Epinikion – The Force of Nature
Il 01/04/2026, di Carlo Monforte.
Con ‘The Force of Nature’, gli Epinikion tornano a imporsi come una delle realtà più affascinanti del symphonic metal europeo. Secondo full-length della band olandese, l’album rappresenta un deciso passo avanti rispetto all’acclamato debutto ‘Inquisition’. Forte di una formazione ormai completa e affiatata, il gruppo intreccia riff possenti, orchestrazioni epiche e una sensibilità emotiva profonda, dando vita a un lavoro intenso e maturo. Mixato e masterizzato da Jacob Hansen e impreziosito dall’artwork di Giannis Nakos, ‘The Force of Nature’ esplora il rapporto tra essere umano, natura e crescita interiore, confermando la vocazione degli Epinikion per una musica ambiziosa, cinematografica e ricca di significato.
L’album ‘The Force Of Nature’ sembra meno una semplice raccolta di canzoni e più un vero e proprio ecosistema emotivo. Avete progettato consapevolmente il disco affinché funzionasse come un arco psicologico o narrativo, piuttosto che come una tracklist tradizionale?
“Inquisition è un album con una storia, quindi ogni brano rappresenta una scena di quella storia. ‘The Force Of Nature’ ha un tema, ma non una vera e propria trama, anche se tutte le canzoni sono naturalmente collegate a quel tema. Ognuna lo affronta da una prospettiva diversa. È meraviglioso sentire che tu lo percepisca come un ecosistema emotivo; è un feedback fantastico! La scelta di inserirlo in un arco narrativo o psicologico non è stata certamente consapevole, ma posso capire che possa essere finito o percepito così proprio perché il tema ritorna continuamente.”
Provenendo da un background da rock opera con ‘Inquisition’, in che modo l’abbandono di una rigida narrazione storica ha cambiato la vostra libertà compositiva, e quali nuove sfide ha introdotto?
“Anche se ‘Inquisition’ aveva una prospettiva storica, questo non ha mai imposto l’ordine delle canzoni. Il tema principale è un amore impossibile, colorato dal periodo storico e dalle dinamiche politiche del tempo, ma oltre a questo tutto era possibile per quanto riguarda la fantasia dei due amanti. La ricerca sugli aspetti storici è stata sicuramente fatta, ma l’ho trovata interessante e piacevole. Attribuire tutto a un tema come ‘The Force Of Nature’ è stato più un approfondimento di determinati argomenti e, in questo senso, sicuramente diverso dallo sviluppare una storia d’amore nell’antichità. ‘Inquisition’ contiene naturalmente anche temi come il rispetto, la comprensione e la tolleranza, ma sono nascosti sotto la narrazione. Scrivere una storia per me è più facile che lavorare partendo da un tema, ma le canzoni non sono per questo meno belle o meno chiare. È semplicemente un approccio diverso.”
Renate, il tuo background come psicologa emerge chiaramente nei temi dell’album. Ci sono stati momenti in cui l’istinto musicale e l’analisi psicologica sono entrati in conflitto, e come avete risolto questa tensione?
“In effetti il mio background da psicologa influenza i testi. È un modo di pensare che mi appartiene, e ne sono certamente consapevole. Tutte le scelte nella vita mirano a bilanciare ragione, sentimento ed emozioni e, come giustamente sottolinei, spesso c’è attrito tra questi elementi. Questo aspetto è particolarmente illuminante e riconoscibile per le persone; credo che le intuizioni psicologiche siano di supporto, piuttosto che un ostacolo. Questo è un ulteriore effetto positivo del mio background da psicologa.”
Molti brani ruotano attorno al recupero della propria autonomia — liberarsi da controllo, tossicità o materialismo. Questo album nasce da un’esperienza condivisa della band o da lotte personali individuali?
“Credo che i temi dell’album siano universali, ed è per questo che li abbiamo scelti. Condividiamo ovviamente delle esperienze comuni, ma non sono il fulcro principale dei testi. Scriviamo con il cuore, non necessariamente partendo dalle nostre vite personali. Speriamo che questo risuoni negli ascoltatori, perché è anche questo a determinare se l’album riesce a toccarli.”
La natura in questo album non è solo una metafora, ma una forza attiva. La vedi come uno specchio delle emozioni umane o come qualcosa di fondamentalmente opposto al comportamento umano?
“Sì, credo che la natura sia uno specchio delle emozioni umane, e che dovremmo osservarla con grande attenzione. Questo ci rende consapevoli di noi stessi e ci permette di crescere come individui, sviluppandoci. Non sarà sempre facile, perché cuore e mente a volte dicono cose diverse. Questo può dare l’impressione di essere in guerra con noi stessi e con la natura, ma fa parte della vita. Alla fine le cose si risolvono e impariamo da come le abbiamo affrontate. La sensazione di contraddizione è più una spinta, un movimento, e confluirà sempre in una nuova fase della nostra esistenza.”
La performance vocale di Kimberley spazia da un’intimità fragile a una potenza dominante. Come decidete quando la vulnerabilità deve sussurrare e quando invece deve ruggire?
“Kimberley ha sicuramente una vasta gamma di possibilità vocali, e noi le sfruttiamo al massimo. A volte tende di più verso il canto classico, ma sono presenti anche le sue voci più ‘tradizionali’. È sempre la canzone a determinare se vogliamo creare qualcosa di vulnerabile o di feroce, e questo si sviluppa anche durante il processo di scrittura. Kimberley ha affrontato sfide notevoli sotto questo aspetto, e credo che sia riuscita in modo brillante a creare una gamma vocale così varia in ‘The Force Of Nature’.”
Lavorare con Jacob Hansen porta spesso a un suono molto rifinito e potente. Come avete bilanciato questa precisione sonora con la volatilità emotiva grezza che definisce l’album?
“Jacob ha principalmente seguito le onde che ha trovato nei demo (quasi delle pre-produzioni) che gli abbiamo fornito. Un’onda non è mai uguale a un’altra e varia in forza e dimensione, ma nel complesso è sempre facilmente riconoscibile: stiamo guardando e sentendo il mare. Una persona come Jacob è ovviamente così esperta da riuscire a fluire perfettamente con il ritmo del mare. Ho persino sentito da una fonte affidabile che gli piace camminare vicino al mare e che lì trova pace. Penso che Epinikion possa suonare molto rifinita nelle diverse onde emotive dell’album senza perdere il lato grezzo del suo flusso.”
‘Run With The Wolves’ celebra l’unità tra esseri umani e animali. In un mondo sempre più disconnesso dalla natura, la vedi come una forma di evasione o come un richiamo alla responsabilità?
“‘Run With The Wolves’ parla principalmente di gioia e connessione con la natura. Puoi interpretarlo come una fuga piacevole, ma anche come un riferimento implicito alla responsabilità che portiamo con noi. Dipende da ciò che desideri. Se vuoi davvero un riferimento esplicito alla responsabilità nel modo in cui ci rapportiamo e trattiamo la natura, preferirei citare ‘Don’t Wake Up the Dead’. Lì questo tema emerge in modo molto più forte.”
Diversi brani esplorano spazi psicologici oscuri senza romanticizzarli. Dove tracci personalmente il confine tra affrontare l’oscurità e lasciarsene consumare?
“A volte è necessario immergersi nell’oscurità per un po’. Tutti dobbiamo elaborare delle cose, e anch’io. Può essere persino liberatorio brontolare e parlare delle proprie difficoltà; dal punto di vista psicologico è sano. Sono una persona naturalmente positiva e sempre alla ricerca della luce, quindi non mi troverai a passare lunghi periodi mentalmente nel buio. È una linea che ognuno deve decidere per sé, e dipende anche dalla situazione. Fortunatamente riesco a riprendermi facilmente quando mi accade qualcosa di oscuro.”
L’artwork di Giannis Nakos ha un’aura quasi mitologica. Quanto presto l’identità visiva è entrata a far parte della narrazione di ‘The Force Of Nature’?
“All’inizio della nostra collaborazione, Giannis ha chiesto completa libertà artistica — e l’ha ottenuta. Ci fidiamo completamente di lui. Eravamo ancora nel pieno della fase di scrittura, quindi ha dovuto aspettare che tutte le canzoni fossero terminate prima di poter formare una visione completa. Basandosi sui testi e sulla musica, sono emerse queste splendide immagini mitologiche, e non avremmo potuto immaginarle meglio. Giannis è ovviamente un maestro nel suo lavoro e lui stesso ammette che il symphonic metal gli offre possibilità extra grazie alla natura stratificata e bombastica della musica. Inoltre, ci ha detto che si trovava in una fase particolarmente creativa e ispirata mentre realizzava il nostro artwork. E questo si riflette chiaramente in ciò che ha creato!”
Rispetto a ‘Inquisition’, questo album sembra più personale e contemporaneo. È stata una scelta consapevole parlare più direttamente alla realtà presente dell’ascoltatore?
“Una storia come ‘Inquisition’ non coinvolge direttamente l’ascoltatore, ma questo è intrinseco al fatto che venga raccontata dal punto di vista dei personaggi principali. ‘The Force Of Nature’ presenta elementi diversi che condividono un tema comune, ma non sono focalizzati su una singola storia, rendendo più facile collocarli nel qui e ora, ed è vero. L’unica scelta consapevole alla base di questo è stata quella di non optare per un concept album, ma per canzoni individuali tutte collegate da un tema.”
Relazioni tossiche, mostri interiori e crescita personale ricorrono spesso nell’album. Pensi che il metal abbia una responsabilità — o un potere — unico nell’affrontare temi di questo tipo?
“I temi che hai citato possono certamente acquisire molta potenza se espressi attraverso la musica metal. Tuttavia, non spetta a me dire che altri generi musicali non possano fare lo stesso; ognuno può deciderlo da sé. Una canzone come ‘Your Ultimate Joy’ brilla particolarmente quando viene inserita in un contesto metal, ed è comprensibile. Ci divertiamo moltissimo quando tutti cantano a squarciagola!”
Essendo una band di sei elementi con identità musicali distinte, come fate a evitare che gli elementi orchestrali e quelli metal competano tra loro invece di amplificarsi a vicenda?
“Per noi è estremamente prezioso che ognuno contribuisca musicalmente partendo dal proprio background, creando quegli effetti speciali nella musica. È un valore aggiunto, non una limitazione. Ricordo di aver detto che volevo aggiungere un elemento latino-americano in ‘The Force Of Nature’, mentre tutti gli altri pensavano: ‘Come lo rendiamo metal?’. Eppure ci siamo riusciti, e potrei fare molti altri esempi delle straordinarie deviazioni che intraprendiamo in questo modo. Quando Maarten arriva con un’altra ‘riff soup’ (così la chiamiamo nella band), anch’io penso: ‘E adesso cosa ne facciamo?’. Eppure Robert riesce sempre a trasformarla in qualcosa di bellissimo arrangiandola in un certo modo, ed è così che otteniamo un risultato speciale insieme, invece di farci concorrenza.”
Nel portare dal vivo un materiale così stratificato e cinematografico, cosa conta di più per te: l’accuratezza sonora o l’impatto emotivo?
“A mio modesto parere, l’accuratezza sonora può essere il modo migliore per ottimizzare l’impatto emotivo della nostra musica. Il suono grezzo di una band indie potrebbe non richiedere la stessa precisione, ma nel symphonic metal valgono regole diverse, almeno secondo me. Per questo puntiamo a entrambe le cose.”
Se ‘The Force Of Nature’ rappresenta chi sono oggi gli Epinikion, quale parte di voi sentite di non aver ancora rivelato — musicalmente o emotivamente?
“Domanda interessante! Non saprei rispondere; è tutto un enorme viaggio di scoperta, sia per come continueremo a svilupparci come musicisti sia come band. Il tempo ci dirà quale sarà la risposta a questa domanda.”