Evoked Eclipse – Gotico milanese
Il 12/07/2026, di Francesco Faniello.
Parlare con Max Havler è come conversare con uno di quei direttori d’orchestra o di ensemble di altri tempi. Tra i motivi di questa sensazione c’è l’emergere dalle sue parole tutto lo stupore per alcune storture della contemporaneità rispetto al “lavoro ben fatto” di fattura tradizionale, pur non mancando di riconoscere la necessità che tutto si evolva – e che lo faccia per il meglio, di tanto in tanto. Solo che la sua orchestra è orientata tra Gothenburg e Stoccolma, settata com’è sulla matrice scandinava del death/black, e il suo piglio da direttore è teso a convogliare quel sound ai tanti estimatori ancora presenti, attraverso ‘The Cries of Evil’, debut degli Evoked Eclipse…
Ciao Max, vorresti presentare il progetto Evoked Eclipse a chi ancora non lo conoscesse?
“Gli Evoked Eclipse nascono dalle ceneri di Ophidian e Shrivel, per mia volontà, nell’anno 2018, con l’intento di seguire le orme di band come Dissection, Naglfar, Dark Tranquillity e In Flames alla metà degli anni 90, periodo in cui queste band diedero alla luce quei grandiosi dischi che hanno portato l’evoluzione e un nuovo modo di suonare Death/Black Metal. Evoked Eclipse è una one-man band di Melodic Death/Black Metal con influenze Gothic, il progetto ha debuttato nel febbraio 2026 con l’album ‘The Cries of Evil’ sotto l’etichetta discografica Club Inferno Ent. (divisione di My Kingdom Music).”
L’uscita di ‘The Cries of Evil’ ha richiesto una lunga gestazione: inizialmente avevi annunciato la presenza di una corista russa, per poi optare per la “nostra” Kyrah Aylin. Quali sono stati i motivi di questa scelta?
“La scelta di optare per Kyrah Aylin è stata una cosa inaspettata, non prevista, in quanto la soprano russa – con un nome abbastanza conosciuto nella scena metal internazionale – si è rivelata una persona poco seria e professionale, e anche non coerente con le cose che dice, poco adulta, poco corretta e poco matura nel dire le cose riguardo il suo cambio di idea improvviso e da me inaspettato, nel senso che è sparita e non mi ha più risposto, nonostante mi avesse assicurato già da molto tempo prima la sua disponibilità ad esserci sull’album. Davvero un atteggiamento che mi ha molto deluso e amareggiato, in quanto mi ero fatto un’idea molto positiva sulla sua persona nei mesi precedenti, invece poi si è rivelata totalmente l’opposto: questo suo modo di fare mi ha anche messo in una situazione molto tesa, in quanto ero in studio a registrare l’album quando è sparita improvvisamente e non mi ha più risposto, e sono dovuto ricorrere ai ripari in situazione di emergenza – in quanto essendo ormai iniziate le registrazione e avendo i giorni di studio ormai prenotati mi era impossibile aspettare altre settimane per trovare un’altra cantante. Quindi la cosa non mi ha messo per niente in una bella situazione, sotto tutti i punti di vista. Fortunatamente Davide Billia ha salvato la situazione, indicandomi appunto Kyrah Aylin, come una vera professionista sotto tutti i punti di vista, oltre al fatto di essere un’eccezionale cantante. Infatti, lei ha salvato la situazione, è stata velocissima, e questa cosa inaspettata per me è stata solo una grande fortuna in quanto il lavoro che Kyrah Aylin ha fatto sulla canzone ‘Land Of The White Spirit Lady’ è stato eccelso e sopraffino, e mi sono reso conto che non sarebbe stato a questo alto livello il lavoro, se lo avesse fatto quella soprano russa. Quindi, per me è stata una fortuna che le cose siano andate così, in quanto il risultato con Kyrah Aylin è venuto di gran lunga superiore.”
D’altronde, il disco ha il piglio del lavoro certosino, curato nei minimi particolari. Come si è svolta la fase compositiva?
“Sì è vero, il disco ha il piglio del lavoro certosino, e mi fa piacere che lo hai notato, tu, come anche altre persone, infatti questo disco ha richiesto una lunga gestazione in fase di composizione, quasi 3 anni, appunto perché volevo tornare sulle scene in grande stile, con un ottimo album, che non avesse canzoni riempitive e robe del genere. La fase compositiva si è svolta in maniera chirurgica da parte mia, per 3 anni ho continuato a lavorare su queste canzoni aggiungendo sempre più “colori” in modo da renderle totalmente complete e musicalmente totali, senza parti scontate.”
Quanto è importante per la vostra formula sonora la collaborazione tra te e Davide Billia? A quanto leggo nei credits, si è occupato anche delle tastiere…
“La collaborazione con Davide Billia è stata molto importante, è stata una formula sonora killer per questo album, infatti ho optato di registrare questo lavoro all’MK2 Studio di Davide Billia in quanto ero sicuro che da lui sarebbe venuto un prodotto di altissimo livello, per questo mi sono affidato a lui, essendo lui un grandissimo professionista, un grandissimo fonico, un grandissimo batterista e polistrumentista, ha fatto anche un grandioso lavoro di tastiere. Il suo studio è uno dei migliori in Italia, in ambito di musica estrema e di produzione. Davide mi ha dato in studio un ulteriore enorme grandioso contributo riguardo le parti di batteria, tastiere e anche voce, non ho problemi a dire che non sarebbe venuto un disco di questo alto livello se lo avessi registrato in qualsiasi altro studio. E questo è il miglior disco sotto tutti i punti di vista che ho registrato nella mia carriera, grazie a Davide Billia.”
Nella mia recensione del vostro album di debutto parlavo di una passione per il sound dark/gothic primigenio che emerge negli arrangiamenti, fungendo da contraltare efficace alla classica furia figlia del death/black. Come si orientano le tue influenze in merito?
“Questa scelta di genere l’ho decisa in quanto volevo differenziare il sound degli Evoked Eclipse dal fare solo musica Death/Black veloce per tutto il disco, a differenza di come fanno parecchie band. Voglio dare all’ascoltatore un album vario, ovviamente stando nei confini del Metal, un album che varia da momenti feroci a momenti malinconici, tristi, che diano stati d’animo all’ascoltatore, che si immergano in emozioni attraverso la musica. Le mie influenze Gothic si orientano sui primi grandiosi dischi di Anathema, My Dying Bride e Katatonia, vere perle che ti fanno immergere nella malinconia. Volevo inserire anche questo genere di musica per dare appunto anche queste emozioni a chi ascolta la musica degli Evoked Eclipse.”
‘The Cries of Evil’ peraltro strizza l’occhio a tutta quella frangia orfana di sonorità nordeuropee qui ben rappresentate da episodi come ‘The Watch Of Spirits’ o ‘Drops of Blood’. Quanto è stata importante per l’evoluzione del metal quell’irripetibile stagione musicale?
“Quell’irripetibile stagione musicale è stata molto importante e fondamentale appunto perchè è stata l’evoluzione del Metal, L’evoluzione del Death e del Black Metal, da lì si è creato un nuovo modo di concepire e suonare i riff, un modo nuovo di suonare e comporre canzoni; se negli anni 90 non ci fosse stata quella scena nordeuropea proveniente dalla Scandinavia, il Death/Black Metal sarebbe stato ancora fermo e vecchio come del resto suonano tutt’ora molte band Death Metal e Black Metal. Trovo fastidioso sentire che quel genere sia definito “genere vecchio”, per me il genere vecchio è quello che suonano tutt’ora le band che suonano Death Metal americano o Black Metal. È stato assurdo che quel genere, che è stato un’evoluzione per la musica, sia finito subito dopo pochi anni, e anche quelle stesse band che hanno creato questo genere hanno succesivamente fatto altri generi che tirano di più i trend e le masse per viverci di musica, testuali parole dette in un’intervista da Mikael Stanne dei Dark Tranquillity. Mi amareggia molto aver letto questa cosa detta proprio da lui. Io ritengo che quella stagione è stata molto importante proprio per aver portato il Metal a un’evoluzione, ed è un vero peccato ed è assurdo che appunto la richiesta di mercato eccetera abbia subito soffocato questo, per accontentare ciò che la massa vuole sentire, musica spiccia e cose di quel tipo. Per fortuna comunque ci sono ancora band che ripercorrono questa evoluzione e grandiosa musica, siamo band di nicchia ahimè, ma comunque ci siamo, e con molto piacere ho scoperto ultimamente i grandiosi Majestic, il loro ultimo album sembra davvero il degno successore di ‘Subterranean’ degli In Flames.”
La scelta della label è caduta sulla Club Inferno Ent., una delle realtà più attive nel nostro Paese anche con la “casa madre” My Kingdom Music. Come è nata questa collaborazione e quali mosse dobbiamo attenderci in futuro dal punto di vista promozionale?
“Quando il disco era finito e pronto mi sono messo alla ricerca di una label, voglio evitare di soffermarmi più di tanto a dire che in questa fase di ricerca ho anche trovato alcuni “personaggi del settore” veramente poco professionali e molto poco competenti, gente che ti mette sotto contratto solo se ti conoscono di persona o se sei l’amico di una delle band che hanno sotto contratto, e vieni presentato dalla band personalmente a loro. Un vero schifo! Neanche la considerano la qualità musicale di una band, è veramente un cancro per le band valide che alcune etichette siano in mano a persone del genere. Fortunatamente oltre a questo schifo fanno da contraltare persone e etichette discografiche valide, quindi inevitabilmente sono emerse le persone veramente professionali, che hanno le etichette serie e sono riconosciuti per la loro professionalità e serietà, e mettono sotto contratto le band per meritocrazia, e quindi è nata così la collaborazione con Francesco della Club Inferno Ent. Per me è stato incredibile aver fuori l’album di debutto già sotto una label che (come hai detto tu) è assolutamente una delle realtà più attive nel nostro paese. Ne sono veramente entusiasta e sono al settimo cielo. Dal punto di vista promozionale il lavoro è ottimo e ne sono totalmete soddisfatto di come sta lavorando la Club Inferno Ent. Riguardo il punto di vista promozionale in sede live mi sto mobilitando per cercare la line up, sono a buon punto, a cavallo fra l’autunno e l’inverno inizieremo a fare concerti.”
Tempo fa avevi appunto annunciato un inatteso debut dal vivo per gli Evoked Eclipse, poi rimandato a data da destinarsi. Premesso che personalmente la dimensione live resta importante nel metal, come hai pensato di organizzare il set e cosa dobbiamo attenderci da un concerto degli Evoked Eclipse?
“Saranno dei “killer live show“! Il mio intento in sede live è far trovare al pubblico una band valida, preparata musicalmente, che suoni buona musica, musica che dia emozioni, mostrare al pubblico lì presente un’esibizione professionale, mostrare loro una band che sa suonare, e non farli trovare davanti a una band truccata con la faccia da panda o anche il nuovo trend delle band di “incappucciati” che trovo di una qualità musicale molto bassa, infatti queste realtà puntano tutto sull’immagine visiva… che poi mi chiedo anche come queste band di “incappucciati” facciano a resistere a suonare con maglioni e cappucci ai concerti che fanno da giugno ad agosto!”
Facciamo un passo indietro… anzi, due. I due demotape degli Ophidian sono l’esempio di un gioiello misconosciuto in ambito extreme metal italiano. Cosa ricordi di quei giorni (live, prove, sessioni di composizione)? Ci sarà mai la possibilità di riportarli in auge per un pubblico più ampio?

“Di quei giorni ricordo un adolescente che viveva in un sogno da star, essendo un ragazzino in quelli anni vedevo tutto fantastico e ingigantito, era tutto stupendo, le prove ogni domenica sera in sala prove, i viaggi in treno nei week end per andare a provare i pezzi, era tutto stupendo per me, ricordo che ogni domenica in tarda serata tornavo a casa super felice, mi sentivo quasi una star, ripeto: sto parlando di un ragazzino di 16 anni. Mi ha aiutato molto nell’adolescenza quel periodo, soprattutto i primi due anni dalla nascita degli Ophidian, quando avevo 16 e 17 anni: avere questa band mi faceva sentire in una bolla di cristallo e ritenevo che stessi facendo più di quello che facevano i miei coetanei, questo mi ha anche aiutato a stare lontano da persone con cui non avrei combinato niente, se non stare solo a buttare i pomeriggi della mia adolescenza a chiacchierare o fumare o altre cose del genere che non portano a niente. Quindi in questo mi sono sempre considerato privilegiato rispetto a questi miei coetanei, compagni di scuola ecc… Purtroppo non credo che ci sarà mai la possibilità di riportare gli Ophidian in auge per un pubblico più ampio, sono passati tanti anni, e ormai è da anni che nessuno di noi si sente più. Un vero peccato che sia tutto finito e che in quelli anni a un certo punto poi siamo stati costretti a scioglierci, per una questione di indifferenza da parte delle etichette discografiche italiane che c’erano in quelli anni, che prendevano solo band Power e Thrash Metal, dato che a cavallo fra il 1996 e il 1998 le etichette italiane ancora non sapevano nulla della scena che stava nascendo in Scandinavia e quindi per loro la nostra musica era una cosa che non avevano mai ancora sentito, dato che noi siamo stati fra le prime band italiane a suonare quel genere. Un vero peccato che quei due demotape degli Ophidian siano sempre rimasti molto di nicchia e semisconosciuti, meriterebbero davvero di essere riportati in auge per un pubblico più ampio, dato che adesso fortunatamente ci sono label consone a questo. Ma questo è ormai impossibile purtroppo, appunto per una questione che fra noi (di quella band) non ci sentiamo più da molto tempo. Indubbiamente ho tutt’ora molto rammarico e amaro in bocca per come sia andata la questione musicale Ophidian per colpa delle etichette discografiche di quegli anni, e anche per il fatto di essere stati in Italia e italiani, se fossimo nati in Scandinavia chissà come sarebbe andata con quei due demotape in quegli anni.”
Dopo gli Ophidian hai fondato subito gli Shrivel o c’è stato qualche passaggio intermedio? Cosa puoi dirci di quel periodo?
“Tra la fine degli Ophidian e la nascita degli Shrivel non c’è stato nessun passaggio intermedio, come Ophidian ci siamo sciolti nel 2001, nel 2004 ho fondato gli Shrivel, e sempre nel 2004 ho registrato il primo promo tape di 2 canzoni. Di quel periodo intermedio ricordo che per tutto l’anno 2002 non volevo saperne più niente di avere ancora una band, ero molto abbattuto e demoralizzato per come era finita con gli Ophidian, ho visto tutti i miei sogni crollare; essendo poi un ragazzino in quegli anni, ci avevo creduto molto sul poter fare successo, quindi mi era crollato il mondo addosso. Successivamente nel 2003 ho iniziato a sentire la forte mancanza di suonare, di scrivere canzoni e di registrare un mio disco, quindi poco alla volta mi sono ripreso, ma questa volta ripartivo stando con i piedi ben saldati per terra e guardando le cose nella giusta prospettiva – che avrei comunque raccolto poco nonostante tutto l’impegno e sforzi, quindi nel 2003 ho scritto 2 nuove canzoni e l’anno successivo le ho registrate sotto il moniker Shivel.”
Se penso all’album ‘Spiritic Opponent Faith’ penso a un approccio completamente diverso sia da quello che è venuto prima (Ophidian) che da quello che sarebbe venuto dopo (Evoked Eclipse). Un sound più “in your face” e un approccio lirico fortemente antireligioso. Come si è evoluto il tuo stile di scrittura nel tempo?
“Sì con il full length degli Shivel ‘Spiritic Opponent Faith’ pubblicato nel 2010 oltre alle tematiche fortemente antireligiose il sound era feroce per tutto il disco, proprio in questo successivamente il mio stile si è evoluto inserendo anche parti di musica Gothic, appunto per dare un sound completo che spaziasse dalla musica feroce a quella malinconica, dato che ho sentito poche band avere questo sound: ritengo che con un sound così il disco sia più vario e completo anche per l’ascoltatore.”
Mi piacerebbe una tua opinione in merito all’evoluzione dello scenario extreme metal in Italia (spazi, band, realtà, etichette), dato che ne hai vissuto da vicino varie epoche…
“Di band buone in Italia ce ne sono sempre state sin dalla metà degli anni 90,come ci sono nuove ottime band adesso, lo scenario extreme metal in Italia c’è sempre stato, di band e di spazi per suonare ce ne sono sempre stati fin dalla metà degli anni 90, anzi ti dico, ho notato che rispetto ad allora adesso è più difficile suonare da vivo: adesso devi essere sotto un’agenzia per poter suonare da vivo, ed è anche difficile che queste agenzie ti diano risposta, devi comunque avere qualcuno che ha a libro paga questi di queste agenzie, prima invece bastava andare a parlare col padrone di un locale e ti facevano suonare tranquillamente; a cavallo fra gli anni 1998 e 2001 mi ricordo che facevamo così con gli Ophidian. Adesso è veramente molto complessa la situazione per le band piccole, e sinceramente non pensavo assolutamente che fosse così adesso, anche per suonare in un minuscolo locale davanti a 15 persone. Quindi riguardo questo lato è peggiorata tanto la situazione, ora è difficile dare la possibilità alle band piccole di fare concerti, l’unica cosa che è migliorata molto adesso è il discorso etichette, ora sono molte e sanno cosa è una band death, black e gothic, a differenza delle poche etichette discografiche che c’erano negli anni 90 che mettevano sotto contratto solo band Power e Thrash Metal.
Cosa gira nel lettore (reale o virtuale) di Max Havler in questo periodo? E quali sono i dischi imprescindibili per te?
“Girano tutti i grandiosi dischi Death Metal, Black Metal e Gothic degli anni 90, di quelle band che hanno inventato questi generi e hanno fatto la storia con quei capolavori. Li ascolto in modo virtuale per comodità, ma ovviamente quando sono a casa e ho tempo preferisco di gran lunga mettere i cd fisici nello stereo e gustarmi la vera alta qualità musicale che si può sentire ascoltando la musica in questo modo, anche coi vinili, e non sullo smartphone, cosa che odio tantissimo di questa era. I dischi imprescindibili per me sono: ‘Individual Thought Patterns’ dei Death, ‘Lunar Strain’ e ‘Subterranean’ degli In Flames, ‘Skydancer’ e ‘The Gallery’ dei Dark Tranquillity, ‘The Silent Enigma’ degli Anathema.
Ok, siamo alla fine. Le ultime parole sono per te…
“Grazie a te per questa intervista, vorrei dire ai lettori di ascoltare ‘The Cries Of Evil’ è un disco completo e fatto col cuore ed è completo di tutto, vi piacerà. Grazie anche a voi lettori.”