi di ‘Vertigo’ porterete dal vivo nei prossimi concerti?
“(Metyou) Sicuramente eseguiremo i due singoli principali, ‘Not Your Dog’ e ‘Draw the Line’, che si prestano benissimo all’energia del live. Ma anche altri brani dell’album hanno un potenziale fortissimo sul palco, quindi crediamo che almeno cinque o sei pezzi entreranno stabilmente nella scaletta dei nostri concerti.”
Dove trovate l’ispirazione per scrivere i vostri brani? E quali sono le vostre influenze principali, musicali e non?
“(Mark) Scrivere testi per me è una combinazione di elementi: emozioni personali, esperienze di vita, ma anche film, frasi sentite per caso, o concetti che mi colpiscono. Ad esempio, ‘Draw the Line’ è nato dopo la decisione di Robby di trasferirsi in Germania. All’inizio mi ha destabilizzato, poi ho capito quanto quel passo fosse importante per lui questa scelta. ‘Midnight Dance’, invece, è una canzone ispirata alle mie passioni gothic: racconta una storia d’amore tra un umano e una vampira. ‘Per Aspera Ad Astra’ e ‘From Zero To Hero’ sono brani motivazionali, come da tradizione Sandness. A volte scrivo anche per motivare me stesso. Sul piano musicale, i nostri gusti sono molto vari, ma condividiamo l’amore per l’hard rock delle grandi band degli anni ’70, ’80 e ’90.”
Quali obiettivi vi eravate posti prima di iniziare a lavorare su ‘Vertigo’?
“(Mark) Ogni volta che iniziamo un nuovo progetto, l’obiettivo è uno solo: migliorare rispetto al lavoro precedente. Ogni album ci insegna qualcosa, ci lascia in eredità strumenti, idee e consapevolezze nuove. E tutto ciò che impariamo cerchiamo di riversarlo nel disco successivo. È un’evoluzione continua, non vogliamo mai fermarci.”
In cosa si distingue ‘Vertigo’ rispetto ai vostri album precedenti?
“(Metyou) La differenza principale è stata nel processo creativo. Con il trasferimento di Robby non ci siamo più potuti vedere con la stessa frequenza, quindi abbiamo dovuto adattarci. Questo cambiamento ha influenzato anche il sound, aprendoci a nuove possibilità espressive. È stato un percorso inedito, ma stimolante.”
Cosa state ascoltando in questo periodo? Quali artisti vi stanno ispirando?
“(Robby) Ultimamente mi sto appassionando molto all’universo Indie e Pop-Rock, con band come Twenty One Pilots, The Wombats e Nothing but Thieves. In più, grazie alla mia ragazza greca, sto scoprendo parecchi artisti della scena greca contemporanea, davvero interessanti! È bello lasciarsi sorprendere da qualcosa di completamente nuovo.”
Se poteste registrare una cover, quale scegliereste? E quale band vi piacerebbe che reinterpretasse una vostra canzone?
“(Robby) Una cover che vedrei davvero bene con il nostro stile è ‘Rollover DJ’ dei Jet. È un pezzo che sentiamo vicino e che mi ha ispirato molto nella scrittura dell’album. Se invece potessi sognare una band che suoni una nostra canzone, direi i D-A-D. Li adoro. Una volta ho addirittura sognato Jesper Binzer cantare ‘High Tide’… e ti assicuro che suonava benissimo!”
C’è qualche episodio divertente che volete raccontarci per concludere con un sorriso?
“(Robby) In studio o in tour, le occasioni per ridere non mancano mai. Ci sono tantissimi momenti esilaranti, tra battute, gaffe e imprevisti. Però spesso, quando li racconti, perdono quella magia del momento. Quello che ci fa sempre sorridere è vedere il pubblico che viene da noi dopo un concerto per scattare una foto o fare due chiacchiere. È un gesto che ci riempie il cuore ogni volta.”
Oggi la musica è sempre più liquida, dominata dallo streaming. Che rapporto avete con questo cambiamento? Siete ancora legati ai supporti fisici?
“(Mark) Io sono cresciuto con i CD e poi ho scoperto il vinile, che mi ha completamente conquistato. Quando ho cambiato macchina e mi sono accorto che non c’era più il lettore CD, è stato un piccolo shock! Da lì ho iniziato a collezionare vinili e ad usare Spotify. Lo ammetto, lo uso molto, è comodissimo. Ma credo che con i supporti fisici si creasse un legame diverso: risparmiavi per comprare un album, lo aprivi, sfogliavi il booklet, leggevi i testi… era un rituale. E quella fisicità ti faceva affezionare ancora di più alla musica. Oggi tutto è più veloce e accessibile, ma forse un po’ meno profondo. Comunque, anche se colleziono vinili, spesso la sera infilo le cuffie e mi metto su Spotify come tutti!”

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