Converge + Heriot + Boneflower + Crouch @ Circolo Magnolia – Milano, 03 luglio 2026

Il 05/07/2026, di .

Converge + Heriot + Boneflower + Crouch @ Circolo Magnolia – Milano, 03 luglio 2026
Non servono molte presentazioni quando sul cartellone compare il nome dei Converge. Da oltre trent’anni la formazione di Salem, Massachusetts, rappresenta una delle realtà più influenti dell’hardcore contemporaneo, artefice di una rivoluzione che ha ridefinito il linguaggio del genere e posto le fondamenta del mathcore moderno. Il 2026 si è inoltre rivelato uno dei periodi più prolifici della loro carriera, con la pubblicazione dei due album ‘Love Is Not Enough’ e ‘Hum Of Hurt’, usciti a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro e accolti con grande entusiasmo dalla critica e dai fan. Il loro ritorno in Italia, al Circolo Magnolia di Milano richiama un pubblico numeroso e preparato, perfettamente consapevole di trovarsi di fronte a una band entrata ormai nella storia. Prima dell’appuntamento più atteso trovano spazio tre realtà profondamente differenti, ciascuna con una propria identità e un ruolo ben preciso nel costruire una serata destinata a crescere d’intensità.
Ad aprire le danze sono i belgi Crouch, autentica macchina da guerra dal vivo. Il trio non concede tregua e impone immediatamente un linguaggio fatto di hardcore, riff monolitici, ritmiche spezzate e una pesantezza quasi soffocante. Pur essendo soltanto in tre, domina il palco con sorprendente naturalezza, sprigionando una carica che investe fin dalle prime battute i presenti, mentre ogni composizione assume una dimensione tanto fisica quanto emotiva. L’attenzione rimane costante per tutta la durata dell’esibizione, sostenuta da una scrittura essenziale, priva di qualsiasi artificio e fondata esclusivamente sulla forza della musica e sull’attitudine dei musicisti. Persino i rarissimi rallentamenti, ammesso che possano essere definiti tali, conservano una massa sonora che richiama il doom più catacombale, trasformando l’intero set in un’esperienza compatta e opprimente.
Archiviata la furia granitica dei Crouch è il turno degli spagnoli Boneflower, provenienti da Madrid. Il quartetto cambia completamente prospettiva, proponendo un continuo alternarsi di esplosioni di rabbia e passaggi più morbidi e riflessivi. Post-hardcore, metalcore e aperture melodiche convivono con naturalezza all’interno di un linguaggio personale, impreziosito da ritornelli sostenuti da voci pulite che ampliano il respiro dei brani senza disperderne la forza espressiva. In alcuni frangenti emergono persino sfumature rock e richiami quasi progressive, elementi che arricchiscono ulteriormente una scrittura già ricca di sfaccettature. Il risultato è un’esibizione matura, sorretta da un’identità artistica ben definita e da una capacità non comune di alternare violenza e introspezione, conquistando con spontaneità chi osserva sotto il palco.
Già durante il successivo cambio palco emerge una differenza evidente rispetto a quanto visto fino a quel momento. L’allestimento appare decisamente più articolato, mentre tecnici e backliner si muovono con ritmi serrati e una precisione quasi chirurgica, lasciando intuire come l’ingresso degli Heriot rappresenti uno dei momenti chiave prima dell’arrivo degli headliner.
La formazione britannica conferma immediatamente questa sensazione. Fin dalle prime battute sprigiona una potenza impressionante, sostenuta da un groove costante che rende ogni passaggio ancora più incisivo. Se il metalcore costituisce l’ossatura della loro identità, il sound lascia emergere con naturalezza richiami al death metal e al thrash metal, dando vita a una miscela che, rispetto a quanto ascoltato fino a quel momento, guarda con decisione alla tradizione metal senza mai rinunciare a una forte personalità.
Al centro della scena si impone Debbie Gough. Alla brutalità del cantato più abrasivo si alternano linee vocali pulite di sorprendente forza evocativa, capaci di ampliare il respiro dei brani senza diminuirne la capacità d’urto. La frontwoman dialoga continuamente con i presenti, invitandoli più volte ad aprire il circle pit. Ogni richiamo viene raccolto senza esitazione e, sotto il palco, il movimento cresce progressivamente, alimentando uno scambio continuo di energia tra musicisti e spettatori.
Non passa inosservata nemmeno la sua maglietta dedicata a Ozzy Osbourne, un dettaglio che sembra quasi rivendicare le radici della band, profondamente immerse nella cultura heavy pur attraverso una sensibilità moderna. Gli Heriot chiudono così una prova autorevole, contribuendo ad alzare ulteriormente il livello della serata. Terminato il loro set, il palco torna a riempirsi di tecnici. Ogni operazione viene eseguita con estrema rapidità, mentre l’attesa cresce visibilmente davanti alle transenne. Sul fondale campeggia l’inconfondibile volto di ‘Jane Doe’, immagine ormai entrata nell’immaginario collettivo dell’hardcore contemporaneo e sufficiente, da sola, a far comprendere ai presenti che il momento tanto atteso è ormai imminente.
Le luci si abbassano e bastano pochi istanti perché il Circolo Magnolia esploda. L’attacco di ‘Love Is Not Enough’ è devastante, un pugno nello stomaco che non concede respiro e prosegue con ‘Bad Faith’, ‘Eagles Become Vultures’ e ‘Dark Horse’, una sequenza sufficiente a ricordare perché i Converge continuino a occupare un posto unico nella storia dell’hardcore contemporaneo. Ogni nota viene eseguita con una precisione impressionante, mentre la furia che da oltre trent’anni caratterizza la formazione di Salem conserva un’intensità fuori dal comune.
Sotto il palco si scatena il caos. Gli stage diving si susseguono con incessante continuità, il circle pit continua ad allargarsi e il trasporto dei presenti raggiunge livelli impressionanti. Non si assiste semplicemente a un concerto, ma a qualcosa di profondamente condiviso.
Al centro di tutto c’è Jacob Bannon. Più che guidare uno show, sembra chiamare a raccolta il proprio popolo. Attorno alla sua figura prende forma una comunione totale, nella quale musicisti e pubblico finiscono per fondersi in un’unica entità. Rabbia, ferocia e catarsi parlano lo stesso linguaggio, dando vita a uno scambio nel quale diventa impossibile distinguere dove termini l’impeto della band e dove inizi quello di chi vive ogni singolo istante sotto le transenne. È una violenza soltanto apparente, che si trasforma continuamente in appartenenza, partecipazione e condivisione.
La scaletta attraversa buona parte della carriera dei Converge alternando episodi più recenti a classici ormai imprescindibili, mantenendo costantemente altissimo il coinvolgimento del pubblico.
In apertura del bis arriva uno dei momenti più belli dell’intera serata. La band invita sul palco un fan, un ragazzo presente tra il pubblico, affidandogli la chitarra di Kurt Ballou (altro autentico eroe dell’evento milanese) per l’esecuzione di ‘Heaven in Her Arms’. Lontano dall’essere un semplice siparietto, il fedelissimo sostenitore affronta il pezzo con una sicurezza sorprendente, come se quel palco fosse sempre stato casa sua. Più che un ospite, per qualche minuto diventa il simbolo di quel legame che da oltre trent’anni unisce i Converge ai propri fan. È un gesto che racconta meglio di qualsiasi parola il rapporto costruito dalla band con il proprio pubblico: nessuna distanza tra musicisti e spettatori, ma un’unica comunità unita dalla stessa passione.

Le note di ‘Concubine mettono il sigillo a una serata destinata a rimanere nella memoria dei presenti. Per una sera, il Circolo Magnolia è diventato il teatro di un autentico rituale collettivo, nel quale palco e pubblico hanno parlato lo stesso linguaggio.

Setlist Converge
01. Love Is Not Enough
02. Bad Faith
03. Eagles Become Vultures
04. Dark Horse
05. Under Duress
06. Conduit
07. Hum of Hurt
08. Amon Amok
09. Distract and Divide
10. To Feel Something
11. Dream Debris
12. Doom in Bloom
13. The Broken Vow
14. We Were Never the Same
Encore
15. Heaven in Her Arms
16. Concubine
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