STEAK – Steak

Il 28/10/2026, di .

Gruppo: STEAK

Titolo Album: Steak

Genere: ,

Durata: 40:22 min.

Etichetta: Stickman Records

Distributore: Stickman Records

80

Una delle parti più interessanti di questo lavoro rimane scoprire una band e avere immediatamente voglia di portarla all’attenzione del pubblico. Era successo con i The Dharma Chain e succede di nuovo con gli STEAK, anche se parlare di “nuova band” sarebbe decisamente fuori luogo.
La formazione londinese esiste dal 2012, ha già tre album alle spalle e negli anni ha condiviso palchi e tour con John Garcia, Monster Magnet, Elder, Greenleaf, Slomosa e All Them Witches. Ha suonato al Desertfest, al Freak Valley e al Resurrection Fest, oltre ad avere portato il proprio live show tra Europa e Nord America.
Gli STEAK non sono quindi una promessa appena uscita da una sala prove, sono musicisti con un’identità precisa e parecchia esperienza, soprattutto dal vivo. Per molti, però, questo disco omonimo potrebbe essere il primo vero incontro con loro.
Dopo ‘Slab City’, ‘No God To Save’ e ‘Acute Mania’, la band arriva al quarto album con una novità importante: è il primo scritto e registrato come formazione a cinque elementi. Il cambiamento si sente nella ricchezza del suono e nel modo in cui gli arrangiamenti occupano lo spazio. La base resta quella del desert e dello stoner rock, ma limitarsi a questa definizione significa raccontare soltanto una parte del disco.
Gli otto brani di Steak hanno peso e volume, come è lecito aspettarsi, ma non procedono seguendo un’unica formula. La componente psichedelica apre continuamente il suono, mentre quella progressive permette ai pezzi più lunghi di svilupparsi senza affidarsi soltanto alla ripetizione del riff. Ci sono passaggi più immediati, momenti atmosferici e cambi di dinamica che impediscono al disco di diventare uno di quei monoliti stoner impeccabili sul piano tecnico ma difficili da distinguere l’uno dall’altro.
‘Cometh’ introduce bene questa ampiezza di intenzioni, mentre ‘Luxury Junk’, con i suoi oltre sei minuti, mostra quanto gli STEAK si trovino a proprio agio quando possono allungare la forma e lavorare sui dettagli. ‘Dust’ riporta il disco verso una misura più compatta, prima che ‘Two By Two’, ‘Aether’ e ‘Infinite’ ne sviluppino la parte centrale. ‘Knucklehead’ dura poco più di due minuti e arriva come una scossa, mentre ‘Short Arms’ chiude il lavoro con i suoi sette minuti e mezzo, la traccia più lunga dell’album.
È proprio la costruzione complessiva a funzionare. I quaranta minuti scorrono senza che la band senta il bisogno di riempire ogni passaggio o di dimostrare continuamente quanto sappia suonare. Eppure lo sa fare, molto bene. La sicurezza tecnica è evidente, ma non viene esibita: serve alle canzoni, alla profondità degli arrangiamenti e a una produzione che conserva l’impatto fisico del gruppo senza schiacciare i dettagli.
Il disco è registrato bene, con un suono pieno ma leggibile. Le chitarre hanno il peso necessario, la sezione ritmica tiene insieme anche i momenti più dilatati e la componente melodica non viene mai trattata come un’aggiunta secondaria. È uno degli aspetti che rende gli STEAK interessanti oltre il loro genere di appartenenza. Qui c’è abbastanza materia per soddisfare chi frequenta abitualmente desert e stoner rock, ma anche una cura della scrittura che può raggiungere chi ascolta hard rock, psichedelia, alternative e progressive.
Questa trasversalità non sembra cercata a tavolino e il disco non dà mai l’impressione di voler piacere a tutti. Semplicemente, la band ha sviluppato un linguaggio abbastanza ampio da non rimanere rinchiusa nella propria scena. I riff ci sono, e sono pesanti, ma non rappresentano l’unico argomento a disposizione. Contano altrettanto l’atmosfera, le aperture melodiche e quei piccoli passaggi che emergono con gli ascolti successivi.
‘Steak’ è un album maturo senza essere prevedibile, costruito da una band che conosce perfettamente i propri mezzi ma ha ancora voglia di spostare i confini del proprio suono. Non reinventa lo stoner rock e non ne ha bisogno, fa qualcosa di più utile: dimostra quanto questo linguaggio possa ancora risultare vivo quando viene affidato a musicisti capaci di guardare oltre il riff.
Per chi già conosce gli STEAK, è un nuovo passo avanti. Per tutti gli altri, una di quelle scoperte che vale la pena recuperare con qualche anno di ritardo.

Tracklist

01. Cometh
02. Luxury Junk
03. Dust
04. Two By Two
05. Aether
06. Infinite
07. Knucklehead
08. Short Arms

Lineup

Chris Haley: voce
Reece Tee: chitarra solista
Tom Cameron: chitarra e voce
James Cameron: basso
Dean Deal: batteria