Back To The Beginning – Come definirlo, se non l’evento della vita

Il 02/11/2026, di .

Back To The Beginning – Come definirlo, se non l’evento della vita
L’occasione della proiezione al cinema del docufilm ‘Back To The Beginning’ e la fortuna di avervi assistito dal vivo personalmente mi portano ad affermare con estrema convinzione, anche se ovviamente posso sbagliarmi, che sia stato e sarà il più grande evento nella storia dell’heavy metal. Non è assolutamente uno slogan promozionale, anzi: quanto accaduto il 5 luglio 2025 al Villa Park di Birmingham, davanti a migliaia di spettatori e a milioni di appassionati collegati in diretta streaming, ha assunto un significato che va ben oltre quello di un semplice concerto o festival. Un appuntamento irripetibile, che nessun’altra manifestazione dedicata alla musica che tutti noi amiamo potrà mai superare.
Le ragioni sono molteplici. La prima è storica. Ad Aston si chiude un cerchio fondamentale per l’intero universo metal. Quattro ragazzi inglesi hanno gettato le basi di un genere che nei decenni si è sviluppato in innumerevoli direzioni, lasciando la propria impronta in ogni declinazione della musica dura, nessuna esclusa.
Una parabola che si compie cinquantacinque anni dopo quel temporale, quei rintocchi di campana e quel riff sinistro costruito attorno al tritono del diavolo, il celebre ‘Diabolus in Musica’. E si compie proprio dove tutto era cominciato, con i quattro protagonisti di quella rivoluzione nuovamente insieme sul palco, nella formazione originaria, nessuno escluso.
La seconda ragione riguarda la dimensione internazionale e umana dell’evento. A Birmingham, quel giorno, non c’erano soltanto una città o una nazione, ma il mondo intero. Fan arrivati da ogni continente riempivano il Villa Park, accomunati dalla stessa passione. Poco prima dell’ingresso allo stadio, lungo le strade di Aston, molti residenti salutavano e incitavano i fortunati possessori di un biglietto, quasi affidando loro il compito di portare un ultimo tributo anche a nome di chi sarebbe rimasto fuori. Una scena che racconta il legame profondo tra la band, la sua città e una comunità senza confini.
La terza ragione è artistica. Riunire sullo stesso palco band come Metallica, Pantera, Guns N’ Roses, Gojira, Slayer e Lamb Of God, insieme a ospiti tra gli altri come Steven Tyler, Yungblud e Nuno Bettencourt, protagonisti di esibizioni memorabili, rappresenta qualcosa di difficilmente replicabile. Menzione particolare merita poi la straordinaria direzione artistica di Tom Morello, autentico artefice di un evento organizzato con grande cura. Riuscitissima peraltro l’idea delle superband, formazioni create appositamente e ad arte per portare sullo stesso palco musicisti provenienti da realtà differenti, che hanno dato al festival un carattere ancora più prezioso. Per trovare un termine di paragone bisogna forse tornare al ‘Freddie Mercury Tribute Concert’ del 1992, con una differenza sostanziale: allora il panorama musicale coinvolto era molto più trasversale, mentre a Birmingham il richiamo era concentrato sull’universo metal. Un raduno senza precedenti del popolo oscuro, con i suoi maggiori protagonisti riuniti per salutare un’ultima volta i padri del genere.
L’ultima motivazione, e senza ombra di dubbio la più importante, è quella emotiva, perché noi tutti sapevamo che quello sarebbe stato l’ultimo concerto di Ozzy e dei Black Sabbath. Oggi quanti annunciano l’ultimo concerto per poi riunirsi dopo qualche anno? Tanti… tutti! Lì questa possibilità non c’era. Le notizie nei mesi precedenti erano diverse: Ozzy non ce l’avrebbe fatta, Ozzy era troppo malato, Ozzy avrebbe potuto non finire il concerto. La carica di passione con cui arrivammo al Villa Park era già accompagnata da una fortissima emozione, ancora prima di entrare, e quando il pubblico iniziò a varcare i cancelli, una delle prime reazioni fu quella di esultare, salutarsi e stringersi in un unico abbraccio con chi era riuscito a essere lì. Un’emozione che si è estesa per tutte le dieci ore dell’evento, con picchi incredibili durante le esibizioni delle band che riproponevano i brani dei Black Sabbath, momenti raccontati anche nel docufilm proiettato nei cinema di tutto il mondo.
Insomma, diventa difficile descrivere ciò che abbiamo vissuto collettivamente, tra persone di nazionalità differenti ma unite da una fratellanza e da una devozione verso figure uniche, alle quali molti di noi hanno dedicato una vita intera. Era tutto vero, tutto autentico e tutto rivolto soprattutto a una persona che era lì per noi. Certo, anche per sé stesso, per lasciare un’ultima immagine degna della sua grandezza, ma soprattutto per ringraziare ancora una volta i suoi fan, uno per uno. Persone che avevano ricevuto tanto da Ozzy, ma che, allo stesso tempo, gli avevano regalato una vita da sogno, unica.
È ovvio che la scomparsa del Madman, soltanto pochi giorni dopo, abbia reso ancora più importante ‘Back To The Beginning’, ma la verità è che il mondo intero, in qualche modo collegato a quell’evento, aveva già anticipato il proprio tributo al 5 luglio. Qualcosa di unico, mai accaduto prima, quasi fosse stato scritto in un disegno divino. Nessun artista, tanto meno una leggenda della musica, aveva mai salutato il proprio mondo in questo modo, con una simile devozione e attraverso un’occasione che, è necessario sottolinearlo, Ozzy stesso aveva voluto e contribuito a creare. Perché quando i medici ti avvertono che potresti non arrivare alla fine del concerto e tu rispondi «Ho preso un impegno con la mia gente», allora hai già vinto. Cosa può desiderare di più un fan? Un artista disposto persino a rischiare la propria vita per un ultimo abbraccio non può che essere amato visceralmente, anche a prescindere dalla sua arte. È qui che il legame tra artista e pubblico raggiunge la sua espressione più autentica e rende palpabile un amore incondizionato e, soprattutto, ricambiato.
Abbiamo sempre identificato Ozzy come il Madman, un uomo che ha fatto dell’eccesso una ragione di vita, ma che in fondo ha vissuto tutto questo non soltanto per sé stesso, bensì anche per i suoi fan, per la sua gente. E in questo c’è qualcosa di profondamente operaio, che appartiene alle sue origini, a un’estrazione sociale che neppure il successo planetario è mai riuscito a cancellare.
Finora ho parlato del tributo del pubblico, ma vogliamo parlare di quello riservato al Principe delle Tenebre dai Black Sabbath e da Zakk Wylde? Come definirlo, se non struggente? Zakk appare emozionato, serio, concentrato, ma è soprattutto ciò che traspare dal suo atteggiamento a restituire la consapevolezza della storicità della serata. E poi Bill Ward, unico nella sua dedizione, quattro brani affrontati come l’ultimo grande sforzo di una carriera impressionante. La coperta che Geezer Butler posa sulle sue spalle nude al termine del concerto sembra racchiudere il ringraziamento dell’intera band verso un uomo che, soprattutto a causa delle proprie condizioni fisiche, era rimasto escluso dagli ultimi progetti dei Black Sabbath. Un’azione semplice, ma di una forza emotiva enorme.
E infine Tony Iommi. È suo l’ultimo saluto sul palco, un gesto che sembra trasformarsi in un abbraccio rivolto all’amico, al fratello di una vita. Quasi a voler dire: «Questo è tutto tuo, tutto nostro. Sei stato grande, sei e sarai leggenda».
Il momento più indimenticabile del concerto? In realtà ce ne sono tantissimi e, in alcuni casi, non sono nemmeno riconducibili a quanto accaduto sul palco, ma ai volti che incroci e che sai già che non dimenticherai mai a causa di un cenno, un sorriso di approvazione, una lacrima. Se però dovessi sceglierne uno, anzi due, sarebbero lo struggente annuncio di Ozzy prima di ‘Paranoid’, l’ultimo brano suonato dal vivo nella storia dei Black Sabbath, con la voce rotta dall’emozione, e la sua interpretazione di ‘Mama, I’m Coming Home’. Non ci sono parole per descrivere ciò che abbiamo provato durante quei minuti di “estremo” saluto.
Insomma, sull’evento della vita credo di aver detto tutto riguardo al mio pensiero, ma voglio concludere con una frase riportata nel documentario: siamo stati fortunati a vivere nella stessa epoca di Ozzy. E aggiungo io: perché senza di lui e i suoi Black Sabbath, la nostra vita non sarebbe stata la stessa.
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