The Rolling Stones @Letnany Airport – Praga (Rep. Ceca), 4 luglio 2018

Il 07/07/2018, di .

The Rolling Stones @Letnany Airport – Praga (Rep. Ceca), 4 luglio 2018

E pensare che alla vigilia del tour mondiale del 1981 /82, che faceva seguito all’uscita di ‘Tattoo You’, si vociferava che poteva essere il loro ultimo “giro del mondo”, dopo quasi vent’anni di onorata carriera, un record di straordinaria longevità per gli standard di allora.
Trentasei anni dopo dal famoso concerto Mundial di Torino del 11 luglio 1982, il “Rock’n Roll Circus” non si è ancora fermato e siamo ancora qui ad ammirare e commentare le gesta della più grande e longeva rock’n roll band del pianeta, un’azienda attiva da cinquantacinque anni, da quasi 6 milioni di dollari di fatturato a concerto più una ventina di indotto.

E che sia la piccola Lucca o la “mitteleuropea” Praga, quando in città arrivano i Rolling Stones, il fermento e l’emozione tangibile che si respira, sono sempre i medesimi.
Nessuna attesa crea più attesa di un concerto degli Stones e oltre ai numeri impressionanti che riescono tuttora a muovere, è proprio l’evento supportato da sofisticate operazioni di marketing a renderlo unico ed irripetibile in ogni città del mondo, compresi i 12.000 euro per il biglietto più meet&greet con la band (tra cui la mascherina anti contatto e la distanza di sicurezza) .

Non fa eccezione la maestosa capitale della Repubblica Ceca, teatro della penultima data europea del No Filter Tour 2018, presa d’assalto da migliaia di fan provenienti da ogni angolo del pianeta , si notavano bandiere canadesi, americane, brasiliane, italiane, argentine, russe, tutte rigorosamente griffate con la celeberrima linguaccia, un evento mondiale nel bel mezzo dei mondiali.

Spetta ai Gotthard ad aprire le danze e lo fanno con la consueta professionalità e una grande carica comunicativa, vuoi per il prestigioso palcoscenico calcato, che per attirare l’attenzione di una sconfinata platea in attesa di ben altre leggende del rock.
Spazio quindi ai pezzi più famosi come ‘Mountain Mama’ e ‘Lift U Up’, patrimonio indelebile del periodo con Steve Lee, ma anche ai nuovi brani, tra cui risultano ‘Starlight’ e ‘Feel What I Feel’ quelle a scaldare maggiormente il pubblico.
Con  ‘Anytime , Anywhere’, brano di punta di un live set ben calibrato e studiato per un occasione quasi irripetibile , si chiude il concerto della band svizzera , attesa da un vero e proprio tour de force con il loro ‘Defrosted II’.
Tocca ora ai Prazsky Vyber vere e proprie glorie locali , ma di cui posso scrivere ben poco, se non che hanno letteralmente fatto impazzire il pubblico “ceco” a suon di alternative metal di discreta fattura, chiosando a più riprese con i sostenitori più accesi.

L’attesa spasmodica finisce quando ‘Street Fighting Man’, apre un concerto ridondante di classici immortali che tutti quanti vogliono ascoltare.
Come loro consuetudine, partono in sordina e ‘It’ s only rock n roll‘ risulta più rallentata del solito, come la pur sempre affascinante ed emozionante ‘Under My Thumb‘, per poi iniziare un lento, ma progressivo e costante decollo attraverso l’energia vitale e contagiosa che attanaglia prima Mick Jagger e successivamente il resto della band .
Le note arabeggianti di ‘Paint It Black’, avvolgono i sessantamila del Letnany Airport in una spirale di misticismo e adrenalina pura, mentre la diabolica e suggestiva ‘Sympathy For The Devil’, fa esplodere l’arena di Praga nel classico rituale “uh… uh !….. uh.. uh !”, in un’atmosfera da brividi.
Keith Richards si diverte come un matto e spara riff a ripetizione,  toccando le corde della sua chitarra con mestiere e , stavolta, con tanto, tanto feeling, quello che per chi scrive, in parte è mancato a Lucca l’anno scorso, ma è questione di dettagli quando si parla del vecchio Keef.
Sue le emozionanti e stravolte ‘You Got The Silver’ e ‘Before They Make Me Run’, in parte steccate quanto adorabili, ma si tratta sempre del più illustre sopravvissuto della storia del rock e tutto ti è permesso e perdonato quando ti chiami Keith Richards.
Ron Wood è la solita macchina da guerra, istrionico e perfetto, come il drumming puntuale di un’incredibile ed inossidabile Charlie Watts, di anni 78, capace di un’accelerazione da brividi nella parte finale di ‘Midnight Rambler’, il brano capolavoro dove l’anima blues della band , incontra quella rock’n roll , in una fusione pressoché perfetta.
Sporco ed essenziale, il tipico sound degli Stones è quello che li rende unici e inconfondibili, ‘Honky Tonk Woman’, ‘Start Me Up’, ‘Brown Sugar’, reminiscenze del periodo dance e dello Studio 54 di New York, ‘Miss You’, il ritorno alle origini e al Marquee di Wardour Street , ‘Ride ‘ Em On Dow’, tratto dal mirabile ‘Blue And Lonesome’, l’apoteosi generale con un capolavoro immortale del rock ‘Gimme Shelter’, il picco più alto toccato dalla straripante creatività dei Glimmer Twins sul finire degli anni Sessanta.
Ovviamente il gran finale è tutto per ‘Jumpin’ Jack Flash’ e ‘(I can’t get no) Satisfaction’, a chiusura di uno show ancora una volta spettacolare, nonostante una scaletta ripetuta all’infinito da anni, per una band che pare baciata dal dono dell’immortalità e per una straripante e variopinta comunità che li segue ovunque con grande devozione.
Arrivederci al prossimo “No Stopping Tour”, in attesa oltre del tanto vociferato nuovo album di inediti.

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