Meat Loaf – Heaven Can Wait

Il 17/10/2006, di .

Meat Loaf – Heaven Can Wait

‘Bat Out Of Hell’ è stato un album epocale, in grado di vendere 30 milioni di copie in tutto il mondo superando anche il mitico ‘Thriller’ di Michael Jackson. Il suo successore, ‘Bat Out Of Hell – Back Into Hell’, pur non eguagliandolo in successo è stato un album fondamentale per il rock degli anni Novanta. Oggi, a vent’anni dalla prima comparsa del “Pipistrello”, Meat Loaf chiude idealmente questa affascinante trilogia dando alla luce un disco…mostruoso!

La trilogia è sempre una bella gatta da pelare. Se dare un seguito ad un album di successo è già di per sé un’impresa ostica alla luce di ingombranti paragoni che inevitabilmente verrebbero a crearsi , sfidare due volte la sorte deve essere a ragione considerato un gesto quantomeno ardito. Ancora di più se il terzo capitolo della trilogia va a chiudere idealmente un percorso partito con un album, ‘Bat Out Of Hell’, in grado di vendere 30 milioni di copie (ma stime approssimative attestano che il disco ancora oggi riesce a vendere 200.000 copie l’anno) e proseguito quindici anni dopo con un lavoro assestatosi sui 15 milioni di copie vendute, ma soprattutto va a chiuderlo vent’anni dopo la sua “apertura”, con una scena musicale e sociale totalmente rivoluzionata. Ma Meat Loaf non pare proprio una di quelle persone destinate a perdersi tra i “se” ed i “ma”, la sfide non lo hanno mai spaventato e nemmeno la brusca rottura con il suo partner artistico di sempre,Jim Steinman ha rappresentato un problema al momento di dare alla luce il terzo capitolo del “Pipistrello”. Che oggi evade definitivamente dai meandri dell’inferno grazie all’aiuto degli amici di vecchia data del “Polpettone” (Desmond Child, Todd Rundgren, lo stesso Steinman), e nuovi, prestigiosi collaboratori come Brian May, Nikki Sixx, John 5 e Steve Vai, giusto per citare i più celebri pescati nella sconfinata lista di artisti che hanno apposto la loro firma nell’ennesimo successo discografico di Mr. Aday.
Che significato ha oggi, a vent’anni dal primo capitolo e a quattordici dal secondo, la pubblicazione del terzo ‘Bat Out Of Hell’?
“(Meat Loaf) La risposta è molto semplice: perchè la natura originaria di ‘Bat Out Of Hell’ era quella della trilogia. O meglio, è una cosa che è venuta fuori poco per volta, un puzzle che va a comporsi molto lentamente nel tempo: i pezzi sono fatti per combaciare, l’immagine finale è nitida, bisogna solo attendere che ogni tassello vada al suo posto. Già negli anni Ottanta Jim Steinman mi disse : ‘Visto che dobbiamo comporre il secondo ‘Bat Out Of Hell’, tanto vale iniziare a pensare al terzo capitolo!’ Peccato che il discorso sia stato ripreso solo su finire del 2002! Perché? Difficile dirlo. Ci sono cose la cui determinazione è davvero impossibile. Avvengono e basta. Puoi decidere cosa vuoi mangiare al ristorante, puoi decidere se metterti giacca e cravatta o jeans per uscire, puoi decidere se andare in vacanza al mare o in montagna, ma per quanto concerne cose artistiche, non puoi pianificare proprio niente. Le cose avvengono e basta, senza una ragione. Chiederesti mai a Monet ‘Quando hai deciso di dipingere le ninfee?’ No, lo ha fatto e basta. Tutto quello che è legato all’arte, quindi la pittura, la scrittura, la poesia, la musica, non ha una ragione, non ha nulla di razionale, accade perché il destino vuole che accada”.
Quali pensi siano le principali differenze tra questo album ed i primi due capitoli della trilogia?
“Come ripeteva sempre Jim Steinman, i primi due album erano il trionfo dell’imponenza e della pomposità. Questo ultimo disco è forse più accessibile, le canzoni sono leggermente meno enfatiche e potrebbero arrivare a toccare un pubblico un po’ più vario. Musicalmente penso che possa rendere molto bene dal vivo, perché il suo spirito questa volta è molto chitarristico, ha un’impronta rock molto accentuata e una vena più moderna che rende il suo sound attuale senza però snaturarlo eccessivamente. E poi credo che affidarmi a più collaboratori mi abbia permesso di rendere ‘Bat Out Of Hell III’ più vario come suoni e come composizioni. Sul primo capitolo della trilogia tutto era nelle mani di Todd Rundgren, nel secondo lo scettro del comando era passato a Jim Steinman, mentre oggi tutti noi abbiamo portato qualcosa al disco: io, Todd, Jim, ma anche Desmond Child, Roy Bittan…Gli altri “Pipistrelli” erano il frutto della visione di un’unica persona, in questo caso sono andate fondendosi diverse idee e differenti modi di vedere la musica”.
Nel corso della tua carriera hai avuto modo di incidere ottimi album come ‘Deadringer’, ‘Bad Attitude’ ma anche il più recente ‘Welcome To The Neighbourhood’ eppure tutti si ricordano di Meat Loaf esclusivamente per ‘Bat Out Of Hell’. Non ti da fastidio tutto questo?
“Ti ringrazio, effettivamente penso che ci siano cose molto valide anche in altri miei dischi solisti, il fatto è che questi non avevano il carisma, il fascino, l’impatto di un titolo storico come ’Bat Out Of Hell’. Vedi, il primo disco ha avuto un successo tale che oggi basta nominarlo per richiamare l’interesse dei fans e dei media, anche più che il nome Meat Loaf. Quando ho annunciato l’uscita di questo nuovo lavoro il mondo dell’informazione si è mobilitato, ho iniziato ad apparire in televisione, ho fatto più interviste oggi di quante non ne abbia fatte per tutti gli altri miei dischi solisti, parlo con i giornalisti e mi rendo conto che il mio passato viene quasi dimenticato, o meglio, per molti il mio passato è rappresentato unicamente dai primi due capitoli del “Pipistrello”. Ormai il mondo musicale di Meat Loaf si è diviso in due parti, e quello legato ai tre ‘Bat Out Of Hell’ da tempo viaggia per conto suo. Ma va bene così, perché dopo tutto si tratta sempre della mia musica, e poi io so benissimo cosa ho fatto nella mia carriera oltre a questi tre dischi”.
Si è parlato moltissimo dei dissapori tra te e il tuo socio storico Jim Steinman, eppure il suo apporto a questo disco è stato ancora una volta importante…
“Si, in questo disco ci sono canzoni scritte da Jim, che ha collaborato come compositore ma non come produttore, in quanto alcuni gravi problemi di salute gli hanno impedito di essere fisicamente pronto per affrontare un lavoro così impegnativo”.
Non è stato difficile, dopo anni di collaborazione con Jim, scindere questo binomio e affidarti per la realizzazione di ‘Bat Out Of Hell III’ a differenti produttori e songwriters?
“No, non è stato affatto complicato, perché il binomio Meat Loaf/ Jim Steinman seppur molto forte, è stato costruito soprattutto dai fans. Prendete il primo ‘Bat Out Of Hell’: a produrlo è stato Todd Rundgren, un ruolo fondamentale per la felice riuscita di quel disco l’ha recitato proprio lui, eppure tutto pare ruotare attorno al binomio Meat Loaf/ Steinman. Todd è stato importantissimo anche per la realizzazione di questo disco, così come lo è stato Desmond Child, quindi trovo sia giunto il momento di tributargli il giusto riconoscimento. Ok, insieme io e Jim abbiamo fatto grandi cose, perché entrambi avevamo ottime idee e collaborando siamo riusciti a ottimizzare ciò che avevamo in mente e trasformare il tutto in eccellenti canzoni. Però alla base del successo della trilogia del “pipistrello” c’è una squadra creativa davvero eccezionale. Nomi che ai più non diranno molto, come John Jansen, Jimmy Iovine o lo stesso Todd Rundgren, ma senza i quali forse oggi non saremmo qui a parlare di questo disco”.
Chi parla, più che un Meat Loaf intento a sputare fiele sull’ex socio, è un Meat Loaf intenzionato a “riabilitare” chi sino ad oggi è rimasto nell’ombra…
“Non potrei fare altrimenti, perché sarebbe stupido negare l’evidenza. Jim è un genio nonché una delle persone più brillanti che mi sia mai capitato di incontrare, però trovo sia giusto rendere onore a tutte quelle persone che ti hanno aiutato a realizzare un grande lavoro senza però essere mai menzionate. Paradossalmente sta avvenendo la stessa cosa oggi per ‘Bat Out Of Hell III’ l’attenzione continua a essere puntata su me e Jim e su quello che è successo tra di noi, senza però ricordare che se oggi parliamo di un grande disco, lo facciamo grazie al lavoro di Todd, della creatività di Desmond Child, dell’estro di Brian May e di tutte quelle persone che hanno dedicato tutte se stesse per la buona riuscita del disco”.
Nel corso della tua carriera ti sei distinto per duetti a volte realmente emozionanti, e non ti sei smentito nemmeno in questo caso cantando con la cantante norvegese Marion Raven. Come è nata questa collaborazione?
“Marion è una cantante straordinaria che può già vantare un notevole seguito in Asia ed in Scandinavia, ma tutto questo non conta perché al momento di sceglierla non abbiamo guardato al blasone ma alle sue doti artistiche. ‘It’s All Coming Back To Me Now’ è una canzone dal grande appeal emozionale, ha un grande pathos e richiede ottime doti interpretative visto che, originariamente, era stata scritta per Celine Dion. Ci siamo quindi chiesti se lei fosse in grado di interpretarla, se fosse nelle sue corde, e quando tutti i nostri quesiti hanno trovato risposta affermativa, l’abbiamo contattata”.
E della collaborazione con Nikki Sixx cosa ci dici?
“Nikki è un ragazzo dal grande talento, mi piace il suo modo di vedere la musica, senza barriere, senza troppi schemi fissi in testa. Trovo che con il suo modo di comporre abbia dato una ventata di freschezza all’album, e infatti ‘The Monster Is Loose’ è tra i picchi più alti toccati da questo lavoro. Ma in generale mi è piaciuto molto confrontarmi con altri artisti differenti da me, come Nikki, certo, ma anche come John 5 e come la stessa Marion. E’ un po’ come lasciare costantemente una porta aperta alla creatività, un modo importante per non porsi limiti e per crescere costantemente. In più collaborare con questi musicisti mi ha dato la possibilità di conoscere e far conoscere artisti dal talento sconfinato, quindi perché tirarmi indietro quando si tratta di sperimentare cose nuove?”
Ma è vero che originariamente doveva esserci anche la bomba sexy Scarlett Johansson a duettare con te su ‘Bat Out Of Hell III’?
“No, questa è una notizia che è stata messa in giro dai media per cavalcare l’onda della popolarità di Scarlett e per gettare in pasto alla massa un gossip in più su cui spettegolare. Allora, le cose sono andate così: il destino ha voluto che il mio insegnante di canto stesse producendo il disco di Scarlett. Due più due fa quattro e per i cacciatori di gossip è stato semplice mettere in giro la notizia che l’attrice avrebbe cantato sul mio disco. In verità ho avuto modo di ascoltare alcune sue canzoni ma sono davvero lontane anni luce dal mio stile ed anche lei, sia vocalmente che come modo di intendere la musica, è molto distante da me, quindi non sarebbe venuto fuori nulla di interessante e utile”.

STARRING MEAT LOAF

Se la carriera musicale di Mr. Aday, seppur saldamente ancorata alla trilogia dei tre ‘Bat Out Of Hell’, si dipana attraverso una serie sconfinata di album, live e singoli (ad oggi si contano oltre cinquanta pubblicazioni ufficiali), la sua attività davanti alla macchina da presa, potendo contare su 43 apparizioni, non è certo più misera. Il Meat Loaf attore, infatti, si è ritagliato negli anni un ruolo sempre più di rilievo dalle parti di Hollywood tanto che, a semplici camei e partecipazioni a filmetti di serie Z (la commediola trash ‘Roadie – La Via del Rock’ del 1980 lo vede addirittura protagonista al fianco di Alice Cooper) sono andate sempre più affiancandosi ruoli di maggiore prestigio in film di un certo spessore, come nel cult movie ‘Fight Club con Brad Pitt e Edward Norton, ‘La Scatola Misteriosa’ con Michael Keaton, ‘Salton Sea con Val Kilmero e ‘Pazzi In Alabama’ con Melanine Griffith. Il prossimo impegno al cinema per il “Polpettone” sarà nel film ‘Tenacious D’, con Jack Black, Ben Stiller e Ronnie James Dio a recitare la parte di se stesso. In questo movie a Meat Loaf è stato affidato, dopo un lungo inseguimento, il ruolo del padre di Jack Black “Era una vita che Jack ripeteva nelle sue interviste che gli sarebbe piaciuto lavorare con me e farmi recitare la parte di suo padre – racconta – e questo mi ha sempre fatto piacere perché quando un artista dedica tutto se stesso ad un lavoro nel quale crede profondamente, proprio come Jack, non si può non apprezzarlo. Però continuavo a sentirlo ripetere alla televisione ‘Voglio Meat Loaf come padre!’ ma mai nessuno mi contattava, ed io a pensare ‘Beh? Che cosa aspetta a chiamarmi?’ Sino al giorno che mi suona il cellulare e sento Jack dirmi ‘Meat, vuoi essere mio padre?’ ed io ‘Yeah! Era ora che me lo chiedessi!’. Alla fine ci siamo divertiti tutti tantissimo, Jack ha una carica immensa, è stato un piacere lavorare con lui”. E dire che tutto era incominciato con un cameo nel musical culto ‘The Rocky Horror Picture Show’, quando nei panni del motociclista Eddie, incendiava per tre minuti l’atmosfera prima di essere trucidato dal perfido Frank’n’Furter, con lo scatenato “Hot patootie, bless my soul I really love that Rock and Roll”…

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