BeurreNoiR – da Disneyland al lato oscuro del rock

Il 22/10/2026, di .

BeurreNoiR – da Disneyland al lato oscuro del rock

Per molti musicisti, lasciare una band di successo può significare chiudere definitivamente un capitolo. Per Peter Lundholm Jensen, il batterista dei BeurreNoiR, invece, quella pausa è diventata un viaggio necessario per riscoprire il proprio rapporto con la musica. Dopo gli anni trascorsi nei D-A-D, tra tour, concerti e la crescita di una delle realtà più importanti del rock danese, arriva il momento di fermarsi, esplorare nuove esperienze e capire cosa significhi davvero tornare a suonare. La risposta arriva qualche anno dopo, quando il desiderio di sedersi nuovamente dietro una batteria si fa sempre più forte e l’incontro con Jay e Mikael dà vita a una nuova avventura. I BeurreNoiR nascono così, lontani da qualsiasi tentativo di replicare il passato e guidati da una precisa volontà di sperimentare. Garage, punk, alternative, noise e dark rock convivono all’interno di un sound che la band definisce “Lethal elegance, chaos and discipline”. In questa intervista ripercorriamo la storia di un musicista che ha scelto di seguire il proprio istinto, mettendo la libertà creativa davanti alle logiche commerciali e trasformando una pausa in musica in un nuovo, oscuro e stimolante capitolo della propria carriera.
Partiamo dall’inizio: cosa significa per te essere stato il batterista dei D-A-D e quanto quell’esperienza ha contribuito a formare il musicista che sei oggi?
“(Peter Lundholm Jensen): È stata una grande esperienza far parte di una band che ha avuto così tanto successo. È stato un sogno diventato realtà. Avere la possibilità di andare in tour in giro per il mondo e suonare in così tanti concerti mi ha formato profondamente come musicista.”
Quando ripensi agli anni trascorsi con i D-A-D, qual è il ricordo musicale o personale più forte che porti ancora con te?Peter Lundholm Jensen | mikeladano.com
“Suonare nei piccoli club, ma completamente pieni, prima che la nostra carriera decollasse davvero, è stata un’esperienza molto intensa. Decisamente meglio che suonare in piccoli locali vuoti, anche se, nonostante tutto, abbiamo sempre dato il 110%.”
I D-A-D hanno avuto un ruolo importante nello sviluppo della scena rock danese. All’epoca eravate consapevoli di ciò che stavate costruendo oppure vivevate tutto con la naturale incoscienza di una giovane band?
“Per molto tempo ci siamo sentiti decisamente degli outsider, prima di diventare improvvisamente il centro della scena rock danese. Avevamo una forte convinzione riguardo a ciò che volevamo creare, ma a volte ci sentivamo piuttosto soli. Non avevamo idea se saremmo riusciti a trovare un pubblico, ma quando finalmente è successo è stato fantastico. Ancora oggi mi scalda il cuore quando le persone mi raccontano la gioia che hanno provato ascoltando e seguendo la band.”
C’è qualcosa che hai imparato durante gli anni con i D-A-D che utilizzi ancora oggi quando scrivi o suoni con i BeurreNoiR?
“Sì, sicuramente moltissimo. Credo soprattutto che la spinta e l’energia del mio modo di suonare la batteria si siano sviluppate e affinate durante le tantissime ore trascorse a suonare nei D-A-D.”
A un certo punto hai deciso di fermarti. Cosa ti ha portato a prendere quella pausa dalla musica? È stata una decisione necessaria o semplicemente la naturale conseguenza di tutto ciò che avevi vissuto fino a quel momento?
“Sentivo di dover provare e sperimentare, nel corso della mia vita, qualcosa di diverso dal semplice suonare sempre nella stessa band. Credo di essere un esploratore e amo costruire cose nuove.”
Quanto è stato difficile, per un musicista abituato a stare sul palco, trascorrere un periodo lontano dalla musica?
“Credo che a volte sia salutare allontanarsi un po’ da qualcosa a cui si è dedicata moltissima attenzione, per capire quale sia davvero la propria passione in quel momento e stabilire una nuova direzione per il futuro. Ho scoperto che la mia passione per la musica era ancora molto forte. Anche se non facevo più parte di una band di successo, potevo comunque trovare modi più semplici e meno ambiziosi per continuare a divertirmi suonando.”

Durante quella pausa hai smesso completamente di pensare alla musica oppure è rimasta comunque parte della tua vita?
“La musica è rimasta parte della mia vita. Componevo a casa con il computer e suonavo come batterista sostituto in alcuni concerti di band underground che mi piacevano nella zona di Copenhagen, ma non facevo parte di una band.”
C’è stato un momento preciso in cui hai capito che era arrivato il momento di ricominciare a suonare?
“Sì. Un inverno particolarmente buio, qualche anno fa, ho iniziato lentamente a sentire il desiderio di tornare a suonare la batteria in una band. Un mese dopo Jay mi ha chiamato per chiedermi se volessi entrare nella sua band. Ho detto di sì dopo averci pensato per circa due secondi. Avevo già suonato come sostituto nella sua band qualche anno prima e, quando è tornata quella voglia di suonare, gli avevo detto che mi sarebbe piaciuto moltissimo fare musica insieme a lui.”
Quando hai ripreso in mano le bacchette, hai avuto la sensazione di tornare a casa oppure ti sei reso conto di essere diventato un musicista diverso?
“Mi sono reso conto che avrei dovuto lavorare duramente per recuperare le mie capacità e riportarle al livello precedente. In una formazione a trio come quella dei BeurreNoiR c’è molto più spazio per ogni musicista, che deve contribuire a riempire il proprio spazio. Ho sempre amato il formato power trio, sia come musicista sia come ascoltatore.”
Il tuo ritorno alla musica non ha significato semplicemente riproporre ciò che avevi fatto in passato. Quanto era importante per te ripartire da zero e cercare un’identità completamente nuova?
“Era molto importante. Ho una grande passione per la creazione di qualcosa di nuovo. Anche se il rock è un genere ormai consolidato, c’è ancora molto spazio per aggiungere nuovi ingredienti e combinazioni tra sottogeneri diversi, rimanendo comunque all’interno del rock.”
E questo ci porta ai BeurreNoiR. Come è nato concretamente il progetto e qual è stata la scintilla che ti ha fatto pensare: “Questa volta voglio fare qualcosa di completamente diverso”?
“Ho sempre trovato molto stimolante il modo in cui Jay combina disciplina musicale e caos deliberato. Sapevo anche che aveva suonato altri generi. Avevo assistito a una sua esibizione insieme a Mikael, che oggi è il bassista dei BeurreNoiR, durante la quale avevano proposto un set di musica country che mostrava davvero quanto fossero bravi entrambi come musicisti. Ero lì e pensavo: “Dio mio, sarei davvero fortunato se potessi suonare con questi ragazzi”. Non perché volessi suonare country, ma perché avrei adorato suonare con musicisti dotati di una conoscenza così ampia di generi musicali diversi.”
Il nome BeurreNoiR suggerisce già qualcosa di oscuro e tutt’altro che rassicurante. Quanto sono importanti l’atmosfera e l’umore, oltre alla musica in sé, nel vostro modo di concepire la band?
“L’atmosfera e l’umore sono ciò che ispira la creazione di una canzone e della band nel suo insieme. Anche se i brani dei BeurreNoiR non appartengono tutti a un unico genere ben definito, esiste un’atmosfera di fondo che tiene tutto insieme.”
Musicalmente avete scelto una strada tutt’altro che facile da catalogare: garage, punk, alternative, noise, dark rock… Come descriveresti il sound dei BeurreNoiR?
“Noi lo definiamo “Lethal elegance, chaos and discipline”: eleganza letale, caos e disciplina.”
C’è una certa sensazione, nelle vostre canzoni, che non vogliate necessariamente far suonare tutto “bello” o perfetto. Quanto è importante preservare quell’elemento ruvido, sporco e quasi istintivo?
“È sicuramente una parte importante del nostro stile e del nostro gusto mantenere la musica ruvida, naturale e non eccessivamente lavorata o levigata.”
Avresti potuto utilizzare la tua storia con i D-A-D per costruire un progetto molto più accessibile dal punto di vista commerciale. Perché hai scelto invece una direzione decisamente meno commerciale?
“Seguo semplicemente il mio cuore per quanto riguarda la musica che suono. Il successo commerciale deve venire in secondo piano.”
Quanto è difficile oggi portare avanti una musica che non segue necessariamente le regole dell’industria e che non sembra pensata per rivolgersi al pubblico più vasto possibile?
“In alcuni aspetti oggi è più facile che mai. Puoi registrare e pubblicare la tua musica in tutto il mondo senza il supporto di una grande etichetta. Raggiungere il proprio pubblico, però, probabilmente richiede ancora più fortuna di prima. C’è moltissima musica di grande qualità che non è mai stata realmente scoperta dal pubblico a cui era destinata.”

Quando scrivete una canzone, pensate mai a quanto potrebbe essere commerciale oppure è un aspetto che semplicemente non entra nel processo creativo?
“Scriviamo musica pensando a noi stessi come pubblico. Speriamo che là fuori ci siano persone affini che condividano i nostri gusti. Quanto potrebbe essere commerciale una canzone influisce direttamente sulla scrittura. Cerchiamo però di rendere ogni brano il più coinvolgente possibile per noi stessi.”
Qualcuno ha mai ascoltato i primi brani dei BeurreNoiR e vi ha detto: “Siete sicuri che questa sia la direzione giusta”?
“Ah ah, no. Ma non ho bisogno di piacere a tutti.”
Il vostro album di debutto arriva dopo diversi singoli pubblicati nell’arco di alcuni anni. Perché avete scelto di lavorare in questo modo invece di registrare subito un album tradizionale?
“Il nucleo delle canzoni è stato scritto durante alcune sessioni di circa una settimana, concentrate in un periodo di tempo relativamente breve. L’intenzione è sempre stata quella di riunirle in un album. Le canzoni, però, non sono state completate tutte nello stesso momento e, ogni volta che un brano era pronto, sentivamo semplicemente il bisogno di pubblicarlo.”
Alla fine avete deciso di riunire quegli otto singoli in un unico album, aggiungendo anche nuovi interludi. Quando avete capito che quelle canzoni potevano diventare qualcosa di più di una semplice raccolta di singoli?
“È sempre stata nostra intenzione fare in modo che quelle canzoni facessero parte di un album insieme.”
Come è cambiato il tuo approccio alla scrittura e al modo di suonare la batteria rispetto agli anni con i D-A-D? Oggi ti senti più libero di sperimentare?
“Negli anni Ottanta e Novanta non era particolarmente di moda utilizzare parti di batteria molto elaborate, e non lo era nemmeno secondo i miei gusti. Suonavo ciò che sentivo che le canzoni richiedessero e ancora oggi preferisco quel tipo di approccio alla batteria per quel genere di brani. I BeurreNoiR appartengono decisamente a un contesto più sperimentale, quindi sì, oggi sperimento molto più di quanto avrei fatto con i D-A-D.”
Dopo una carriera così lunga, quanto è importante avere ancora la possibilità di fare qualcosa che non hai mai fatto prima?
“Anche se i BeurreNoiR hanno degli elementi tradizionali, cerchiamo fortemente di andare oltre la tradizione. È un elemento molto importante e una delle cose che mi spinge a continuare a fare musica.”
Guardando al percorso che ti ha portato dai D-A-D, attraverso la pausa dalla musica, fino ai BeurreNoiR, pensi che avessi bisogno di allontanarti dalla musica per poter tornare con una prospettiva nuova?
“Sì. Avevo bisogno di fare un passo indietro per capire davvero quanto sia importante per me suonare.”
Se qualcuno ascoltasse i BeurreNoiR aspettandosi semplicemente di sentire “il batterista dei D-A-D”, cosa vorresti che comprendesse dopo aver ascoltato l’album?
“La maggior parte dei musicisti ha gusti musicali molto più ampi di quelli che possono essere contenuti all’interno di una sola band. Con i BeurreNoiR ho la possibilità di esplorare territori più oscuri e sperimentali.”
Un’ultima domanda: dopo tutto quello che è successo, senti di essere finalmente tornato nel punto in cui volevi essere oppure consideri i BeurreNoiR soltanto l’inizio di un nuovo capitolo?
“Sono tornato a suonare in una band nella quale tutti noi condividiamo pienamente la stessa idea di ciò che dovrebbe essere il gruppo. Condividiamo una visione. Mi sento molto fortunato ad avere ancora una volta la possibilità di suonare con musicisti che rispetto profondamente.”

 

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