Gunash – Tutto quello che (non) puoi avere

Il 24/06/2022, di .

Gunash – Tutto quello che (non) puoi avere

Fresco del nuovo, convincente, album ‘All You Can Hit’, uscito il ventinove aprile scorso per Go Down Records, il trio Alternative Rock originario di Bra, in Piemonte, è stato fin da subito disponibile a fare due chiacchiere con noi, per raccontarci com’è stata l’evoluzione sia della band, che del disco in questione, con un doveroso sguardo verso l’imminente futuro, dato che gli ultimi due anni sono stati, come per tutti, un pò burrascosi…

Ciao ragazzi, grazie innanzitutto della vostra disponibilità e benvenuti a Metal Hammer Italia: come state? Volete presentarvi ai nostri lettori?
Luca:
Ciao, sono Luca e sono il bassista dei Gunash. Sono “l’ultima entrata” della band, dato che sono arrivato nel 2018, e seppur abbia suonato buona parte del tour in supporto al disco precedente, ‘All You Can Hit’ è il mio primo disco ufficiale assieme al gruppo, motivo per il quale questi due ragazzi di fianco a me potranno raccontarti meglio la storia dei Gunash, per cui passo la parola a loro.
Ivano: Ciao, sono Ivano e, insieme a Danilo, sono uno dei due membri fondatori dei Gunash. Mi occupo di voce, chitarra e sono, diciamo, l’addetto alle composizioni. Ormai siamo in giro da quasi vent’anni, anzi proprio l’anno prossimo per noi sarà il ventennale, e pare che la cosa continui a funzionare, quindi non aggiungo altro per non rovinare l’atmosfera, (ride, ndr.) e lascio la parola a Danilo.
Danilo: Ciao, sono Danilo, batterista e percussionista della band. Assieme a Ivano, sono il fondatore del progetto, partito appunto un sacco di anni fa. Della formazione originale, nel corso degli anni, siamo rimasti io e Ivano, mentre si avvicendavano un pò di persone, qualche bassista… Ormai sono quattro anni che collaboriamo con Luca, con cui abbiamo registrato appunto ‘All You Can Hit’, che mi sembra stia andando proprio bene!

Partiamo, quindi, con il parlare di ‘All You Can Hit’: che feedback state ricevendo, dato che è passata qualche settimana dalla sua uscita?
Luca:
Per ora, feedback assolutamente positivi, e speriamo che quest’onda favorevole continui. Ovviamente siamo a conoscenza del fatto che non è un album di facile assimilazione, in quanto non vi è una coerenza tra i brani, come invece oggi ci si potrebbe aspettare da una band, o perlomeno da una band che non è al primo lavoro, e noi vorrei ricordare che siamo arrivati al terzo disco ufficiale. Ci sono altre registrazioni, altri EP usciti precedentemente, quindi fondamentalmente è anche voluta questa eterogeneità all’interno di ‘All You Can Hit’, ed è un qualcosa che, in realtà, sta piacendo, perchè al suo interno si trovano molte influenze: dal Prog degli anni Settanta a roba più recente, come ad esempio l’onda Grunge proveniente da Seattle degli anni Novanta, che è un pò il genere che ha da sempre ispirato i Gunash. Tuttavia, per rispondere alla tua domanda, ripeto, i riscontri sono assolutamente positivi, quindi speriamo che questo disco continui a colpire, sotto questo punto di vista.

Ottimo! Parliamo, a proposito, delle sue tematiche, a parer mio molto contemporanee, partendo proprio dal titolo…
Luca:
Fondamentalmente il titolo è un gioco di parole, che inquadra il discorso prettamente alimentare dell’all you can eat che si trova in alcuni ristoranti, presso i quali si paga un tot, dopodichè si cerca di mangiare il più possibile. C’è, quindi, l’eco del consumismo che stiamo vivendo. Volutamente, noi si vuole colpire, motivo per il quale abbiamo “corretto” il titolo in questo modo, (da “eat” a “hit”, ndr.) non tanto per andare a colpire con violenza, bensì perchè vorremmo arrivare alla coscienza delle persone, per far capire loro come le cose non stiano andando nella giusta direzione. Si stanno perdendo quelli che sono i valori prettamente umani, e noi cerchiamo di dirlo attraverso l’arte, la musica, un mondo molto espansivo che, si spera, possa raggiungere più persone possibili.
Ivano: In definitiva, io ritengo che questa società abbia, un pò, un orientamento cannibalistico, per il quale il più forte mangia il più debole. Non è proprio come dovrebbe essere in natura, in quanto l’uomo, come si dice, è l’animale più evoluto della terra, ed è in continua evoluzione, ma attacca il più debole anche con altri intenti, non solamente quelli legati alla sopravvivenza. C’è una volontà di prevaricazione, anche fine a se stessa, nei confronti del prossimo. Perlomeno, io la penso così. Quindi, concluderei dicendo che tutto l’album ruota attorno a questo concetto.

Perchè vi siete sentiti di proporre queste tematiche, oggigiorno?
Ivano:
Sarebbe quasi impossibile non farlo, secondo me. Personalmente parlando, mi guardo parecchio intorno, mi informo molto, cerco di tenermi aggiornato su tantissimi argomenti, su tanti aspetti della società, e appunto credo che l’andazzo sia questo. Sono un pò preoccupato, sinceramente: vorrei ci fosse un pò più di autocoscienza. Non sono fatalista ma, per intenderci, alla fine condividiamo tutti lo stesso destino. Quindi, a buon intenditor…

Personalmente, l’unico difetto che ho riscontrato all’interno del disco è quello di essere alle volte ambiguo, manca di omogeneità, come confermato da Luca poco fa. C’è il rischio, in brani come ‘The Graveyard-Keeper’, che si esca dalla vostra matrice Post-Grunge/Alternative Rock. Per quel che concerne il genere, mi sono infatti chiesto, a fine recensione, dove potrei collocarvi. Ebbene, colgo l’occasione per chiederlo a voi.
Ivano: Faccio un appunto velocissimo, credendo di poter parlare anche a nome degli altri due miei compagni di viaggio: noi siamo fondamentalmente rockettari, ascoltiamo anche musica più pesante di quella che suoniamo e componiamo, e tra tutti e tre abbiamo un repertorio d’ascolto piuttosto ampio, che va dall’Heavy Metal spinto come quello che ascolta Luca, a uno come Nick Cave che ascolto io. E certe sensazioni, o sentimenti, li puoi esprimere in maniera pesante, così come “alla Nick Cave”, come ad esempio la nostra ballata ‘The Graveyard-Keeper’. Non sto lì a fossilizzarmi, a scrivere un disco tutto tirato, tutto pesante. Posso solo dire che, in quel momento, quelle idee, quelle sensazioni, portavano a comporre un pezzo come, nello specifico, ‘The Graveyard-Keeper’. Se poi, questo, spiazza l’ascoltatore, ciò non può che farmi piacere, in quanto credo che la musica non debba essere sempre e solo rassicurante, ma debba anche essere spiazzante e sgradevole. In un modo o nell’altro devi esprimerti, e come in amore e in guerra tutto è lecito, e se in quel preciso momento hai un orientamento, ti esprimi in quel modo.
Luca: Sono d’accordo, c’è stata una spinta comunicativa voluta perchè, come ti dicevo all’inizio, non c’è una coerenza di fondo, in quanto avrebbe snaturato molte cose uscite naturalmente, soprattutto durante il processo della composizione, e che sentiamo nostre, suonando in questo modo. Credo, tuttavia, che se ci si vede dal vivo ci sia molta più coerenza, sotto questo punto di vista, in quanto si cerca di dare un filo conduttore allo spettacolo, dal momento più pesante a quello delle ballad, ad una chiusura più violenta possibile. Nonostante questo, credo che l’album sia un pò come le portate di un menù: ci sono tante pietanze diverse, come carne e pesce, condimenti diversi, accostamenti diversi. Lo stesso libricino in dotazione con il disco è stato studiato come se fosse un menù: ci sono delle immagini accostate ad altre, che non mangeresti mai. Quindi, appunto, descrive in pieno quell’ambiguità che dicevi te.
Danilo: Una cosa molto interessante, e che mi fa un pò sorridere, è che proprio come dicevi te, arrivati al terzo disco riceviamo come osservazioni il fatto che i nostri siano dischi un pò camaleontici. Se hai avuto modo di ascoltare i nostri precedenti due album, avrai notato che anche quelli hanno pezzi tra loro diversi, e questa è un pò una nostra prerogativa, alla fine. Quindi, non si riesce ad etichettarci, e lo capisci arrivato proprio al terzo disco. Abbiamo fatto tre lavori che sono, appunto, molto vari: non c’è un album che puo catalogare come Post-Grunge, o in un genere specifico. Quindi, credo che sia proprio questa la nostra identità. Ed infatti, come dicevo, ho notato osservazioni simili anche per i precedenti due lavori, che pure spaziano dal Prog all’Hard Rock, eccetera eccetera… C’è un modo di comporre, come diceva Ivano, dato da un backgroud musicale a quanto pare molto vario: ascoltiamo tante cose, tante influenze, e personalmente questo mi è sempre piaciuto molto, perchè non ho mai visto la musica come un qualcosa di settoriale. Anche perchè, alla fine, uno compone ciò che poi vuole ascoltare.
Ivano: Tuttavia, per chi non ci conosce e mi chiede: “ma voi che genere fate?” Solitamente rispondo che facciamo Alternative Rock. Poi tu ci ascolti e, in un secondo momento, puoi venirci a dire se è vero o no. Ad essere sincero è spiazzante questa domanda, non so davvero cosa rispondere. (ride, ndr.)
Luca: E’ un po’ come chiedere ai Queen che genere fanno: dove li collochi?

In ‘All You Can Hit’ sono presenti Derek Sherinian e Nick Oliveri in qualità di ospiti: com’è nata l’idea di collaborare con loro? Come sono state poi le rispettive collaborazioni?
Danilo:
La collaborazione avuta con Nick Oliveri è nata un pò di anni fa, in quanto abbiamo aperto uno dei suoi concerti del ‘Death Acoustic Tour’ in Veneto, più precisamente a Treviso. Dopo lo show abbiamo avuto modo di chiacchierare un pò con lui, il concerto è stato molto bello, i feedback sono stati molto positivi, motivo per il quale si è pensato di tenersi in contatto. Ci siamo trovati con Nick a Los Angeles, negli studi di Rami Jaffee, tastierista dei Foo Fighters con cui collaboriamo da dieci anni. Abbiamo avuto modo di risentirci e rincontrarci agli inizi del 2020, quando era in tour con il suo progetto dal nome Mondo Generator, suonando insieme in Francia, concerto in cui abbiamo potuto eseguire in esclusiva ‘Predators’, il singolo presente nel nuovo disco, in quanto a quei tempi avevamo da poco terminato di registrarlo. Poi, durante la pandemia, chiaramente le cose sono andate un pò diversamente. Tuttavia, quest’estate faremo nuovamente una collaborazione dal vivo con Nick, che sarà in Italia assieme a Brant Bjork e gli Stoner in quel di Bologna. Per quanto concerne Derek Sherinian, ci è stato consigliato da Rami Jaffee, il quale dovendo promuovere il nuovo album dei Foo Fighters, avrebbe avuto tempi di collaborazione molto lunghi con noi, che essendo stati fermi causa pandemia, avevamo praticamente il disco pronto da un paio d’anni, con conseguenti esigenze discografiche di doverlo pubblicare. Parlando appunto con Rami, che era molto impegnato a livello promozionale, ci ha consigliato Derek, che come lui vive a Los Angeles. Abbiamo quindi spedito i pezzi a Derek, persona tra l’altro molto professionista: ha registrato tutto ai massimi livelli, tanto che non c’è stato bisogno di discutere come suonare le varie parti: praticamente, quello che senti su disco è quanto ha registrato, senza tante chiacchiere.

In queste settimane, nonostante il Coronavirus, gli eventi dal vivo sembrerebbero essere ripresi: cosa c’è di programmato nell’agenda dei Gunash? Come promuoverete ‘All You Can Hit’?
Luca:
Abbiamo un pò di cose che sono in fase di annunciazione: saremo al Freakout di Bologna, assieme agli Stoner di Nick Oliveri, domenica sette agosto. Avremo altre date nel nord Italia, e stiamo lavorando per un tour promozionale in Europa. Adesso è un periodo particolare, perchè chiaramente, ora che si è ripartiti con gli eventi dal vivo, tutte le band devono cercare di “recuperare”, diciamo. E noi, avendo anche altri progetti paralleli, stiamo cercando di organizzare al meglio il tutto. Ovviamente, essendo molte cose già programmate dal 2020, e semplicemente rimandate, tra recuperi di date, tour, eccetera, stiamo notando come, sia in Italia che in Europa, i locali siano già pieni, così come i festival, semplicemente perchè hanno mantenuto, più o meno, lo stesso bill del 2020. Tuttavia, stiamo lavorando per fare in modo di tornare a promuovere il disco, perchè come diceva prima Danilo, noi in realtà prima e durante la pandemia qualche pezzo poi finito in ‘All You Can Hit’ lo avevamo già suonato, come ‘Predators’, ad esempio… Ovviamente, dipendesse da noi, la voglia è quella di essere su di un palcoscenico tutte le sere!

…e con chi vi piacerebbe salire su un palcoscenico?
Ivano:
A me con i ragazzi che vedi al mio fianco: mi va benissimo! (ride, ndr.)
Danilo: Io con Lady Gaga! (ridono tutti, ndr.)

Ottime scelte! Chiudiamo con un paio di domande generiche: i vostri tre album preferiti di sempre?
Luca:
Tre sono troppo pochi! (ride, ndr.) Dunque: ‘Tutu’ di Miles Davis, che ti consiglio vivamente se non hai ancora avuto occasione di ascoltarlo. Poi ci metto i Dream Theater, e qui devo darti due titoli, perchè a parimerito amo ‘Falling Into Infinity’ e ‘Images And Words’. Infine, l’ultimo disco degli A Perfect Circle, ‘Eat The Elephant’, uno dei dischi più belli degli ultimi anni.
Ivano: Ti posso dire tre tra tutti i miei album preferiti, in quanto ce ne sono tanti: uno è sicuramente ‘Grace’ di Jeff Buckley, ‘Superunknown’ dei Soundgarden, e per il terzo posto, nonostante se la giochino in tanti, potrei dirti ‘King For a Day… Fool For a Lifetime’ dei Faith No More. E poi ce ne sono altri trecento! (ride, ndr.)
Danilo: Partirei con ‘THRAK’ dei King Crimson, proseguendo con ‘Nevermind’ dei Nirvana, ed infine ‘La Voce Del Padrone’ di Franco Battiato.

…e le vostre band preferite di sempre? Ne basta anche solo una…
Luca:
In questo periodo, ti dire Periphery, ed anche Plini mi fa impazzire.
Ivano: Soundgarden, Radiohead, soprattutto quelli del periodo ‘OK Computer’, ed Ozric Tentacles.
Danilo: Io rimango sempre sui King Crimson, un’amore quasi d’infanzia: è dall’asilo che li ascolto! (ridono tutti, ndr.) Poi i Van Der Graaf Generator, una band che mi è sempre piaciuta parecchio, ed infine i Foo Fighters, che ad oggi, per gusti miei, ritengo una delle più grandi rock band live del pianeta.

Bene: l’intervista è terminata. Ringraziandovi ancora della vostra disponibilità, se c’è qualcosa che volete aggiungere per i lettori di Metal Hammer Italia, questo spazio è tutto vostro!
Luca:
Grazie innanzitutto a voi di Metal Hammer Italia per lo spazio che ci avete concesso, per noi è una bellissima opportunità poter raccontare quello che facciamo, e dar voce a quanto abbiamo composto di recente, e che presto promuoveremo. Ci trovate, ovviamente, su tutti i canali social: Facebook, Instagram , oltre che su YouTube con il nuovo video di ‘Revenge’. Inoltre, presto uscirà un ‘making of’ che abbiamo realizzato per raccontare quanto accaduto durante le registrazioni di ‘All You Can Hit’ in quel di Bologna. Grazie per il supporto, e grazie nuovamente a te, Gianfranco, per il tempo concesso.
Ivano: Pure io ringrazio per l’opportunità concessa, e vorrei fare un appello un pò generico: date la possibilità un pò a tutte queste band di poter suonare, di poter esprimersi. Tutte le band hanno bisogno di lavorare e, trattandosi comunque di arte, cerchiamo di dare spazio a chiunque: c’è bisogno di cultura, più che mai adesso!
Danilo: Mi accodo, ovviamente, ai ringraziamenti, e desidero anch’io fare un appello, un pò come Ivano, ma riferito più ai musicisti: bisognerebbe cercare di farsi spazio con la propria musica, cercando di pensare un pò meno a quelli che sono i talent e lo show business in generale. Mi piacerebbe che si provasse ad arrivare ad esprimersi più liberamente con la propria musica, anche se comprendo come subito non si riescano a fare quei grandi, bei passi che si vorrebbero fare. Però, in altri modi, o magari alla lunga, ci si possono togliere delle grandi soddisfazioni. Abbiate la libertà di esprimervi come vorreste fare realmente, senza vincoli o manie.

 

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