Carnivore + Raging Speedhorn @ Spazio 2011- Torino, 7 dicembre 2007

Il 20/12/2007, di .

Carnivore + Raging Speedhorn @ Spazio 2011- Torino, 7 dicembre 2007

Era il 1982. Brooklyn. L’hardcore di stampo newyorkese infestava l’underground e faceva vibrare le corde di tre folli ragazzi che, capitanati da un mastodontico individuo che rispondeva al nome di Peter Steele, davano vita ai Carnivore. Il loro sound rozzo, crudo e volgare si vestiva di cromie nichilistiche, irriverenti e sarcastiche con esplicite rappresentazioni sanguinolente ed esasperate parodie della disperazione. La Roadrunner si accorge del potenziale di Steele e soci e nell’ormai lontano 1986 esce il debutto ‘Carnivore’ seguito dopo poco più di un anno dal più maturo ‘Retaliations’. Poi cade il silenzio. La band si scioglie e dopo qualche anno dal cappello del cupo e bizzarro Peter Steele saltano fuori i Type O Negative.
E’ il 2007. Ben 25 anni dopo. Torino.
In una nemmeno troppo fredda serata di dicembre ci troviamo alle porte dello Spazio211, un club nella molto poco newyorkese cittadina piemontese.
Un piccolo manifesto appeso alla porta del locale annuncia la serata che da li a qualche ora esploderà in un’orgia di suoni malati e ignoranti.
Un pugno di ragazzi bivaccano strappandosi birre e scambiandosi rutti compiaciuti. Se non fosse per i telefonini, che squillano nelle loro tasche, a giudicare dal loro abbigliamento verrebbe da credere di essere cascati in un varco temporale ed essere piombati in piena era thrash anni Ottanta: jeans stretti, scarpe da ginnastica bianche e sgualcite e giubbotti tappezzati di toppe di tutti quei gruppi che avrebbero fatto brillare gli occhi e il cuore a più di un nostalgico di quel periodo così roseo per la nostra musica.
Cerchiamo di rinsavire da questi ricordi e non possiamo non notare quanto la combriccola raccolta fuori dalla porta di ingresso sia veramente eterogenea: padri e figli, mogli e mariti, ragazzi e compagni di liceo…intere generazioni di metallari raccolte grazie alla calata torinese dei Carnivore… ok, una piccolissima rappresentanza, almeno.
Entriamo e subito troviamo ad accoglierci gli inglesi Raging Speedhorn, venuti a presentare il loro nuovo album ‘Before The Sea Was Built’. I loro brani arrivano dritti come un jab in pieno volto, come una testata appena sopra il naso e ci spazzano via con un hardcore marcio e possente sorretto da due frontman carismatici e potenti.
In sede live notiamo subito che la sterzata stilistica del loro ultimo album che esplorava lidi spiccatamente appartenenti allo scremo e all’emo più violento, si amalgama molto bene con i brani più datati dove l’ hardcore stonerizzato la faceva da padrone.
I sei musicisti si dimenano come pazzi sul palco e la loro esibizione è abbastanza convincente… nonostante tutto sui volti dei presenti, complice la spasmodica attesa per i Carnivore, è impressa quella tipica espressione da sbadigli “…Si si, bravi eh, ma quando finiscono?”. E gli Speedhorn finiscono e smontano. Già, smontano nel vero senso della parola. Si alzano le luci e li troviamo li a smontarsi la loro strumentazione e a portarsi in spalla chitarre e amplificatori… tanto di cappello e molto rispetto a chi ha ancora voglia di sbattersi e intraprendere tour massacranti senza camuffarsi da star.
E viene il momento de ‘Il Ballo Del Qua Qua’. Non strabuzzate gli occhi più di quanto non abbiano strabuzzato le orecchie tutti i presenti. Più di 20 minuti del fastidioso hit di “Raffaelliana memoria” sparato a volumi impressionanti nel locale dal fonico della band sono stati il preludio al concerto dei Carnivore, e ogni qual volta il riff di ‘Walk’ dei Pantera sembrava interromperlo riprendeva più insistente che mai.
Poi silenzio. Dal buio, accompagnato dalla musica de ‘Lo Squalo’ sale sul palco la figura in controluce di Peter Steele seguito dai suoi nuovi compagni di avventura per questa seconda reunion dei Carnivore: Joey Z (dei grandi Life of Agony), Paul Bento e Steve Tobin. Ci danno le spalle per cinque minuti sempre accompagnati dalle note angoscianti de ‘Lo Squalo’ poi… si alzano le luci e i nostri straziano gli strumenti come nel più rumoroso finale di un loro brano, fanno salire la tensione a mille, pronti ad esplodere… staccano tutto e se ne vanno. Lasciandosi alle spalle le urla di disappunto coperte ancora una volta dall’odioso motivetto…Non c’è che dire, i Carnivore sanno come preparare il loro pubblico. Come farlo innervosire. Come esasperarlo e come fargli dare il meglio quando risalgono sul palco schiacciandoci con le note di ‘Carnivore’. Imbrattati di sangue e immersi in un set dove il rosso la fa da padrone, i quattro ci annientano con il loro sound fatto di hardcore thrash e metal grezzo e diretto. Ironici e volgari, minimali e bizzarri catalizzano il pubblico più interessato forse a non mancare all’evento che alla loro musica. Più attento a non perdersi l’ennesima smorfia del pazzo Steele e a seguire le gesta del folletto Joey Z, che a prestare attenzione alle loro canzoni. Sfido chiunque a non aver sognato in quel momento di aver davanti un bel concerto di Type O Negative e Life of Agony.
‘Race War’, ‘Angry Neurotic Catholics’, ‘Male Supremacy’, ‘Inner Conflict’ sono una tirata unica e servono a Pete come colonna sonora della sua ennesima sbornia sul palco. Accompagnato dalla sua solita bottiglia di vino rosso ci serve canzoni ignoranti, sessiste e ironiche, come un sommelier poco attento alle armonie fruttate del suo vino ma più a vedere il fondo della bottiglia, quindi è la volta di ‘Technophobia’, ‘Predator’, ‘SMD’, ‘Jesus Hitler’, ‘WW’s 3and 4’ interrotte da una quasi irriconoscibile ma devastante ‘Helter Skelter’. Poi a concludere la serata ‘Sex and Violence’ dove, per l’occasione, due avvenenti e succinte fanciulle salgono sul palco lanciando, come petali di rosa, tampax imbevuti (speriamo) di sangue di scena sul pubblico schifato ma annebbiato dal testosterone.
Steele ci saluta e sparisce dietro al palco e noi vediamo un uomo che se ne frega se davanti a se ha un Wacken gremito o un centinaio di persone in localino torinese. Vediamo un uomo che ha una passione che si porterà fino alla tomba, insieme a un fegato annegato nel vino.

Testo e foto DIEGO MANISCALCO

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