Nephila – HULDRA
Il 02/11/2026, di Federica Sarra.
Gruppo: Nephila
Titolo Album: HULDRA
Genere: Blues Rock, Folk Rock, Hard Rock, Psych Rock
Durata: 38:14 min.
Etichetta: Majestic Mountain Records
Distributore: Majestic Mountain Records
Nel folklore scandinavo la huldra, o skogsrå, è una creatura femminile che vive nella foresta, seduce gli uomini e li porta fuori strada. Per i Nephila è anche la rappresentazione di una donna indipendente, ambiziosa, refrattaria alle regole e per questo guardata con sospetto. Un’interpretazione forse non originalissima, ma perfettamente coerente con l’immaginario della band svedese: maschere, boschi, occultismo e una teatralità che non è mai stata un semplice accessorio.
‘HULDRA’ arriva cinque anni dopo il debutto omonimo del 2021 e ha avuto una gestazione piuttosto complicata.
Ci sono voluti più di tre anni, alcuni cambi di formazione e persino il fallimento dell’etichetta che avrebbe dovuto pubblicarlo. Le registrazioni risalgono all’estate del 2024 e si sono svolte tra lo studio del chitarrista Jacob Hellenrud e un ex orfanotrofio isolato a Lappnäs. Una location che sembra scelta apposta per alimentare la leggenda, anche se fortunatamente il disco non vive soltanto di suggestioni extramusicali.
Il suono è più scuro e pesante rispetto al passato, ma la radice rimane quella dell’hard rock anni Settanta. Due chitarre, Hammond, una sezione ritmica molto presente e ben due cantanti: i Nephila non hanno alcun interesse per la sottrazione. Al contrario, riempiono ogni spazio disponibile, talvolta con ottimi risultati, altre volte con la fastidiosa sensazione che qualcuno avrebbe dovuto togliere qualcosa.
‘Mother Of The Woods’ apre il disco con intenzioni piuttosto chiare. Il riff è massiccio, il ritornello ampio, la costruzione solenne. In Her Hands punta invece sul groove e sull’organo di Johan Larsson, con Deep Purple e Procol Harum inevitabilmente dietro l’angolo. Fin qui tutto funziona: i riferimenti sono evidenti, ma la band possiede abbastanza personalità da non sembrare l’ennesimo gruppo finito per sbaglio nel 1972.
La questione diventa più interessante con The Hidden Folk. Sopra chitarre, organo e una produzione già enorme arrivano le voci di Josephine Asker e Linn Edlund, spesso sovrapposte in armonie molto aperte e melodiche. L’effetto, più che evocare il solito occult rock, ricorda a tratti degli ABBA precipitati dentro un sabba psichedelico. Non è necessariamente un difetto. Il problema è capire quanto servano davvero due cantanti per ottenere questo risultato.
Asker ed Edlund sono entrambe valide, su questo non si discute. È il loro impiego a lasciare qualche dubbio. Raramente si ha la sensazione di ascoltare due personalità che si alternano, si contrastano o costruiscono un dialogo. Molto più spesso cantano insieme, ispessendo la stessa linea melodica. Dopo qualche brano il meccanismo diventa prevedibile e la seconda voce sembra aggiungere soprattutto volume. In un disco dove ci sono già due chitarre, Hammond e arrangiamenti piuttosto carichi, non è esattamente ciò che mancava.
Viene quindi il sospetto che la presenza di due voci abbiano una funzione almeno in parte scenica.
Due figure mascherate sul palco hanno un impatto visivo maggiore di una sola, inutile fingere il contrario. La doppia presenza vocale sembra rispondere anche all’apparato scenico dei Nephila. È plausibile che sia soprattutto dal vivo che questa scelta trovi la propria ragion d’essere, quando il suono, l’immagine e la componente teatrale possono confluire in un’unica dimensione e restituire tutta la portata del progetto.
Il disco, comunque, sa cambiare passo. ‘Ash Their Bones’ accelera e recupera un’energia blues rock che rimanda ai primi Blues Pills, mentre la strumentale ‘Capercailles Hymn’ introduce movenze da danza nordica e arriva al momento giusto, offrendo una pausa dall’accumulo vocale e strumentale. La title track è uno degli episodi in cui il concept funziona meglio: più cupa, più pesante e finalmente capace di far percepire il bosco come un luogo poco rassicurante, non come uno sfondo da servizio fotografico.
‘Solar Eclipse’ è probabilmente il brano che valorizza maggiormente le due cantanti. L’arrangiamento meno affollato lascia respirare le armonie e dimostra che il problema non sono le voci, ma tutto ciò che spesso viene ammassato intorno a loro. ‘The Living Grave’ devia verso il southern rock, prima che ‘F.I.N.N.’ chiuda il disco in modo più diretto.
‘HULDRA’ è suonato bene, contiene melodie efficaci e possiede un’identità visiva e musicale precisa. Non gli manca certo il carattere. Gli manca, semmai, qualcuno disposto a dire basta un attimo prima: prima di aggiungere un’altra armonizzazione, un’altra sovraincisione o un ulteriore strato alla produzione.
Quando i Nephila controllano la propria tendenza all’eccesso, il loro incontro tra hard rock, psichedelia, folk nordico e sensibilità pop funziona molto bene. Quando non lo fanno, il bosco diventa semplicemente troppo affollato.
Tracklist
01. Mother of the Woods
02. In Her Hands
03. The Hidden Folk
04. Ash Their Bones
05. Capercailles Hymn
06. Huldra
07. Solar Eclipse
08. The Living Grave
09. F.I.N.N.
Lineup
Josephine Asker – Vocals
Linn Edlund – Vocals
Jacob Hellenrud – Guitar
Anton Athley – Guitar
Charlie Andersson Vistbacka – Bass
Johan Larsson – Organ & Keyboards
Johan Lööf – Drums