Master Boot Record – Computer Metal

Il 30/10/2026, di .

Gruppo: Master Boot Record

Titolo Album: Computer Metal

Genere: , , , ,

Durata: 42:00 min.

Etichetta: Metal Blade Records

85
In un panorama metal nel quale diventa sempre più difficile individuare qualcosa di realmente nuovo, sorprende constatare come una delle proposte più originali degli ultimi anni nasca proprio da una concezione che prende spunto dal passato. È questo uno degli aspetti più interessanti della musica dei Master Boot Record: recuperare suoni, tecnologie e suggestioni appartenenti a un’altra epoca, trasformandoli in qualcosa di assolutamente personale, che riesce a stupire e ad affascinare. Vittorio D’Amore (qui dettagliata intervista del nostro direttore), fondatore e mente creativa dei Master Boot Record, ha il merito di aver fatto del computer non soltanto uno strumento compositivo, ma il fulcro di una propria e originalissima concezione della musica dura.
‘Computer Metal’, successore di ‘Hardwarez’ del 2024, raccoglie le molteplici influenze che hanno accompagnato il progetto fin dalla sua nascita, portando a maturazione un percorso musicale ormai perfettamente riconoscibile. Thrash, progressive, death, industrial e suggestioni di derivazione classica del rock diventano differenti espressioni di un’affascinante identità musicale, nella quale l’elettronica costituisce parte delle fondamenta delle composizioni.
Non a caso, la stessa definizione di ‘Computer Metal’ nasce dai fan, che hanno iniziato a utilizzarla per descrivere la musica dei Master Boot Record, prima che fosse adottata dallo stesso D’Amore come la più appropriata per identificare il proprio stile.
Del resto, le radici musicali dell’autore affondano nel thrash e nel death metal degli anni Ottanta e Novanta, ai quali si affianca una passione per il mondo informatico altrettanto determinante nella definizione del suo percorso artistico. Il riferimento è soprattutto alle sonorità del Commodore 64 e dell’Amiga 500, ma anche alle musiche dei videogiochi, che hanno contribuito a plasmare il magnifico sound dei Master Boot Record.
Rispetto al precedente lavoro, ‘Computer Metal’ approfondisce il rapporto tra sintetizzatori e strumenti reali. Composto attraverso il MIDI, il disco conserva il computer come principale mezzo creativo, ma lascia ampio spazio alle chitarre, che aggiungono sfumature esecutive alla precisione della programmazione. Una combinazione particolarmente riuscita, soprattutto quando emerge quel virtuosismo che richiama la tradizione dei grandi guitar hero. Non si tratta comunque di una novità assoluta, dal momento che già su ‘Hardwarez’ erano state introdotte sovraincisioni di chitarra reale accanto alle parti sintetizzate.
I dieci brani, distribuiti lungo circa quarantadue minuti, attraversano come già scritto differenti declinazioni del metal, ma ciò che colpisce maggiormente è la centralità della melodia, vero filo conduttore di un lavoro nel quale anche le soluzioni più aggressive trovano spazio accanto a passaggi di grande eleganza. L’assenza del cantato, una scelta tutt’altro che scontata in questo ambito, non rappresenta affatto un limite, grazie soprattutto all’unicità di un linguaggio musicale che non sembra averne alcun bisogno.
Già l’iniziale ‘Dot Matrix’, attraverso un riff potente sul quale si innesta un’ambientazione dal respiro sinfonico, sembra spalancare idealmente una matrice sonora dalla quale prende forma l’intero album. La successiva ‘Command Prompt’ accentua ulteriormente questa dimensione, mentre ‘Plug and Play’ si sviluppa come una splendida cavalcata nella quale sintetizzatori e chitarre si intrecciano con grande naturalezza. Anche quando il sound si fa più robusto, come in ‘Firmware’, dove emerge chiaramente l’impronta dell’industrial metal, sono ancora le linee melodiche a dominare, sostenute da sottofondi elettronici dal sapore familiare, che sembrano raccontare qualcosa e, allo stesso tempo, raccontarsi, soprattutto a chi con quelle sonorità è cresciuto.
Il lavoro chitarristico, come anticipato, merita un discorso a parte, soprattutto in episodi come ‘Boot Sector’, dove lo strumento si prende la scena attraverso passaggi solistici e fraseggi elaborati, confrontandosi con un’elettronica dall’impostazione quasi orchestrale. Un approccio da autentici campioni della sei corde che prosegue nella successiva ‘Turbo Button’, senza dubbio uno dei vertici qualitativi dell’album. Dopo un breve accenno iniziale al thrash metal, il brano alterna assoli virtuosistici a momenti più atmosferici, mentre riaffiorano quelle timbriche digitali che ne arricchiscono ulteriormente la struttura.
La varietà stilistica emerge anche in ‘Voodoo2’, dove influenze più estreme si mischiano a momenti di impronta doom e soluzioni maggiormente legate al metal tradizionale, con la sei corde ancora protagonista. ‘CRT’ rappresenta invece probabilmente l’episodio nel quale affiora con maggiore evidenza l’anima thrash del disco, senza tuttavia allontanarsi dal caratteristico linguaggio del progetto. La conclusiva ‘CTRL+ALT+DEL’ è semplicemente bellissima, una composizione dal respiro sinfonico e melodico che chiude un percorso tanto articolato quanto ammaliante. E proprio il titolo suggerisce una similitudine particolarmente appropriata: il comando che nell’informatica indica il riavvio del sistema diventa idealmente il punto di arrivo di un viaggio che sembra già pronto a ricominciare.
Anche il concept contribuisce a dare un significato preciso all’insieme. I titoli rimandano a comandi e oggetti che hanno segnato un’intera epoca dell’informatica, dalla stampante ad aghi di ‘Dot Matrix’ ai monitor di ‘CRT’. Un universo che D’Amore conosce profondamente e che ovviamente continua a rappresentare “la” fonte di ispirazione. Per ‘Computer Metal’ il musicista ha inoltre scelto un metodo di lavoro differente, abbandonando le sessioni di composizione in diretta streaming per dedicarsi alla scrittura in privato, concedendosi più tempo per sviluppare e rifinire le proprie idee.
In definitiva, possiamo confermare quanto anticipato dalla band: ‘Computer Metal’ è il manifesto sonoro definitivo dei Master Boot Record, un disco nel quale tecnica, inventiva e una visione del metal fuori dagli schemi trovano un amalgama sorprendente. Questa splendida entità dimostra ancora una volta che per realizzare qualcosa di originale non è necessariamente indispensabile guardare avanti: a volte basta osservare ciò che abbiamo alle spalle da una prospettiva differente. E dietro tutta questa tecnologia, prima di ogni altra cosa, c’è semplicemente dell’immenso talento e soprattutto del grande metal. Non possiamo quindi che ribadire il concetto: SPREAD THE CODE.

Tracklist

01. DOT MATRIX
02. COMMAND PROMPT
03. PLUG AND PLAY
04. FIRMWARE
05. SOCKET 7
06. BOOT SECTOR
07. TURBO BUTTON
08. VOODOO2
09. CRT
10. CTRL + ALT + DEL

Lineup

Vittorio D’Amore (Victor Love): composition, guitars, MIDI programming, synthesizers.
Edoardo Taddei: lead guitar
Giulio Galati: drums