Judas Priest – A tutta velocità, i quarant’anni di ‘Turbo’
Il 14/04/2026, di Alessandro Ebuli.
In: The Birthday Party.
Reduci dall’ultimo album studio ‘Defenders Of The Faith’ del 1984 e dal relativo tour, i Judas Priest si ritrovano per iniziare a scrivere i brani che andranno a comporre il nuovo disco. Siamo nel 1986, un anno che per molti gruppi risulterà importante per le nuove sonorità che introdurranno all’interno dei propri album. I Judas non sono da meno e prima di approcciarsi alla stesura di nuove canzoni drizzano le antenne verso sonorità provenienti sia dal Regno Unito che dall’America. Dalla loro terra di origine pochi anni prima esplode la musica elettronica con le dovute varianti Electro-Pop, New Romantic, New Wave, Goth, Goth-Wave, tutte legate al Post-Punk che di fatto ne è capostipite, mentre dall’America arrivano suoni pomposi, ricchi di tastiere, sovra arrangiamenti e scoppia la Hair Metal mania, con band legate al mondo dell’Hard Rock melodico che riscuotono un successo planetario. Se inizialmente i Judas non sono convinti che la direzione possa essere quella giusta, del resto loro sono da sempre i leader indiscussi dalla New Wave Of British Heavy Metal (insieme agli Iron Maiden, naturalmente), oltre che portavoce di una potenza metallica tutta borchie, catene e rombo di motori, nel tempo capiscono che il Metal sta subendo un’importante evoluzione e la seconda metà degli anni ottanta è decisiva per un cambio di rotta fin troppo evidente. Certo, il Thrash Metal è all’apice, grazie anche al capolavoro dei Metallica ‘Master Of Puppets’ uscito il 1° marzo del 1986, eppure si avverte che nel mondo Metal, soprattutto quello più legato alla forma canzone melodica, sta succedendo qualcosa. Rob Halford in quel periodo non sta vivendo serenamente la propria omosessualità che tenta di nascondere a tutti, ma come si leggerà nella sua autobiografia uscita nel 2022, era evidente e accettata senza discussioni da tutta la band; Halford inizia a scrivere testi con palesi riferimenti all’amore con forti ammiccamenti alla sessualità, in particolare all’autoerotismo, e in questo senso è esplicativa la copertina che mostra la leva di un cambio tenuta saldamente da una mano femminile in un chiaro richiamo a un elemento fallico, e anche la titletrack ‘Turbo Lover’, il cui ritornello recita “I’m your turbo lover, tell me there’s no other”, ma in tutto l’album sono presenti numerosi riferimenti all’amore.
Dal punto di vista dei suoni notiamo però la differenza più evidente rispetto ai precedenti album: una forte presenza di tastiere che rendono i brani eccessivamente pomposi, con sovrastrutture esagerate persino nella voce di Halford, in particolare negli acuti. Tutto il suono del disco snatura lo stile dei Judas Priest, che mai prima avevano esplorato nuovi lidi così marcatamente commerciali. Inoltre va detto che il grandissimo successo riscosso dai Def Leppard ha influenzato un po’ tutte le band in quegli anni – citerei anche gli Iron Maiden che con il loro ‘Somewhere In Time’ si aprono allo stesso tipo di sonorità infarcite di tastiere. Nonostante ciò i Judas sfornano un disco che contiene grandi canzoni, su tutte la già citata titletrack, ma anche ‘Locked In’ e ‘Private Property’; ‘Parental Guidance’ è molto vicina ai Def Leppard, così come ‘Rock You All Around The World’ nella quale emergono anche elementi di Classic Rock americano. ‘Out In The Cold’ inizia con un tappeto di tastiere piuttosto pacchiano, ma il brano in sé, uno slow-mid tempo, ha un valido refrain che fa in parte dimenticare le iniziali tastiere. ‘Wild Nights, Hot & Crazy Days’ invece è un brano dal forte tiro Rock/Metal che mi ha sempre ricordato i Van Halen per lo stile vocale di Halford che sembra quasi ammiccare a David Lee Roth, se pure il lavoro sulle chitarre in fase di produzione non sia dei migliori se paragonato ai dischi storici che hanno fatto grandi i Judas. ‘Hot For Love’ prosegue nella direzione del precedente brano, mentre la conclusiva ‘Reckless’ è probabilmente il brano maggiormente legato al passato della band, pur restando fedele al nuovo corso sonoro intrapreso su ‘Turbo’.

Va detto che i fan della prima ora non hanno mancato di criticare fortemente il nuovo disco, un destino inevitabile per qualunque band provasse ad avvicinarsi a nuovi suoni, ancora di più per una band come i Judas Priest, considerati Alfieri del suono Heavy Metal per eccellenza. Era inevitabile che il gruppo arrivasse ad esplorare nuovi territori musicali, del resto il gusto della melodia non è mai mancato ai Judas Priest che in quella (questa) fase della propria carriera si trovano, al pari di molti altri gruppi, a fare i conti con una nuova moda nascente, l’Hair Metal. Nella musica sono stravolgimenti fisiologici che hanno visto generi quasi spegnersi e riaccendersi a distanza di molti anni, persino il Thrash – che gode tutt’ora di vita felice – ha accusato un forte colpo a inizio anni novanta, quando il Grunge è esploso e come un terremoto ha sconquassato il mondo. Si possono spendere quante parole si voglia nei confronti di ‘Turbo’, si può essere d’accordo con la scelta della band riguardo la direzione musicale intrapresa, ma di certo rimane un album controverso nella lunga discografia del gruppo; persino il successivo ‘Ram It Down’, rientrato su territori più consoni al gruppo, soffrirà di una stanca creativa evidente che verrà recuperata soltanto nel 1990 con lo strepitoso ‘Painkiller’. ‘Turbo’ può quindi essere definito un album “minore”, figlio di un tempo in cui i cambiamenti iniziavano ad avvenire con estrema rapidità; le canzoni di ‘Turbo’ acquistano però in qualità all’interno del doppio live album ‘Priest… Live’ pubblicato nel 1987. Qui, in una scaletta che alterna anthems storici ai nuovi brani, i Judas riescono a dare maggior lustro alle nuove canzoni che sul disco non rendono come meritano. In definitiva la sede live rimane sempre il banco di prova e anche questa volta i Judas Priest hanno dimostrato di essere i più grandi. A distanza di ben quarant’anni, nonostante avesse fatto storcere il naso a molti, ‘Turbo’ gode di una seconda vita che già con la pubblicazione dieci anni fa del cofanetto per il trentennale aveva dimostrato di essere cresciuto bene nel tempo. Ad ogni buon modo chi scrive ama questo disco e il consiglio è riascoltarlo con orecchie (ahinoi) più anziane e probabilmente più allenate.
Hammer Fact:
– Nonostante le forti critiche, ‘Turbo’ fa registrare ai Judas Priest una fortissima impennata di popolarità negli Stati Uniti grazie al forte appeal radiofonico; tuttavia, il disco non raggiungerà mai la prima posizione in classifica, con il brano ‘Turbo Lover’ non andrà oltre la quarantaquattresima posizione nella classifica di Billboard. Eppure…
– Nel più puro stile what if, KK Downing ha rievocato nella sua biografia il momento in cui i produttori di Top Gun pensarono a ‘Reckless’ come la colonna sonora perfetta dei titoli di coda per il futuro blockbuster. In quell’occasione, vuoi per la diffidenza manageriale, vuoi per l’idea della band di non privarsi di un pezzo importante della tracklist (a fronte della richiesta di esclusività da parte dei produttori hollywoodiani, che avrebbe automaticamente estromesso ‘Reckless’ dal disco), non se ne fece nulla e il “posto” andò a ‘Mighty Wings’ dei Cheap Trick. A fronte dei 9 milioni di copie venduti dall’arcinota colonna sonora e dalla prima posizione di Billboard, non fu probabilmente la scelta più oculata della carriera dei Nostri…
– A febbraio del 2017, quasi un anno dopo avere compiuto trent’anni, l’album è stato ristampato in un cofanetto contenente tre CD, due dei quali bonus con la registrazione del concerto tenuto a Kansas City durante il Fuel For Life Tour.
Line-Up:
Rob Halford: Vocals
Glenn Tipton: Guitar
K.K. Downing: Guitar
Ian Hill: Bass
Dave Holland: Drums
Tracklist:
01. Turbo Lover
02. Locked In
03. Private Property
04. Parental Guidance
05. Rock You All Around The World
06. Out In The Cold
07. Wild Nights, Hot & Crazy Days
08. Hot For Love
09. Reckless