Faetooth + Coltaine + Kariti @ Freakout, Bologna, 21 febbraio 2026
Il 28/02/2026, di Maria Teresa Balzano.
Il 21 febbraio 2026 il Freakout Club di Bologna si è trasformato in una piccola camera di risonanza per anime affini. Tre nomi, tre geografie emotive diverse, un’unica traiettoria: scendere in profondità.
Ad aprire, Kariti. Figura minuta, presenza magnetica. La sua proposta si muove tra folk ombroso, minimalismo elettrico e un senso rituale che nasce più dall’intenzione che dal volume. La voce guida tutto: fragile e ferma insieme, attraversa brani che sembrano confessioni sussurrate a lume di candela. Ogni nota pesa, ogni pausa costruisce tensione. Il pubblico ascolta in silenzio, quasi trattenendo il fiato. È un inizio che non cerca l’impatto, ma l’immersione.
I Coltaine cambiano prospettiva. La matrice post-metal si intreccia ad aperture melodiche e stratificazioni chitarristiche che crescono per accumulo. I brani si dilatano, respirano, poi collassano su sé stessi in esplosioni controllate. C’è una dimensione cinematica nel loro modo di costruire i pezzi: lunghi crescendo, linee vocali che emergono e si dissolvono nel muro sonoro, una batteria che scandisce con precisione quasi narrativa. Dal vivo la loro musica perde qualsiasi patina e diventa materia viva, fisica, vibrante sotto la pelle.
Quando salgono sul palco le Faetooth, la temperatura cambia ancora. Il trio californiano porta un doom che flirta con lo sludge e si lascia attraversare da riverberi shoegaze. Riff spessi, accordature basse, ma anche aperture sospese che alleggeriscono la massa sonora senza indebolirla. Le tre musiciste alternano compattezza e dinamica con naturalezza: si percepisce un’intesa costruita su dettagli minimi, su sguardi, su micro-movimenti. I brani oscillano tra peso e abbandono, tra impatto frontale e derive più atmosferiche.
La forza della serata sta proprio in questa progressione: dall’introspezione scura di Kariti, alla tensione strutturata dei Coltaine, fino alla coralità densa delle Faetooth. Nessun momento superfluo, nessuna concessione alla distrazione. Il Freakout risponde con partecipazione attenta, senza frenesia, come se l’intero club avesse scelto di attraversare un unico flusso emotivo.
La serata al Freakout ha mostrato la vitalità di percorsi musicali alternativi capaci di intrecciare introspezione, sperimentazione e impatto emotivo, confermando Bologna crocevia di tensioni underground internazionali e dimostrando come il suono possa farsi esperienza condivisa, fragile e potente, oltre la dimensione del semplice intrattenimento.
Galleria fotografica a cura di Nicola Neso