Pseudobiblion – Index I

Il 21/10/2026, di .

Gruppo: Pseudobiblion

Titolo Album: Index I

Genere: ,

Durata: 38 min.

Etichetta: Club Inferno Ent.

80

A volte ci si imbatte in album che si è curiosi di ascoltare e che, dopo pochissimi passaggi nello stereo, si trasformano in autentiche scoperte, preziose come antiche gemme riportate alla luce dopo secoli. Riprendo questa frase del collega Filippo Corso che in poche righe riassume un concetto reale e tangibile rispetto a un mercato discografico estremamente vario e zeppo di ottime pubblicazioni che talvolta rischiamo inspiegabilmente di perdere.

Il progetto ‘Pseudobiblion’ nasce nel 2015 per volontà di Massimo Currò e Roberto Ripollino, già membri dei Nihili Locus.  Si tratta di un ritorno alle radici proprie del Death/Black, con una line-up che è andata formandosi quando le composizioni dell’album erano in una fase già avanzata. 

‘Index I’ è una sorta di concept album che prende ispirazione dai romanzi gotici e horror e poggia su una texture sonora figlia dell’extreme Metal degli anni ’90. Il progetto è di fatto una celebrazione per tutta quella scena musicale che ha non soltanto inventato un genere ma ha influenzato tutta la nuova onda nata negli anni a venire. Il titolo ‘Index I’, come spiegato dalla band, trae ispirazione dall’Index Librorum Prohibitorum, l’elenco di libri proibiti istituito dalla Chiesa Cattolica nel XVI secolo per bandire opere e autori ritenuti eretici. I testi dei brani sono stati selezionati da romanzi e racconti di genere gotico e horror: la band ha scelto di utilizzare alcuni estratti originali e inalterati dalle opere prescelte anziché adattarne, parafrasarne o riassumerne i contenuti, in modo da trasmettere sensazioni e suggestioni il più possibile fedeli allo spirito di ciascun testo. L’opener ‘The Upper Berth’ è un concentrato di Ritual Folk dalle tinte cupe ai limiti del Doom acustico, una danza liturgica che apre alla violenza che ritroveremo negli altri brani del disco. Nella conclusiva ‘Oh, Whistle, And I Will Come To You, My Lad’ il gruppo torna a sonorità più rarefatte ed evocative, in cui la voce sembra ergersi dall’oltretomba su una linea melodica figlia di un certo Post Rock/Metal dai connotati pinkfloydiani. Il testo riprende il racconto dello scrittore britannico Montague Rhodes James in cui si narra di fantasmi e di soprannaturale. Il tema dei fantasmi è presente anche nell’opener ‘The Upper Berth’, le cui liriche sono tratte da un racconto dello scrittore americano Francis Marion Crawford. Ho parlato non a caso del primo e dell’ultimo brano; il fatto che ‘The Upper Berth’ e la conclusiva ‘Oh, Whistle, And I Will Come To You, My Lad’ riprendano sonorità meno estreme ma più decadenti e funeree dona all’album una singolare circolarità, con una apertura ed una chiusura più marcatamente gotica e legata a racconti di fantasmi e del soprannaturale. 

Nel mezzo altre storie più marcatamente horror sorrette da bordate Death/Black senza esclusione di colpi; si sente l’impegno nel proporre sonorità old school che conferiscono ai brani un apprezzabile sapore rétro. Ma vediamo nello specifico cosa contiene ‘Index I’.

‘The Oval Portrait’ ha il compito di introdurre le sonorità Death/Black dell’intera release, in cui si evidenziano le intense parti vocali in growl di Roberto Ripollino su liriche di Edgar Allan Poe tratte dal racconto Il Ritratto Ovale, ambientato negli Appennini; narra di un uomo che alloggia in una antica dimora zeppa di quadri, quando inizia a leggere un libro nel quale viene raccontata la storia di ognuno di essi. Il protagonista si concentra sul ritratto ovale di una donna che si scopre essere stata la sposa di un pittore al quale lei è devota; il pittore, totalmente immerso dall’amore nei confronti della propria arte molto più che quello rivolto alla propria sposa, non si accorge del lento e costante deperimento della donna che posa per il ritratto ovale di cui narra il libro, e che lentamente muore nel totale disinteresse del marito. Si tratta di uno dei più belli tra i tantissimi racconti di Poe, molto amato dal sottoscritto, e sono felice di scoprire che un gruppo ne abbia musicato le liriche. ‘Memory’ ne contiene altre invece tratte dal breve racconto di H.P. Lovecraft in cui ricorrono le cosiddette “cose senza nome” tipiche della letteratura lovecraftiana ed è ambientato nell’antica valle di Nis tra rovine di pietra e vegetazione, brano pubblicato dall’autore nel 1919.

L’elenco è denso di letteratura, nel brano ‘The Judge’s House’ troviamo liriche di Bram Stocker che narrano la vicenda di uno studente in cerca di un luogo di isolamento adatto per preparare gli esami di matematica e che si ritrova vittima di brutti incontri con degli strani topi dagli occhi sinistri. La storia prende una piega inaspettata quando si scopre che la casa era stata di proprietà di un vecchio giudice molto severo. Il protagonista tenta di creare una trappola per topi utilizzando una corda “insolitamente flessibile” che si scopre essere stata usata dal boia del giudice.

In ‘Markheim’ di Robert Louis Stevenson la storia racconta del piccolo rapinatore di nome Markheim che il giorno di Natale entra in un negozio di antiquariato con l’intenzione di rapinare il negoziante con la scusa di acquistare un regalo per la propria fidanzata. Markheim uccide il negoziante e mentre è alla ricerca della cassaforte nel negozio entra uno sconosciuto che afferma di conoscerlo e di averlo “osservato per tutta la vita”. Markheim riconosce in lui il Diavolo e viene messo dallo sconosciuto di fronte a se stesso. Si tratta di una storia gotica e in parte psicologica, in quanto pone l’individuo di fronte alla dualità dell’animo umano.

‘Green Tea’, racconto di Joseph Sheridan Le Fanu, narra del reverendo Robert Lynder Jennings, un colto uomo di chiesa che da tempo soffre di un’inquietante e logorante patologia. Jennings confessa a un medico di essere perseguitato da una terrificante allucinazione, una piccola scimmia nera dagli occhi infuocati che gli sussurra all’orecchio parole blasfeme e comandi terribili, istigandolo al suicidio.

Storie differenti tra loro, ma estremamente appassionanti. Trasposte in forma canzone, si evince l’amore della band per questo tipo di letteratura, ogni composizione di ‘Index I’ viene magistralmente eseguita attraverso una potenza sonora capace di rendere giustizia alle tematiche narrative dei singoli testi (o estratti di essi). Il pregio di ‘Index I’ sta proprio nella capacità dei musicisti di creare uno strato sonoro di effettivo impatto, dentro il quale le liriche si muovono liberamente trovando una perfetta collocazione gotica e orrorifica. Si tratta di un album complesso e dobbiamo dare atto ai Pseudobiblion di avere avuto un grande coraggio, giustamente ripagato da un validissimo album che unisce la potenza della letteratura gotica e horror alla violenza del Metal estremo. Davvero bravi, ‘Index I’ è un prodotto che dimostra quanto si possa ancora dare di buono nel panorama della musica di settore.

Tracklist

01. The Upper Berth (lyrics by Francis Marion Crawford)
02. The Oval Portrait (lyrics by Edgar Allan Poe)
03. Memory (lyrics by Howard Phillips Lovecraft)
04. Green Tea (lyrics by Joseph Sheridan Le Fanu)
05. The Judge’s House (lyrics by Abraham Stoker)
06. Markheim (lyrics by Robert Louis Stevenson)
07. Oh, Whistle, And I Will Come To You, My Lad (lyrics by Montague Rhodes James)

Lineup

Roberto Ripollino: Vocals, Guitars
Massimo Ligotino: Guitars
Massimo Currò: Bass, Vocals
Lorenzo Somma: Drums
Roberto Biorcio: Keyboards