I trent’anni di ‘Cuckoo’, secondo (prezioso) oggetto smarrito dei Curve

Il 13/09/2023, di .

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I trent’anni di ‘Cuckoo’, secondo (prezioso) oggetto smarrito dei Curve

Si può ristagnare nel dimenticatoio nonostante trent’anni fa si sia usciti con due dischi non solo al passo con i tempi, ma ancora oggi attuali e, soprattutto, testimoni di una ricerca sonora in costante evoluzione? Si, se nel 1993 facevate parte dei Curve, band shoegaze londinese formatasi nel 1990 grazie alla cantante Toni Halliday ed al polistrumentista Dean Garcia ed autrice di un debutto (‘Doppelgänger’, 1992) davvero convincente in quel suo mix di alternative/industrial, chitarre stratificate ed al tempo stesso una soave quanto malinconicamente affascinante voce. Spesso accostati ai Garbage (e personalmente aggiungerei anche i Medicine) nonostante una netta differenza di genere, a tratti “cugina” in brani come ‘Fait Accompli’ da ‘Doppelgänger’, o ‘Crystal’ per quanto concerne ‘Cuckoo’, tra i due dischi del 1992 e 1993 i Curve hanno proseguito per la propria strada, un percorso non camaleontico ma sempre sperimentale (senza tradirne le radici), che sicuramente puntava a cavalcare quel sound alternative caro al decennio, ma meno mainstream. E ‘Cuckoo’, nonostante il successo inferiore che con il senno di poi segnò praticamente la fine della band, o quantomeno del suo periodo d’oro (per “colpe” di cui scriverò più avanti), dei due ne è forse il lavoro più maturo.
Rispetto all’album d’esordio, grazie alla produzione di Mark “Flood” Ellis e del marito della Halliday, Alan Moulder, si percepisce uno spirito elettronicamente più cupo, che avrebbe sicuramente potuto accostare (anche dal vivo) i Curve a band come Nine Inch Nails, che di lì a sei mesi sarebbero usciti con ‘The Downward Spiral’ (1994). Certo, la produzione non è perfetta (quando, ad esempio, chitarre ed elettronica osano nell’opener ‘Missing Link’ o in ‘Unreadable Communication’, bisogna sforzarsi per sentire bene la voce), ma questa è solo pignoleria a confronto di un lavoro la cui proposta, per l’epoca, guardava già parecchio avanti. Qua e là troverete tracce più dirette (‘Missing Link’), altre più eteree (‘Left Of Mother’), più industrial (‘Men Are From Mars, Women Are From Venus’), o più alternative/indie (‘Turkey Crossing’), ma nessuna di queste vi farà perdere l’orientamento musicale dei cinque, mantenendo continuo e ben legato quel filo conduttore che definisce il loro stile, qui come già scritto in grado di spaziare tra varie contaminazioni ed influenze, pur facendosi riconoscere pezzo dopo pezzo sotto l’etichetta di shoegaze, a dimostrazione del fatto che se ad inizio articolo si è provato ad accostare i londinesi a due band alternative dello stesso periodo, ascoltando ‘Cuckoo’ ci si potrà rendere conto di come esse siano solo accennate, niente di più.
Ma allora, cosa non funzionò? I problemi, purtroppo, non tarderanno ad arrivare una volta che il disco raggiungerà gli scaffali dei negozi: complice una scarsa spinta dovuta anche allo stress causato dal tour promozionale (secondo la frontwoman Halliday, a risentire di questo stress fu Dean Garcia, il quale non voleva andare in tour), con ‘Cuckoo’ i Curve non ottennero gli stessi (o migliori) riscontri dell’album di debutto, sciogliendosi un anno dopo la sua pubblicazione, nel 1994 (con definitivo abbandono dei due chitarristi Debbie Smith e Alex Mitchell e del batterista Steve Monti, presenti nella foto sottostante). Si riformeranno più avanti, sfornando altri tre dischi e spostandosi su lidi più elettronici: ‘Come Clean’ (1998), ‘Gift’ (2001) e ‘The New Adventures Of Curve’ (2002), per poi sciogliersi definitivamente nel 2005. Ad oggi, assieme a ‘Doppelgänger’, il trentenne ‘Cuckoo’ rimane l’apice di una band troppo sottovalutata ed ormai quasi dimenticata. Spero, grazie a questo articolo, di averle dato un pò di (meritato) splendore, e di avervi fatto scoprire qualcosa di avanguardistico dal passato; si, siete in ritardo di trent’anni, ma mai come in questo caso è meglio tardi che mai.

Hammer Fact:
– In un’intervista uscita sul numero di agosto 1996 della rivista Select, per la cantante Toni Halliday ‘Cuckoo’ resta il migliore dei primi due dischi della band.
– Nel video dell’opener ‘Missing Link’, in allegato qui sotto, la bambina che al diciannovesimo secondo sta giocando con una corda, altri non è che la figlia di Toni Halliday e Alan Moulder.
– Dopo ‘Honey’s Dead’ del 1992, e concluso il suo rapporto con i Curve, il batterista e percussionista Steve Monti proseguirà con i The Jesus And Mary Chain, che il quindici agosto 1994 usciranno con il loro quinto lavoro in studio intitolato ‘Stoned & Dethroned’, per il quale interverrà anche Alan Moulder all’ingegneria e missaggio (come aveva fatto a partire da ‘Automatic’ [1989], e come farà sino a ‘Munki’ [1998]).

Line-Up:
Toni Halliday: vocals
Dean Garcia: guitars, bass, drum programming
Alex Mitchell: guitars
Debbie Smith: guitars
Steve Monti: drums on ‘Crystal’, ‘Superblaster’ and ‘Sweetest Pie’
Additional musicians:
Flood: electronics
Alan Moulder: guitars
Steve Osborne: guitars
Sally Herbert: violin on ‘Superblaster’ and ‘Left Of Mother’

Tracklist:
01. Missing Link
02. Crystal
03. Men Are From Mars, Women Are From Venus
04. All Of One
05. Unreadable Communication
06. Turkey Crossing
07. Superblaster
08. Left Of Mother
09. Sweetest Pie
10. Cuckoo

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