The Haunted – Il mondo brucia

Il 09/07/2025, di .

The Haunted – Il mondo brucia

Il mondo brucia. E non solo per le temperature tropicali di questo inizio estate. L’ultimo lavoro dei The Haunted, uscito per Century Media lo scorso 30 maggio, sembra fotografare le tensioni incendiarie di questi mesi con un sound che continua a incenerire tutto, come canta Aro nel loro classico ‘The World Burns’’, con la stessa veemenza di allora. Cogliamo l’occasione di farci raccontare la genesi del loro decimo full length dal chitarrista Patrik Jensen.
Da ‘Strenght in Numbers’ del 2017 a ‘Songs of the Last Resort’ sono trascorsi 8 anni. Considerato lo stop forzato del Covid si tratta sempre di un intervallo notevole. Cos’è successo nel frattempo?
“Noi eravamo soliti far uscire un album ogni tre anni. Perciò, dal 2017 (anno di uscita di ‘Strenght in Numbers’) sarebbe dovuto essere il 2020. In effetti l’altro giorno ho controllato il gruppo Dropbox che ho con la band, dove c’è scritto ‘album 2020’. Jonas (Björler, basso) stava scrivendo, ha scritto 2 album degli At The Gates da solo. Era un po’ esausto. Aspettandolo, ho scritto 2 album dei Witchery e credo che Ola (England, chitarra) nello stesso periodo, abbia scritto l’ultimo dei Feared. Quindi ci siamo tenuti occupati, ma avremmo dovuto iniziare nel 2020 e avevo un’idea. Quando abbiamo iniziato gli Haunted, stavamo provando. Provavamo tutto il tempo, ci sedevamo insieme e componevamo canzoni, e questo le rende più organiche e vive. Mi piace che il mio metal sia pericoloso. Suona più pericoloso quando respira e vive, non così rigido come in un computer, quindi ho pensato che ‘Strength in Numbers’ fosse un po’ rigido. Volevo essere più emotivo e aggressivo, sai, come tutto il vecchio materiale The Haunted. Avevamo programmato che Adrian (Erlandsson) venisse da noi così che potessimo semplicemente provare insieme e scrivere canzoni, come abbiamo fatto nel primo album. Poi è arrivato il COVID, quindi non è potuto venire. Le cose sono andate male per un po’. Nel 2021 ho prenotato uno studio. È volato nella mia città natale e abbiamo sistemato tutto. Abbiamo collegato tutto in remoto così potevo sedermi dentro con Adrian, registrare e trovare idee. Prepariamo tutto, batteria, tutto, e poi torniamo a casa per cominciare il giorno dopo, per sei giorni in studio. Quella notte Adrian ha un attacco violento di virus intestinale. È stato molto, molto male. E poi ovviamente, quando si tratta di virus, tre giorni dopo l’ho preso anch’io. Stavo  molto male. Quindi stavo ancora male quando è dovuto andare a smontare tutto e non avevamo suonato nemmeno un minuto perché stavamo così male. Così è tornato a casa. Poi io, sai cos’è un plug-in per chitarra? Serve per registrare la chitarra al computer. È con quello che lavoro. Dirigo un team che crea plugin Yotam per chitarra. l’anno scorso, a marzo, abbiamo lanciato, sai, il marchio Engel. Amplificatori Engel. È come un Marshall. Quindi lo abbiamo realizzato e pubblicato e ho notato che, quando suonavo, riuscivo a suonare come se fossi in sala prove. Potevo suonare il thrash vero. I plugin che avevo usato finora non andavano bene per me, all’improvviso riuscivo a scrivere come se fossi in sala prove. Sì. Quindi tra marzo e settembre dell’anno scorso, ho scritto 11 canzoni.”
Dev’essere difficile con entrambi i membri coinvolti negli At the Gates conciliare tutti gli impegni legati alle date live.

“Non per me, perché potevo scrivere i testi mentre aspettavo. Ola scrive sempre. Penso lo sia per Jonas, forse, perché gli At the Gates hanno così tanto da fare ma, sai, per ognuno è diverso. Ma per il resto di noi non è un problema.”

Parliamo delle canzoni. Ho scoperto che da quando leggevo i testi si adattavano al tragico periodo che stiamo vivendo. Come se parlassero di questa nuova ascesa di regimi in tutto il mondo. Ero curioso di sapere se fosse intenzionale.
“Lo è. Io leggo molto, ho trovato una pagina di Wikipedia che parlava delle Lettere di ultima istanza. le Lettere di ultima istanza sono lettere che il Primo Ministro del Regno Unito scrive lettere e vanno ai sottomarini con le armi nucleari. Se si perde il contatto con Londra, come se ci fosse un conflitto, allora possono aprire la cassaforte, prendere le lettere e leggere cosa dovrebbero fare. E c’erano quattro alternative. Una era contrattaccare, una non fare nulla, una andare in un paese del Commonwealth come Australia o Canada oppure negli Stati Uniti. Se sono ancora lì. Tutti sanno cos’è una guerra nucleare. Non ci sarà più il pianeta, l’umanità sarà perduta. Ma, leggendo questo ‘andate negli Stati Uniti se ci sono ancora’ seduti sul fondo dell’oceano senza sapere se l’intero continente è lì, mi ha colpito. Quindi le canzoni sono fondamentalmente contro la guerra. ‘Warhead’, il primo singolo, parla di politici, nazionalisti e dittatori. Come dici tu, hanno una testata. Vogliono la guerra. Pensano alla guerra. Non è un concept album, ma in molte delle canzoni i testi sono contro la guerra.”
Ho sempre pensato che ci siano due anime nel gruppo, una più legata al periodo con Peter Dolving all voce, più dark e sperimentale, e più legata ai dischi con Marco Aro, il cui stile è più aggressivo, più orientato al death. Quindi ero curioso di sapere quanto gli stili vocali influenzino l’intero processo di scrittura. 
“Non molto in realtà. Ho scritto testi sia quando Peter era nella band che per Marco. Quindi, per esempio, nel primo album ho scritto, tra le altre, ‘Hate Song’ e ‘In Veins’. In questo album ho scritto forse 4 o 5 testi. Per me non vedo differenze immediate ma Peter tratta di più di sfide personali’ diciamo parla di oscurità interiore, mentre io scrivo dell’oscurità esterna, ad esempio della guerra e cose del genere.”
Per quanto riguarda la composizione, quanto gli stili vocali influenzano il modo in cui componete, costruite le canzoni? “Per nulla, in realtà. Marco deve fare quello che scriviamo (ride). Ma, insomma, diciamo che la voce di Marco è un po’ più aggressiva, forse un po’ più death metal. Con quel tipo di stile, la voce è più simile a uno strumento. Se hai Peter, o se hai Bruce Springsteen o qualcuno del genere, allora la voce è la canzone. É ciò che porta avanti la canzone. Puoi togliere tutta la musica per far cantare solo la voce di Bruce Springsteen eppure la gente saprà di che canzone si tratta, tipo ‘Born in the USA’ o qualcosa del genere. Ma, se togli la voce di ‘Hammer Smashed Face’ dei Cannibal Corpse, allora non sarà più  ‘Hammer Smashed Face’. Così, quando scriviamo la musica, Marco mette la voce, a volte scrive i testi, solo allora il brano diventa quello che è.”
Alla fine degli Anni 2000, c’è stato un grande ritorno dell’OSDM. Pensi che, così  com’è stato per il death metal classico della scena di Stoccolma, in futuro ci sarà spazio per lo stesso revival delle sonorità melodeath tipiche della scena di Göteborg? “Sì, cioè, ho suonato dal vivo con gli Halo Effect. E gli Halo Effect sono Göteborg vecchia scuola. All’inizio abbiamo fatto un tour in Europa. Non credo che siamo andati in Italia, in realtà, ma era tutto esaurito. Voglio dire, 1500-2000 persone ogni sera e cantavano a squarciagola le melodie e penso che ci sia un grande revival per quello stile in arrivo. Sai, lo stile di Stoccolma era più influenzato dal punk, dalla sporcizia dei suoni e così via. A Goteborg la band più grande di sempre è sempre stata gli Iron Maiden e gli Iron Maiden hanno le melodie, ed è per questo che il metal è più melodico a Göteborg.”
Parliamo della band. Ricordo una vecchia intervista con la rivista italiana Psycho in occasione dell’uscita di ‘The Haunted Made Me Do It’ (2001), in cui lessi che l’intro ‘Dark Intentions’ era, come avete detto, un tributo all’influenza dei Dark Angel. Hai ascoltato nulla dall’ultimo lavoro dei Dark Angel? Dopo tutti questi anni da ‘Time Does Not Heal’ del 1991, io l’ho trovato più estremo paragonato al sound classico dei loro vecchi dischi. “È, in realtà, un po’ più death metal, forse. Credo sia l’ultima canzone che Jim Durkin ha scritto. Jim Durkin era un caro amico personale, in realtà. È tornato a suonare. Sai, aveva lasciato i Dark Angel. È tornato a suonare perché ha ascoltato il primo album dei Witchery. Quindi ha ispirato me e io ho ispirato lui, immagino. Ma Jim era un ottimo amico. Sono molto dispiaciuto che non sia più con noi (Durkin è deceduto nel 2023). Ho ascoltato la canzone, ma non suona com’è il loro stile classico, tipo ‘Darkness Descends’, che adoro.”
Siete in giro da oltre 25 anni, perciò avete attraversato tutta la rivoluzione delle piattaforme digitali di Streaming. Rispetto al periodo precedente a Spotify e alle altre piattaforme, come sono cambiate le vostre aspettative nell’industria musicale?
Beh, prima di Spotify e del download, potevamo vivere della nostra musica. I fan avevano più album perché avevamo più tempo. Potevamo provare ogni giorno. Alla fine, prima che Peter (Dolving), Anders (Björler, chitarra) e Per (Möller Jensen, batteria) lasciassero la band, abbiamo suonato un anno. Siamo stati in tour per 8 mesi quell’anno, perché si guadagna solo suonando dal vivo. E, se sei via per otto mesi, non hai più vita. Sai, le persone hanno figli, mogli e compleanni e non sei mai a casa. Quindi ci siamo detti, ok, non possiamo più farlo. Dobbiamo solo, sai, trovare un lavoro e magari partecipare ai festival o fare tour più brevi, magari in Giappone o in Europa per un solo mese. Ed è per questo che tre membri se ne sono andati, perché non volevano trovare un lavoro. Così io e Jonas siamo tornati all’università. Lui ora fa il contabile e io lavoro nell’informatica. Se Spotify continuasse a dare gli stessi soldi di prima dell’era dei download, allora potremmo essere musicisti a tempo pieno e i fan potrebbero ricevere album ogni due anni. Ma ora non è più così. Voglio dire, forse hai tu un lavoro e ti scrivi di musica nel tempo libero.”
Si, esatto. Lavoro come tutti.
“Sì, è la stessa cosa. Quindi è quello che è. Non sono i fan che hanno deciso questo. È solo… la tecnologia, immagino.”

In questo album ho trovato, così come nel precedente ‘Strenght in Numbers’, delle influenze post-thrash/groove. Il sound di ‘Strenght in Numbers’ era molto più pesante rispetto a ‘Exit Wounds’.  La stessa impressione che ho trovato in ‘Songs of Last Resort’ rispetto a ‘Strenght in Numbers’, come se il vostro sound, anno dopo anno, si facesse sempre più groove, più pesante, più furioso. Dimmi, possiamo annoverare Machine Head o Skinlab, tra le vostre influenze musicali?
“Forse in realtà è un’influenza di Ola. Io ho iniziato a pubblicare album prima che i Machine Head esistessero. Suonavo nella mia band, i Seance. Abbiamo pubblicato due album. Suonavamo death metal nello stile della Florida, sai, tipo i Morbid Angel.”
Si. Conosco i Seance.
“Ho preso le mie influenze da prima, quindi potrei avere le stesse influenze di Robb Flynn, forse. Non saprei. So che Ola è un super fan dei Pantera, quindi potrebbe essere lui a portare quel groove in più.”
Nella prima fase della carriera dei The Haunted ho notato che molte band di estrazione black/death hanno iniziato a suonare più thrash. Penso ai Dimmu Borgir con il loro ‘Puritanical  Misantopric Euphoria’ e ai Children of Bodom di ‘Hate Crew Deathroll’. Quindi pensi che la scena svedese del periodo d’oro deathrash (vedi Soilwork, Darkane, Carnal Forge, ecc) possa essere considerata l’ultimo passo dell’evoluzione del thrash teutonico e della Bay Area?
“I Dimmu Borgir hanno cambiato il loro sound quando si è unito Nick Barker (batterista) in quegli anni. Io con Nick, suonavo nei Brujeria. Ho suonato molti concerti con Nick. Entrambi siamo grandi fan dei Dark Angel. Grandissimi. Lui si fa chiamare, sai, Gene Hoglan Jr. Quindi, quando è entrato nei Dimmu Borgir, ha portato con sé quel sound. Devi sapere che, quando abbiamo iniziato con il primo album dei The Haunted, nessuno suonava thrash. Erano gli anni ’90, un periodo difficile per il thrash. Quindi quando abbiamo scritto l’album, ma non avevamo aspettative. Non pensavamo nemmeno di fare Thrash. Ma quando uscì, fu al primo posto nelle classifiche dei migliori esordi ​​in tutto il mondo. Quello stesso anno (1998) i Testament pubblicarono ‘The Gathering’. Quella era una band Thrash  storica che pubblicò un ottimo album Thrash. Quindi c’erano una nuova band e una vecchia. E andammo in tour negli Stati Uniti insieme. Quindi c’è stata forse, sai, una spinta, vecchia e nuova, a riportare in auge il Thrash. E poi, sai, tutte queste vecchie band sono tornate e hanno ricominciato a suonare Thrash, immagino. E non se ne sono mai andate. Sono ancora lì, tutte quelle band. E non so se vi abbiamo aiutato.”
Penso che abbiate avuto una grande influenza su tutta la scena estrema di quel periodo. Molte band hanno iniziato a suonare in modo più aggressivo, anche se suonavano già death metal o black metal. Iniziarono a pubblicare con una produzione un po’ più pesante, un po’ più thrash.
Okay, ultima domanda. In Italia vorremmo vedervi dal vivo. Cosa ci potete dire? Avremo la possibilità di vedervi suonare nel nostro paese?
 “Assolutamente. Voglio dire, con i festival. Soprattutto dopo il COVID, i festival di quest’anno erano tutti prenotati dalla fine dell’anno scorso. Quindi tra settembre e novembre, tutti i festival vengono prenotati per l’anno successivo. Quando abbiamo pubblicato il primo singolo ‘Warhead’ a marzo, nessuno sapeva che avremmo avuto un nuovo album in arrivo o sapeva che saremmo tornati a suonare dopo otto anni. Quindi tutti i festival sono prenotati. Abbiamo potuto partecipare solo a quelli che avevano cancellazioni. Il numero di festival a cui suoneremo quest’estate è piuttosto limitato. Quindi il prossimo anno sarà l’estate dei live per questo album. Ma quest’autunno abbiamo concerti, ne abbiamo molti quest’autunno. Andremo in Giappone, vogliamo fare un tour. Molte band più grandi ci hanno contattato perché apprezzano molto l’album e vogliono che partecipiamo al loro tour. Quindi sono sicuro al 100% che suoneremo in Italia.
Sono molto felice di sentirlo. Quindi, grazie per il tuo tempo. Siamo molto grati di ospitare la tua intervista su MHI. Quindi grazie e a presto!
“Buon pomeriggio a tutti i tuoi fan in Italia.”
Sai, ho iniziato ad ascoltare la band con ‘The Haunted Made Me Do It’ che me ha iniziato al genere. Ero adolescente all’epoca, quindi è un onore per me aver avuto l’occasione di intervistarti.
“È stato un piacere. Grazie per il tuo supporto.”
Grazie a te.

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