Sorres in Rock @ Parco S’isca (Is Arenas), Villasor (CA), 3- 4 luglio 2026
Il 24/07/2026, di Alex Ventriglia.
Al Sorres in Rock, anche quest’anno, hanno fatto le cose decisamente in grande, apportando dei miglioramenti sensibili e importanti – su tutti il cambio della location, va detto subito che il Parco S’isca (Is Arenas) è senz’altro più compatto e funzionale per una manifestazione del genere, riuscendo a raccogliere davanti al suo enorme palco una discreta affluenza di pubblico, e questo già dal venerdì. Ma soprattutto, il “piatto forte” dell’edizione 2026 è stato il taglio “vintage metal”, chiamiamolo così, di un cast zeppo di autentici capiscuola per quanto riguarda l’hard’n’heavy tricolore, quello più tradizionale e verace che non può non tenere conto dell’importanza e del valore storico di determinati gruppi. Il pensiero, fortissimo e chiaro, è stato questo non appena ho messo piede nel Campidano, in primis ritrovando tutti gli amici che, soltanto l’anno prima, hanno fatto sì che questo festival entrasse definitivamente nel mio cuore, e lo sottolineo indipendentemente dai gruppi che ogni anno vengono chiamati all’appello sul palco di Villasor. È stato con gli storici Vanexa che ho inaugurato il mio Sorres in Rock, impossibilitato a farlo prima per colpa di coincidenze fallite e ritardi aerei e con diversi crucci personali, perché mi sarebbe piaciuto rivedere in azione Pino Scotto (spalleggiato dai Maverix) e anche scoprire dal vivo gli opener Icy Steel di Sassari, i quali, in circolazione da vent’anni e con sei album all’attivo, sono tra le più longeve e migliori espressioni nazionali in campo epic metal.
Prorompente e deciso, ‘Too Heavy To Fly’ si affaccia come brano apripista, a rappresentare forse l’ultimo decennio marchiato Vanexa, prima che il campo venga lasciato a ‘Midnight Wolves’ e ‘Hiroshima’, vale a dire lo “zoccolo duro” di ‘Back From The Ruins’, repertorio sapientemente miscelato con le più recenti ‘Last In Black’ e ‘Paradox’, pezzi che hanno testimoniato bene sia la grande bravura del cantante Andrea “Ranfa” Ranfagni che l’abilità tecnica e il gusto stilistico di un magnifico Pier Gonella, chitarrista spesso sottovalutato, forse mai pienamente valorizzato, a cui si è affiancato il bravissimo Artan Selishta, a comporre una coppia d’asce solida ed eclettica. Non me ne vogliano i più giovincelli, ma quando gli speaker ormai incandescenti hanno eruttano prima ‘Metal City Rockers’ e infine ‘Rainbow In The Night’, l’indiscussa magia di quel metal primordiale ma carico di fascino, si è materializzata istantaneamente e il pensiero è corso a ritroso nel tempo, a quel 1983 anno di grazia in cui i Vanexa si presentarono con l’omonimo, leggendario album d’esordio, proponendo una musica quasi sconosciuta in Italia, che all’estero tirava parecchio, ma che da noi nessuno aveva ancora il coraggio e la personalità per suonarla. Imponendosi anche al celebre Festival di Certaldo, stesso anno e stessa valenza storica, dove il gruppo di Savona suonò come headliner, in quello che a tutti gli effetti fu il primo Heavy Metal Festival italiano. I due leader storici, il bassista Sergio Pagnacco e il batterista Silvano Bottari, sezione ritmica inossidabile e tra le più rodate in assoluto, queste cose le sanno ormai a memoria, sono ben consapevoli del valore e della portata della formazione ligure, che continua orgogliosamente a macinare chilometri e a consumare un palco dietro l’altro, pur di rendere omaggio all’heavy più immediato e sincero. Villasor ha bruciato, di intensa passione, merito principale di una band quali i Vanexa, prestigiosi headliner del primo giorno marchiato Sorres in Rock.
Sorres in Rock che, “gonfiando i muscoli”, ha replicato senza cedimento alcuno il giorno dopo, lasciando che ad alzare il volume fosse il blasone di Strana Officina e Skanners, ma dando anche il giusto spazio alla “linfa nuova”, ai gruppi locali più interessanti, come Arkon e Megahera. I primi, da Oristano, hanno superato il difficile compito di aprire il sabato, riuscendo a colpire per il piglio indomito con cui hanno affrontato la loro prova e mettendo in campo un sound particolarissimo, un doom metal dinamico e dai tratti ben delineati, strutturato nelle parti di chitarra e nel cantato, per lo più in sardo. Autori un paio di anni fa di un brillante, omonimo debut album, gli Arkon stanno per uscire con un secondo disco da seguire obbligatoriamente, visto quanto son stati sorprendenti. Con i Megahera ci muoviamo su territori musicali opposti, il chitarrista Mario Marras è un die-hard fan di tutto ciò che suona metal Anni Ottanta, meglio se portato all’ennesima potenza, spalleggiato da una formazione che ama parecchio il thrash californiano e più precisamente i Metallica degli esordi, naturalmente quelli di Cliff Burton. Al punto tale che il bassista Matteo Angelini, capelli al vento e jeans a zampa d’elefante, in completa devozione verso lo scomparso Cliff, ne ha interpretato sia ‘(Anesthesia) Pulling Teeth’ che ‘Orion’, giusto per ribadire le coordinate sonore del quartetto di Sassari.
Con l’avvento dell’oscurità, è stato quindi il turno degli Skanners, band altoatesina la quale non credo necessiti di presentazione, ma non possiamo non sottolinearne una volta di più forza d’urto e determinazione, sommate a un amore per il metal che sconfina nella veemenza più implacabile, ma anche in picchi di melodia che fanno di Claudio Pisoni & soci forse l’esatto anello di congiunzione tra Accept e Scorpions, ma all’italiana, vale a dire con grande gusto mediterraneo. Chi lo conosce, sa perfettamente che Claudio è lo spietato ago della bilancia, colui che determina ciò che è giusto e quanto, invece, è sbagliato, e anche qui, in pieno Campidano, si è rivelato a dir poco devastante, affiancato da una band perfetta nel bilanciare i giusti calibri, per aizzare gli animi e affrontare la battaglia, di uno spettacolo dal vivo degli Skanners. Una setlist eccezionale quella che ha travolto il Sorres in Rock, da ‘Welcome To Hell’ a ‘Metal Party’, da ‘TV Shock’ a ‘Starlight’, al trittico ‘Pictures Of War’, ‘Rock Rock City’ e ‘Factory Of Steel’, tre canzoni che andrebbero insegnate a scuola, su come l’heavy metal nudo e crudo debba suonare, senza tanti, inutili cazzi… Forse è stato anche facile lasciarsi trasportare dalla foga trasmessa dai bolzanini che, come da loro prassi, hanno demolito qualsiasi resistenza e regalando quell’aura di positività che riesce solo ai grandi, specie quando questi non hanno più nulla da dover dimostrare. Restate comunque sintonizzati sulle loro frequenze, perché gli Skanners stanno per tornare in azione con un nuovo album che è semplicemente clamoroso, noi di Metal Hammer ne abbiamo avuto un piccolo assaggio in assoluta anteprima e ne siamo rimasti storditi, probabilmente anche per colpa nostra, che non abbiamo adottato le dovute precauzioni…
Sorres in Rock, si è capito ormai, non è un concerto come tanti, o un Festival come ne conosciamo molti, ma è un autentico evento, e in questa dimensione si è trasformato praticamente da subito, grazie alla bravura degli organizzatori, certo, alla fedeltà dei suoi appassionati, e al prestigio dei suoi gruppi, e non ultimi della lista gli headliner Strana Officina che hanno letteralmente colorato, di cuore e di passione, la notte di sabato 4 luglio. La Strana, chiamiamola così perché la confidenza ce la possiamo permettere, ma anche perché faccio fatica, una fatica tremenda, a immaginarmi tutto questo senza avere avuto al fianco la Strana. E chi, come me, che ha superato i cinquanta da un pezzo, sa bene a cosa mi riferisco. A tutta la passione, alla tradizione, alle sensazioni di un tempo che sembrano solo svanite, ma che si ripresentano poi accese e prepotenti, quelle che Fabio e Roberto Cappanera animavano e rinsaldavano più di trent’anni fa, prima di lasciare il testimone a una band che, fatemelo dire visto che la conosco da tempo, è tornata a divertirsi, a farlo in maniera quasi sfacciata, finalmente fregandosene di situazioni passate, e anche a Villasor è stato così, con questa storica formazione che ha menato fendenti dall’inizio alla fine, resa imbattibile da un Rolando Cappanera strepitoso, spalleggiato dal sempiterno, grande lavoro di basso di Enzo Mascolo, per non dire di Denis Chimenti che con la sua chitarra ha fatto il bello e cattivo tempo. Fino al frontman, al simbolo, all’elemento distintivo di una band che è impossibile non amare. A meno che tu il metal non sappia neppure cosa sia… Parliamo di Bud Ancillotti, il quale mi perdonerà, spero, se lo definisco così, ma trattasi di un monumento nazionale, di una persona speciale, di un caro amico, e di un vocalist emozionante, senza il quale canzoni come ‘Profumo Di Puttana’ e ‘Vai Vai’, ‘Sole Mare Cuore’ e ‘Non Sei Normale’, ‘Luna Nera’ e ‘Piccolo Uccello Bianco’, ‘Metal Brigade’ e ‘Autostrada Dei Sogni’, ‘Viaggio In Inghilterra’ e ‘Officina’ non avrebbero ragione di esistere. Anche per questo, per le sensazioni elargite e spesso non così scontate, il Sorres in Rock 2026 lo dobbiamo riportare tra gli happening dell’anno, peccato solo sia un po’ scomodo arrivarci, ma a tutto c’è una soluzione, spesso non così complicata… Un’altra grande notizia in casa Strana Officina è che, a più di dieci anni e passa dall’ultima volta in studio, la band si è recentemente ritrovata nella mitica Officina di Livorno, per affrontare del nuovo repertorio. E, come detto sopra, la rinnovata sinergia che nella band sembra funzionare alla grande ha finalmente dato frutti prosperosi, portando alla nascita di ben quattro canzoni nuove! L’autunno, il prossimo autunno, si preannuncia bello carico, con un alto numero di grandi band in procinto di sfornare l’ennesimo capolavoro, perché di questo si parlerà… E siccome siamo in Sardegna, a Villasor, quartier generale dei Rod Sacred, posso svelare che anche Franco Onnis e compagni hanno il loro asso nella manica da calare, tempo al tempo e tutto quadrerà.
Appuntamento all’anno prossimo. Obbligatorio aggiungerlo.
Servizio fotografico a cura di Fabrizio Carta