Megadeth + Trivium + Last In Line @Carroponte – Sesto San Giovanni (MI), 8 agosto 2017

Il 09/08/2017, di .

Megadeth + Trivium + Last In Line @Carroponte – Sesto San Giovanni (MI),  8 agosto 2017

L’ultima volta che li vidi è stato nel 1994 ad Assago. I Megadeth allora passavano per l’Italia supportando il nuovo disco ‘Youthanasia’. Ricordo però che quell’album non era stato accolto bene da una parte dei fan che si sentivano traditi da una direzione musicale sempre più distante dal thrash delle origini. Le esternazioni furono le più diverse e se non ricordo male proprio sulle pagine cartacee di Metal Hammer, nelle classifiche di fine anno, erano stati eletti contemporaneamente migliore e peggiore band dell’anno. Ben diverse le premesse dei nostri nostri giorni. I Megadeth hanno infatti dato alla luce ‘Dystopia’ che è stato accolto con entusiasmo da critica e fan. In molti lo hanno poi paragonato proprio al rivalutato ‘Youthanasia’, dipingendolo come uno dei migliori album da due decadi a questa parte. Di certo poi al buon Mustaine è stato d’aiuto il cambio di line-up anche solo a livello di entusiasmo per affrontare un tour ormai piuttosto lungo e impegnativo. Così l’ingresso del chitarrista Kiko Lureiro degli Angra, di Chris Adler prima ed ai nostri giorni di Dirk Verbeuren alla batteria non sono cosa da poco. La loro esibizione di stasera presso la bella location di Carroponte a Sesto San Giovanni è niente altro se non un riflesso dell’ottimo momento di forma vissuta dalla band. Tuttavia prima di ascoltare i Megadeth ci sono altre due band che meritano tutta la nostra attenzione per cui andiamo a goderci lo spettacolo.

Last In Line
Nell’affrontare l’ultimo controllo prima di raggiungere il palco scruto il cielo preoccupato. Nuvoloni neri sembrerebbero confermare le più funeste previsioni di pioggia. Il pubblico, in numero cospicuo, è già pronto ad accogliere la prima band: i Last in Line. La posizione della bill e il fatto di aver esordito con un album intitolato ‘Heavy Crown’ nel 2016 potrebbe trarre in inganno e farli apparire come un gruppo di secondo piano. In realtà i fondatori Vivian Campbell (chitarra) e Vinny Appice (batteria) hanno militato nella leggendaria band dei Ronnie James Dio sin dagli esordi. Campbell, dopo due album, è entrato però nei Def Leppard. Diversamente Appice è rimasto più a lungo con i Dio per poi entrare nei Black Sabbath, oltre a diverse collaborazioni con Ozzy Osbourne e Tony Iommi tra gli altri. Quindi quando piovono sul pubblico le note di ‘Stand Up And Shout’ non c’è da rimanere stupiti se la band è più centrata che mai ed entusiasta di celebrare il passato di Dio e allo stesso tempo di dare vita ad un presente che passa attraverso ottimi brani quali ‘Devil in Me’ e ‘Starmaker’. Il passato e presente diventano credibili grazie anche alla voce di Andrew Freeman, sempre carica di energia e in grado di dare vita a brani non di certo semplici da eseguire, soprattutto poi quando il confronto con l’interpretazione di Dio diventa inevitabile. Per cui chiudere il concerto con ‘Rainbow In The Dark’ è di certo operazione coraggiosa che sancisce una prestazione davvero impressionante. Speriamo davvero che i Last in Line possano proseguire la loro nuova avventura con crescente successo.

Trivium
Nell’attesa dei Trivium c’è tempo per guardarsi in giro con più attenzione e apprezzare come in fondo l’ex area industriale che ospita il concerto di stasera sia stata davvero resa accogliente grazie a chioschi vari, aree ristoro e bancarelle. Dopo un breve giro di perlustrazione torno ad aspettare i Trivium, manca poco. Il gruppo americano del fondatore Matt Heafy ha da poco pubblicato il suo primo singolo ‘The Sin And The Sentence’ ad anticipare il nuovo album, il successore di ‘Silence In The Snow’, di cui ancora sappiamo ancora poco. Le premesse però per un gran concerto ci sono tutte. Il pubblico non vede l’ora di ascoltare i Trivium che hanno ormai raggiunto un livello di fama di prima grandezza. C’è anche curiosità per l’ennesimo avvicendamento alla batteria, Alex Bent sarà all’altezza delle aspettative? Si, decisamente, si. I Trivium poi non si risparmiano a partire proprio dal brano ‘Rain’ tratto da ‘Ascendancy’ del 2005, per poi eseguire senza tregua in brani che sfoggiano le più diverse influenze dal classico thrash al metalcore dei nostri giorni. Funziona tutto? Direi di sì. Heafy è piuttosto generoso nella sua prova e non manca di incitare il pubblico che comunque non rimane passivo nello scorrere dei brani; passando dall’oscura e melodica ‘Unti The World Goes Cold’, per imbattersi poi nel nuovo singolo che a un spirito di forte energia rock associa un thrash innervato da assoli che toccano corde più classiche, una sinfonia di grande forza che potrebbe essere di preludio ad un nuovo ottimo album. I Trivium chiudono quindi con forza il loro concerto nelle profondità remote di ‘In Waves’ sigillando un esibizione di ottimo livello sotto ogni punto di vista, con suoni potenti, brani sempre centrati e una prestazione corale davvero inappuntabile.

Megadeth
Il cielo plumbeo medita il da farsi, mentre la tensione di attesa che si respira a terra è agli estremi. Inganno il tempo ipotizzando una set-list ideale, nella speranza che i Megadeth tirino fuori dal cilindro qualche vecchio brano oppure qualche rarità in mondo da sigillare il loro ennesimo ritorno sui palchi italiani in maniera definitiva (e soddisfare le mie fantasie). Qualsiasi ipotesi finisce nell’oblio come un cruciverba fatto per ingannare il tempo quando i riff anomali di ‘Hangar 18’ si materializzano mettendo in scena il thrash in tutto il suo splendore. Il pubblico scandisce il testo come fosse un rito secolare cui è impossibile sottrarsi. Mustaine si erge messianico sul palco. La sua voce ha indubbiamente subito le asperità del tempo. Malgrado quindi qualche fatica, soprattutto iniziale, riesce con il passare del tempo a dare forma alle sue stesse creazioni con buona intensità. Il secondo brano poi è strumentale. Kiko Loureiro al centro della scena per la strumentale ‘Conquer…Or Die!’ tratta da ‘Dystopia’. Kiko è fenomenale e dimostra in ogni brano di essersi integrato nel gruppo con una facilità sorprendente. Mica facile reggere sulle spalle una pressione di quel tipo. Difficile poi non menzionare anche il buon Dirk che non è da meno con i suoi blast di chiaro rimando all’era death metal nei Soilwork. Il retaggio del passato rimane comunque in equilibrio con lo stile inconfondibile dei Megadeth. Se nella prima parte della scaletta assistiamo a brani dalla forte componente melodica, quali ‘Trust’, ‘She Wolf’ o ‘Sweating Bullets’ alternati alla più pesante ‘Poisonous Shadows’ e alla veloce ‘Skin o’ My Teeth’. Nella seconda parte si discende nelle fondamenta del thrash. Dave introduce una canzone sul meteo…si tratta niente meno che ‘Tornado of Souls’ e a cui seguirà dai recessi del tempo ‘Mechanix’. A sancire l’immortalità dello spirito dei Megadeth farà poi capolino la mascotte Vic Rattlehead che salut il pubblico durante l’esecuzione di ‘Peace Sells’ affiancando Dave al centro del palco. Corriamo verso la fine con l’ennesimo classico ‘Holy Wars…The Punishment Due’. Il buon Mustaine in ultimo saluta il pubblico consigliando di non bere per tornare a casa, perchè quando tornerà assieme ai suoi compagni, ci vuole ancora qui tutti sani e in forma. Agli ordini, Dave! I Megadeth, per farla breve, hanno dato del loro meglio in modo da mettere a tacere i dubbi in merito sulla loro resa complessiva, tanto da emozionare il pubblico come non mai e riuscendo persino ad ibernare in cielo le nuvole nere, rimaste lì a osservarli ammirati nell’ennesimo centro della loro lunga e gloriosa carriera.

FOTO DI ALBERTO GANDOLFO

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